Recesso e liquidazione della quota al socio di società di persone

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Qual’è la disciplina del recesso del socio da una società di persone? Come viene determinata la propria quota di liquidazione? Vediamone la disciplina civilistica, fiscale e gli aspetti contabili utili quando si vuole applicare la disciplina del recesso.

Il recesso del socio di società di persone genera il diritto a percepire una somma di danaro che rappresenti il valore della quota posseduta.

A fronte del diritto di recesso del socio conseguono adempimenti civilistici e riflessi contabili.

In particolare, l’importo corrisposto al socio in occasione del recesso può risultare costituito da due componenti:

  1. Rimborso della quota capitale – Spetta in proporzione alla quota di partecipazione detenuta nella società. Prevede il rimborso della quota di capitale sociale versato e la distribuzione delle riserve. Sia di utili che di capitale;
  2. Differenza da recesso – Dovuta dal riconoscimento dell’eventuale maggior valore economico del complesso aziendale alla data dello scioglimento del rapporto sociale, rispetto ai valori contabili del patrimonio.

Vediamo, quindi, le disposizioni del codice civile del Tuir per quanto riguarda il recesso del socio da società di persone.

Recesso

Recesso del socio da società di persone: il codice civile

L’articolo 2285 del codice civile disciplina, infatti, il recesso del socio di società di persone.

In particolare viene precisato che:

  1. Ogni socio può recedere dalla società quando questa è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci;
  2. Può inoltre recedere nei casi previsti nel contratto sociale ovvero quando sussiste una giusta causa;
  3. Nei casi previsti nel primo comma il recesso deve essere comunicato agli altri soci con un preavviso di almeno tre mesi.

Liquidazione della quota del socio receduto

L’articolo 2289, poi, dettato per ogni caso di scioglimento del rapporto sociale limitatamente a un socio (morte, recesso, esclusione) detta le regole per la liquidazione della quota del socio recedente:

  1. Nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio, questi o i suoi eredi hanno diritto soltanto ad una somma di danaro che rappresenti il valore della quota.
  2. La liquidazione della quota è fatta in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento.
  3. Se vi sono operazioni in corso, il socio o i suoi eredi partecipano agli utili e alle perdite inerenti alle operazioni medesime.
  4. Salvo quanto è disposto nell’art. 2270, il pagamento della quota spettante al socio deve essere fatto entro sei mesi dal giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto.

Recesso del socio da società di persone: tipologie di recesso

Recesso “ad nutum” Art. 2285 co.1 c.c.

Quando la società è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci. Ogni socio può recedere dalla società comunicando la propria volontà di recedere agli altri soci con preavviso di almeno tre mesi.

In questi casi il recesso è subordinato al solo onere di preavviso, per il quale, peraltro, non è richiesta alcuna forma particolare. Potendo ciò desumersi anche da comportamento concludente conseguente a dichiarazione verbale.

Va inoltre ricordato che, decorso il termine di durata della società, può verificarsi l’ipotesi di proroga tacita (ossia in assenza di modificazione espressa del contratto sociale).

In tale ipotesi (prevista dall’articolo 2273 c.c.: “la società è tacitamente prorogata a tempo indeterminato quando, decorso il tempo per cui fu contratta, i soci continuano a compiere le operazioni sociali”) la società stessa subisce la modifica in società a tempo indeterminato, anche in tal caso con le relative conseguenze in ordine al diritto di recesso.

Anzi, ancor più esplicito è l’articolo 2307 c.c., ai sensi del quale “in caso di proroga tacita ciascun socio può sempre recedere dalla società, dando preavviso a norma dell’art. 2285”.

Recesso per giusta causa Art. 2285 co.2 c.c.

In ordine al recesso per giusta causa, è stato affermato che la facoltà “va necessariamente ricondotta alla altrui violazione di obblighi contrattuali, ovvero alla violazione dei doveri di fedeltà, lealtà, diligenza o correttezza inerenti alla natura fiduciaria del rapporto sottostante”.

Oltre a ciò, va ricordato che il diritto compete ex lege anche al socio che non ha concorso alla decisione di trasformazione in società di capitali (articolo 2500ter c.c.), al socio che non abbia acconsentito alla fusione (articolo 2502 c.c.) e nelle ipotesi dettate dall’articolo 2497‐quater per le società soggette ad attività di direzione e coordinamento.

Sempre in ordine alle cause di recesso, ricordiamo che esso spetta anche nei casi previsti nel contratto sociale: in tale ambito, si è affermato: “è legittimo prevedere nei patti sociali di società di persone una clausola che ammette, ed eventualmente disciplina, il recesso parziale.

Quanto alla dichiarazione di recesso, essa è un atto unilaterale recettizio costituita da una manifestazione di volontà. Non ha carattere formale e può risultare anche da comportamento concludente.

Liquidazione della quota

Al socio recedente spetta una somma di denaro che rappresenti il valore della quota. Il socio receduto, in primis, non ha dunque diritto alla restituzione dei beni conferiti, nemmeno se i beni furono conferiti in godimento. In secondo luogo, quanto alla liquidazione della quota, la stessa è fatta in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento: si tratta di un c.d. bilancio straordinario.

Pagamento della quota

Da ultimo, il pagamento della quota spettante al socio deve avvenire entro sei mesi dal giorno in cui si verifica il recesso.

Il relativo credito del socio è un credito di valuta, avendo fin dall’origine ad oggetto una somma di denaro. Tuttavia la svalutazione monetaria assume rilievo solo qualora, non essendo avvenuto il pagamento entro i sei mesi, diventino applicabili i principi sul risarcimento del danno conseguenti alla mora del debitore.

Recesso del socio da società di persone: il registro delle imprese

Quanto agli obblighi pubblicitari da adempiere presso il Registro delle imprese (il recesso rappresenta una modifica del contratto sociale), ci si limita a sottolineare come le Istruzioni per l’iscrizione e il deposito degli atti al Registro delle imprese prevedano anche l’ipotesi che l’evento sia comunicato da parte del socio receduto (e non dalla società).

Il che potrebbe verificarsi qualora il socio, pur avendo dato comunicazione di recesso, non venga convocato per la redazione dell’atto modificativo.

In effetti, poiché la modifica del contratto sociale può avvenire successivamente all’esercizio del recesso e l’exit del socio non è opponibile ai terzi senza che esso sia stato iscritto nel Registro delle imprese. A meno che si provi che i terzi ne erano a conoscenza: art. 2300, co.3, c.c..

In attesa della modifica del contratto sociale della relativa iscrizione nel Registro delle imprese, può certamente corrispondere all’interesse del socio receduto l’iscrizione nel Registro delle imprese del proprio recesso.

Recesso del socio da società di persone: aspetti contabili

Ai fini della liquidazione della quota del socio receduto occorre prendere a base la situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento.

In pratica si tratta di redigere un bilancio straordinario, che deve esprimere la valutazione della società a valori correnti, tenendo conto dell’avviamento.

Il contratto sociale può, peraltro, derogare alle suddette disposizioni. Potrà, per esempio, prevedersi che la liquidazione della quota avvenga in base all’ultimo bilancio approvato o mediante attribuzione di beni sociali, ma parrebbero non ammissibili clausole che impongano la liquidazione della quota al valore nominale della stessa.

Socio d’opera

Quanto al socio d’opera, anch’egli ha diritto ad una somma di denaro che ne rappresenti il valore, rapportato alla situazione del Patrimonio sociale netto nel giorno in cui si verifica il recesso, con la sola differenza, rispetto al socio capitalista, che questi ha diritto anche al rimborso del proprio conferimento.

Ossia ad una quota del capitale, che al socio d’opera, in ragione della specificità del suo apporto ovviamente, non spetta.

Liquidazione della quota con valore negativo

Può inoltre accadere che la liquidazione della quota assuma valore negativo.

In tal caso al socio (illimitatamente responsabile) la società non potrà chiedere di effettuare versamenti in proporzione per coprire le relative perdite. In quanto la possibilità non è contemplata dalla norma; parrebbe però possibile, per la società e i soci superstiti, compiere atti conservativi sul patrimonio del socio uscente.

Recesso del siocio da società di persone: disciplina fiscale

L’Agenzia delle Entrate, con la R.M. n.64/E/08, ha affermato che l’importo spettante al socio recedente, corrispondente ad una frazione del capitale economico della società, risulta solitamente superiore al valore della corrispondente quota del Patrimonio netto contabile.

Inoltre, viene indicato che tale differenza, generalmente definita “differenza da recesso”, può derivare dall’esistenza di plusvalenze latenti sui beni dell’attivo, da valori di avviamento e dalla quota parte degli utili in corso di maturazione alla data del recesso.

In sintesi, l’importo corrisposto al socio in occasione del recesso risulta costituito da due componenti:

Rimborso della quota capitale

A seguito della liquidazione della quota detenuta dal socio uscente, la società procederà quindi per la parte afferente al rimborso del valore nominale della partecipazione all’annullamento della quota di Capitale sociale detenuta dal socio e alla corrispondente riduzione delle eventuali riserve, sia di utili che di capitale, spettanti al socio.

Tali operazioni, di natura esclusivamente patrimoniale, non avranno alcuna rilevanza sulla determinazione del reddito imponibile della società.

Differenza da recesso

Tale importo concretizza, a parere dell’Agenzia, un componente negativo rilevante ai fini della determinazione del reddito della società.

Occorre, infatti considerare che tale differenza, come detto, origina da plusvalenze latenti del complesso aziendale, che rimangono implicite nel patrimonio sociale anche dopo il recesso dei socio.

In particolare, secondo la risoluzione:

  • Le plusvalenze implicite nel patrimonio e l’avviamento (derivante dalla effettiva valorizzazione economica della società rispetto ai valori storici indicati in bilancio), quando realizzati, costituiranno componenti positivi di reddito e saranno assoggettati a tassazione, in base al principio di trasparenza, in capo ai soci superstiti;
  • L’utile in corso di formazione alla data del recesso, unitamente a quelli conseguiti nella restante parte dell’esercizio, saranno invece, tassati per trasparenza in capo ai soci superstiti alla fine dell’esercizio stesso.

Considerato che l’importo liquidato al socio, per la parte che eccede il costo fiscale della partecipazione, costituisce in capo allo stesso reddito imponibile, al fine di evitare una doppia tassazione sullo stesso reddito, una prima volta in capo al socio recedente e successivamente in capo ai soci restanti, si ritiene che la “differenza da recesso” sia deducibile in capo alla società nell’esercizio in cui sorge il diritto alla liquidazione della quota

Trattamento fiscale della quota del socio receduto

L’articolo 20‐bis del DPR n. 917/86 stabilisce, infatti, che:

ai fini della determinazione dei redditi di partecipazione compresi nelle somme attribuite o nei beni assegnati ai soci o agli eredi, di cui all’art. 17, co. 1, lett. l), del DPR n. 917/86 (e cioè redditi compresi nelle somme e valori attribuiti al socio in sede di recesso), valgono, in quanto compatibili, le disposizioni dell’art. 47, co. 7, indipendentemente dall’applicabilità della tassazione separata

Essa qualifica, quindi, quali “redditi da partecipazione” e pertanto redditi d’impresa (quantomeno nell’ipotesi in cui si receda da società di persone commerciali.

Diversamente, in ipotesi di recesso da società semplici, il reddito che ne potrebbe eventualmente derivare sarebbe qualificabile nella categoria dei redditi diversi. Oppure nella categoria dei redditi rivenienti dall’esercizio di arti e professioni.

I redditi compresi nelle somme attribuite o nel valore normale dei beni assegnati ai soci delle società di persone nei casi di recesso, esclusione e riduzione del capitale devono fare riferimento, nel contempo, ai soli fini della determinazione del reddito da assoggettare a tassazione, alle regole dettate dal Legislatore per gli utili derivanti dalla partecipazione in società di capitale dall’articolo 47, comma 7, del DPR n. 917/86.

Importo da assoggettare a tassazione

Tale ultima disposizione definisce le modalità da seguire per determinare l’importo da assoggettare a tassazione in capo al socio recedente.

A tal fine vanno poste a raffronto:

  • Le somme o il valore normale dei beni riconosciuti al socio per effetto del recesso;
  • Il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione detenuta dal socio medesimo.

La differenza positiva risultante da tale raffronto, derivando dalla partecipazione in una società di persone, assume natura di reddito d’impresa. Come tale deve essere tassata in capo al socio uscente secondo il generale principio di competenza che sottende alla determinazione di tale reddito. Quantomeno nell’ipotesi in cui si receda da società di persone commerciali. Diversamente, in ipotesi di recesso da società semplici, il reddito che ne potrebbe eventualmente derivare sarebbe tassabile per cassa.

Qualora tra la data di costituzione della società e la comunicazione del recesso da parte del socio siano trascorsi più di cinque anni, inoltre, tali redditi saranno assoggettati a tassazione separata, in applicazione della disposizione contenuta nell’articolo 17, comma 1, lettera  l) del DPR n. 917/86. Salvo che il contribuente non opti per la tassazione ordinaria.

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89 comments

  1. La liquidazione della quota deve avvenire in denaro. Non vi sono alternative, a meno che il socio uscente non voglia derogare alla normativa convenzionale.

  2. Buongiorno,
    una Srls con 1€ di capitale e 4 soci di cui uno è mio fratello.
    Tutti al 25%
    Dopo 5 anni di attività la srls fattura intorno ai 300K€ ma non hai avuto attivo in bilancio.
    Quindi gli utili non sono mai stati spartiti.
    In 5 anni la società ha sempre chiuso a 0 (spese vs incassi)

    I 3 soci (lavoratori) hanno escluso il quarto (non lavoratore) dalle decisioni aziensali e sembrerebbe che ci siano spese extra inserite nel bilancio solo per scopi personali. Diciamo un 3 vs 1 che sta prendendo sempre piu una direzione ambigua.

    Nella recissione delle quote mio fratello vorrebbe anche un risarcimento di tutte le spesi personali che sono state detratte dall’azienda, per un valore di 60-70K€ annui.

    Quali sono i passi migliori per poter:
    -quantificare e controllare tutte le spese che non sono realmente aziendali
    -controllare se tutte le fatture siano regolari
    -avere un risarcimento
    -liquidare la propria quota incluso di tutte le linee sopracitate

  3. Il socio ha il potere di poter visionare tutti i documenti contabili e sociali. Potreste chiedere la consultazione di tali documenti assieme ad un commercialista di vostra fiducia per verificare le spese contabilizzate e verificare irregolarità di gestione. Poi a quel punto valutare se effettuare un recesso per giusta causa dalla società.

  4. Siamo una societa snc di 3 persone. Io e un’altra socia abbiamo il 25% di quota ciascuno e l’altra mia socia ha il 50%. Abbiamo un finanziamento di circa 30000€ con la banca ma io vorrei recedere la mia quota e andarmene perché non riusciamo più a sostenere le spese. In questo caso ho diritto alla liquidazione? Il finanziamento con la banca resta alla ditta o comunque devo pagare la mia quota?

  5. Per recedere prima di tutto occorre vedere se vi sono le motivazioni. Una volta verificato questo bisognerà valutare l’azienda, comprensiva del debito in corso, e valutare la sua quota, che potrebbe anche non avere un valore positivo, deve essere fatta una analisi. Il debito è della società, ma la banca potrà chiedere di rientrare da esso anche a voi soci. Uscire dalla società, non elimina la sua responsabilità sul debito in essere. Bisogna analizzare la situazione con maggiore dettaglio per poterle consigliare al meglio cosa fare. Se vuole siamo a disposizione.

  6. Quindi cosa mi consiglia di fare?Siamo in 2 socie su 3 che vogliamo recedere. Ci stiamo solo indebitando con questa attività

  7. Bisogna verificare lo statuto e vedere chi è legittimato a prendere decisioni e quali possibilità avete di recesso. Vi serve un commercialista di fiducia che possa aiutarvi in questo. Senza ulteriori informazioni, nessuno potrebbe aiutarvi.

  8. buongiorno
    una snc ha due soci al 50% con la proprietà di un immobile del valore di 800.000€, divisibile in 2 parti di valore simile.
    uno dei due soci vuole uscire dalla società prendendo una parte dell’immobile stimata 400.000€ da regolare perizia.
    quale consiglio per una divisione? possibile uscita di uno dei soci lasciando la società in piedi all’altro socio? oppure meglio una divisione e magari liquidazione della società?
    quali sono gli aspetti fiscali inerenti a queste possibilità?
    chi deve pagare cosa e quanto?
    grazie!

  9. Salve Alessio, per rispondere a queste domande occorre prima di tutto analizzare l’atto costitutivo e lo statuto societario. Se si sceglie la liquidazione del socio ci sono sicuramente due aspetti da considerare. La liquidazione della quota deve avvenire il denaro e la snc non può restare con un unico socio. Per il resto, se vuole posso aiutarla in consulenza.

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