Evasione fiscale: un’idea per combatterla

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L’evasione fiscale in Italia è stimata a circa 120-130 miliardi, una dimensione che colloca il Paese ai primi posti nel mondo.

La stima effettuata dalla Corte dei conti ci presenta un bilancio particolarmente amaro per la realtà economica dell’economia italiana, in cui l’ampiezza dell’area dell’evasione si coniuga, inevitabilmente, con un’elevatissima pressione fiscale sui contribuenti onesti e con l’alto livello del debito pubblico.

Questa è la situazione attuale, mentre in questi giorni si parla insistentemente di come evitare l’aumento dell’IVA, la rimodulazione dell’IMU con l’esenzione sull’abitazione principale e l’introduzione della Service tax, ecco che arriva anche il redditometro, che entra in funzione e rende l’animosità dei contribuenti totalmente insostenibile. In questa situazione, come dare torto alle tante persone che in questi giorni danno colpa anche al Fisco della mancata ripresa dalla crisi economica?

Non è possibile continuare in questo modo, soprattutto dopo che la politica continua a dare la colpa di tutto ai tanti evasori del nostro Paese, senza prima rendersi conto che per educare le persone a non evadere, per educarle alla cultura della democrazia e del vivere comune serve un esempio da chi ci rappresenta. Ecco appunto, un esempio, ho provato a cercarlo e i risultati sono stati soltanto questi: uno Stato che, con la sua inefficienza, con i suoi sprechi e con furti di denaro pubblico, costi ben 800 miliardi di euro all’anno in cambio di servizi pubblici che possono fare concorrenza soltanto ad un Paese del Terzo Mondo. Sullo sfondo di questo macabro scenario dobbiamo constatare sinceramente che di tasse ne paghiamo fin troppe ma che vengono spese male e che vengono usate per mantenere in piedi uno Stato fallito ed un sistema bancario al collasso, il tutto a discapito di chi continua a provare a fare impresa, a pagare le tasse a rendere ancora possibile l’idea di un’economia reale e produttiva.

In tutto questo adesso vengono pure a dirci che attraverso il famigerato strumento del redditometro saranno scandagliate tutte le spese effettuate nell’anno da ciascuno di noi alla ricerca di spese troppo elevate per il reddito che dichiariamo, mettendo in soggezione e sulla difensiva la maggior parte delle persone che di fisco non ne sa niente, o che magari non vuole saperne niente. E’ bene premettere che l‘evasione fiscale è un male che nel nostro Paese è ben radicato da tempo e che è giusto combatterla con tutti gli strumenti a disposizione. Quello che vado a contestare sono i modi e i tempi con i quali vengono comunicate le cose: come è possibile combattere l’evasione finché le persone ritengono il Fisco un nemico da combattere, da cui stare lontani perché se nella malaugurata ipotesi di finire nelle sue grinfie si rischia di dover pagare dei salassi, spesso non dovuti. Come è possibile pensare che la repressione sia il miglior modo per combattere chi decide di non dichiarare, magari dopo anni passati a cercare di svenarsi per trovare la liquidità per pagare gli acconti delle imposte o semplicemente l’IVA?!

Non sarebbe più opportuno partire guardando prima nel riformare la Pubblica Amministrazione, vendendo i tanti edifici pubblici dismessi che ci sono in ognuna delle nostre città, riorganizzando il personale pubblico, smistandolo nelle aree dove manca personale, rendendo più efficienti molti uffici, che oggi non riescono a fornire un servizio completo a tutti quelli che lo richiedono. Non si dovrebbe partire finanziando investimenti pubblici e privati che vadano nella direzione di creare e mantenere posti di lavoro, e aiutando tutte le piccole e medie imprese, l’asse portante della nostra economia a trovare finanziamenti che gli consentano di andare avanti, di non fallire, salvaguardando migliaia di posti di lavoro. Mi rendo conto che non sia cosa da poco, ma qualcuno dovrà pur farlo questo lavoro se vogliamo il futuro del nostro Paese, no?

Ecco che a questo punto, si potrebbe pensare anche a una riduzione dei tanti, troppi adempimenti fiscali, spesso doppi o ridondanti, che attanagliano la burocrazia del nostro Paese. Come è possibile pensare che per aprire un società servano almeno una decina di giorni, quando potrebbe essere tutto più semplice?! Ecco da quì si deve partire per la lotta all’evasione. Dopo che il Paese avrà cambiato rotta, cambiato marcia e ripartito guardando con ottimismo al futuro si potrà veramente chiedere alle persone di essere veramente oneste con il Fisco, e lo saranno se vedranno un apparato pubblico che funziona, un’economia che riparte, e una politica che fa veramente gli interessi del Paese al posto dei propri.

Ecco, proviamo a combattere l’evasione con l’educazione con l’etica del fare e con la passione verso ciò che si fa, sia che si stia facendo il più umile dei lavori, sia che si stia lavorando per il governo del Paese, perché se le persone si accorgono della passione che ci metti, ecco che tutto diventa più semplice, anche fare pagare le tasse alle persone.

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