Clausole di garanzia nella compravendita di aziende

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I contratti di compravendita di aziende sono soliti presentare clausole di garanzia o di aggiustamento del prezzo a tutela delle parti coinvolte. Vediamo cosa sono e perché può essere utile inserirli nel contratto.

La compravendita di aziende o di partecipazioni sociali sono atti assai frequenti nel mondo del business. Attraverso questo tipo di operazioni due soggetti o più soggetti decidono di scambiarsi un complesso di beni (ovvero l’azienda), oppure le partecipazioni sociali, in cambio di un corrispettivo, ovvero un prezzo che di solito viene regolato in denaro.

Quando siamo di fronte ad un operazione di questo tipo, per potersi concludere efficacemente, è necessario che gli interessi del compratore e del venditore vengano a collimare. Il venditore ha l’interesse a vendere al prezzo più alto possibile, limitando al massimo le sue responsabilità su quanto sta per vendere, mentre il compratore, ha l’interesse a pagare il meno possibile ed a estendere anche all’alienante possibili evidenze negative che potrebbero avverarsi dopo il “closing” ovvero la chiusura della compravendita.

Per questo motivo è importante conoscere e saper utilizzare le principali clausole che possono essere inserire nei contratti di vendita di aziende e di cessione di partecipazioni sociali. Stiamo parlando delle clausole di aggiustamento del prezzo e delle clausole di garanzia.

Clausole di aggiustamento del prezzo

Per capire che cosa sono le clausole di aggiustamento del prezzo bisogna pensare alle fasi di una operazione di compravendita. I due momenti fondamentali dell’operazione sono il c.d. “signing“, ovvero la data di riferimento della cessione e il “closing“, la data di chiusura dell’operazione.

Tra questi due momenti possono verificarsi dei mutamenti nel valore dell’azienda o delle partecipazioni sociali dovuti al fatto che l’azienda continua a funzionare e quindi a generare o assorbire ricchezza. In pratica, le clausole di aggiustamento del prezzo hanno l’obiettivo di introdurre un meccanismo di controllo per assicurare che le ipotesi assunte per la determinazione del prezzo corrispondano alla realtà della situazione economico patrimoniale del business al momento del “closing“.

Per fare questo è necessario effettuare un confronto tra il patrimonio netto quantificato al “signing” e il patrimonio netto risultante alla data del “closing“, oppure si utilizzando una serie di indicatori di performance, da confrontare nei due momenti, come ad esempio la posizione finanziaria netta, il capitale investito, il capitale circolante netto o l’EBIT.

Tra le clausole di aggiustamento del prezzo rientrano anche quelle c.d. prospettiche, ovvero, quelle che prevedono una revisione del prezzo di vendita in un momento futuro, al realizzarsi di determinati obiettivi economico patrimoniali e/o finanziari futuri, come ad esempio l’utile d’esercizio, il MOL o il fatturato.

Questo tipo di clausole hanno l’obiettivo di mediare tra la posizione del venditore, che ritiene sottovalutato il prezzo di vendita proposto dal compratore e quella del compratore che ritiene il prezzo del venditore sopravvalutato. La clausola consente di contemperare le due posizioni, garantendo che il prezzo aggiuntivo sarà pagato soltanto al momento dell’avveramento di condizioni economiche future.

Clausole di garanzia

Le clausole di garanzia, hanno la funzione di tutelare il soggetto acquirente in caso di inadempimento del venditore. Queste clausole determinano i propri effetti nella fase patologica del rapporto di vendita, ovvero quando il venditore si sia reso inadempiente nei confronti dell’acquirente.

Le clausole di garanzia si suddividono a loro volta in clausole di rappresentazione e clausole di garanzia. Con le prime il venditore esprime determinate dichiarazioni in merito all’effettivo stato del patrimonio sociale al momento della conclusione del contratto. Una tipica clausola di salvaguardia riguarda l’elencazione dei criteri di valutazione dei vari elementi aziendali oggetto del contratto.

Con le clausole di garanzia, invece, il venditore assicura che si verificheranno o meno determinati eventi, assumendo, in tal caso, l’obbligo di corrispondere un indennizzo. L’indennizzo è la promessa del venditore di pagare o rimborsare l’acquirente in ipotesi di difformità rispetto a quanto dichiarato e garantito. Il venditore, però, cercherà comunque di limitare la sua responsabilità facendo uso di dichiarazioni specifiche che derogano alla garanzia generale, come ad esempio l’uso si franchigie o limitazioni temporali delle garanzie.

Tra le clausole di garanzia assumono particolare rilievo quelle volte a garantire gli aspetti tributari legati all’azienda oggetto di compravendita. Queste clausole hanno l’obiettivo di dare garanzia al soggetto acquirente in merito alle possibili passività fiscali che potrebbero gravare l’azienda in un momento futuro rispetto all’acquisto, ma legate ad atti compiuti precedentemente alla vendita. Si pensi ad esempio a possibili accertamenti legati ad annualità passate, oppure all’esito di eventuali contenziosi fiscali in corso, il cui esito appare ancora incerto. L’obiettivo di queste clausole è quello di tenere indenne il compratore da queste possibili passività.



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