Capitale sociale: riduzione volontaria

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L’organo amministrativo può decidere di operare la riduzione volontaria del capitale sociale, rispettando comunque il minimo stabilito dalla legge e motivando in ogni caso la decisione. 

Nel corso della vita della società l’organo amministrativo può decidere di ridurre il capitale per vari motivi: sia per la presenza di perdite, che possono o meno intaccare il capitale minimo previsto per Spa e Srl, oppure per esigenze legate alla natura o all’andamento economico della società.

L’organo amministrativo ha facoltà di proporre all’assemblea dei soci di ridurre il capitale sociale. L’assemblea ha facoltà di decidere autonomamente se avallare o meno questa decisione. Tale riduzione può essere effettuata in caso di esuberanza del capitale, rispetto alle reali esigenze della società, ma anche per ragioni di pura utilità o opportunità. Tali decisioni sono del tutto legittime, purché siano specificatamente motivate dall’organo amministrativo.

Limiti alla riduzione del capitale sociale

La decisione di riduzione volontaria del capitale è soggetta ad una particolare disciplina legata al rispetto di precisi limiti legali e secondo prestabilite regole di procedimento. Essa, infatti, è di competenza esclusiva dell’assemblea straordinaria, la quale ove deliberi la riduzione, può assegnare il parziale rimborso ai soci dei conferimenti effettuati, oppure, la liberazione dei soci stessi dall’effettuare parte del conferimento non ancora eseguita.

Naturalmente, la disciplina si occupa anche di tutelare i creditori sociali, i quali sono tutelati attraverso il rimedio dell’opposizione alla delibera di riduzione.

Limiti obbligatori

La delibera di riduzione volontaria del capitale sociale deve in ogni caso rispettare i seguenti limiti generali:

  1. Il capitale sociale non può essere ridotto al di sotto del minimo legale (articolo 2327 c.c.) L’eventuale riduzione che violi tale limite comporta la nullità della delibera per illiceità dell’oggetto;
  2. Non è legittimo ridurre volontariamente il capitale in presenza di perdite di capitale perché il divieto di ripartizione degli utili in presenza di perdite (articolo 2433 c.c.) impedisce a maggior ragione il rimborso del capitale. La riduzione sarà possibile solo per la parte di capitale eccedente le perdite e dopo la loro eliminazione.

Limiti facoltativi

Oltre a questi limiti obbligatori vi sono anche altri limiti legati a situazioni particolari nelle quali può venirsi a trovare la società:

  1. Se la società ha emesso azioni prive di diritto di voto, il loro ammontare dopo la riduzione non può essere superiore alla metà del capitale sociale (articolo 2351 c.2 c.c.);
  2. Se la società ha emesso obbligazioni, la riduzione può aver luogo soltanto ove l’ammontare complessivo dell’obbligazione emessa non ecceda la somma del capitale sociale e delle riserve disponibili dopo la riduzione del capitale sociale;
  3. Se la società ha costituito un patrimonio destinato, si deve rispettare il rapporto tra il patrimonio netto e i beni destinati allo specifico affare. I patrimoni destinati non possono eccedere il 10% del patrimonio netto della società.

Motivi della riduzione

Come accennato anche in precedenza, aspetto fondamentale di questo tipo di operazione è la motivazione della riduzione, che deve essere data dall’organo amministrativo e deve comparire sia nell’avviso di convocazione che nella delibera di riduzione stessa. La motivazione deve essere congrua e razionale; in mancanza la delibera risulta annullabile.

La motivazione, infatti, garantisce un’esatta e precisa informazione da parte dei soci che saranno chiamati a prendere la decisione di riduzione. L’assemblea se si tratta di una Spa si costituirà in modalità straordinaria (alla presenza di un notaio), stessa cosa anche per la Srl, anche se in questo caso non vi sono distinzioni di sorta tra assemblea ordinaria e straordinaria.

Modalità della riduzione

La riduzione volontaria del capitale sociale può essere attuata con le seguenti modalità:

  1. Liberazione dei soci dall’obbligo di eseguire i versamenti ancora dovuti e conseguente riduzione proporzionale del valore nominale delle azioni. Tale modalità deve rispettare la parità di trattamento tra i soci ed è applicabile solamente ove il capitale sociale sottoscritto non sia stato interamente versato;
  2. Rimborso del capitale ai soci, con conseguente riduzione del valore nominale delle azioni emesse. Genericamente si procede alla restituzione di una somma di denaro identica per tutte le azioni, ma è tuttavia legittimo anche il rimborso in natura, assegnando beni sociali a tutti gli azionisti, purché nel rispetto della parità di trattamento;
  3. Assegnazione dei beni ai soci, in modo proporzionale alla loro partecipazione al capitale;
  4. Costituzione di una riserva disponibile di importo pari alla riduzione deliberata. Si ha in tal caso una riduzione di capitale senza una contestuale diminuzione del patrimonio.

Esecuzione della riduzione

La delibera di riduzione non è immediatamente esecutiva: la legge ne subordina l’eseguibilità al decorso del termine di 90 giorni, dal giorno di iscrizione della delibera di riduzione nel registro delle imprese, purché entro questo termine nessun creditore abbia fatto opposizione.

Contabilmente l’importo della riduzione viene allocato in una apposita riserva vincolata non distribuibile siano a che non sia decorso il suddetto termine o non sia stata rigettata l’eventuale opposizione.

Opposizione dei creditori

Ogni creditore che vanta un credito sorto prima dell’iscrizione della delibera di riduzione può fare opposizione alla delibera di riduzione, entro il termine di 90 giorni decorrenti dal giorno di iscrizione della delibera nel registro delle imprese.

Il creditore può agire anche se la delibera di riduzione rende anche solo meno agevole la realizzazione del proprio credito. Per effetto dell’opposizione la delibera di riduzione è bloccata fino all’esito del giudizio sulla stessa.

Regime fiscale

Le assegnazioni ai soci a seguito della riduzione volontaria del capitale sociale scontano l’imposta di registro in misura fissa di €. 168 se hanno ad oggetto beni mobili soggetti ad Iva o denaro.

In ogni altro caso scontano l’imposta di registro nella misura prevista per le varie ipotesi di conferimento (articolo 4 tar. parte I DPR n. 131/86). Per i soci persone fisiche la distribuzione di somme di denaro o beni in caso di riduzione del capitale costituisce distribuzione di utile solo per la parte che eccede il costo fiscalmente riconosciuto per l’acquisto o la sottoscrizione dei titoli annullati (articolo 47, comma 6, DPR n. 917/86). Per i soci in regime di reddito d’impresa le suddette somme (per la parte eccedente il costo fiscalmente riconosciuto dei titoli) sono tassate come plusvalenze.

Sanzioni

Gli amministratori che, fuori dai casi di legittima riduzione del capitale, restituiscono i conferimenti ai soci, oppure li liberano dall’obbligo di eseguirli sono puniti con la reclusione fino ad un anno.

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