Redditometro: i consigli per difendersi

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Il Redditometro è lo strumento attraverso il quale il Fisco può stimare il reddito presunto di un contribuente, sulla base delle spese che ha sostenuto, per verificare se sono in linea con i redditi dichiarati. 

Il Redditometro è uno dei  principali strumenti di accertamento a disposizione dell’Amministrazione finanziaria per ricostruire il redditi dei contribuenti, partendo dalle spese da loro sostenute, per confrontarli con quelli da loro effettivamente dichiarati.

L’obiettivo del Redditometro è quello di stimare il reddito presunto di un contribuente, sulla base di alcune spese che quest’ultimo ha sostenuto, per verificare se il suo tenore di vita è compatibile con i redditi dichiarati. Naturalmente, in caso di anomalie il contribuente è chiamato a giustificare lo scostamento tra spese sostenute e reddito dichiarato.

Per questo motivo, al fine di essere in grado di giustificare eventuali spese tracciate dall’Amministrazione finanziaria è opportuno tenere di conto dei principali pagamenti effettuati, in special modo per per quelli di rilevante ammontare.

Cos’è il redditometro e come funziona?

Il redditometro è uno strumento accertativo di tipo presuntivo (c.d. “sintetico”), disciplinato dall’articolo 38 del DPR n. 600/73. Il Redditometro altro non è che uno strumento pensato per ridurre l’evasione fiscale.

Il Redditometro si basa sull’esistenza di alcuni beni indice di capacità contributiva, il cui possesso determina in via presuntiva l’esistenza di un reddito. L’impiego del redditometro negli accertamenti fiscali è utile all’Amministrazione finanziaria per comparare le spese di una famiglia con il suo reddito dichiarato e a segnalare se i due valori non sono coerenti. Ma attenzione, l’accertamento non scatterà se lo scostamento tra reddito accertato e dichiarato non sarà superiore al 20%. A questa analisi saranno sottoposti i redditi futuri e quelli a partire dall’anno di imposta 2009.

Lo strumento del Redditometro sarà utilizzato quasi esclusivamente per combattere i cosiddetti “evasori totali“, ossia quei soggetti totalmente sconosciuti al fisco, che hanno redditi totalmente non dichiarati. Per questo motivo non saranno mai selezionati per un accertamento basato sul Redditometro i soggetti che percepiscono esclusivamente redditi di lavoro dipendente o di pensione.

I beni indice di capacità contributiva

L’accertamento basato sul Redditometro prende a riferimento una serie di spese, che rappresentano un indica di capacità contributiva, da parte chi le ha sostenute.

Un’elencazione, non esaustiva, al riguardo è stata fatta dalla circolare 29 dicembre 2008, n. 1 della Guardia di finanza, che ha suggerito ai verificatori la considerazione di una serie di elementi ritenuti “rappresentativi”, che molto probabilmente saranno fra quelli inseriti nel decreto che sarà emanato e sul quale poggerà il nuovo redditometro:

  • Pagamento di rate di mutuo;
  • Pagamento di canoni di locazione finanziaria, in relazione a unità immobiliari, auto e natanti da diporto;
  • Pagamento di canoni per l’affitto di posti barca;
  • Sostenimento di spese per ristrutturazione di immobili;
  • Sostenimento di spese per arredi di lusso di abitazioni;
  • Pagamento di quote di iscrizione in circoli esclusivi;
  • Pagamento di rette consistenti per la frequentazione di scuole private;
  • Assidua frequentazione di case da gioco;
  • Partecipazione ad aste;
  • Frequenti viaggi e crociere;
  • Acquisto di beni di particolare valore (quadri, sculture, gioielli, reperti di interesse storico archeologico, ecc.);
  • Disponibilità di quote di riserve di caccia e di pesca;
  • Hobby particolarmente costosi (partecipazione a gare automobilistiche, rally, gare di motonautica, ecc.).

Accertamenti basati sul redditometro

Il Redditometro serve a stimare le spese del contribuente e vedere se sono coerenti con il reddito dichiarato. Nel momento in cui viene scoperto uno scostamento tra il reddito dichiarato e le spese rilevate  (all’interno del margine di tolleranza del 20%) e scatterà un accertamento dell’Agenzia delle Entrate, sarà instaurata una doppia fase di contraddittorio con il contribuente nella quale sarà sufficiente dimostrare che quelle spese sono giustificate, perché, ad esempio, sono state effettuate con risparmi accumulati nel corso del tempo, con una donazione di parenti o amici, oppure è semplicemente frutto di redditi esenti.

Soltanto qualora permangano ancora sospetti, il Fisco attiverebbe una seconda fase: è in questo step che i contribuenti dovranno dare conto anche delle spese stimate, comprese quelle minori come vitto, trasporti, vestiti, tempo libero, acquisti comuni. Tutte calcolate in base agli indici Istat. Per contestare i sospetti su questo tipo di spese bastano ricostruzioni logiche e non per forza prove documentali come scontrini e fatture.

Soltanto se l’Amministrazione finanziaria mantenesse ancora le sue perplessità sul reddito dichiarato, puntando a far pagare le tasse al contribuente sul reddito effettivo calcolato con il redditometro, si aprirebbe l’accertamento formale. A quel punto per il contribuente ci sarebbero due strade: se non sceglierà di versare il dovuto nelle casse dell’erario, verrà avviato un contenzioso.

I consigli per difendesi dal redditometro

L’aspetto importante per poter dimostrare che le spese sono giustificate non è quello di conservare accuratamente scontrini e fatture di tutte le spese, ma semplicemente è  bene ricordarsi di effettuare pagamenti tracciabili utilizzando mezzi elettronici (carte o bancomat) in modo da poter facilmente risalire al fatto che la spesa è stata effettuata direttamente dal titolare del conto corrente. Sempre tramite l’utilizzo del conto corrente sarà possibile dimostrare al Fisco che nell’anno della contestazione il contribuente disponeva di una cifra depositata in banca pari all’importo dello sforamento.

Facciamo alcuni esempi. Tre delle principali voci di spesa indicativi della capacità contributiva sono costituite dalle spese per acquisti di beni, dalle spese per le colf e dalle spese per viaggi. Per tutte queste spese è consigliabile che la spesa inerente l’acquisto risulti tracciabile a carico del familiare che ha il reddito più alto, in special modo quando ci sia notevole differenza tra i redditi dei vari componenti. Un ulteriore consiglio utile, per il futuro, nel caso si ricevano donazioni di parenti e amici, è quello di assicurarsi che le stesse siano tracciabili con bonifico o assegni.

In definitiva, il Redditometro così come ci è stato presentato sembra essere lo strumento cardine di una nuova stretta fiscale demagogica, basata sul terrore e dalla paura di finire sotto la lente d’ingrandimento del Fisco. Non sappiamo se sia effettivamente così, potremo accertarcene soltanto dopo che sarà entrato in funzione e saranno arrivate le prime le lettere ai contribuenti, ma per il momento possiamo solo affermare chiaramente che la strategia del “terrore” sicuramente non porterà soldi nelle casse statali, considerato anche che il vecchio redditometro, molto più farraginoso e meno puntuale ha portato a recuperare, nel 2012 soltanto 30 milioni di euro, rispetto ai 120 milioni stimati preventivamente dal Fisco.


One comment

  1. Bisogna pure cominciare da qualche parte. Ma con molta attenzione

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