I principali reati tributari e le sanzioni penali

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Quando un illecito tributario diventa comporta l’applicazione di sanzioni penale? Quali sono i soggetti che rispondono del reato, e quali sono le fattispecie di illecito tributario sanzionate penalmente?

Le sanzioni penali in ambito tributario possono scaturire sia da comportamenti illeciti, ma anche, nella maggior parte dei casi, dal superamento di determinate soglie a seguito di errori nella compilazione della dichiarazione dei redditi, o a seguito di mancati pagamenti delle imposte.

Quando l’illecito tributario comporta sanzioni penali?

In ambito tributario le sanzioni penali scattano esclusivamente al verificarsi di alcuni eventi commessi dal contribuente, i c.d. “illeciti“, che si contraddistinguono per la qualità o per la qualità del reato e che possono consistere nell’emissione di fatture false, per costi inesistenti al fine di fruire di agevolazioni di imposta o per abbattere il reddito imponibile IRPEF, IRES, o IVA. La legge stabilisce quando un illecito è punibile con una sanzione amministrativa (la cui sanzione è la c.d. “ammenda“) o penale (ove la sanzione irrogata può essere la multa o la reclusione). Le sanzioni si aggravano tanto più diventa importante la soglia quantitativa dell’importo evaso.

Quali sono i soggetti che rispondono del reato?

Per le società rispondono i rappresentanti legali (amministratori delegati, presidenti del CDA, ecc) e coloro che sono muniti di specifiche deleghe per l’espletamento delle loro mansioni (institori). Inutile dire che in sede di accertamento si va ad indagare su chi sia il titolare effettivo della società e se vi siano eventuali presta nomi o teste di legno. Per le ditte individuali e le persone fisiche risponde direttamente il soggetto che ha commesso l’illecito.

Le principali sanzioni penali tributarie

Per la ricerca delle sanzioni penali in ambito tributario la norma di riferimento è il D.Lgs. n. 74 del 2000, modificato dal D.L. n. 138 del 2011. Le principali fattispecie di sanzioni penali sono:

  1. Dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2 D.lgs 74/2000): si commette, al fine di evadere le imposte sui redditi o sull’IVA, avvalendosi di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti, indicando in una delle dichiarazioni annuali riguardanti le suddette imposte, elementi passivi fittizi. Il reato viene punito con la reclusione da 1 anno e 6 mesi a sei anni. Non sono previste soglie minime di punibilità.
  2. Dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di artifizi in contabilità (art. 3 D.lgs 74/2000): Si commette, al fine di evadere le imposte sui redditi o sull’IVA, alterando le scritture contabili obbligatorie (libro giornale, inventari, registri IVA), riducendo ricavi o aumentando artificiosamente i costi, avvalendosi di mezzi fraudolenti ed idonei ad ostacolarne l’accertamento da parte degli organi di verifica. Il classico esempio di questo tipo di illecito è la registrazione in contabilità di un costo mai sostenuto, senza peraltro avere alcuna fattura di acquisto, oppure si omette di registrare in contabilità una fattura di vendita regolarmente emessa. Il reato viene punito con la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni al superamento congiunto di 2 soglie di punibilità: 
    1. evasione d’imposta di €. 30.000,00 per ogni singola imposta (IRES/IRPEF o IVA);
    2. elementi attivi sottratti all’imposizione (meno ricavi e/o più costi) di almeno €. 1.000.000,00. Tuttavia, se gli elementi fittizi indicati in dichiarazione (ricavi omessi o costi falsi) supera il 5% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, il reato è consumato anche se gli elementi sottratti ad imposizione sono inferiori a € 1.000.000,00.
  3. Dichiarazione infedele (art. 4 D.lgs 74/2000): si commette indicando nella dichiarazione dei redditi o in dichiarazione IVA ricavi inferiori al reale o costi falsi. Ad esempio si indica in dichiarazione dei redditi un risultato di bilancio inferiore a quello che risulta dal bilancio e dalla contabilità, oppure si indicano in dichiarazione dei redditi, variazioni in diminuzione di un componente negativo non registrato in contabilità. Il reato viene punito con la reclusione da 1 a 3 anni al superamento congiunto di due soglie di punibilità:
    1. evasione d’imposta di €. 50.000,00 per ogni singola imposta (IRES/IRPEF o IVA);
    2. elementi attivi sottratti all’imposizione (ricavi o costi) di almeno €. 2.000.000,00. Tuttavia, se gli elementi fittizi indicati in dichiarazione (ricavi omessi o costi falsi) supera il 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione il reato è consumato anche se gli elementi sottratti ad imposizione sono inferiori a € 2.000.000,00.
  4. Omessa dichiarazione dei redditi o IVA (art. 5 D.lgs 74/2000): si commette quando la società o il contribuente persona fisica, al fine di evadere le imposte sui redditi o l’IVA, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni annuali. Non si considera omessa la dichiarazione presentata entro 90 giorni dalla scadenza del termine o non sottoscritta o non redatta su uno stampato conforme al modello prescritto (dichiarazione tardiva).  Il reato viene punito con la reclusione da 1 a 3 anni quando l’imposta evasa (IRES/IRPEF e IVA) supera i €. 30.000,00 per ogni singola dichiarazione omessa.
  5. Emissione di fatture di vendita false (art. 8 D.lgs 74/2000): si commette, al fine di evadere le imposte sui redditi o sull’IVA, emettendo o rilasciando a terzi fatture di vendita o altri documenti falsi per consentire a questi di evadere le imposte. L’emissione o il rilascio di più fatture o documenti per operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo di imposta si considera come un solo reato. Il reato viene punito con la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni. Non ci sono soglie minime di punibilità.
  6. Occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10 D.lgs 74/2000): si commette occultando o distruggendo in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti contabili, al fine di evadere o consentire l’evasione di terzi di imposte sul reddito o IVA. Il reato viene punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni. Non ci sono soglie minime di punibilità.
  7. Omesso versamento di ritenute certificate o IVA oppure per indebita compensazione (art. 10-bis, 10-ter, 10-quater D.lgs 74/2000): si commette non effettuando versamenti di ritenute certificate o IVA per importo annuale superiore a €. 50.000,00. Gli importi evasi devono risultare dalla dichiarazione dei redditi relativi a ciascuna anno di imposta. Il reato viene punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni.

Richieste del contribuente

  1. Sospensione condizionale della pena –  non può essere ottenuta se, congiuntamente, l’ammontare dell’imposta evasa è superiore al 30% del volume d’affari e a €. 3.000.000,00;
  2. Richiesta di attenuanti –  Se prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari relativi ai fatti costitutivi dei delitti (nonché le relative sanzioni amministrative) sono stati estinti mediante pagamento, si ha una riduzione della pena principale (fino ad 1/3) e la non applicazione delle pene accessorie;
  3. Richiesta di patteggiamento – Viene ora stabilito che il patteggiamento art. 444 C.P.P. può essere chiesto dalle parti solo qualora ricorra la circostanza attenuante di cui sopra.