Avviso di accertamento: come difendersi?

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Cosa fare quando ci è stato notificato un avviso di accertamento indebito in tutto o in parte? Come evitare lunghi e costosi contenziosi con il Fisco? Tutte le informazioni utili.

Uno degli adempimenti che più spaventano i contribuenti è la notifica di un avviso di accertamento, ovvero l’atto impositivo con il quale l’Amministrazione finanziaria comunica che, secondo la sua attività accertativa, il contribuente non ha applicato correttamente una norma a carattere fiscale, e che per questo risulta debitore di imposta.

Solitamente la notifica dell’avviso di accertamento viene effettuata dall’Agenzia delle Entrate rilasciando al contribuente, la famosa “busta verde“. Vediamo, quindi, come difendersi nel caso in cui venga comunicato un avviso di accertamento.

Avviso di accertamento

Se state proseguendo nella lettura di questo articolo sicuramente vi siete visti notificare un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, e volete sapere maggiori informazioni su quali siano le possibili soluzioni, o strade da percorrere quando ci si trova davanti un atto accertativo dell’Amministrazione finanziaria.

Di seguito abbiamo deciso di fornirvi dei semplici consigli che sicuramente potranno esservi utili, specialmente nel caso in cui non siate concordi con il contenuto dell’avviso di accertamento e con le pretese ivi contenute. In particolare prestate attenzione ai seguenti aspetti.

Termini per intervenire

Il primo aspetto da verificare, e che non bisogna assolutamente dimenticare è che l’avviso di accertamento prevede un termine di intervento di 60 giorni successivi alla sua notifica. Per termine di intervento si intende il periodo a disposizione del contribuente per contestare l’avviso di accertamento (in autotutela o con il ricorso), oppure per procedere al pagamento dello stesso, qualora concordi con le pretese contenute nell’atto.

Solitamente nel caso in cui il contribuente non concordi con le pretese fiscali richieste può presentare un’istanza in autotutela presso gli uffici. In caso di infruttuosità della procedura, non resta che presentare ricorso alla Commissione tributaria provinciale competente (ove necessario preceduto dall’istanza di reclamo/mediazione).

La verifica del quantum

Una volta individuato il tempo a disposizione per pagare o proporre ricorso, ecco che dobbiamo andare a capire se le pretese impositive che ci sono richieste dall’Amministrazione finanziaria risultino effettivamente dovute.

Nella maggior parte dei casi, è necessario affidarsi ad un dottore Commercialista esperto, in quanto i tecnicismi riportati nell’avviso di accertamento non sono di facile lettura, ma soprattutto ricordatevi che soltanto un occhio allenato e attento sa leggere se all’interno dell’avviso vi siano errori formali, o sostanziali, che permettano spazi di manovra per avviare un contenzioso con l’Amministrazione finanziaria.

Prima di instaurare un contenzioso tributario con il l’Agenzia delle Entrate, che comporta tempi lunghi e costi onerosi è bene valutare quali possono essere le scelte da fare per chiudere anzi tempo la lite.

Infatti, in presenza di accertamenti ritenuti  solo in parte fondati è opportuno fare alcuni calcoli prima di intraprendere la via del contenzioso. In alternativa all’impugnazione, che comporta il pagamento delle sanzioni intere per la parte di soccombenza, oltre ad 1/3 del tributo che viene automaticamente iscritto a ruolo, occorre valutare i benefici della riduzione delle penalità offerti dai vari istituti deflativi. In sostanza, è possibile scegliere se, accettare in toto le contestazioni o, in alternativa, instaurare un contraddittorio con il Fisco nell’ambito dell’adesione o, ancora, definire le sole sanzioni e impugnare comunque l’atto.

Avviso di accertamento: cosa fare?

Vediamo adesso in dettaglio quali sono le scelte che possiamo effettuare in caso di notifica di un avviso di accertamento:

Acquiescenza

In caso di avviso di accertamento fondato su dati e valutazioni difficilmente contrastabili, il contribuente ha l’opportunità di ottenere una riduzione delle sanzioni irrogate, rinunciando a impugnare l’atto.

In tal caso, le sanzioni irrogate sono ridotte a 1/3 o a 1/6 (se l’atto non risulta preceduto da invito al contraddittorio o da un Pvc definibili). Per beneficiare di queste riduzioni occorre, tuttavia, che il pagamento delle somme dovute (imposte per intero e interessi, oltre a sanzioni ridotte) avvenga entro il termine di proposizione del ricorso, ossia entro il termine di 60 giorni dalla notifica dell’atto.

Accertamento con adesione

Sempre in caso di avviso di accertamento infondato, il contribuente può tentare una via conciliativa con l’Amministrazione finanziaria attraverso il procedimento di accertamento con adesione che dovrebbe sfociare in un accordo sottoscritto dalle parti.

In questo caso il termine per impugnare l’atto di accertamento (l’irrogazione delle sanzioni è esclusa) è sospeso per un periodo di 90 giorni. L’accertamento con adesione permette al contribuente di usufruire di una riduzione delle sanzioni comminate nell’atto di accertamento nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge (pari al 100% delle maggiori imposte contestate), versando le nuove somme rideterminate entro 20 giorni dalla redazione dell’atto di adesione.

Inoltre, la definizione ha effetto sui contributi assistenziali e previdenziali. In pratica, il contribuente che concorda con l’Amministrazione finanziaria dovrà poi regolarizzare la sua posizione anche con gli enti previdenziali.

Come abbiamo visto scegliere una strada piuttosto che un’altra ha delle ripercussioni di non poco conto, considerato il fatto che, se si sceglie, ad esempio, di effettuare l’accertamento con adesione, aumentano di 1/3 sanzioni che sarebbero irrogate se si accettasse subito la pretesa fiscale con l’acquiescenza. In pratica, maggiore è l’iter che si vuole seguire per chiudere la lite maggiori sono le sanzioni che vengono richieste.

Il pagamento del debito tributario

In ogni caso il versamento delle somme dovute a seguito di acquiescenza e di accertamento con adesione si versano:

  • In unica soluzione – Entro 60 giorni dalla notifica;
  • In forma rateale – 8 rate trimestrali di pari importo se la somma richiesta è inferiore a €. 50.000, mentre è possibile arrivare sino a 16 rate trimestrali per debiti di importo superiore a €. 50.000. Sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi legali.

In entrambi i casi se la pretesa tributaria riguarda le imposte sui redditi, le imposte sostitutive delle imposte dirette, l’Iva e l’Irap i versamenti dovranno essere effettuati tramite modello F24. Nel caso in cui, invece, la pretesa abbia come oggetto l’imposta di registro e le altre imposte indirette dovrà essere utilizzato per il pagamento il modello F23.

Entro dieci giorni dal versamento dell’intero importo o di quello della prima rata il contribuente deve far pervenire all’Ufficio impositore la quietanza dell’avvenuto pagamento. Solo a questo punto si ha la definizione dell’adesione, o l’accettazione del pagamento in forma rateale.

Ricordiamo che per il versamento delle somme dovute il contribuente può effettuare la compensazione con eventuali crediti di imposta vantati, solo se gli importi a debito sono da versare tramite F24.

La nostra consulenza

Hai ricevuto un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate e vuoi avere un consulto per capire se le pretese richieste sono dovute? Contattaci nell’apposita pagina dedicata all’assistenza online, saremo lieti di risponderti e di darti il nostro consulto. Altrimenti se vuoi raccontarci la tua esperienza, lasciaci un commento negli spazi sottostanti.


24 comments

  1. Buonasera, nel dicembre 2016 mi è stato notificato un avviso di accertamento TARSU per gli anni 2010, 2011 e 2012 (per complessivi 91,00 €) relativo ad un garage che da oltre mezzo secolo è privo di allacci alle utenze pubbliche. Per lo stesso immobile è stato rilasciato atto di sgravio nell’agosto 2012. L’avviso di accertamento è motivato con l’infedele denuncia della planimetria: 48 mq invece degli attuali 35, ai fini TARSU. Nel 1989 è stato oggetto di un censimento immobiliare, relativamente al quale NON mi è stato rilasciato alcun verbale di sopralluogo ed ora mi è stato negato per impossibilità oggettiva nel reperirlo!!!!
    Non riesco a capire cosa ho omesso, se da circa 40 anni è conosciuta l’entità di questo immobile, peraltro da un Tecnico Comunale!
    Ho consultato un ingegnere e due geometri i quali mi hanno consigliato di accettare quanto contestato in relazione all’esiguità della pretesa ed al costo dell’eventuale ricorso alla Commissione Tributaria, con nomina di un legale e di un tecnico.
    All’Ufficio Tecnico Comunale mi hanno consigliato di allegare documentazione fotografica ed atto di inagibilità nel frattempo rilasciato al fine di dimostrare come la pretesa fosse fuori luogo!
    IN AUTOTUTELA ED ENTRO I 60 GG, a malincuore, ho chiesto il ricalcolo del mio debito alla luce dello sgravio, parzialmente ricadente nell’ultimo anno di accertamento. In relazione allo stato dei luoghi, mi è stato risposto che «Le foto non documentano uno status, in quanto fa fede solo un atto di sgravio!».
    La disturbo ora per le seguenti domande:

    1. Avrei potuto eccepire l’avvenuta prescrizione per l’anno 2010?
    2. C’è un termine entro cui la P.A. deve rispondermi (nel caso de quo quantificarmi il dovuto)?
    3. Qualora non dovesse accadere, cosa posso fare?

    Complimenti per il Sito e per il servizio proposto.
    Grazie infinite…

    • Fiscomania

      Per fare valere la prescrizione, a questo punto deve fare ricorso. Valuti però se effettivamente vale la pena sostenere i costi di un ricorso, se la pretesa è esigua. Per quanto riguarda l’autotutela gli uffici non rispondono se non la accettano, e comunque i 60gg per presentare il ricorso proseguono, non si interrompono, quindi dovrà scegliere cosa fare nei 60gg dalla notifica. A questo punto o accetta la pretesa o presenta ricorso.

  2. Nel 2011 ho fatto lavori di ristrutturazione per risparmio energetico, sostanzialmente per sostituzione finestre, sostenendo una spesa di circa 10.000 euro.

    La somma è stata pagata con acconto di 2.500 euro e saldo di 7.500 a distanza di qualche mese.

    I bonifici, effettuati direttamente in banca, differiscono perché solo sul primo ci sono le note sugli estremi di legge e le informazioni aggiuntive con CF/PIVA beneficiario del bonifico e delle detrazioni (io).

    Mi sono arrivati negli anni accertamenti e ho dovuto pagare anche la sanzione e gli interessi già per due anni. Questo è il terzo, e spero ultimo dato che nelle successive dichiarazioni non ho più indicato la parte del saldo. Non c’è alcun modo di limitare i danni?

    Grazie

    Andrea

    • Fiscomania

      Se il bonifico, per la parte del saldo non è stato effettuato in modo corretto, non doveva essere inserito in dichiarazione. Per il terzo anno può presentare una dichiarazione integrativa a sfavore, versando la maggiore imposta dovuta, con sanzioni ridotte rispetto a quelle che le arriverebbero con l’accertamento.

  3. Buongiorno, mi e arrivata unaintimazione di pagamento notificatami piu di due anni fa (04.04.2015), nel periofo in cui la mia casa era in affitto quindi non ho ritirato le notifiche. Una parte del plico e un avviso di accertamento per IRPEF anno 2009, anno in cui chiusi la mia attivita imprenditoriale. Somma IRPEF e di € 1241, con le sanzioni e addizionali ammonta a € 3 529. Non avendo potuto verificare e di conseguenza autotutelarmi non essendo al corrente del arfivo delle notifiche come posso proccedere? Grazie

    • Fiscomania

      A questo punto sono scaduti tutti i termini. L’unica cosa che può fare è verificare se quanto richiesto è dovuto, se ritrova i pagamenti fatti a suo tempo che dimostrano che quanto richiesto non è dovuto, si può ancora fare qualcosa.

  4. Buongiorno, ho ricevuto un avviso di accertamento da parte dell’agenzia delle entrate ed essendoci alcune cose totalmente contestabili e altre giuste, volevo capire quale strada era meglio intraprendere. Grazie per la disponibilità.

    • Fiscomania

      Se ci sono alcuni aspetti da contestare la cosa migliore è fare prima autotutela e vedere se ci sono risposte dall’ufficio. Tenga comunque presenti i 60 giorni dalla notifica dell’accertamento per presentare ricorso. Il mio consiglio è di fare vedere tutto ad un Commercialista, in modo da capire la strada migliore da prendere. Se vuole sono a disposizione.

  5. Salve, negli ultimi anni mia mamma ha ricevuto degli avvisi fu accertamento ma per dimenticanza non me li ha mai mostrati, per cui termine dei 60 giorni è scaduto da tempo.
    Ora il debito è passato ad equitalia e la cifra è consistente;
    Però vorrei avere un consiglio, da quando ha iniziato a lavorare si è sempre affidata al caf, e la sindacalista ha sempre detto che non avrebbe dovuto fare la dichiarazione (unico lavoro, dipendente statale e casa di proprietà) per cui appunto non l’ha mai fatta… ora ci ritroviamo in questo bel casino.
    Aveva ragione la sindacalista e possiamo fare ricorso o ormai ci tocca pagare l’intera somma?
    Ringrazio per l’attenzione e porgo cordiali saluti

    • Fiscomania

      Se la dichiarazione non è stata presentata molto probabilmente gli importi richiesti sono dovuti. Considerato il tempo già trascorso adesso c’è ben poco da fare, eventualmente bisognava agire prima. Per il ricorso i tempi sono ormai scaduti. L’unica cosa che può fare è rateizzare il debito.

  6. Buonasera. Mio padre,insieme ai suoi tre fratelli, ha ricevuto un atto di accertamento relativo al ritardo nellam’accatastamento di una zona esterna all’appartamento lasciato in eredità da mia nonna a tutti i figli.
    Nell’avviso è prevista una sanzione di circa 1000 euro,ridotta a circa 350 euro per il caso di pagamento in misura ridotta. È altresì scritto che il pagamento di uno solo dei condebitori liberi tutti gli altri.
    Poiché non siamo esperti in materia,vorrei chiedervi se abbiamo interpretato bene l’atto. Cioè se mio padre paga la somma di 350 euro,sono liberati dal pagamento tutti i fratelli?è possibile pagare nella misura ridotta o.si tratta soltanto di una rateizzazione?

    • Fiscomania

      Senza poter leggere l’atto è difficile poter fornire una risposta, anche perché è un accertamento di tipo catastale. Quello che le posso confermare è che se trova scritto che il pagamento di un debitore libera tutti significa che pagando la sanzione, tutti i proprietari sono liberi dall’obbligazione. L’importo ridotto può essere rateizzato.

  7. Buonasera mi è arrivato un avviso di accertamento del 2012 di 6 mila eur non dichiarate (sei mesi prima avevo scritto alla agenzia allegando copia denuncia gdf e copia estratto conto Inps dove risultava di non aver ricevuto contributo Inps )di lavoro occasionale in nero…ora mi chiedono 2000 eur o in alternativa 1300 in 8 rate trimestrali…ma perché dovrei pagare se non mi hanno messo in regola???Tel 3456943803

    • Fiscomania

      Senza poter vedere l’accertamento e tutta la documentazione è difficile fornire una risposta esaustiva. Se vuole possiamo guardare il tutto noi, per capire se le pretese sono effettivamente dovute.

  8. mi si contestano IMU non pagato per gli anni 2012 e 2013 punto. È sufficiente dimostrare i pagamenti attraverso i modelli F24 ?

  9. Buongiorno, ho ricevuto un invito dall’agenzia entrate per un controllo incrociato con due miei clienti ai quali ho emesso fatture per 75.000 € (con circa 16.000 di iva) che non ho contabilizzato (dichiarazioni 2014 su redditi 2013). Non ho scusanti, se non quella di averlo fatto per fronteggiare la necessità di reperire i fondi necessari al pagamento di stipendio e contributi per un mio dipendente (in altra attività chiusa lo stesso anno). Il dipendente era, ed è, un amico di famiglia, quindi ho scelto quella che pensavo fosse la soluzione migliore per evitare di causare contrasti. Chiaramente ho sbagliato, ma ormai è fatta. Ha senso che ora mi presenti all’agenzia delle entrate per spiegare una situazione che non ha scusanti e pure mi imbarazza, o tanto vale che attenda la fase esecutiva che avvieranno per la riscossione del dovuto? (che nel caso vorrei rateizzare). Sono già a rischio di reato penale in una situazione come questa?
    Grazie infinite

    • Fiscomania

      Non avendo scusanti presentarsi all’Agenzia non modificherà le cose, ma se si sente di farlo, faccia pure. Per capire se c’è rischio di reato penale bisogna vedere quanto sarebbe l’imposta evasa, ma da questi dati non credo si superino le soglie penali.

  10. buongiorno, ho fatto una proposta di acquisto per un negozio (cat. C1) di 70.000,00 euro che mi è stata accettata. Al momento che sono passato dal notaio mi ha sconsigliato di comprarlo perché per errato valore catastale assegnato dovrebbe avvenire una vendita per 235.000,00 euro! se continuo nell’acquisto arriverebbe certamente un avviso di accertamento. ovviamente lo stato e il luogo del negozio non giustificherebbe certo una cifra di 235.000,00 euro e non vorrei perdere l’anticipo di 5.000,00 già versato. cosa mi consiglia e semmai arrivasse l’accertamento cosa affronterei? grazie

    • Fiscomania

      La questione senza analizzare la situazione in dettaglio è difficile da affrontare. In ogni caso si vedrà notificare un accertamento legato all’imposta si registro non versata sul valore catastale. Non credo ci siano soluzioni se non dimostrare l’errore catastale. Ma sicuramente ci sarà un contezioso. Da valutare se conviene affrontare tutto questo.

  11. Buongiorno,
    mi è arrivato un avviso di accertamento relativo alla mancata denuncia dei redditi del 2008, con data di notifica agosto 2013. Non avendo mai ritirato nessun avviso o cartella (la famosa busta verde) posso fare qualcosa?
    Premetto che oare mi abbiano preso come campione a tappeto in quanto pochi mesi fa mi è arrivata un altra notifica del 2011. Come è possibile che mi abbiano presa di mira?
    Sono disoccupata, non ho nessun patrimonio e con tutte queste multe non so davvero dove sbattere la testa!

    • Fiscomania

      Per capire cosa può fare bisogna analizzare la situazione, in dettaglio. Solo così è possibile capire se si può fare qualcosa.

  12. Salve, ho ricevuto atto di accertamento in merito a tassa automobilistica non versata per diversi anni consecutivi , tasse che sto già pagando con Equitalia, ora mi chiedo se sto provvedendo a pagare il dovuto come è possibile che la regione vanti lo stesso credito ?, e poi se la regione ha affidato in passato ad Equitalia la riscossione del credito, perchè ora dopo qualche anno ritorna essa stessa a vantare il credito ?

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