Operazioni con l’estero in dichiarazione IVA

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Che impatto hanno e come devono essere indicate in dichiarazione Iva le operazioni con l’estero? Vediamo di chiarire i possibili dubbi con questo contributo. 

Il recepimento nel nostro ordinamento delle disposizioni previste dalla direttiva 2010/45/UE ha un impatto significativo per la compilazione della dichiarazione Iva.

Le disposizioni riguardano sia aspetti afferenti l’adempimento degli obblighi Iva come il contenuto della fattura, i termini e le modalità di emissione della stessa, ed altre che riguardano aspetti più concettuali, come l’obbligo di fatturazione delle operazioni extraterritoriali, che inevitabilmente si riflettono sull’attività del contribuente. Infatti, la fatturazione di queste operazioni comporta delle conseguenze sia per la determinazione del volume d’affari, dello status di esportatore abituale e per il calcolo del plafond.

Fatturazione delle operazioni extraterritoriali

L’articolo 21 del DPR n. 633/72 prevede ai commi 6 e 6-bis, l’obbligo di fatturazione di alcune operazioni per le quali non è previsto l’addebito di Iva per il committente, si tratta delle operazioni non soggette, non imponibili (escluse le cessioni intracomunitarie ex articolo 41 del D.L. n. 331/93 per le quali è prevista una specifica disciplina) ed esenti. In particolare tali operazioni possono essere così schematizzate:

Tipologia di operazioneDicitura da riportare in fatturaRigo della dichiarazione IVAConcorre alla formazione del plafond
Operazioni non imponibili ex art. 8 (cessioni all’esportazione lett. A) e B)Operazione non imponibileVE 30 casella 1 e casella 2SI
Operazioni non imponibili ex art.8-bis (assimilate alle cessioni all’esportazione)VE 30 casella 1SI
Operazioni non imponibli ex art. 9 (servizi interazionali)VE 30 casella 2SI
Operazioni non imponibili ex art. 38-quater (cessioni a viaggiatori extra UE senza addebito IVA)VE 32NO
Operazioni esenti ex art. 10operazione esenteVE 33NO
Operazioni soggette al regime del margine DL 41/95regime del margineVE 30 casella 1SI
Cessioni relative a beni in transito o in luoghi soggetti a vigilanza doganale (art. 7-bis co.1)operazione non soggettaVE 32NO
Operazioni effettuate dalle agenzie di viaggio e turismo soggette a regime del margine ex art. 74-terregime del margine agenzie di viaggioVE 32NO

Dalla tabella sopra esposta risulta evidente come la suddivisione in differenti righi delle suddette operazioni sia volta al fine di distinguere le operazioni che concorrono alla formazione del plafond dell’esportatore abituale.

Determinazione del volume d’affari

Il primo effetto che si viene a creare a seguito della previsione dell’obbligo di fatturazione delle operazioni extraterritoriali è l’incidenza di queste nella determinazione del volume d’affari. Tale novità determina una serie di effetti negativi per il contribuente per il quale si allontana la possibilità di accedere a semplificazioni o regimi la cui applicazione è legata a tale grandezza, ad esempio:

  • Accesso alla liquidazione trimestrale;
  • Accesso alla disciplina del cash accounting.

Tuttavia, nessun effetto peggiorativo nasce dall’allargamento del volume d’affari in materia di verifica dello status di esportatore abituale e cioè di quei soggetti che effettuano esportazioni ed operazioni assimilate per più del 10% del volume d’affari e che hanno diritto ad acquistare in sospensione d’imposta (operazione non imponibile ex art. 8 comma 1) lettera c del DPR n. 633/72) nei limiti del plafond disponibile.

L’articolo 1 del D.L. n. 746/83 è stato, infatti, modificato precisando che oltre a non tener conto delle cessioni di beni in transito o depositato nei luoghi soggetti a vigilanza doganale, non si tiene conto delle operazioni di cui all’articolo 21, comma 6-bis.

Per questo motivo ai fini della verifica dello status di esportatore abituale si viene a determinare un volume d’affari “rettificato“. In particolare la frazione che deve essere impostata per verificare detto status prevede l’indicazione:

  • Al numeratore le operazioni che concorrono alla formazione del plafond (rigo VE 30);
  • Al denominatore il volume d’affari “rettificato” dato dal volume d’affari di cui al rigo VE 40 decurtato dalle cessioni di beni in transito o depositati nei luoghi soggetti a vigilanza doganale e delle operazioni di cui all’articolo 21, comma 6-bis, del DPR n. 633/72 e nemmeno di tutte le operazioni extraterritoriali.

Se il risultato è superiore al 10% allora il contribuente si considera esportatore abituale.

Operazioni con l’estero nel quadro VF

Il quadro VF della dichiarazione Iva accoglie, tra le altre, anche le importazioni di beni, le quali possono essere suddivise in 3 categorie:

  1. Importazioni con Iva assolta in dogana – Caso classico è la bolletta doganale, per gli acquisti extra Ue, che reca l’addebito dell’imposta;
  2. Importazioni con utilizzo del plafond – Se l’importazione è effettuata da un esportatore abituale che ha presentato lettera d’intento all’Agenzia delle Entrate, al pari degli acquisti presso italiani con utilizzo del plafond, va indicata al rigo VF13.
  3. Importazioni non soggette ex articolo 68 del DPR n. 633/72  – Devono essere indicate al rigo VF15, unicamente agli acquisti esenti.

Il reverse charge

Con le modifiche introdotte, a partire dal 2013 tutte le operazioni (servizi) territorialmente rilevanti in Italia ricevuti da non residenti devono essere oggetto di integrazione (reverse charge) piuttosto che di autofatturazione facendo riferimento esclusivamente al luogo di stabilimento della controparte. Riepilogando schematicamente possiamo avere le seguenti situazioni:

  1. Prestazione di servizi (territoriali in Italia) ricevuti da non residenti – se arrivano da prestatore UE vige l’obbligo di integrazione della fattura (reverse charge), mentre se il prestatore è un soggetto extracomunitario deve essere effettuata l’autofatturazione (articolo 17, comma 2 del DPR n. 633/72);
  2. Acquisto di beni – si parlerà di integrazione della fattura se l’acquisto avviene da un soggetto UE (art. 46 DL 331/93), mentre di registrazione della bolletta doganale se l’acquisto avviene da un soggetto residente fuori UE.

Le operazioni per le quali l’assolvimento dell’imposta avviene attraverso il meccanismo dell’inversione contabile (intendendo sia le operazioni da integrare che da autofatturare) scontano una particolare forma di indicazione nel modello di dichiarazione Iva.

La registrazione che transita sul registro Iva acquisti confluisce nel quadro VF, unitamente alle altre operazioni per le quali non si applica l’inversione contabile, mentre la registrazione che transita sul registro vendite deve essere indicata nel quadro VJ. Quindi, l’Iva in detrazione da portare nel quadro VL scaturisce direttamente dal quadro VF, mentre l’Iva a debito proviene dai quadri VE e VJ.

In particolare nel quadro VJ3 devono essere indicati gli acquisti di beni e servizi da soggetti residenti all’estero di cui all’articolo 17, comma 2. Nella sostanza, andranno inseriti i servizi forniti da non residenti territorialmente rilevanti in Italia (per i quali si era autofatturato in caso di prestatore exrta UE, o si era integrato in caso di prestatore UE) e gli acquisti da non residenti territoriali in Italia.

Mentre, devono essere indicati separatamente, al rigo VJ9, gli acquisti intracomunitari di beni per i quali era stata effettuata l’integrazione.

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