Acquisti intracomunitari di beni: regime fiscale

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Costituiscono acquisti intracomunitari, le acquisizioni, derivanti da atti a titolo oneroso della proprietà di beni, spediti o trasportati nel territorio dello Stato da altro Stato membro UE“. Di seguito tutte le informazioni utili per chi effettua acquisti intracomunitari di beni.

Nella disciplina Iva gli acquisti intracomunitari di beni costituiscono un’ulteriore categoria di operazioni soggette ad imposta (accanto alle cessioni di beni e prestazioni di servizi e alle importazioni), caratterizzate da un’autonoma definizione e regole proprie.

Salva l’applicabilità della disciplina Iva generale in via residuale.

Le operazioni di acquisto in ambito comunitario, quindi, sono soggette ad Iva, rientrando nel campo di applicazione dell’imposta, ma un meccanismo applicativo particolare, il c.d. “reverse charge“.

Vediamo, quindi, con maggiore dettaglio questa particolare disciplina, ai fini Iva.

Gli acquisti intracomunitari di beni

Al pari delle cessioni, gli acquisti intracomunitari di beni sono tali se soddisfano, per l’azienda acquirente, i seguenti requisiti:

  1.  Acquisto della proprietà o di altro diritto reale;
  2. Operazione effettuata a titolo oneroso;
  3. Trasferimento fisico dei beni tra due stati della U.E.;
  4. L’operazione deve intervenire tra due soggetti passivi Iva.

Oltre alle operazioni che soddisfano i requisiti sopra esposti, sono considerati acquisti intracomunitari di beni anche alcune operazioni assimilate.

Che vengono dettagliate dall’articolo 38 del D.L. n. 331/93:

  1. Beni introdotti in Italia per subire una lavorazione;
  2. Beni introdotto in Italia temporaneamente e utilizzati per eseguire una prestazione di servizi;
  3. Acquisti diversi di mezzi di trasporto nuovi e beni soggetti ad accisa, non superiori a €. 10.000, effettuati da enti non commerciali (non soggetti Iva), agricoltori in regime speciale, e da soggetti che effettuano esclusivamente operazioni esenti;
  4. Beni introdotti in Italia per essere ceduti.

Momento di effettuazione dell’operazione

Per poter adottare il regime fiscale Iva legato agli acquisti intracomunitari di beni, è necessario individuare precisamente il momento in cui viene a perfezionarsi l’operazione per poter individuare quando scatta l’applicazione del regime.

Il momento di effettuazione dell’acquisto varia a seconda dei seguenti casi:

  • Trasporto con mezzi dell’acquirente – Il momento in cui l’operazione si considera effettuata è quello di arrivo del bene nel luogo di destinazione;
  • Trasporto del bene con mezzi del cedente o di terzi – Il momento in cui l’operazione si considera effettuata è quello di consegna del bene in Italia;
  • Se anteriori all’arrivo dei beni – Il momento di effettuazione dell’operazione si considera avvenuto al momento del ricevimento della fattura o pagamento del corrispettivo, se avvenuto anteriormente alla consegna dei beni.

Il regime Iva degli acquisti intracomunitari

Nel sistema Iva gli acquisti intracomunitari di beni sono equiparati agli acquisti di beni all’interno del territorio nazionale e, pertanto, danno diritto alla detrazione dell’Iva applicata in Italia da parte dell’acquirente, in quanto vige il principio di tassazione nello stato di destinazione.

L’operazione è, invece, detassata nel paese di origine e di conseguenza il cedente comunitario non addebita l’Iva nella propria fattura. Al posto dell’Iva in fattura troverà posto l’indicazione “operazione non imponibile“.

E’ opportuno ricordare che, prima di effettuare operazioni intracomunitarie, le controparti dell’operazione (entrambi soggetti passivi Iva) devono risultare iscritti negli elenchi dell’archivio Vies: l’iscrizione deve essere effettuata in sede di inizio attività, oppure successivamente, ma comunque prima di effettuare qualsiasi operazione intracomunitaria.

La procedura da seguire

Comunque, nell’ipotesi di acquisti da un altro Paese UE (c.d. acquisti intracomunitari), il soggetto passivo Iva italiano (cessionario) dovrà fornire al suo fornitore (cedente) il proprio numero di partita Iva (preceduto dalla sigla IT che identifica appunto l’appartenenza all’Italia) acquisendo in questo modo la possibilità di acquistare il bene senza l’applicazione dell’Iva.

Il cedente comunitario verificata la presenza del cliente nell’archivio Vies, emette fattura al cessionario senza addebito di Iva in quanto operazione “non imponibile“, ai sensi dell’articolo 41 del D.L. n. 331/1993.

Applicazione del reverse charge

Il soggetto passivo Iva italiano (cessionario), a questo punto è chiamato ad effettuare le seguenti operazioni, legate al c.d. “meccanismo del reverse charge“:

  1. Numerare ed integrare la fattura intracomunitaria ricevuta con  l’indicazione:
    • Del controvalore in Euro del corrispettivo e degli altri elementi che concorrono alla base imponibile ove la fattura fosse in valuta diversa dall’Euro. La  conversione deve essere effettuata alla data della fattura;
    • Dell’aliquota Iva e dell’ammontare dell’imposta dovuta. L’aliquota Iva è quella utilizzata in Italia per quel tipo di bene;
  2. Annotare la fattura integrata nel registro Iva vendite al fine di liquidare l’Iva a debito, che è dovuta in Italia. La fattura seguirà la numerazione progressiva del registro Iva vendite, oppure, potrà essere istituito un apposito sezionale per annotare separatamente le fatture relativa agli acquisti intracomunitari. Tale operazione deve essere effettuata entro 15 giorni dal ricevimento della fattura;
  3. Annotare la fattura integrata nel registro Iva acquisti al fine di portare in detrazione l’Iva relativa all’acquisto effettuato. La detrazione dell’Iva seguirà il medesimo regime di detrazione previsto per gli altri acquisti effettuati nell’anno (secondo la propria percentuale di pro rata). Tale operazione può essere effettuata nei termini ordinari previsti per la detrazione dell’Iva, ovvero entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa al secondo anno successivo a quello di ricezione della fattura;
  4. Presentare l’elenco Intrastat, con cadenza mensile o trimestrale in relazione alla propria periodicità, nell’apposita sezione Intra-2-bis.

Una volta compiuta questa procedura il risultato sarà quello di avere una fattura di acquisto annotata sia nel registro Iva vendite che nel registro Iva acquisti, con due distinti numeri di protocollo.

Neutralità Iva

L’Iva sarà indicata con l’aliquota in vigore per il tipo di bene acquistato e sarà sia nell’Iva a debito dovuta all’Erario, sia nell’Iva a credito. La liquidazione periodica Iva, quindi, sarà neutra (per questa operazione), non comportando alcun onere da un punto di vista finanziario.

Infine, l’operazione così eseguita dovrà essere annotata negli elenchi Intrastat, con periodicità mensile o trimestrale a seconda del volume delle operazioni di acquisto effettuate nell’anno.

Per approfondire: Elenchi intrastat: istruzioni per l’uso

Numerazione della fattura

Un aspetto importante nel regime degli acquisti intracomunitari riguarda la numerazione della fattura di acquisto ricevuta.

Diventa importante, infatti, che la numerazione della fattura da annotare nel registro Iva vendite, che nel registro Iva acquisti, segua l’ordine progressivo di entrambi i registri. Tuttavia, per una migliore gestione, specialmente se l’azienda effettua molte operazioni intracomunitaria, consigliamo l’istituzione di un apposito registro sezionale, all’interno del registro Iva vendite.

Questo vi permetterà di tenere traccia in modo più semplice degli acquisti intracomunitari effettuati, e vi permetterà una migliore individuazione delle operazioni da inserire nell’elenco riepilogativo Intrastat. In questo caso la numerazione del registro sezionale diventa indipendente rispetto a quella dell’altro sezione con le operazioni attive nazionali.


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