Incentivo alla capitalizzazione delle imprese: ACE

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L’ACE è una agevolazione fiscale volta ad agevolare le imprese che decidono di autofinanziarisi attraverso l’utilizzo di mezzi propri o la destinazione a riserva dell’utile d’esercizio. Vediamo come funziona questa agevolazione e come è possibile sfruttarla in dichiarazione dei redditi.

Il D.L. n. 201/2011, all’articolo 1, introduce nel nostro ordinamento fiscale l’Ace, un aiuto alla crescita economica rappresentato dalla deduzione dal reddito di impresa del rendimento figurativo del capitale proprio.

È un incentivo alla capitalizzazione, sotto forma di conferimenti in denaro e accantonamenti di utili a riserva, che ha l’obiettivo di rendere meno squilibrato il trattamento tra capitale proprio e capitale di debito

In pratica, viene concessa un’agevolazione fiscale, ai fini Ires e Irap tanto più robusta quanto maggiore è l’incremento che i soci decidono di imprimere al Patrimonio Netto della società.

L’obiettivo è quello di incentivare l’autofinanziamento delle imprese rispetto al Patrimonio Netto di bilancio esistente al 31 dicembre 2010, attraverso una deduzione dal reddito imponibile Irpef/Ires, proporzionale agli aumenti di capitale sociale intervenuti nel corso dei vari esercizi.

Ace: ambito soggettivo

L’ambito di applicazione dell’incentivo, così come previsto dalla normativa, prevede che possano applicare l’Ace le seguenti categorie di soggetti:

  • Le società e gli enti indicati nell’articolo 73, comma 1, lettere a) e b), del DPR n. 917/86;
  • Le società e gli enti commerciali di cui all’articolo 73, comma 1, lettera d), del DPR n. 917/86 con riguardo alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato;
  • Le imprese individuali, società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria.

In pratica, la norma individua, tra i beneficiari della disposizione agevolativa le società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata, le società cooperative, di mutua assicurazione, gli enti pubblici e privati aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’attività commerciale (compresi i consorzi), le società in nome collettivo, in accomandita semplice e le imprese individuali.

Con particolare riferimento alle società di persone e alle imprese individuali, la norma subordina l’applicazione della disciplina agevolativa ai soli soggetti “in regime di contabilità ordinaria“.

La disposizione, come detto, si applica anche alle società e agli enti commerciali non residenti, con esclusivo riferimento alle attività svolte mediante stabili organizzazioni nel territorio dello Stato. Rientrano nell’ambito di applicazione le società in liquidazione e quelle in procedure che prevedono, comunque, la continuazione dell’attività d’impresa.

Modalità di applicazione dell’Ace

L’Ace, Aiuto alla Crescita Economica è una agevolazione fiscale che consente ai soggetti che possono usufruirne di inserire una apposita variazione in diminuzione dal reddito imponibile Irpef o Ires, calcolata applicando una data percentuale, che rappresenta il rendimento figurativo del capitale proprio, all’incremento al netto dei decrementi, del Patrimonio Netto rispetto a quello esistente alla data del 31 dicembre 2010, senza tener conto, nella sua determinazione, dell’utile realizzato con riferimento a dette annualità.

Dunque, gli incrementi di Patrimonio Netto rilevanti ai fini Ace sono i seguenti:

  • Accantonamento di utili a riserve diverse da quelle indisponibili – L’accantonamento dell’utile dell’esercizio relativo all’esercizio n deliberato nell’anno n+1, rappresenta già un incremento rilevante; posto che l’accantonamento è sterilizzato se destinato a riserve indisponibili; l’accantonamento, indipendentemente dalla data di delibera assembleare si considera effettuato a partire dall’inizio dell’esercizio;
  • Conferimenti in denaro da parte dei soci – Per conferimento in denaro si intende qualsiasi apporto eseguito dai soci, ad esempio a copertura di perdite, in conto capitale, destinato a far parte stabilmente delle risorse patrimoniali della società; a differenza di quanto accade per l’accantonamento di utili, il conferimento in denaro rileva ai fini Ace dalla data di effettivo versamento. Quindi un versamento di 100 operato al 1° luglio dell’anno n, relativamente a quell’anno vale per circa il 50% mentre, a decorrere dall’anno n+1, varrà integralmente.

Mentre i decremento di Patrimonio Netto sono costituiti dalle seguenti fattispecie:

  • Riduzioni volontarie del Patrimonio Netto con attribuzione ai soci – L’elemento rilevante è la riduzione del Patrimonio Netto, quindi ciò vale sia nel caso di attribuzione di somme in denaro, sia in caso di assegnazione di beni; inoltre rileva la volontarietà. Ciò significa che l’utilizzo di riserve a copertura di perdite non forma decremento rilevante. Queste riduzioni rilevano a partire dall’inizio dell’esercizio in cui sono operate. Quindi una distribuzione di riserve di capitale, operata al 1° ottobre dell’anno n, ai fini Ace rileva già dal 1° gennaio del medesimo anno n;
  • Acquisti di partecipazioni in società controllate – La previsione serve a contrastare la pratica elusiva volta ad utilizzare a cascata una unica somma di denaro per eseguire più aumenti di capitale all’interno dei gruppi di imprese;
  • Acquisti di aziende o rami di aziende – E’ il passaggio oggi più incerto, poiché tale limitazione potrebbe avere un senso se riguardasse operazioni infragruppo, ma non certo se l’azienda è acquistata da un soggetto terzo; pensiamo all’aumento di patrimonio netto eseguito dai soci di Alfa, che non ha rapporti partecipativi con nessuna società, essendo detto aumento destinato all’acquisto di un’azienda da un soggetto terzo in tutto e per tutto.

Meccanismo di applicazione

Il meccanismo è, nella generalità dei casi, piuttosto semplice. Sull’incremento patrimoniale viene riconosciuto un rendimento calcolato con una determinata percentuale che incorpora il rischio di impresa. Questo rendimento, che per il 2016 al 4,75%, genera una deduzione dall’imponibile Ires (o Irpef) valida nell’anno dell’aumento e in ciascun esercizio successivo fino a quando il patrimonio non diminuisce in seguito ad assegnazioni o rimborsi ai soci.

Considerando l’aliquota Ires del 27,5%, si può affermare che il risparmio fiscale effettivo dell’Ace (con il rendimento del 4,5%) è, per ogni anno, pari allo 1,237% dell’incremento patrimoniale. Il beneficio non rileva ai fini Irap in quanto si esprime mediante una variazione fiscale in diminuzione extracontabile.

Ace e operazioni straordinarie

Per quanto riguarda la problematica relativa all’effetto che le operazioni straordinarie d’impresa producono sull’agevolazione Ace, si possono ricordare i chiarimenti forniti dall’Amministrazione finanziaria in materia di Dit con la Circolare n. 76/E del 1998. In particolare:

  • Nei casi di trasformazione da società soggetta all’Ires a società di persone, o viceversa, la variazione in aumento del capitale investito, nei periodi d’imposta successivi alla trasformazione rileva secondo le regole proprie del nuovo tipo societario, anche per gli incrementi di capitale investito formatisi prima della trasformazione stessa;
  • Nei casi di fusione e relativo aumento di capitale sociale per concambio di azioni, l’aumento di capitale commisurato al patrimonio della società fusa o incorporata che includa all’attivo somme di denaro, non rileva quale incremento di capitale investito ai fini Dit, rilevando invece il trasferimento, tra le altre posizioni soggettive, anche dell’incremento di capitale investito precedentemente maturato dalla società incorporata o fusa;
  • Nei casi di scissione, totale o parziale che sia, l’incremento di capitale investito deve essere ripartito in proporzione alle rispettive quote di patrimonio netto contabile trasferite alle società beneficiarie, ovvero mantenute nella scissa.

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