Redditi esclusi da Unico o da 730

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Quali sono i redditi esclusi da imposizione Irpef? Quali redditi possono essere esclusi dalla dichiarazione nel modello Unico o nel modello 730? Vediamo quali sono le tipologie di reddito che non devono essere indicate in dichiarazione dei redditi. 

La dichiarazione dei redditi, attraverso il modello 730 o il modello Unico, è lo strumento che permette al contribuente di indicare all’Amministrazione finanziaria quali sono stati i suoi redditi percepiti durante il periodo di imposta e quali sono le relative imposte da pagare. Questa regola generale, ovvero quella di dichiarare tutti i redditi percepiti ha delle particolari eccezioni. Nella nostra disciplina fiscale, infatti, vi sono particolari tipologie di reddito che per vari motivi (tassazione alla fonte, o esenzione da imposta), non devono essere indicate dal contribuente nella propria dichiarazione dei redditi.

In questo contributo andremo ad analizzare con maggiore dettaglio quali sono queste particolari tipologie di redditi esclusi dalla dichiarazione dei redditi, che non devono essere indicate nel modello 730 o nel modello Unico da parte dei contribuenti.

Redditi esclusi da imposizione: le principali casistiche

Voucher Inps lavoro accessorio

I voucher Inps sono lo strumento con il quale viene regolata l’attività di lavoro occasionale di tipo accessorio. Il vantaggio dei voucher è rappresentato dal fatto che il compenso percepito dal prestatore di lavoro è esente da qualsiasi imposizione fiscale, quindi, tale compenso rientra tra i redditi esclusi e non deve concorrere alla formazione del reddito complessivo ai fini Irpef del contribuente percettore. Di conseguenza, trattasi di redditi esclusi dal calcolo da fare per essere considerati “familiari a carico” (reddito complessivo annuo non superiore a €. 2.840,51). Questo è quanto stabilito dal comma 4, dell’articolo 49 del D.Lgs. 81/2015.

L’utilizzo dei voucher prevede dei limiti quantitativi annui. Attualmente i compensi netti percepibili annualmente dal contribuente attraverso i voucher sono pari a €. 7.000 netti (pari a €. 9.333 lordi). Per ciascun singolo committente nell’anno non può essere superata la soglia di €. 2.020 nette, pari ai €. 2.693 lorde (vedasi circolare Inps n. 149/15).

L’importo dei voucher, come abbiamo visto, è costituito da redditi esclusi da imposizione Irpef, quindi l’importo nominale del voucher (solitamente €. 10 o €. 50) è al lordo dei contributi Inps e Inail. Per un voucher Inps del valore nominale di €. 10, il concessionario del servizio era l’importo del compenso netto, pari a €. 7,50 dopo aver detratto i contributi previdenziali (13% del valore nominale del buono) e assistenziali (7% del valore nominale del buono), ed il suo rimborso spese per il servizio (5% del valore).

Riassumendo, quindi, il contribuente percettore non è tenuto in alcun modo a tassare questi compensi, quindi non deve indicarci nel proprio modello 730 o nel proprio modello Unico, neanche se non corso del periodo di imposta ha percepito altri redditi imponibili Irpef.

Per approfondire: Voucher Inps lavoro accessorio: la guida

Lavoro autonomo occasionale

La disciplina del lavoro autonomo occasionale è stata oggetto di rivisitazione dal parte del jobs act, che ha modellato alcune caratteristiche di particolare disciplina. Attualmente è ancora possibile effettuare prestazioni di lavoro autonomo occasionale, relativamente a prestazioni di servizi, secondo quanto disposto dall’articolo 2222 del Codice civile. Tali compensi percepiti, devono essere soggetti a tassazione Irpef, nella categoria dei redditi diversi (articolo 67, lettera l, Tuir).

Possiamo definire lavoratore autonomo occasionale il soggetto che si obbliga a compiere un’opera o un servizio, in maniera del tutto occasionale, senza i requisiti della professionalità e della prevalenza, con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione e senza alcun coordinamento con il committente (Circolare Inps n. 103/2004, paragrafo 4). Questi redditi devono essere dichiarati nel quadro RL di Unico P.F. o nel quadro D del modello 730 e deve essere recuperata la ritenuta d’acconto del 20% applicata dal sostituto d’imposta (codice tributo 1040).

Per questa particolare tipologia di reddito vi è un caso in cui non è soggetta a tassazione, ovvero quando il contribuente ha percepito durante l’anno compensi per lavoro autonomo occasionale inferiori alla soglia di €. 4.800. In questo caso, soltanto qualora non si siano percepiti nell’anno altri redditi, il contribuente non è tenuto a dichiarare nel modello Unico o nel modello 730 tali importi ricevuti. Qualora, invece, si siano percepiti anche altri redditi nell’anno anche i compensi derivanti dal lavoro autonomo occasionale, per qualsiasi importo, devono essere inseriti in dichiarazione dei redditi.

Per completezza precisiamo che, nel caso in cui si rientri nella fattispecie di incassi per lavoro autonomo occasionale inferiori ai €. 4.800 annui, da parte di soggetti che assumono la funzione di sostituto di imposta, e che quindi hanno applicato la ritenuta di acconto, anche se il compenso percepito non è soggetto a tassazione, può essere opportuno presentare la dichiarazione dei redditi per recuperare la ritenute subita.

Per quanto riguarda poi la gestione previdenziale, l’iscrizione alla gestione separata Inps è obbligatoria se il reddito annuo derivante da dette attività è superiore a €. 5.000, così come previsto dal D.L. n. 269/2003, articolo 44, comma 2, e l’obbligo contributivo riguarda esclusivamente la quota di reddito eccedente. Per le prestazioni occasionali, non vi sono limiti che fanno scattare l’obbligo di apertura della partita Iva, la quale è obbligatoria se l’attività ha i caratteri di sistematicità e continuità che concretizzano i requisiti dell’abitualità, ancorché non esclusiva (Risoluzione n. 18/E/2006).

Per approfondire: Le prestazioni di lavoro autonomo occasionale

Retribuzioni non percepite

Non devono essere dichiarate nel modello Unico o nel modello 730 le retribuzioni non percepite, neanche se presenti nel modello di Certificazione unica, né il Tfr, le indennità di preavviso e le somme incassate per il patto di non concorrenza. Queste tipologie di reddito, infatti, sono redditi esclusi dalla dichiarazione dei redditi, in quanto non percepiti.

Anche se il dipendente o l’amministratore di società hanno ricevuto nel periodo di imposta una certificazione unica con indicato l’importo della retribuzione annuale contrattualmente pattuita o del compenso deliberato, questi non devono essere dichiarati nel modello Unico o nel modello 730, nel caso in cui non siano stati percepiti entro il 12 gennaio dell’anno successivo a quello oggetto di dichiarazione. Questo è quanto precisato dagli articoli 50, comma 1, lettera c-bis, e 51, comma 1, Tuir, e dalla Circolare n. 23/E/1997).

Questo principio di cassa vale anche nel caso in cui siano già state pagate erroneamente le ritenute d’acconto (Cassazione 12 febbraio 2010, n. 15). Successivamente, quando le retribuzioni verranno pagate, saranno assoggettate alla tassazione ordinaria, se il mancato pagamento iniziale era dipeso dalla volontà del datore di lavoro. Altrimenti, ad esempio, in caso di accertata situazione di grave dissesto finanziario dell’azienda (Circolare n. 23/E/1997) o di una procedura concorsuale, beneficeranno della cosiddetta tassazione separata e non dovranno essere dichiarate nel modello Unico o nel 730.

Il Trattamento di fine  rapporto

Il trattamento di fine rapporto è una delle fattispecie di redditi esclusi da tassazione Irpef. Sono assoggettati alla tassazione separata e non a quella ordinaria dell’Irpef progressiva anche gli importi percepiti a titolo di trattamento di fine rapporto (Tfr). Lo stesso vale per tutte le altre indennità e somme percepite una tantum a seguito della cessazione dei rapporti di lavoro dipendente, come le indennità di preavviso, le somme attribuite per un patto di non concorrenza, a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria o di transazioni relativi alla risoluzione del rapporto di lavoro (articolo 17, comma 1, lettera a, del Tuir).

Tutti questi importi, quindi, non devono essere indicati nel modello Unico o nel modello 730, in quanto la tassazione separata viene già comunicata all’Agenzia da parte del datore di lavoro, tramite il modello Certificazione unica. Il datore deve applicare nel cedolino la ritenuta Irpef con le regole dell’articolo 23, comma 2, DPR n. 600/1973 e l’Agenzia delle Entrate provvederà a riliquidare questi redditi, chiedendo a Equitalia di inviare una vera e propria cartella esattoriale per la riscossione. Prima della cartella, però, l’Agenzia dovrebbe inviare al contribuente, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, i calcoli del conguaglio e l’omissione di questa comunicazione determina la “nullità del provvedimento di iscrizione a ruolo, indipendentemente dalla ricorrenza o meno di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione” (Cassazione n. 12927/2016 e n. 11000/2014).

L’esclusione dalla tassazione Irpef non vale nei casi in cui il dipendente del settore privato, con un rapporto di lavoro in essere da almeno 6 mesi, abbia chiesto al datore di lavoro l’erogazione mensile, dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018, della quota di Tfr maturato, direttamente nelle buste paga, come parte integrante della retribuzione. Nei due casi descritti, infatti, la tassazione è ordinaria e non separata, quindi, l’importo maturato e pagato viene tassato a Irpef assieme allo stipendio dal datore di lavoro. Per le anticipazioni del Tfr già accantonato, invece, si ritorna alla regola classica del Tfr che è la tassazione separata.

Per approfondire: Trattamento di fine rapporto: disciplina giuridica

Borse di studio

Altra tipologia di redditi esclusi da imposizione Irpef è quella legata a particolari borse di studio percepite dal contribuente. Le somme incassate a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, in generale, devono essere tassate come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, quindi, devono essere indicate nella certificazione unica ricevuta dal contribuente e devono essere indicati nel quadro C del modello 730 o nel quadro RC del modello Unico. Tuttavia, ai sensi dell’articolo 4, Legge n. 476/1984, vi sono alcune borse di studio esenti da Irpef, come ad esempio:

  • Quelle corrisposte dalle università e dagli istituti d’istruzione universitaria, in base alla Legge n. 398/1989;
  • Dalle Regioni o Province autonome di Trento e Bolzano, in base alla Legge n. 390/1991.

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Fiscomania
Federico, 31 anni, mi occupo di consulenza verso imprese e professionisti e della loro pianificazione fiscale. Dal 2013 gestisco Fiscomania.com. Se volete approfondire la vostra situazione personale da un punto di vista fiscale oppure se avete un quesito personale contattatemi direttamente. Grazie

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2 comments

  1. Buon giorno, ho letto la vostra pubblicazione, devo dire che è molto interessante,
    ma non ho trovato la soluzione al mio problema ho 70 anni ,sono un ex artigiano in pensione ho chiuso la partita iva l’anno scorso e ho ancora la mia attrezzatura io vorrei fare qualche mobiletto per la mia famiglia
    o per qualche mio nipote quando si sposano o per qualche mio amico e conoscete per arrotondare la pensione
    io sarei un soggetto che non supera i 5000 euro l’anno non so come fare anche perché non posso essere
    un soggetto iva ha dei costi troppo alti e alla mia età non riesco anche per motivi di salute IO VORREI FARE
    QULCOSA PER TENERMI IN MOVIMENTO TIPO HOBBY LAVORI ARTISTICI E OCCASIONALI
    VI RINGRAZIO PER IL TEMPO A ME DEDICATO CORDIALI SALUTI TAGLIAVINI

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