La I.U.C e i nuovi tributi comunali

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La Legge di Stabilità 2014 (L. 147/2013) ha di fatto modificato l’architettura dei prelievi municipali, lasciando una maggiore autonomia decisionale ai Comuni stessi, i quali potranno gestire autonomamente gran parte degli aspetti legati alla nuova Imposta Unica Comunale (I.U.C.). La nuova imposta è costituita da altre tre imposte: l’IMU che rimane sostanzialmente invariata rispetto a quella che già conosciamo dal 2012, salvo le esenzioni previste per le abitazioni principali e i fabbricati rurali, la TASI, ovvero la tassa sui servizi indivisibili che si applica indistintamente su tutti gli immobili (quindi anche sulle abitazioni principali), e infine la TARI, la tassa sui rifiuti ambientali che sostituisce la TARES, conosciuta nel 2013. Vediamo adesso di riepilogare brevemente i principali presupposti della nuova tassazione municipale.

La I.U.C.

La nuova imposta unica comunale si basa sul possesso di due pre­supposti impositivi:

  1. il possesso di immobili;
  2. l’erogazione e fruizione di servizi comunali.

La I.U.C. è un imposta composita che si  può suddividere nell’imposta municipale propria (I.M.U.), di natura pa­trimoniale, dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni principali e di una componente riferita ai servizi, che si articola nel tributo per i servizi indivisibili (TASI), a ca­rico sia del possessore che dell’utilizzatore dell’immobile e nella tassa sui rifiuti (TARI), destinata a finan­ziare i costi del servizio di raccolta e smalti­mento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore. Come se ciò non bastasse, viene comunque consentita la facoltà per i Comuni di istituire l’imposta di scopo per la realizzazione di specifiche opere pubbliche.

Con riferimento alle dichiarazioni, i soggetti passivi dei tributi presentano la dichiarazione relativa alla I.U.C. (su modello da appro­vare) entro il termine del 30 giugno dell’anno suc­cessivo alla data di inizio del possesso o della deten­zione dei locali e delle aree assoggettabili al tributo. Tale dichiarazione è valida anche per gli anni succes­sivi, sempreché non si verifichino modificazioni dei dati dichiarati, variazioni da cui consegua un diverso ammontare del tributo.

Per quanto riguarda, invece, le modalità di versamento della TASI e della TARI: esso potrà essere effettuato con F24 ovvero tramite apposito bolletti­no di conto corrente postale, ovvero tramite le altre modalità di pagamento offerte dai servizi elettroni­ci di incasso e di pagamento interbancari e postali. Il Comune stabilisce il numero e le scadenze di pa­gamento del tributo, consentendo di norma almeno 2 rate a scadenza semestrale e in modo anche diffe­renziato con riferimento alla TARI  e alla TASI.  È comunque consentito il pagamento in un’unica so­luzione entro il 16 giugno di ciascun anno.

Per l’IMU, invece, si applicano le note previsioni secondo cui l’imposta si paga in corso d’anno con acconto al 16 giu­gno (calcolato sulle aliquote approvate per l’anno pre­cedente) e con conguaglio a saldo entro il 16 dicembre. Quindi, i Comuni manderanno a tutti i contri­buenti gli importi da versare, di IMU, TASI e TARI, cosa assai rivoluzionaria perché i calcoli di IMU e TASI sono assai più complessi e difficili da monitorare rispetto a quelli della tariffa sui rifiuti.

La TARI

La TARI è una tassa che ha quale finalità principale la copertura dei costi per la raccolta dei rifiuti urbani. Il suo  presupposto è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsi­asi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani, a eccezione delle aree scoperte pertinenziali o acces­sorie a locali tassabili, non operative, e le aree comu­ni condominiali. Sono esenti anche le parti di immobile ove si formano, in via continuativa e preva­lente, rifiuti speciali, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori, a condizione che ne dimostrino l’avvenuto trattamen­to in conformità alla normativa vigente.

Ai fini della dichiarazione relativa alla TARI, restano ferme le superfici dichiarate o accertate ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi ur­bani (Tarsu), della tariffa di igiene ambientale (Tia1 o Tia2) o del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (Ta­res). Il Comune con proprio regolamento può prevedere riduzioni tariffarie ed esenzioni, in particolare nei se­guenti casi:

  1. abitazioni con unico occupante;
  2. abitazioni tenute a disposizione per uso stagio­nale od altro uso limitato e discontinuo;
  3. locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continua­tivo, ma ricorrente;
  4. abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero;
  5. fabbricati rurali ad uso abitativo.

L’IMU

La Legge di Stabilità conferma l’applicazione dell’IMU, stabilendo comunque l’esenzione per  le abitazioni principali e le rela­tive pertinenze (una ciascuna delle categorie cata­stali C/2, C/6 e C/7). Tale esonero non è appli­cabile alle abitazioni considerate di lusso (di categoria catastale A/1, A/8 e A/9), per le quali continuano ad applicarsi l’aliquota ridotta deliberata dal Comune e la de­trazione di € 200; ai fabbricati rurali strumentali all’attività agricola, men­tre quelli abitativi sono esenti nel caso in cui ri­cadano nel concetto di abitazione principale del possessore.

Vi è poi una riduzione riguardante il prelievo sui ter­reni agricoli: il moltiplicatore previsto per i terreni posseduti e condotti da coltivatori diretti (CD) e gli imprenditori agricoli professionali (IAP) passa dalla precedente misura di 110 alla nuova misura di 75. Il moltiplicatore pre­visto per gli altri terreni invece rimane fermo a 135.

E’ stata inoltre introdotta la deducibilità dell’IMU dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo, nel limite del 20% dell’importo pagato dal 2014 in avanti. Tuttavia l’IMU continua, invece, a essere indedu­cibile ai fini IRAP.

Per quanto riguarda le persone fisiche, è da segnalare il fatto che è stata ripristinata la tassazione fondiaria IRPEF sugli immobili a destinazione abitativa, non locati ed ubicati nello stesso Comune nel quale si trova l’immobile adibito ad abitazione principale del contribuente, solo con riferimento alla base imponibile IRPEF e delle relative addizionali e solo con riferimento al 50% del reddito da questi ritraibile.

La TASI

La vera tassa nuova introdotta dalla Legge di Stabilità è la TASI, ovvero il contributo per i servizi indivisibili offerti dai Comuni. Il presupposto impositivo della TASI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di fabbricati, ivi compresa l’abitazione principale come definita ai fini dell’imposta municipale propria, di aree scoperte, nonché di quelle edificabili. Sono escluse dalla TASI le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali imponibili, non operative, e le aree comuni condominiali. La TASI è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo le unità immobiliari citate. In caso di pluralità di possessori, essi sono tenu­ti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria. Nel caso in cui l’unità immobiliare sia occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’u­nità immobiliare (comodato o locazione dell’immobile), ciascuno di questi risulta titolare di un’autonoma obbligazione tributa­ria, ricordando che:

  1. l’occupante versa la TASI nella misura, compresa fra il 10% e il 30% per cento dell’ammontare comples­sivo dell’imposta;
  2. la restante parte della TASI comples­siva è corrisposta dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare.

La base imponibile è quella prevista per l’applicazio­ne dell’imposta municipale propria (IMU), a cui viene applicata l’aliquota di base della TASI, pari all’1 per mille. Il Comune può introdurre delle specifiche riduzioni, che tengano conto altresì della capacità contributiva della famiglia, anche attraverso l’applicazione dell’I­SEE. La Legge di Stabilità fissa dei limiti alla possibilità dei Comuni di incidere sull’aliquota della TASI. L’Ente può infatti determinare l’aliquota TASI tenendo conto del fatto che la somma delle ali­quote TASI e IMU, per ciascuna tipologia di im­mobile, non può essere in ogni caso superiore all’aliquota massima consentita dalla legge stata­le per l’IMU, fissata all’ 11,4 per mille. Mentre, per i fabbricati rurali a uso strumentale l’aliquota massima della TASI, non può comunque eccedere il limite dell’1 per mille, ossia l’aliquota base del tributo.

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