Conciliazione giudiziale: la procedura

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La conciliazione  giudiziale è uno degli istituti deflattivi del contenzioso tributario. Consente la riduzione delle sanzioni ad 1/3 del minimo e la riduzione del 40% delle spese di giudizio. L’accordo deve essere raggiunto prima di giungere alla trattazione in udienza del ricorso. 

La conciliazione giudiziale è uno degli strumenti deflattivi del contenzioso tributario, istituita con l’articolo 48 del D.Lgs. n. 546/1992, che consente di chiudere in maniera agevolata la lite con l’Amministrazione finanziaria, avviata con ricorso innanzi alla Commissione tributaria provinciale.

Di seguito tutte le informazioni utili per capire come e quando sfruttare al meglio l’istituto della conciliazione giudiziale in una lite con l’Amministrazione finanziaria.

La conciliazione giudiziale

L’accordo conciliativo l’Amministrazione finanziaria riduce il contenzioso tributario, in quanto definisce la lite prima di giungere a qualsiasi trattazione di merito, procedendo a una pronta liquidazione delle entrate erariali, e riconducendo, infine, l’intero settore a condizioni di efficienza ed efficacia dell’attività impositiva.

Oltre che beneficiare della chiusura totale o parziale della controversia, per il contribuente la conciliazione produce il vantaggio della riduzione delle sanzioni amministrative, quello della compensazione delle spese di giudizio.

Inoltre, il contribuente può beneficiare del pagamento rateale per le somme dovute. La conciliazione giudiziale si applica a tutte le controversie per le quali hanno giurisdizione le Commissioni tributarie provinciali e non oltre la prima udienza. Può essere proposta:

  • Dalla Commissione tributaria provinciale che, d’ufficio, può prospettare alle parti il tentativo di conciliazione;
  • Dalle parti stesse (contribuente, ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate, Ente locale, agente della riscossione).

Il tentativo di conciliazione comunque non è vincolante. Infatti, se il contribuente nel tentare l’accordo non lo raggiunge, può sempre proseguire con il contenzioso.

Come si svolge il procedimento

La conciliazione giudiziale può essere realizzata sia “in udienza” che “fuori udienza“. La conciliazione in udienza può essere avviata su iniziativa delle parti o dello stesso giudice. In particolare, si può verificare uno dei seguenti casi:

  • Il contribuente o l’ufficio, con una domanda di discussione in pubblica udienza depositata presso la segreteria della Commissione e notificata alla controparte entro i 10 giorni precedenti la trattazione, può chiedere di conciliare in tutto o in parte la controversia;
  • L’ufficio, dopo la data di fissazione dell’udienza di trattazione e prima che questa si sia svolta, può depositare una proposta scritta già concordata con il ricorrente;
  • Il giudice tributario, con intervento autonomo, può invitare le parti a conciliare la controversia.

Se si raggiunge l’accordo, viene redatto un verbale, in udienza, contenente i termini della conciliazione e la liquidazione delle somme dovute.

La conciliazione fuori udienza viene formalmente avviata dopo che è intervenuto l’accordo tra l’ufficio e il contribuente sulle condizioni alle quali si può chiudere la controversia. In questa ipotesi, lo stesso ufficio, prima della fissazione della data di trattazione, provvede a depositare presso la segreteria della Commissione una proposta di conciliazione con l’indicazione dei contenuti dell’accordo.

Se l’accordo viene confermato, il Presidente della Commissione dichiara, con decreto, l’estinzione del giudizio. Il tentativo di conciliazione comunque non è vincolante. Infatti, se il contribuente nel tentare l’accordo non lo raggiunge, può sempre proseguire il contenzioso. I principali vantaggi della conciliazione riguardano:

  • Riduzione al 40% delle spese di giudizio;
  • Le sanzioni sono ridotte ad 1/3 del minimi.

Il versamento delle somme dovute

Il versamento delle somme dovute per la conciliazione delle controversie tributarie deve essere effettuato:

  • Con modello F24 per le imposte dirette, per l’Irap, per le imposte sostitutive e per l’Iva;
  • Con modello F23 per le altre imposte indirette.

Nei suddetti modelli di pagamento devono essere indicati gli appositi codici tributo reperibili sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, nonché il codice atto relativo all’istituto conciliativo a cui si è aderito. Per le imposte dirette, l’Irap, le imposte sostitutive e l’Iva è consentito effettuare, mediante il modello F24, la compensazione di tutte le somme dovute per effetto della conciliazione giudiziale con i crediti d’imposta spettanti dal contribuente.

Non è possibile compensare, invece, le imposte dovute per effetto della conciliazione giudiziale che si versano con il modello F23. Il pagamento va fatto:

  • In unica soluzione, entro 20 giorni dalla data del verbale (conciliazione in udienza) o della comunicazione del decreto del Presidente della Commissione (conciliazione fuori udienza);
  • In forma rateale, in un massimo di 8 rate trimestrali di uguale importo, o in un massimo di 12 rate trimestrali, se le somme dovute superano €. 50.000.

La prima delle rate deve essere versata entro il termine di 20 giorni dalla data del processo verbale o della comunicazione del decreto presidenziale.

Il mancato pagamento anche di una sola delle rate diverse dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva comporta l’iscrizione a ruolo delle residue somme dovute e della sanzione prevista dall’articolo 13 del Decreto Legislativo n. 471/1997, applicata in misura doppia (60%), sul residuo importo dovuto a titolo di tributo.


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