Evadere le tasse: i peggiori metodi illegali

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Sei stanco di pagare la tasse? Vorresti ridurre il tuo carico fiscale trovando metodi per evadere le tasse? Vorresti tenere per te tutto quello che guadagni senza pagare niente allo Stato? Se anche tu ti sei fatto queste domande e cerchi una risposta, questo è il posto sbagliato. In questo articolo andremo a vedere i peggiori metodi illegali utilizzati negli anni per evadere le tasse. Si tratta di metodi ormai conosciuti dall’Amministrazione finanziaria, e che quindi se utilizzati, non possono che portarvi a conseguenze dell tutto negative. Quali sono i peggiori metodi illegali (da non utilizzare) per evadere le tasse?

In un Paese come il nostro dove la pressione fiscale rimane sempre a livelli molto alti è inevitabile che si creino meccanismi volti ad eludere od evadere le tasse. Inevitabilmente, quando la pressione fiscale supera una soglia definita “tollerabile” i contribuenti vessati iniziano a cercare metodo per eludere i meccanismi di tassazione. Questo avviene fino a quando il costo necessario all’evasione si mantiene più basso rispetto a quello che si avrebbe se si dovesse pagare tutte le tasse e le imposte dovute.

Vediamo, quindi, quali sono i peggiori metodi illegali che oggi possono essere utilizzati per evadere le tasse. Naturalmente utilizzare oggi uno di questi metodi non vi porterà assolutamente a niente, almeno nel lungo periodo, visto che si tratta di metodi ormai noti alla Guardia di Finanza e all’Agenzia delle Entrate. La mole di informazioni e di banche dati a disposizione dell’Amministrazione finanziaria permette di arrivare a capire la maggior parte dei metodi che vengono diffusi su internet, come infallibili per l’evasione fiscale. di seguito, quindi, analizziamo i peggiori metodi utilizzati per evadere le tasse.

Evadere le tasse i peggiori metodi illegali

L’evasione fiscale non è un comportamento da incoraggiare o apprezzare, e noi per primi la condanniamo, anche se la maggior parte dei contribuenti trova l’alibi perfetto parlando di “evasione di sopravvivenza” e continua imperterrita in questa pratica studiando sistemi sempre più sofisticati e ingegnosi per proteggersi dal Fisco.

Conti correnti privati per operazioni aziendali

Questa tecnica utilizzata da anni, è sicuramente quella che più spesso viene utilizzata da tantissimi imprenditori, ancora oggi. La voce gira, e su internet non mancano articoli che promuovono questo come metodo infallibile per evadere la tassazione, almeno fino ai controlli dell’Amministrazione finanziaria. Il metodo è semplice: si utilizzano conti correnti di soggetti privati per operazioni svolte da una società. L’azienda utilizza conti correnti di altre persone per incassare i proventi di operazioni realizzate. In questo modo l’azienda evitare di fatturare queste operazioni e l’incasso viene percepito direttamente da altri soggetti. La mancata fatturazione, naturalmente, determina un minor carico fiscale in capo alla società, ed un incasso a carico di soggetti che probabilmente non dichiareranno niente all’Amministrazione finanziaria, non avendo titolo per farlo.

Inutile dire che un metodo come questo non possa che avere conseguenze abbastanza importanti. La controparte della prestazione, che deve fare il pagamento, sa benissimo che ha concluso l’affare con la società e non con dei soggetti privati. Se decide di stare al gioco deve rendersi conto che rinuncia alla deduzione di un costo in bilancio, e quindi rinuncia ad un suo minor risparmio di imposta, sia in termini di imposte dirette che indirette. Ma anche nel caso in cui la controparte si rendesse complice dell’operazione, l’anagrafe dei conti correnti e il c.d. “redditometro” sono in grado di andare ad individuare posizioni sospette, di soggetti che hanno incassati ingenti somme di denaro, senza averle correttamente riportate in dichiarazione dei redditi.

Fatturazione per operazioni inesistenti

Si tratta del trucco che ha fatto la fortuna di alcune aziende a ridosso degli anni 2000 sia in Italia che in Europa. E’ l’intramontabile sistema delle “società cartiere“. Anche in questo caso il meccanismo della truffa è piuttosto semplice. Una società Alfa riceve una fattura per certificare un’operazione mai esistita. Alfa paga la fattura e si vede restituire in contanti l’importo pagato (proprio perché non vi è stata alcuna operazione).La società che ha emesso la fattura è una c.d. “società cartiera“, ovvero una società che non svolge alcuna attività economica, ma è stata costituita al solo scopo di produrre fatture relative ad operazioni inesistenti permettendo di ottenere una riduzione dell’imponibile fiscale e dell’Iva a debito, in capo alla società che vuole evadere le tasse.

Naturalmente, all’abbattimento dell’imponibile per questa società corrisponde un aumento dell’imponibile per la società cartiera. Ovviamente, quest’ultima essendo stata creata soltanto per consentire ad altre imprese una riduzione del carico fiscale, non presenterà alcuna dichiarazione dei redditi e verrà messa in liquidazione in poco tempo.

Il meccanismo delle società cartiere è ormai noto diffuso e conosciuto, e nel decennio scorso è stato davvero un metodo che ha funzionato per frodare le casse degli Stati coinvolti. Infatti, molto spesso, al fine di frodare anche l’Iva la società cartiera veniva costituita in uno Stato diverso rispetto a quello della società che deve arrivare ad evadere. Naturalmente adesso, la normativa fiscale è molto più stringente verso società che possono essere considerate “cartiere“, quindi attualmente questo metodo non vi consentirà un grande risparmio, in quanto le probabilità di scoprire questo tipo di frode è elevato.

Finanziamenti a fondo perduto

Altra pratica molto diffusa dalle imprese è quella di andare a finanziare società sportive dilettantistiche, associazioni, fondazioni ed Onlus. Oltre al fine prettamente caritatevole, e oltre alle agevolazioni fiscali (deduzione fiscale fino al 26% di quanto corrisposto), vi è anche un ulteriore motivazione che spinge gli imprenditori a finanziare lautamente alcune associazioni. Anche in questo il meccanismo prevede due soggetti coinvolti, l’imprenditore che vuole evadere le tasse e l’associazione sportiva, che ha interesse a ricevere qualche finanziamento per andare avanti con la propria attività.

Gli interessi tra questi due soggetti arrivano a collimare quando, a fronte di un finanziamento da parte dell’impresa di un cifra, la stessa vede restituirsi in contanti parte della cifra spesa. Quali sono i vantaggi per l’impresa? Il primo è beneficiare dell’agevolazione fiscale del 26%, che sostanzialmente prevede un meccanismo dove più si dona, maggiore sarà l’agevolazione fiscale, e secondo e più importante il fatto di vedersi tornare parte della cifra finanziata in contanti.

Il meccanismo funziona perché le associazioni sportive dilettantistiche devono tenere soltanto una rendicontazione molto leggera delle proprie operazioni e per questo per loro diventa semplice restituire parte dei soldi ricevuti come finanziamento. Le associazioni spesso accettano questo tipo di scambio perché altrimenti otterrebbero davvero pochi imprenditori disposti a finanziarle. Anche in questo caso la frode è presto scoperta: non sono rari i casi dei controlli fatti sulle rendicontazioni delle società sportive dilettantistiche dove vi sono importi di ricevute per finanziamenti di importi assai maggiori rispetto agli incassi ricevuti.

Operazioni sul magazzino

Altro metodo infallibile per ridurre la tassazione e quello di agire su una leva molto importante per le imprese industriali e commerciali: il magazzino. Per ridurre i ricavi delle imprese a fine anno è comune “sottovalutare” le rimanenze di magazzino, che influenzano in modo rilevante la determinazione del reddito imponibile ai fini delle imposte dirette. E’ naturale che una sottovalutazione del magazzino comporti una diminuzione del volume dei ricavi e quindi del risultato d’esercizio. La sottovalutazione delle rimanenze di magazzino può essere eseguita in due metodi:

  • Dichiarando quantità inferiori rispetto all’effettiva giacenza dei beni in magazzino;
  • Sottovalutando l’ammontare dei lavori in corso su ordinazione che saranno poi fatturati nell’esercizio successivo.

Tale pratica, specie in periodi di crisi come quelli attuali viene utilizzata a fronte inverso da molti imprenditori che tendono a sopravvalutare le proprie rimanenze di magazzino per alzare i ricavi della propria impresa, specie nel caso in cui il bilancio dovrà poi essere vagliato dalle banche per il rinnovo dei finanziamenti o dei fidi. Inutile dire che si tratta di metodi che ormai l’Amministrazione finanziaria, ma anche gli stessi istituti di credito sanno riconoscere, in quanto l’andamento del magazzino, se ci pensate bene è comunque correlato all’andamento dei ricavi.

Infine, ricordate che la non corretta stima del magazzino è uno degli elementi che porta l’Amministrazione finanziaria a considerare totalmente inattendibile una contabilità. Questo significa essere soggetti ad accertamenti di tipo induttivo, assai più penalizzanti per l’impresa.

Aprire una società all’estero

Uno dei metodi a cui tutti almeno una volta hanno pensato: aprire una società all’estero. Poteva essere un metodo da utilizzare un decennio fa, ma adesso farlo costa caro perché per essere considerati come una effettiva società è necessario essere dotati di un apparato amministrativo all’estero, che ha dei costi elevati (si tratta di trovare impiegati, una sede, ed anche dei prestanome). Attualmente poi, se si vuole aprire una società all’estero operare con l’Italia ed evitare di pagare le tasse nel nostro Paese è ancora più difficile. Si dovrà dimostrare, infatti, di non possedere alcuna stabile organizzazione nel nostro Paese e che la società è totalmente gestita e amministrata dall’estero, con soci e amministratori che vivono e prendono decisioni fuori dal nostro Paese.

Anni fa bastava parlare inglese e aprire una società all’estero per frodare il Fisco, adesso, invece, la Guardia di Finanza ha finalmente portato alla luce le tante imprese che hanno finto di operare dall’estero, evadendo materia imponibile in Italia. La stessa operazione è quella che effettuano, se ci pensate bene anche le grandi multinazionali legate al mondo del Web, che non avendo stabili organizzazioni nei vari Paesi ove operano, hanno potuto evitare di pagare le tasse nei vari Paesi, sfruttando le agevolazioni fiscali del Paese ove hanno posto la propria sede legale. Adesso, con la nuova web Tax le cose stanno cambiando, ed anche le società del Web dovranno adeguarsi a pagare le tasse nei vari Paesi ove operano.

Sottofatturazione di operazioni

Soprattutto nel campo immobiliare molti pensano che sottostimare il costo di vendita di un immobile, o anche di un bene o un servizio scambiato, possa portare ad un beneficio fiscale. Lo hanno testato sulla propria pelle tutti i quei soggetti che si sono trovati a cedere un immobile ad un costo assai inferiore al valore commerciale, intascando la differenza in nero. Il motivo è assai semplice: se il valore di vendita è più basso le imposte indirette da pagare sulla vendita (Iva o registro) diventano inferiori.

Questo per quanto riguarda le compravendite immobiliari, ma anche per i beni il meccanismo è simile, ed è conosciuto con il termine di “transfrer pricing“. L’obiettivo in questo caso è quello di svuotare una società che sottofattura i beni per poi essere fatturati ad un prezzo più alto da un’altra società, posta in un diverso Paese ove l’imposizione fiscale è inferiore. Il gioco è presto fatto: la società che sottofattura andrà in perdita e probabilmente non avrà imposte da pagare. Tutta l’imposizione fiscale viene spostata sulla società che si trova in un Paradiso fiscale, dove l’imposizione fiscale è minima.

L’utilizzo di questi metodi legati alla sottofatturazione di operazioni è stata oggetto di molti interventi, basti pensare ai tantissimi accertamenti fiscali che vengono effettuati sulle compravendite al fine di scongiurare l’evasione delle imposte dirette. Molto più difficile è invece riuscire a mettere d’accordo Stati diversi sui meccanismi di “transfer pricing“, anche se molti passi in avanti sono stati fatti. Si tratta comunque di metodi che riguardano grandi aziende internazionali.

Evadere le tasse oggi: è possibile?

Quelli che abbiamo visto sono tutti metodi e sistemi illegali che troppo spesso vengono foraggiati da consulenti più o meno esperti che, con l’illusione di far risparmiare tasse ai propri clienti, li mettono in una posizione piuttosto pericolosa nei confronti della Guardia di Finanza ed Agenzia delle Entrate che indagano con metodi ormai consolidati e senza neanche troppa difficoltà riescono a scoperchiare dei veri e propri sistemi di evasione fiscale.

Oggi trovare nuovi metodi di evasione costa caro, per cui se la possono permettere solo i soggetti che evadono di più e/o sono più ricchi e che quindi devono evadere un certo imponibile. I più poveri quindi senza girarci troppo intorno possono evadere, sicuramente, ma per cifre irrisorie e rischiando paradossalmente molto di più perché lo devo fare senza poter sfuggire alle maglie ormai molto strette del fisco italiano.

La pianificazione fiscale

Oggi, per imparare a pagare (legalmente) meno tasse è necessario affidarsi a degli esperti nel campo della pianificazione fiscale. Questi esperti non sono quelli che trovate su internet e che vi promettono grandi risparmi in poco tempo, ma sono quelli che le grandi società di consulenza pagano profumatamente per riuscire a fare risparmiare (legalmente) una percentuale di imposte alle grandi aziende. Per conoscere questi metodi è necessario essere degli esperti nel campo della fiscalità internazione e saper manovrare bene alcune variabili su cui viene a determinarsi la base imponibile fiscale delle aziende: gli utili, i dividendi, le royalties e gli interessi.

Bene queste variabili sono tassate con percentuali diverse a seconda del Paese. Conoscendo molto bene le diverse dinamiche è possibile spostare nei paesi dove è più conveniente i diversi tipi di reddito. Pensate, ad esempio, ai diritti di autore: essi spettano al detentore di un certo marchio, o di un certo logo. E se il detentore di quei diritti risiede in un Paese dove tali royalties sono tassate a livelli molto bassi, avrà sicuramente ottenuto un vantaggio fiscale non indifferente. Immaginate poi se questo detentore dei diritti è una società controllata rispetto a quella che sfrutta il marchi e paga i diritti. Immaginate poi se i diritti pagati sono così alti da far si che l’azienda che sfrutta il marchio non produca utili. Il risparmio è doppio, ma bisogna fare le cose con oculatezza, ma soprattutto legalmente.

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About Fiscomania

Fiscomania
Federico, 31 anni, mi occupo di consulenza verso imprese e professionisti e della loro pianificazione fiscale. Dal 2013 gestisco Fiscomania.com. Se volete approfondire la vostra situazione personale da un punto di vista fiscale oppure se avete un quesito personale contattatemi direttamente. Grazie

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