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Conferimento d’azienda e cessione di partecipazioni

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L’operazione di conferimento d’azienda con successiva cessione delle partecipazioni ricevute dalla conferente assume convenienza fiscale nella misura in cui la cessione stessa benefici del requisito Pex (articolo 87 del Tuir) e quindi la tassazione venga limitata al 5% della plusvalenza generata.

Il conferimento di azienda rientra tra le operazioni straordinarie più diffuse nel mondo delle imprese sia per la sua facilità di attuazione che per i vantaggi fiscali che ne derivano, rispetto ad altre operazioni dello stesso tipo (si pensi alla cessione d’azienda).

Il conferimento di azienda rientra tra le operazioni straordinarie, in quanto esula dai normali fatti di gestione, essendo volto ad una radicale riorganizzazione delle attività produttive attraverso il trasferimento di un’azienda da un soggetto economico conferente ad un diverso ente conferitario, in cambio non di denaro, ma di una partecipazione al capitale della conferitaria.

Proprio il ricevimento di della partecipazione societaria, al verificarsi di alcuni requisiti, che andremo a vedere, è possibile sfruttare una particolare disciplina, c.d. “Partecipation exemption” (Pex), di cui all’articolo 87 del DPR n. 917/86, che consente una parziale esenzione dalla tassazione della plusvalenza generata dalla successiva cessione della partecipazione societaria acquisita con il conferimento.

Al fine di valutare la sussistenza o meno del requisito Partecipation exemption in capo alla partecipazione ritratta dalla conferente in cambio del trasferimento del ramo di azienda, occorre analizzare i quattro presupposti richiesti dall’articolo 87 del DPR n. 917/86.

In questo contributo andremo ad analizzare l’operazione di conferimento di azienda e successiva cessione di partecipazioni (meglio conosciuta come “cessione indiretta d’azienda“), sia da un punto di vista civilistico che fiscale.

Conferimento e cessione di partecipazioni

Attraverso il conferimento dell’azienda o di un ramo di essa da parte del cedente in una “Newco“, e la successiva vendita delle quote di quest’ultima al cessionario è possibile dar luogo ad una cessione totale o parziale dell’azienda lungo uno schema (definito anche “cessione indiretta di azienda“) che consente di avvalersi della quasi totale esenzione delle plusvalenze ammessa dall’articolo 87 del DPR n. 917/86.

Condizioni per l’esenzione delle plusvalenze

L’Amministrazione finanziaria, infatti, assume che le plusvalenze che si vengono a generare in seguito alla cessione di alcune partecipazioni, dipendano da riserve di utili già tassati presenti nel patrimonio netto della società o comunque da utili attesi futuri.

Tuttavia al fine di non estendere tale agevolazione (esenzione da tassazione del 95% della plusvalenza generata) a cessioni che non configurano il caso di doppia imposizione, è richiesto il rispetto di determinati requisiti:

  • La classificazione delle partecipazioni tra le immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio di chiusura durante il periodo di detenzione;
  • Un periodo minimo di possesso. E richiesto un possesso ininterrotto dal primo giorno del dodicesimo mese precedente a quello dell’avvenuta cessione;
  • La residenza fiscale della partecipata al di fuori di Stati o territori a regime fiscale privilegiato (i cosiddetti “paradisi fiscali“);
  • L’esercizio da parte della società partecipata di un’attività commerciale.

La ratio dell’operazione

Lo schema operativo di questa operazione consente, in fase di trasferimento del complesso aziendale, di ottenere un risparmio fiscale sulla eventuale plusvalenza derivante dalla cessione.

Il regime di neutralità tipico dei conferimenti, disposto dall’articolo 176 del DPR n. 917/86, rende la prima fase di conferimento ad una “Newco” esente dalla determinazione di plusvalenze imponibili ai fini dell’imposta sui redditi societari.

La successiva cessione delle partecipazioni ottenute a seguito dello scorporo dell’azienda, gode invece del regime agevolato “Pex“, e le eventuali plusvalenze emergenti dal trasferimento delle partecipazioni vengono quindi escluse dalla tassazione per il 95%, rendendo di fatto imponibile solamente il 5% del maggior valore tra il costo iscritto a bilancio delle partecipazioni e il corrispettivo ricevuto in cambio.

La possibilità di sfruttare questa operazione societaria che porta come conseguenza alla formazione di plusvalenze esenti da imposizione nella cessione d’azienda, dipende, dalle caratteristiche delle partecipazioni.

Caratteristiche delle partecipazioni

Particolare attenzione a tal proposito merita il requisito del periodo di possesso minimo previsto dall’articolo 87 del DPR n. 917/86. Secondo il comma 4 dell’articolo 176 del DPR n. 917/86:

Le aziende acquisite in dipendenza di conferimenti effettuati con il regime di cui al presente articolo si considerano possedute dal soggetto conferitario anche per il periodo di possesso del soggetto conferente. Le partecipazioni ricevute dai soggetti che hanno effettuato i conferimenti di cui al periodo precedente o le operazioni di cui all’articolo 178, in regime di neutralità fiscale, si considerano iscritte come immobilizzazioni finanziarie nei bilanci in cui risultavano iscritti i beni dell’azienda conferita o in cui risultavano iscritte, come immobilizzazioni, le partecipazioni date in cambio“.

Il comma in esame trasferisce dunque l’anzianità del possesso dell’azienda dal soggetto conferente al soggetto conferitario e la partecipazione ricevuta in cambio ottiene la stessa anzianità che aveva l’azienda conferita.

Quindi se essa era detenuta da più di dodici mesi dal conferente, le partecipazioni, in sede di vendita, potranno godere del regime agevolato “Pex“. Inoltre l’articolo 176 del DPR n. 917/86, prevede l’iscrizione delle partecipazioni ricevute in cambio tra le immobilizzazioni finanziarie, rispettando così anche il secondo requisito del regime di cui all’articolo 87 del DPR n. 917/86.

Ad un primo esame dunque, l’operazione in oggetto sembrerebbe portatore di un effetto distorsivo, in quanto consente al conferente di realizzare, in esenzione, le plusvalenze latenti sull’azienda conferita, mentre, nel caso di cessione diretta si sarebbe applicata la tassazione ordinaria.

Tuttavia con esplicita previsione, al comma 3 dell’articolo 176 del DPR n. 917/86, il legislatore esclude dal novero delle operazioni elusive il conferimento in regime di continuità di valori e la successiva cessione delle partecipazioni ricevute in cambio sfruttando il regime di cui all’articolo 87 del DPR n. 917/86.

La tassazione indiretta

Lo schema del conferimento con successiva cessione delle partecipazioni, oltre che a garantire un risparmio con riferimento alla tassazione diretta, offre agevolazioni anche sul piano della tassazione indiretta. In particolare, l’atto di conferimento è soggetto a registrazione e quindi è sempre dovuta l’ imposta di registro in misura fissa di €. 200,00. In sede di cessione diretta d’azienda invece l’imposta di registro è dovuta solo nel caso siano ricompresi nel complesso aziendale beni immobili, ma anziché in forma fissa essa è debita in maniera proporzionale, con un’aliquota del 9%, calcolata sulla base del valore dei beni immobili al netto delle passività trasferite.

Di conseguenza in presenza di fabbricati o altri beni immobiliari attraverso l’operazione di cessione indiretta d’azienda si verifica un risparmio di imposta anche con riguardo all’imposta di registro.

Motivazioni dell’operazione

Le motivazioni in base alle quali si decide di effettuare il conferimento di ramo d’azienda possono derivare da esigenze aziendali legate alle dimensioni, oppure alla possibilità di diversificare gli investimenti produttivi, cedendo singoli rami aziendali senza sacrificare l’intera azienda. Inoltre, lo strumento in oggetto può essere utilizzato anche dal curatore come strumento per la liquidazione dell’attivo fallimentare. Per ultima, la convenienza fiscale legata al conferimento e successiva cessione delle partecipazioni della società conferitaria, che, se può beneficiare della Pex può scontare una tassazione più favorevole rispetto alla cessione d’azienda.

La neutralità fiscale

Il regime di neutralità fiscale del conferimento è data dal comma 1 dell’articolo 176 del Tuir, secondo il quale i conferimenti di aziende effettuati tra soggetti residenti nell’esercizio di imprese commerciali non costituiscono realizzo di plusvalenze o minusvalenze. Nello stesso articolo viene affermato anche che il soggetto conferente deve assumere quale valore delle azioni ricevute, l’ultimo valore riconosciuto dall’azienda conferita, mentre il conferitario subentra nella posizione del conferente in ordine agli elementi dell’attivo e del passivo dell’azienda stessa. La normativa individua i requisiti necessari per ottenere il regime di neutralità fiscale. E’ necessario, infatti, che il conferimento abbia per oggetto un’azienda, da intendersi anche come conferimento di singoli rami di essa.

Ulteriore puntualizzazione deve fatta in merito al concetto di continuità dei valori fiscalmente riconosciuti. L’articolo 176 del Tuir al comma 1, dispone che il soggetto conferitario subentra nella posizione di quello conferente in ordine agli elementi dell’attivo e del passivo e ciò non va inteso con riferimento ai soli valori fiscalmente riconosciuti ma anche a tutte le pregresse situazioni fiscali. Infine, con riguardo al subentro del conferitario nelle posizioni del soggetto conferente, esso deve ritenersi, a differenza di quanto avviene per le operazioni di fusione e scissione, esclusivamente nei confronti degli elementi in attivi o in passivi con esclusione quindi delle poste del patrimonio netto.

In merito agli effetti fiscali in capo al soggetto conferente, il regime di neutralità dei conferimenti implica innanzitutto che non emerge dall’operazione alcuna plusvalenza o minusvalenza fiscalmente rilevante, anche se viene rilevata contabilmente una variazione in positivo e negativo nei valori dei beni conferiti. Ciò significa che qualora tali plusvalenze o minusvalenze vengano rilevate nel conto economico dal soggetto conferente, si dovrà provvedere rispettivamente ad una variazione in diminuzione o in aumento, in sede di determinazione del reddito imponibile. Inoltre, gli utili emergenti dall’operazione di conferimento, non costituiscono utili in sospensione di imposta, e sono esenti da ogni vincolo di natura fiscale, sia in sede di utilizzazione che in sede di distribuzione.

Altro aspetto, riguarda le caratteristiche che assume la partecipazione ricevuta in seguito al conferimento. Essa, assume come costo fiscale l’ultimo valore fiscalmente riconosciuto dell’azienda conferita. Da ciò si deduce che nel caso di iscrizione della partecipazione ricevuta ad un valore contabile diverso da quello fiscale, si genera, un disallineamento tra i dati contabili e i valori fiscalmente rilevanti. Oltre ad assumere l’ultimo valore fiscalmente riconosciuto, la partecipazione ottiene anche la sua anzianità di possesso. Si verifica, in altri termini, agli effetti fiscali, la retrodatazione della partecipazione iscritta, alla medesima data di possesso dell’azienda conferita.

Inoltre essa risulterà iscritta nel bilancio della conferente tra le immobilizzazioni finanziarie. Evidente, da tali disposizioni, la volontà del legislatore di coordinare la disciplina dei conferimenti con quella della partecipation exemption.

Opzione per l’imposta sostitutiva

Il soggetto conferitario, durante un’operazione di conferimento d’azienda, può scegliere di adottare il regime previsto dal comma 2-ter dell’articolo 176 del Tuir, al fine di affrancare fiscalmente i maggiori valori contabili iscritti tra le immobilizzazioni nei bilanci, che altrimenti andrebbero persi a seguito del regime di neutralità previsto dal medesimo articolo. Per esercitare tale facoltà è richiesto il versamento di una imposta sostitutiva, imperniata sull’applicazione di aliquote proporzionali e progressive (12%, 14% e 16%), divise per fasce di valori (rispettivamente da 0 a 5 milioni di euro; da 5 milioni a 10 milioni di euro e oltre i 10 milioni di euro), da applicare sui maggiori valori attribuiti in bilancio ai soli cespiti iscritti nella voce delle immobilizzazioni.

In merito ai beni soggetti all’applicazione dell’imposta sostitutiva, il legislatore specifica, che possono essere riallineati solamente gli elementi dell’attivo classificati dal soggetto conferitario tra le immobilizzazioni materiali e immateriali, incluso l’avviamento e con riferimento esclusivo alle differenze residue tra il valore di iscrizione in bilancio dei beni ricevuti e l’ultimo valore fiscalmente riconosciuto dei beni stessi presso il soggetto conferente.

E bene in ultima osservare che al fine di evitare usi elusivi dell’imposta sostitutiva il legislatore ha previsto un cosiddetto “periodo di sorveglianza” di tre anni, all’interno del quale l’eventuale cessione del bene sottoposto ad affrancamento fa decadere gli effetti dell’allineamento, e il conferitario sarà dunque tassato sulla plusvalenza con riferimento ai valori fiscalmente riconosciuti prima dell’esercizio del regime di imposizione sostitutiva con conseguente riconoscimento di un credito d’imposta pari all’imposta pagata.

Regime di esenzione delle plusvalenze

Al fine di ottenere l’esenzione dall’imposizione diretta della plusvalenza il legislatore, all’articolo 87 del Tuir prevede il rispetto di ben quattro condizioni, di cui due soggettive e due oggettive.

Il primo requisito soggettivo contenuto alla lettera a) del comma 1, dell’articolo 87 del Tuir è l’ininterrotto possesso dal primo giorno del dodicesimo mese precedente quello dell’avvenuta cessione. Specifica poi la previsione che se la partecipazione è stata acquisita in più date, si considerano cedute per prime le azioni o quote acquisite in data più recente. Quindi nel caso in cui solo una parte delle partecipazioni abbia i requisiti previsti dalla lettera a) si dovrà procedere alla suddivisione della parte imponibile da quella esentata. Tale previsione è finalizzata a circoscrivere l’applicazione del regime di esenzione a partecipazioni che rappresentano un investimento duraturo per il soggetto cedente.

La collocazione tra le immobilizzazione finanziarie delle partecipazioni non dipende da caratteristiche oggettive ma semplicemente dalla destinazione economica che gli viene attribuita dalla società che le detiene. Come disposto dall’articolo 2424-bis del codice civile esse dovranno essere iscritte tra le immobilizzazioni se destinate ad essere utilizzate durevolmente. Il legislatore specifica che l’iscrizione dovrà avvenire “nel primo bilancio chiuso durante il periodo di possesso“. Innanzitutto si fa riferimento al bilancio “chiuso” e non a quello “approvato”, e per cui per il rispetto del requisito de quibus non è richiesta l’approvazione del bilancio. Ciò sembra rispondere all’esigenza di semplificazione necessaria al fine di estendere il regime pex anche alle stabili organizzazioni di società non residenti, per le quali non esiste alcun obbligo di approvazione.

Passando ai requisiti cosiddetti soggettivi, il primo di essi si trova alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 87 del Tuir, dove è previsto che, ai fini dell’esenzione la società ceduta deve essere fiscalmente residente in uno stato diverso da quelli ai fiscali privilegiata, salvo dimostrare tramite interpello, secondo le modalità del comma 5, lett. b) dell’articolo 167 del Tuir, che sin dall’inizio della detenzione delle partecipazioni, non si sia ottenuto l’effetto di localizzare i redditi in tali stati. Inoltre tale requisito deve sussistere in modo continuativo almeno dall’inizio del terzo periodo d’imposta anteriore al realizzo.

Ultimo requisito per l’applicazione del regime di esenzione delle plusvalenze è contenuto alla lettera d) del 1° comma dell’articolo 87 del DPR n. 917/86, ed attiene alla natura dell’attività svolta dall’azienda partecipata. Si richiede, in particolare, l’esercizio da parte della società partecipata di un’impresa commerciale secondo la definizione di cui all’articolo 55 del Tuir. Secondo il legislatore sono da ritenersi attività commerciali, oltre a quelle previste dal codice civile, anche: l’esercizio di attività organizzate in forma d’impresa dirette alla prestazione di servizi che non rientrano nell’articolo 2195 del codice civile; l’attività di sfruttamento di miniere, cave, torbiere, saline, laghi, stagni e altre acque interne; l’esercizio delle attività agricole di cui all’articolo 32, pur se nei limiti ivi stabiliti, ove spettino alle società in nome collettivo e in accomandita semplice nonché alle stabili organizzazioni di persone fisiche non residenti esercenti attività di impresa.

Conclusioni

Come abbiamo detto in apertura, l’operazione straordinaria del conferimento e successiva cessione di partecipazioni è particolarmente vantaggiosa fiscalmente per i soggetti che intendono cedere la propria azienda, in quanto può vantare un vantaggio fiscale non riconosciuto ad altre operazioni dello stesso tipo.

Attraverso questa operazione un imprenditore può alienare la propria azienda a terzi, beneficiando dell’esenzione fiscale del 95% dell’eventuale plusvalenza realizzata dalla vendita delle partecipazioni dell’azienda conferitaria. L’imprenditore, al posto della vendita diretta della propria azienda, che sconta un imposizione fiscale del 100% della plusvalenza realizzata, o al verificarsi di alcuni requisiti è possibile al massimo la rateazione in 5 anni, o l’applicazione della tassazione separata; il conferimento e la successiva vendita delle partecipazioni sconta un esenzione del 95% della plusvalenza. Naturalmente per poter beneficiare dell’esenzione è necessario essere in possesso di alcuni requisiti che consentono l’applicazione della Pex.



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Fiscomania
Federico, 31 anni, mi occupo di consulenza verso imprese e professionisti e della loro pianificazione fiscale. Dal 2013 gestisco Fiscomania.com. Se volete approfondire la vostra situazione personale da un punto di vista fiscale oppure se avete un quesito personale contattatemi direttamente. Grazie

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