Avvisi bonari: guida a definizione e rateazione

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Guida alle modalità di definizione pagamento e rateazione degli avvisi bonari di cui all’articolo 36-bis del DPR n. 600/73. Termini di decadenza dalla rateazione in caso di irregolare pagamento e modalità di sanatoria con il lieve inadempimento.

Le dichiarazioni dei redditi e Iva dei contribuenti sono sottoposte annualmente ad un controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria che ha per oggetto la liquidazione delle imposte dovute o dei rimborsi spettanti, che si interpone tra la fase di presentazione della dichiarazione da parte del contribuente e quella di accertamento dell’Amministrazione.

Il procedimento che scaturisce dalla liquidazione automatica delle dichiarazioni dei redditi e, con alcune differenze, dal controllo formale, può essere in tal modo schematizzato:

  • Controllo automatico o formale ad opera degli uffici;
  • Comunicazione del c.d. “avviso bonario“;
  • In caso di mancata definizione dell’avviso bonario, iscrizione a ruolo delle somme e notifica della cartella di pagamento ad opera dell’Agente della Riscossione;
  • Ricorso o reclamo in Commissione tributaria provinciale.

Nelle ipotesi illustrate, la violazione dà luogo ad un omesso versamento dell’imposta o ad un’indebita compensazione di credito non spettante, e ciò è confermato dall’articolo 13, commi 2 e 5 del D.Lgs. n. 471/975. In questo contributo andremo ad analizzare, con maggiore dettaglio le fasi di questa procedura.

Liquidazione automatica della dichiarazione

Ai sensi dell’articolo 36-bis del DPR n. 600/73, l’Amministrazione finanziaria può procedere alla “liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d’imposta“. Il controllo, effettuato esclusivamente “sulla base dei dati e degli elementi direttamente desumibili dalle dichiarazioni presentate e di quelli in possesso dell’anagrafe tributaria“, consiste nel:

  • Correggere gli errori materiali e di calcolo commessi dai contribuenti nella determinazione degli imponibili, delle imposte, dei contributi e dei premi;
  • Correggere gli errori materiali nel riporto delle eccedenze delle imposte, dei contributi/premi risultanti dalle precedenti dichiarazioni;
  • Ridurre le detrazioni d’imposta indicate in misura superiore a quella prevista dalla legge ovvero non spettanti sulla base dei dati risultanti dalle dichiarazioni;
  • Ridurre le deduzioni dal reddito esposte in misura superiore a quella di legge;
  • Ridurre i crediti d’imposta esposti in misura superiore a quella prevista dalla legge ovvero non spettanti sulla base dei dati risultanti dalle dichiarazioni;
  • Ricontrollare la rispondenza con la dichiarazione e la tempestività dei versamenti delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti a titolo di acconto e di saldo e delle ritenute alla fonte operate in qualità di sostituto d’imposta.

Il controllo, ai fini Iva, si attua nel:

  • Correggere gli errori materiali e di calcolo commessi dai contribuenti nella determinazione del volume d’affari e delle imposte;
  • Correggere gli errori materiali commessi dai contribuenti nel riporto delle eccedenze di imposta risultanti dalle precedenti dichiarazioni;
  • Controllare la rispondenza con la dichiarazione e la tempestività dei versamenti dell’imposta risultante dalla dichiarazione annuale, a titolo di acconto e di conguaglio, nonché dalle liquidazioni periodiche di cui agli articoli 27, 33 comma. 1 lettera a) e 74 comma 4 del DPR n. 633/72.

È ammesso un controllo ante dichiarazione, relativo alla tempestività dei versamenti in acconto e a saldo e delle ritenute alla fonte operate in qualità di sostituto d’imposta nonché dei versamenti Iva. A tal fine, deve sussistere un concreto pericolo per la riscossione, ovvero la previsione di perdere il credito fiscale in considerazione della particolare situazione debitoria del contribuente.

Gli avvisi bonari

Ai sensi dell’articolo 36-bis, comma 3 del DPR n. 600/73, quando dai controlli automatici emerge un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione, l’esito della liquidazione è comunicato al contribuente, attraverso l’emissione degli avvisi bonari. La norma sancisce poi che qualora a seguito della comunicazione il contribuente o il sostituto di imposta rilevi eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente nella liquidazione dei tributi, lo stesso può fornire i chiarimenti necessari all’Amministrazione finanziaria entro i trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione.

Una disciplina analoga è contenuta nell’articolo 54-bis del DPR n. 633/72 per quanto riguarda l’Iva. È possibile contattare l’ufficio telefonicamente, in modo da fornire i chiarimenti necessari agli operatori, che, se ricorrono i presupposti, possono regolarizzare subito la dichiarazione. Ove dalla comunicazione emergano problematiche complesse, il contribuente presenta una domanda di riesame che viene vagliata dall’ufficio, il cui esito va comunicato allo stesso contribuente.

La modalità di comunicazione dell’avviso bonario varia a seconda che il contribuente abbia o meno inviato la dichiarazione tramite un intermediario abilitato.

Dichiarazione presentata attraverso intermediari abilitati

Il contribuente che invia la propria dichiarazione dei redditi tramite un’intermediario abilitato (Commercialisti, consulenti del Lavoro, Caf, etc), può conferire incarico a questo affinché le eventuali comunicazioni di irregolarità siano notificate per con conto del contribuente al proprio intermediario. L’intermediario, ha facoltà di accettare o meno questo incarico, ed in caso di accettazione ha l’obbligo di informare i contribuenti degli esiti della procedura entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione. Essi devono segnalare all’Agenzia delle Entrate situazioni oggettive che impediscono di informare il contribuente degli esiti della liquidazione.

L’articolo 2-bis del D.L. n. 203/2005 stabilisce che la comunicazione degli avvisi bonari, nei confronti degli intermediari ex articolo 3, comma 3, del DPR n. 322/98 e se previsto nell’incarico di trasmissione, debba avvenire con mezzi telematici.

Notifica al contribuente

Nel caso in cui il contribuente decida di non avvalersi di intermediari abilitati o questi non abbiano accettato l’incarico, la comunicazione degli avvisi bonari avviene presso il domicilio fiscale del contribuente, tramite raccomandata. Anche in tal caso, se il contribuente è abilitato ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, è possibile instaurare il contraddittorio tramite i canali “PEC” e “CIVIS”.

Particolarmente importante è la modalità di comunicazione degli avvisi bonari. Individuare la data in cui questo è ricevuto dal contribuente è di fondamentale importanza, in quanto da detto momento è precluso il ravvedimento operoso e decorrono i 30 giorni per la definizione ai sensi dell’articolo 2 del D.Lgs. n. 462/97. È chiaro che la definizione degli avvisi bonari non potrà essere disconosciuta qualora il ritardo nei versamenti derivi dall’utilizzo di modalità di notifica, come la posta semplice, in merito alle quali non sussiste una prova della data in cui l’avviso è ricevuto. Per ovvie ragioni, i termini di cui sopra non possono che decorrere da quando l’avviso è ricevuto dal contribuente, e non da quando è avvenuta la spedizione postale.

Ove il contribuente presentasse ricorso contro la cartella di pagamento notificata a seguito del disconoscimento della definizione o per mancata definizione, sarà l’Agenzia delle Entrate che, su eccezione del contribuente, dovrà dimostrare, su base documentale, l’avvenuta notifica dell’avviso bonario.

Definizione degli avvisi bonari

Ai sensi dell’articolo 13, commi 2 e 5 del D.Lgs. n. 471/97, la sanzione sulle somme dovute a seguito di controllo automatizzato è pari al 30% di quelle non versate o versate in ritardo. L’articolo 2, comma 2, del D.Lgs. n. 462/97 prevede che, se il pagamento avviene entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione ovvero della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione delle somme in sede di autotutela, l’ammontare delle sanzioni è ridotto ad un terzo, ovvero al 10% della maggiore imposta o del minor credito.

Una volta perfezionata la definizione degli avvisi bonari, le somme corrisposte non possono più essere contestate, ad esempio mediante rimborso. Se il contribuente non definisce l’avviso bonario, potrà, se del caso, avvalersi della mediazione a seguito di notifica della cartella di pagamento, beneficiando della riduzione delle sanzioni al 35%, e potendo, eventualmente, negoziare la pretesa (Circolare 33/E/2012, Agenzia Entrate). Lo stesso dovrebbe affermarsi per la conciliazione giudiziale, ove la riduzione delle sanzioni, però, sarebbe al 40% in primo grado e al 50% in secondo grado.

Versamento delle somme

Gli importi derivanti dagli avvisi bonari rientrano nella disciplina dei versamenti unificati ex articolo 17 del D.Lgs. n. 241/97, quindi devono essere pagati tramite modello F24, che, di norma, è già allegato alla comunicazione. È ammessa la compensazione con crediti disponibili.

Potrebbe succedere che il termine per il versamento delle somme o delle rate cada di sabato o in giorno festivo. In tale ipotesi, ai sensi dell’articolo 18, comma 1, del D.Lgs. n. 241/97, il termine per il pagamento degli importi è prorogato al primo giorno feriale successivo. Sulle somme spettanti sono dovuti gli interessi nella misura del 3,5% annuo, come prevede l’articolo 6, comma 1, del DM 21.5.2009.

La definizione a 1/3 delle sanzioni derivanti dall’avviso bonario postula che il versamento degli importi o della prima rata avvenga entro 30 giorni dalla notifica dello stesso. Qualora il contribuente abbia presentato autonoma istanza di autotutela, è previsto che il termine decorra dal giorno in cui è comunicata la rideterminazione delle somme. Il termine di 30 giorni dovrebbe decorrere sempre dal momento in cui l’Agenzia delle Entrate, a seguito di contraddittorio instaurato con il contribuente, abbia o rideterminato le somme o disatteso le sue richieste, in quanto solo in tal modo questi preserva il diritto di fruire della riduzione delle sanzioni, potendo eseguire i versamenti in tempo utile. Sostenere che il termine decorre dalla successiva comunicazione solo quando vengono rideterminate le somme richieste con l’avviso bonario significherebbe infatti svalutare e scoraggiare il contraddittorio, esponendo inoltre il contribuente alla perdita del beneficio ove l’amministrazione ritardi la propria risposta oltre il termine dei trenta giorni dalla originaria comunicazione.

L’avviso bonario può essere recapitato, tramite mezzi telematici, presso l’intermediario abilitato che ha curato la trasmissione della dichiarazione. Nella menzionata fattispecie, ai fini della definizione il contribuente dispone di un tempo maggiore, siccome il termine dei 30 giorni, entro cui deve avvenire il versamento, a “decorre dal sessantesimo giorno successivo a quello di trasmissione telematica” della comunicazione. Quindi, secondo il combinato disposto degli articoli, il pagamento deve avvenire entro 90 giorni dalla trasmissione dell’avviso. I 60 giorni decorrono dalla data di invio dell’avviso all’intermediario: non rileva il giorno in cui è avvenuto lo “scarico” dell’avviso.

Per approfondire: Avviso bonario rideterminato

Lieve inadempimento

Gli articoli 2 e 3-bis del D.Lgs. n. 462/97 stabiliscono che la totalità delle somme o la prima rata vanno pagate entro 30 giorni dalla comunicazione degli avvisi bonari. L’articolo 15-ter del DPR n. 602/73, inserito dal D.Lgs. n. 159/2015, ha introdotto uno speciale regime per i c.d. “lievi inadempimenti“, strumentale ad evitare che si contesti la decadenza dalla dilazione nonché dalla definizione per irregolarità poco consistenti.

Per effetto di ciò, alcuna decadenza si verifica per inadempimenti dovuti a:

  • Insufficiente versamento, per una frazione non superiore al 3% e, in ogni caso, a €. 10.000,00;
  • Tardivo versamento non superiore a sette giorni.

Il limite dei €. 10.000,00 è l’unica condizione per vagliare se il versamento insufficiente (delle intere somme o della prima rata) sia o meno idoneo a disconoscere la definizione. Nelle inadempienze descritte, si procede all’iscrizione a ruolo della somma non pagata nonché della sanzione di cui all’articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97 commisurata all’importo non versato o pagato in ritardo, e dei relativi interessi. Il contribuente, comunque, può evitare l’esazione coattiva delle somme fruendo del ravvedimento operoso:

  • Entro il termine di pagamento della rata successiva, ove l’inadempimento riguardi la prima rata;
  • Entro 90 giorni dalla scadenza, in caso di inadempienze relative alla totalità delle somme dovute.

Si tratta di ravvedimento che, di fatto, potrà avvenire solo ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lettera a) e a-bis) del D.Lgs. n. 472/97, con riduzione della sanzione del 15% a 1/10 o 1/9.

Rateazione avvisi bonari

Il D.Lgs. n. 159/15 ha modificato l’articolo 3-bis del D.Lgs. n. 462/97, apportando importanti innovazioni sia in merito alla dilazione vera e propria sia in relazione alle sanzioni irrogabili come conseguenza degli inadempimenti nei versamenti rateali. Ai sensi del richiamato articolo 3-bis del D.Lgs. n. 462/97, le somme dovute a seguito delle attività di liquidazione automatica e di controllo formale possono essere versate:

  • In un massimo di 8 rate trimestrali;
  • In un massimo di 20 rate trimestrali, se superiori a €. 5.000,00.

Non è richiesta la dimostrazione della difficoltà economica, per cui ogni contribuente, se ritiene, può fruire della dilazione degli importi. Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi, calcolati dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di elaborazione della comunicazione, senza più alcun riferimento al tasso del 3,5% annuo. Il contribuente non deve mai prestare idonea garanzia, quale che sia l’importo.

Ricordiamo che il mancato versamento della prima rata entro il termine di 30 giorni dal ricevimento dell’avviso bonario, comporta l’automatica decadenza dalla rateazione, e l’iscrizione a ruolo di tutte le somme, con sanzioni piene del 30%.

Omesso versamento di rate successive alla prima

A seguito del D.Lgs. n. 159/2015, l’effetto degli inadempimenti relativi ai versamenti rateali è contenuto nell’articolo 15-ter del DPR n. 602/73. Il pagamento tardivo di una rata sanato entro il termine previsto per quella successiva non comporta la decadenza dalla dilazione, ma solo conseguenze sanzionatorie. Nello specifico, è contemplato che:

  • Il mancato pagamento della prima rata entro il termine di 30 giorni dal ricevimento dell’avviso bonario o anche di una sola delle rate posteriori alla prima entro il termine previsto per la rata successiva comporta la decadenza dal beneficio della dilazione, e l’importo dovuto a titolo di imposta, sanzioni in misura piena e interessi, dedotto quanto versato, è iscritto a ruolo;
  • Il tardivo versamento di una rata posteriore alla prima sanato entro il termine previsto per la rata successiva comporta la sola irrogazione delle sanzioni del 15% ex articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97 commisurate all’importo della rata versata in ritardo, e dei relativi interessi.

Dunque se, per le ragioni esposte, viene meno la dilazione degli importi, è nel contempo disconosciuta la definizione dell’avviso bonario, per cui anche la riduzione a 1/3 o 2/3 delle sanzioni.

La notifica della cartella di pagamento susseguente al disconoscimento della dilazione deve avvenire, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre “del terzo anno successivo a quello di scadenza dell’ultima rata del piano di rateazione per le somme dovute a seguito degli inadempimenti di cui all’articolo 15-ter“.

Ravvedimento operoso

Fermo restando che solo il tardivo pagamento di una rata posteriore alla prima che si protragga oltre il termine per il versamento di quella successiva comporta la decadenza dalla dilazione, l’articolo 15-ter del DPR n. 602/73 afferma:

  • In caso di tardivo pagamento di una rata diversa dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva, si procede all’iscrizione a ruolo dell’eventuale frazione non pagata, della sanzione di cui all’articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97, commisurata all’importo non pagato o pagato in ritardo, e dei relativi interessi;
  • L’iscrizione a ruolo di cui al comma 5 non è eseguita se il contribuente si avvale del ravvedimento di cui all’articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97, entro il termine di pagamento della rata successiva ovvero, in caso di ultima rata o di versamento in unica soluzione, entro 90 giorni dalla scadenza.

Nel caso degli omessi versamenti, il ravvedimento operoso è di norma possibile ai sensi delle lett. a) – b-ter) dell’art. 13 del D.Lgs. n. 471/97, con riduzione della sanzione da 1/10 a 1/6. Il ravvedimento avverrebbe con riduzione della sanzione del 15%:

  • A 1/15 per giorno di ritardo, per i ritardi sino a 14 giorni;
  • A 1/10, per i ritardi da 15 a 30 giorni;
  • A 1/9, per i ritardi da 31 a 90 giorni;
  • A 1/8, per i ritardi da 91 giorni al termine per il pagamento della rata successiva.

La Risoluzione n. 132/E/2011 ha istituito i codici tributo da indicare nel modello F24 per il versamento della sanzione di cui sopra in applicazione del ravvedimento. I codici tributo da utilizzare per il ravvedimento dell’avviso bonario sono:

  • Codice tributo 8929 – Ravvedimento su importi rateizzati a seguito dei controlli automatizzati effettuati ai sensi degli articoli 36-bis DPR n. 600/73 e 54-bis DPR n. 633/72 – SANZIONE;
  • Codice tributo 1980 – Ravvedimento su importi rateizzati a seguito dei controlli automatizzati effettuati ai sensi degli articoli 36-bis DPR n. 600/73 e 54-bis DPR n. 633/72 – INTERESSI.

Nel modello F24 del ravvedimento non dimenticate di inserire il numero della comunicazione relativa all’avviso bonario.

La nostra consulenza

Se avete ricevuto un’avviso bonario, e volete avere maggiori informazioni sulla rateazione dello stesso, o se volete un consulto per capire se gli importi richiesti sono dovuti o meno, o per effettuare il ravvedimento di una rata non pagata nei termini, riempite il modulo di contatto sottostante, vi risponderemo quanto prima.



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