I sistemi di Corporate Governance nelle Spa

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Le società di capitali per il loro funzionamento possono adottare tre differenti modelli di corporate governance, da scegliere a seconda delle singole caratteristiche o peculiarità della società. 

Le società di capitali sono degli autonomi soggetti giuridici che consentono di realizzare l’oggetto sociale dei soci che le hanno costituite. Le società di capitali di maggiori dimensioni, spesso hanno la caratteristica di essere amministrate da soggetti diversi rispetto ai soci, ai quali restano comunque doveri e poteri di controllo sulla gestione.

Proprio per suddividere la proprietà dal controllo delle società (specialmente di grandi dimensioni), nascono i sistemi di corporate governance. In questo contributo ci occuperemo di andare ad analizzare i principali sistemi di corporate governance attuabili nelle Spa.

Sistemi di corporate governance

Da questi presupposti nascono i meccanismi di corporate governance, che possiamo definire come  l’insieme dei principi, delle istituzioni, dei meccanismi che regolano il governo aziendale. Si tratta in altri termini delle “regole del gioco” attraverso le quali si sviluppano le più importanti decisioni dell’impresa, quelle che in linea di principio concorrono a determinare la prosperità o l’insuccesso di un’azienda.

Per questo motivo chi si appresta a costituire una società di rilevanti dimensioni, come una Spa deve fare particolare attenzione a scegliere il tipo di governance più adatto alle caratteristiche della società che vuole costituire.

Nella disciplina economico aziendale esistono tre principali modelli di gestione e controllo aziendale (corporate governance), che adesso andiamo ad analizzare, ovvero, il modello ordinario, il modello monistico e il modello dualistico.

Il modello tradizionale

Il modello di governance definito tradizionale prevede che la gestione della società sia sempre affidata ad un organo amministrativo (che può essere costituito da un unico amministratore, o da un consiglio di amministrazione).

Il controllo sulla gestione e quello contabile può, invece, essere affidato al collegio sindacale, purché sia espressamente previsto dallo statuto sociale a condizione che tutti i sindaci siano iscritti all’albo dei revisori contabili,  la società non faccia ricorso al mercato del capitale di rischio e non sia tenuta alla redazione del bilancio consolidato.

Quando, invece, lo statuto non attribuisce espressamente il controllo contabile al collegio sindacale o non concorrono le altre condizioni indicate, la legge impone che il collegio eserciti esclusivamente il controllo di legalità, mentre quello contabile è affidato ad un organo esterno (revisore o società di revisione).

Il modello monistico

Il modello monistico può essere adottato, con apposita previsione statutaria, da tutte le società (sia quelle che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, sia da quelle che non vi fanno ricorso) in alternativa al modello ordinario e al sistema dualistico.

In esso la gestione viene affidata ad un consiglio di amministrazione nominato dall’assemblea dei soci, il quale deve nominare poi al suo interno l’organo di controllo sulla gestione, ossia il comitato per il controllo sulla gestione.

Il controllo contabile deve, invece, essere affidato obbligatoriamente ad un organo esterno (revisore o società di revisione).

Il modello dualistico

Il modello dualistico, come quello monistico, può essere adottato con apposita indicazione statutaria da tutte le società, in  alternativa al modello ordinario e a quello monistico.

Tale modello prevede che l’assemblea dei soci elegga il consiglio di sorveglianza, ovvero l’organo a cui spetta il controllo sulla gestione e al quale sono affidati alcuni dei compiti che nel modello ordinario sono prerogativa esclusiva dell’assemblea, come l’approvazione del bilancio d’esercizio.

Il consiglio di sorveglianza, a sua volta è chiamato a nominare l’organo a cui spetta la gestione della società, ovvero il consiglio di gestione. Anche in questo caso il controllo contabile deve, invece, essere affidato obbligatoriamente ad un organo esterno (revisore o società di revisione).

La scelta del modello

La società può liberamente scegliere tra i modelli di corporate governance quello che si accorda meglio con la struttura della società o quello che considera di più semplice applicazione nel suo caso concreto. La competenza a scegliere spetta all’assemblea straordinaria, in quanto la scelta del modello deve essere inserita nell’atto costitutivo, senza possibilità di delegare tale materia all’organo amministrativo.

La scelta di modificare il modello di gestione può essere effettuata anche in un momento successivo rispetto alla costituzione della società, ma la modifica ha effetto solamente dalla data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio successivo rispetto a quello nel corso del quale è stata deliberata la modifica.

Secondo alcuni, il modello tradizionale è il più garantista, in quanto prevede una netta separazione tra l’attività di amministrazione e l’attività di controllo. Ulteriore garanzia dipende dal fatto che entrambi gli organi sociali sono eletti separatamente dall’assemblea dei soci.

Il modello monistico ha una struttura più semplificata e flessibile rispetto agli altri modelli. Esso tende a privilegiare la circolazione delle informazioni tra l’organo amministrativo e quello di controllo, con risparmi di tempo e costi.

Il modello dualistico attribuisce, invece, al consiglio di sorveglianza alcune importanti funzioni che nel modello ordinario spettano all’assemblea dei soci. Si tratta di un sistema in cui i soci stabiliscono solo le linee del programma economico della società e prendono le decisioni più rilevanti (operazioni sul capitale, operazioni straordinarie, e più in generale le delibere dell’assemblea straordinaria), oltre a nominare il consiglio di sorveglianza.

Si tratta, pertanto, di un modello particolarmente adatto a società in cui la gestione è affidata a manager autonomi e con poche interferenze dei soci. In pratica, esso è diretto principalmente, alle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, anche se alcuni, per le società quotate ritengono opportuno orientarsi sul modello ordinario, meglio coordinato con le disposizioni del TUF.


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