Come difendersi dal Redditometro

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Cosa deve fare un contribuente a cui viene notificato un invito al contraddittorio per un accertamento da redditometro? Quali sono le procedure da seguire e gli errori da evitare? 

Il redditometro è una particolare modalità accertativa utilizzata dall’Agenzia delle Entrate per ricostruire sinteticamente (ai sensi dell’articolo 38 del DPR n. 600/73) il reddito del contribuente. Si tratta di una metodologia che si basa su alcuni elementi certi di spesa, per ricostruire il reddito percepito dal contribuente. Possono essere sottoposti a questo tipo di controllo soltanto i contribuenti che presentano per ciascun anno di imposta una differenza di oltre il 20% (1/5) tra reddito dichiarato e quello accertato induttivamente (è sufficiente che lo scostamento riguardi anche un solo anno di imposta). In pratica, per esigenze legate a costi e tempi di accertamento l’Agenzia delle Entrate ha stimato di inviare circa 25.000 lettere di invito al contraddittorio per ogni annualità da accertare. Vediamo quindi, quale procedura deve seguire un accertamento da redditometro.

I soggetti a rischio redditometro

L’accertamento da redditometro nasce per contrastare l’evasione fiscale. Come tutti gli accertamenti di tipo induttivo con questo strumento il Fisco cerca di ricostruire il reddito percepito nell’anno di imposta dal contribuente, attraverso le spese che questi ha sostenuto nel corso dell’anno. Per poterlo fare il Fisco si avvale delle informazioni acquisite tramite il codice fiscale dei contribuenti. Infatti, ogni volta che facciamo un acquisto e forniamo il nostro codice fiscale il Fisco, attraverso le informazioni che affluiscono all’anagrafe tributaria, è in grado di ricostruire la nostra capacità di spesa. Il classico esempio è l’acquisto di n immobile o di un’auto, non supportati da una adeguata capacità reddituale. In questi casi il Fisco fa partire una comunicazione per sapere come avete fatto con il vostro reddito a sostenere quelle spese. Ebbene, se vi trovate in questa situazione l’unico modo per vincere il redditometro è provare che la vostra disponibilità finanziaria è superiore al reddito dichiarato. In pratica si tratta di dimostrare di aver conseguito:

  • Redditi esenti da imposta (es. vincite a lotterie o concorsi a premi);
  • Redditi soggetti a ritenuta d’imposta (es. Tfr);
  • Donazioni;
  • Successioni;
  • Un cash flow o reddito spendibile superiore al reddito dichiarato (mutui, prestiti, etc..)

La procedura

La procedura che porta l’Agenzia delle Entrate ad emettere un avviso di accertamento basato sul redditometro è suddivisa in varie fasi. Come abbiamo visto, il punto di partenza è l’aver sostenuto una spesa superiore al 20% rispetto al reddito dichiarato. Le tipologie di spesa prese in considerazione sono:

  1. Aeromobili, aerei da turismo, elicotteri da turismo, alianti e motoalianti, ultraleggeri e deltaplani a motore;
  2. Imbarcazioni da diporto di stazza lorda superiore a 3 t e fino a 50 t con propulsione a vela, imbarcazioni da diporto di stazza lorda non superiore a 50 t con propulsione a motore di potenza superiore a 25 HP effettivi, navi di stazza superiore a 50 t, navi e imbarcazioni da diporto con propulsione a vela o a motore in locazione per periodi non superiori, complessivamente, a tre mesi all’anno;
  3. Autoveicoli, con alimentazione a benzina e gasolio;
  4. Altri mezzi di trasporto, campers e autocaravans, motocicli con cilindrata superiore a 250 cc.;
  5. Residenze principali e secondarie, in cui si considerano sia l’ubicazione sia il numero di metri quadrati o l’ammontare del canone di locazione;
  6. Collaboratori familiari, che vengono distinti tra quelli conviventi a tempo pieno, quelli a tempo parziale e quelli non conviventi, mentre non si considerano collaboratori familiari i soggetti addetti esclusivamente all’assistenza di infermi o invalidi;
  7. Cavalli da corsa o da equitazione, operando una distinzione tra i cavalli mantenuti in proprio e i cavalli a pensione;
  8. Assicurazioni di ogni tipo, ad eccezione di quelle che concernono l’impiego di veicoli a motore, sulla vita e contro gli infortuni e le malattie.

Successivamente l’Agenzia delle Entrate fa partire una lettera di invito a comparire, richiedendo al contribuente sottoposto a controllo la presentazione di documenti, ex articolo 32 del DPR n. 600/73, finalizzati a chiarire lo scostamento rilevato tra reddito dichiarato e quello determinabile sinteticamente in base all’articolo 38 del DPR n. 600/73.

A fronte dell’invito il contribuente ha tutto l’interesse a dare all’Ufficio la documentazione richiesta, cercando di giustificare il disallineamento, anche perché in caso di omessa risposta l’Ufficio potrebbe optare per più pesanti poteri di controllo (come le indagini finanziarie), oltre che applicare la sanzione da €. 258 a €. 2.065 € (art. 11 D.Lgs n. 471/97). In ogni caso l’effetto peggiore della mancata comunicazione di informazioni e documenti è sicuramente quella prevista dall’articolo 32 comma 4 del DPR n. 600/73, secondo il quale la documentazione non addotta non potrà essere presa in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa o contenziosa. L’Agenzia ha comunque precisato che i documenti non prodotti al primo contraddittorio dovranno comunque essere accettati dagli uffici se prodotti in sede di secondo contraddittorio.

Il secondo passaggio, qualora a seguito del primo contraddittorio la pratica non sia stata archiviata, è la comunicazione al contribuente per un nuovo invito a comparire per attivare il contraddittorio finalizzato a realizzare un accertamento con adesione. A questo punto è necessario valutare bene le varie strategie difensive al fine di decidere se accettare o meno la proposta di adesione formulata dagli uffici. In particolare, è possibile considerare le seguenti situazioni:

  1. Documentazione lacunosa da parte del contribuente – quando le pretese fondate dall’ufficio appaiono solide e giustificate e quando i documenti forniti dal contribuente appaiono lacunosi, specialmente se la pretesa non è di importi rilevanti può essere vantaggioso aderire beneficiando di sanzioni ridotte ad 1/6 del minimo;
  2. Apprezzabili margini di difesa – qualora si ritiene possano esservi apprezzabili margini di difesa, il contribuente potrà dare corso all’accertamento con adesione al fine di riuscire a ottenere una somma inferiore a quella inizialmente richiesta dall’ufficio, tenendo conto che in questo caso aderendo all’accertamento con adesione le sanzioni sono ridotte al 1/3 del minimo;
  3. Il contribuente è sicuro della sua posizione – in questo caso, qualora il contribuente non dovesse accettare la proposta effettuata dall’ufficio o qualora egli non si presenti al contraddittorio, l’Ufficio notificherà l’Avviso di accertamento, a fronte del quale il contribuente ha diverse possibili scelte.
    • Acquiescenza all’accertamento – comporta una riduzione di 1/3 delle sanzioni irrogate (ipotesi rara, sarebbe sicuramente più conveniente aderire direttamente al contraddittorio);
    • Acquiescenza per le sole sanzioni – alternativamente il contribuente potrebbe definire pagando le sole sanzioni (ridotte al 1/3 del loro ammontare), pagando il dovuto entro il termine di proposizione del ricorso, ed impugnare l’accertamento per quello che riguarda le sole imposte.
    • Contenzioso – L’ultima alternativa è quella di impugnare l’intero accertamento, ricordando che ove la pretesa sia inferiore a €. 20.000 di imposte dovrà essere attivata la procedura ai reclamo mediazione (art. 17-bis D.Lgs n. 546/92).

Il contenzioso tributario

L’avviso di accertamento da redditometro, deve essere impugnato entro 60 giorni dalla sua notifica. Nel momento in cui decidiamo di andare in contenzioso con l’Agenzia delle Entrate è sempre opportuno affiancarsi ad un consulente fiscale (avvocato, dottore commercialista), esperto in contenzioso tributario. Assieme potrete identificare la strategia migliore per la costruzione del ricorso nel quale inserire le vostre deduzioni difensive. Sul tema del redditometro si sono espresse molte sentenze favorevoli al contribuente, le quali hanno sancito un principio cardine sul quale basarsi nel proprio ricorso: la natura di presunzione semplice del redditometro.

La Commissione Tributaria Provinciale di Torino  con la sentenza n. 03/04/2013 dell’ 8 gennaio 2013 ha confermato la natura di presunzione semplice del redditometro e l’obbligo del contraddittorio obbligatorio. Le presunzioni semplici sono quelle  la  cui gravità, precisione e concordanza non è determinata ex lege ma nasce  nel  corso  del  procedimento  in esito al contraddittorio da  attivare  obbligatoriamente,  pena  la  nullità dell’avviso di accertamento. La sola presunzione semplice dello scostamento dal calcolo del redditometro non basta a presumere l’evasione, ma occorrono delle presunzioni gravi precisi e concordantiIn base all’articolo 2729 del codice civile, le presunzioni semplici sono «lasciate alla prudenza del giudice, il quale non deve ammettere che presunzioni “gravi, precise e concordanti”. In sostanza, per le presunzioni semplici, e con riferimento al diritto tributario, i fatti sui quali esse si fondano devono essere provati in giudizio e il relativo onere grava sull’amministrazione finanziaria, la quale ha, quindi, l’onere di dimostrare che gli elementi presuntivi posti a base della pretesa impositiva abbiano i caratteri di gravità, precisione e concordanza. L’Ufficio è quindi tenuto a dimostrare la sussistenza di ulteriori elementi che possano servire a conferire il carattere della gravità, precisione e concordanza alla presunzione di maggior imponibile.

Anche la Commissione Tributaria Regionale di Perugia, con la sentenza n. 32/04/14, conferma chiaramente che il redditometro deve essere considerato alla stregua di una presunzione semplice e che dunque onere dell’Amministrazione finanziaria è di tarare il derivante accertamento in funzione della concreta realtà del contribuente, coadiuvando le risultanze della stima sulla base di ulteriori elementi disponibili. Se ciò non accade, laddove il reddito accertato non sia per nulla in linea con il dettato costituzionale della tassazione in funzione del reale reddito percepito, la presunzione del fisco non può essere condivisa. La commissione tributaria, sul tema sottolinea due aspetti particolari:

  • la necessità di rispettare il principio di cui all’articolo 53 della Costituzione, asserendo che “la standardizzazione degli indici può però condurre facilmente ad una distorsione del sistema, in violazione del fondamentale principio costituzionale della capacità contributiva, capacità che deve essere posseduta però in concreto ed effettivamente”;
  • l’inquadramento della presunzione utilizzata dall’Agenzia delle Entrate tra quelle “semplici”, non tali dunque da consentire un automatismo nell’emanazione dell’accertamento “La determinazione sintetica del reddito si basa su presunzioni semplici in virtù delle quali (articolo 2727 del Codice civile) l’ufficio finanziario è legittimato a risalire da un fatto noto (nella specie, l’esborso rilevante di somme di denaro per l’acquisto di quote sociali) e quello ignorato (sussistenza di un certo reddito e, quindi, di capacità contributiva)”.

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Fiscomania
Federico, 31 anni, mi occupo di consulenza verso imprese e professionisti e della loro pianificazione fiscale. Dal 2013 gestisco Fiscomania.com. Se volete approfondire la vostra situazione personale da un punto di vista fiscale oppure se avete un quesito personale contattatemi direttamente. Grazie

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