Gli strumenti di risoluzione delle crisi aziendali

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La risoluzione delle situazioni crisi rappresenta uno degli aspetti più delicati nell’arco della vita di una azienda. Il legislatore, all’interno della legge fallimentare ha inserito una serie di procedure stragiudiziali volte alla risoluzione della crisi aziendale prima che essa possa sfociare in fallimento.

All’interno della vita di un’impresa le fasi positive si alternano a quelle negative, di solito di più breve periodo e intensità. La capacità dell’imprenditore sta nel predisporre adeguati meccanismi di prevenzione dei periodi di crisi, che consentano di superare il periodo di difficoltà. In questo scenario gli le fasi di crisi, non possono essere viste in senso negativo, in quanto consentono di eliminare dal mercato le imprese marginali, rendendo più economico e redditizio il mercato per le imprese che sono sopravvissute.

Quando invece il periodo di crisi presenta caratteristiche strutturali, si parla di declino dell’impresa. In questo scenario l’imprenditore non è più in grado di predisporre meccanismi di prevenzione della crisi, e l’impresa finisce per perdere valore, compromettendone la sua esistenza futura. Quello appena descritto è l’inizio della crisi d’impresa, ovvero, uno squilibrio nella situazione economica patrimoniale e finanziaria dell’impresa, caratterizzata da:

  1. Perdita di redditività;
  2. Flussi finanziari negativi (illiquidità dell’impresa);
  3. Perdita di fiducia degli stakeholder.

Questa situazione, se protratta nel tempo causa inevitabilmente l’insolvenza, ovvero, l’incapacità dell’impresa a fare fronte regolarmente alle proprie obbligazioni assunte. Per comprendere il concetto di insolvenza dobbiamo considerare i tempi di soddisfazione degli adempimenti:

  1. Insolvenza momentanea: situazione nella quale l’imprenditore riesce a trovare, in un ragionevole lasso di tempo i mezzi finanziari per assolvere le sue obbligazioni;  
  2. Insolvenza temporanea: quando l’imprenditore non riesce a trovare mezzi finanziari per fare fronte alle proprie obbligazioni non in un ragionevole lasso di tempo (un anno o due anni) oppure quando per assolvere le obbligazioni fa uso di  mezzi anormali di pagamento (vendite di liquidazione, permute di beni strumentali, cessione di cespiti strumentali). In questo caso si parla di insolvenza.

Quando l’impresa si trova in stato di insolvenza nascono i presupposti per il suo fallimento (art. 1 R.D. 267/42). Il fallimento è la principale procedura concorsuale prevista dal nostro ordinamento per risolvere le situazioni di insolvenza, tutelando in maniera particolare i creditori dell’impresa attraverso l’istituto della parconditio creditorum. Caratteristica fondamentale delle procedure concorsuali, è la tutela dei diritti dei creditori che, avendo fatto affidamento sulla prosperità dell’impresa, nelle fasi positive, adesso devono altresì sottostare in egual misura alle conseguenze dell’insolvenza dell’impresa stessa.

Tra il 2009 e il 2011 in Italia sono fallite più di 35.000 imprese, nelle quali erano impiegati oltre 320.000 lavoratori. Numeri impressionanti questi, se pensiamo che sono in costante aumento anche nel 2012. Per questo motivo, diventa fondamentale per l’imprenditore affrontare l’avvento della crisi d’ impresa con tempestività e preparazione. In tali momenti, l’imprenditore deve essere adeguatamente supportato ed accompagnato verso il risanamento della propria impresa. L’unico modo, infatti per superare le situazioni di crisi è il ricorso ad operazioni straordinarie l’imprenditore può utilizzare per affrontare e superare la crisi dell’impresa.

Le procedure concorsuali

Le principali soluzioni per il superamento della crisi d’impresa sono le procedure concorsuali (ovvero gli istituti regolati dalla legge fallimentare, R.D.  n. 267/1942), che possono essere così schematizzate:

  • Procedure Stragiudiziali – sono contenute nella normativa fallimentare, ma tuttavia non hanno alcuna caratteristica della concorsualità, ovvero la tutela della par conditio creditorum. Esse hanno un carattere risanatorio, avendo come obiettivo quello di favorire il mantenimento della vita dell’impresa attraverso il superamento della crisi (in primis il piano attestato di risanamento, che non è una procedura ma uno strumento di risoluzione della crisi con specifiche tutele endofallimentari in caso di insuccesso e l’accordo di ristrutturazione del debito);
  •  Procedure Giudiziali – per le quali è prevista una funzione di controllo attribuita all’Autorità giudiziaria (Tribunale, Giudice delegato), quali il concordato preventivo e il fallimento (il primo di carattere risanatorio,il secondo invece di carattere liquidatorio);

In quest’ottica, gli strumenti di soluzione della crisi sono stati graduati in relazione allo stato di crisi che attraversa l’azienda, ovvero:

Piano Attestato di Risanamento (art. 67 L.F.)

Strumento innovativo ed unilaterale di risoluzione della crisi reversibile, che se approntato nel tempo e nel modo giusto può scongiurare il rischio di insolvenza, ripristinare l’equilibrio dell’impresa e consentire il rilancio della stessa, riconquistando la fiducia degli stakeholder. Lo strumento risulta anche molto apprezzato dal sistema creditizio, che permette di riattivare i rapporti bancari e anche di ottenere nuova finanza, indispensabile al risanamento. Con questo strumento il debitore può, in totale autonomia, presentare piani di pagamento diversi per ogni creditore, riscadenziando il debito in essere permettendogli di ristrutturare la propria situazione finanziaria. A tutela dei creditori la fattibilità e la ragionevolezza del piano di risanamento deve essere attestata da parte di un professionista indipendente rispetto agli advisor che hanno predisposto il piano (o i piani) per il debitore.

Accordi di Ristrutturazione del Debito (art. 182-bis L.F.)

Allorquando la crisi si trovi ad uno stato più avanzato, l’accordo di ristrutturazione del debito può diventare uno strumento efficace per il superamento della crisi d’impresa. Questo strumento, è caratterizzato da due fasi ben distinte; quella stragiudiziale e quella giudiziale. Nella prima l’imprenditore in crisi rinegozia con i creditori la propria situazione debitoria; nella seconda, invece, l’accordo (che deve essere accettato dai creditori che rappresentino almeno il 60% della massa creditoria), ed attestato da un professionista indipendente, per essere produttivo di effetti legali deve essere omologato dal tribunale competente.

Concordato Preventivo (art. 160 L.F.)

Strumento flessibile ed adatto alla regolazione delle crisi aziendali più gravi. Si sostanzia in un accordo tra debitore e creditori, in forza del quale il primo si obbliga a pagare i propri debiti, proponendo un piano che può prevedere la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei creditori in qualunque forma. Gli scopi che consente di raggiungere tale strumento riguardano la tutela dell’interesse del debitore ottenendo una paralisi delle azioni esecutive nei suoi confronti, ma anche la tutela degli interessi dei creditori ad evitare una lunga e dispendiosa attività liquidatoria fallimentare, conseguendo il soddisfacimento delle proprie ragioni in tempi brevi.

Fallimento e Concordato Fallimentare

Utilizzato per il superamento e la rimozione dell’insolvenza, allorquando la crisi (ormai irreversibile) non sia superabile nell’ambito di una soluzione concordata. Il fallimento è una procedura concorsuale liquidatoria, che coinvolge l’imprenditore commerciale con l’intero patrimonio e i suoi creditori. Tale procedura è diretta all’accertamento dello stato di insolvenza dell’imprenditore, all’accertamento dei crediti vantati nei suoi confronti e alla loro successiva liquidazione secondo il criterio della parcondicio creditorum, tenendo conto delle cause legittime di prelazione.

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