Obbligo di partita IVA per acquisti di pubblicità sul web

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I soggetti passivi Iva non residenti hanno l’obbligo di aprire una posizione Iva in Italia per la vendita di pubblicità sul web. 

La Legge di Stabilità 2014 (articolo 1, comma 33, Legge n, 147/2013) ha introdotto nel nostro ordinamento il nuovo articolo 17-bis del DPR n. 633/72 riguardante l’acquisto di pubblicità on-line.

Si tratta di una nuova tassazione per imprese e professionisti (titolari di partita Iva), che operano nel settore della pubblicità sul web. Secondo le nuove disposizioni, viene imposto ai soggetti non residenti l’apertura di una partita Iva in Italia, per acquisire servizi di pubblicità e link sponsorizzati on line.

Questa nuova normativa legata agli acquisti di pubblicità sul web è nata per risolvere il problema della corretta tassazione degli incassi effettuati da parte di quelle aziende con sedi dislocate in diversi paesi dall’Italia (comunitari e non), in grado di scaricare su società estere i guadagni effettuati attraverso la rivendita di spazi pubblicitari eludendo così la tassazione italiana.

Classici esempi di queste operazioni sono quelli messi in atto dalle big del mondo del web, Google, Facebook, Amazon, più volte accusate di elusione fiscale dai governi europei, che ad oggi fatturano i volumi di vendita effettuati in Italia in Paesi con una fiscalità assai più vantaggiosa di quella nostrana. Attraverso l’obbligo di apertura di partita Iva per l’acquisto di pubblicità on line, tutte queste società sarebbero costrette a fatturare i loro ricavi anche in Italia, generando imponibili fiscali ad oggi mai dichiarati.

Tuttavia, l’entrata in vigore della norma, inizialmente prevista per il 1° gennaio 2014 è stata posticipata (con il c.d. “decreto milleproroghe”),  al 1° di luglio 2014, per permettere alla Commissione Europea di vagliare la legittimità della normativa rispetto alle norme europee.

La web tax per l’acquisto di pubblicità on-line

La nuova normativa prevede espressamente che tutti i soggetti passivi che intendano acquistare servi­zi di pubblicità e link sponsorizzati on line, anche attraverso centri media e operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita Iva rilasciata dall’Amministrazione finan­ziaria italiana.

Allo stesso modo, esclusivamente attraverso soggetti titolari di partita Iva italiana, quali editori, concessio­narie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operato­re pubblicitario, devono essere acquistati gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (servizi di search advertising), visualiz­zabili sul territorio italiano durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili.  La disposizione prosegue affermando che l’obbligo in esame si applica anche nel caso in cui l’operazione di compravendita sia stata effettuata mediante cen­tri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti.

Luogo impositivo dei servizi di pubblicità

Nell’ambito della Direttiva n.2006/112/CE, relativa al sistema comune dell’im­posta sul valore aggiunto, i servizi di pubblicità e i link sponsorizzati on line, così come gli spazi pubbli­citari on line, costituiscono “servizi prestati tramite mezzi elettronici”.

L’articolo 7 del Reg. UE n.282/11 definisce i servizi che possono qualificarsi come “prestati tramite mezzi elettronici” annoverando tra i medesimi, anche la “fornitura di spazio pubblicitario, compresi banner pubblicitari su una pagina o un sito web”.

La qualificazione dei servizi in esame è rilevante ai fini della territorialità dell’Iva non solo per le presta­zioni “B2C” (business to consumer), ma anche per quelle “B2B” (business to business).

Posto che il nuovo art.17-bis d.P.R. n.633/72 si appli­ca limitatamente ai rapporti “B2B” (business to bu­siness), è dato osservare che, dal punto di vista ter­ritoriale, a seguito delle novità introdotte dal D.Lgs. n.18/10, di recepimento della Direttiva 12 febbraio 2008, n.2008/8/CE, le prestazioni di servizi rese tra­mite mezzi elettronici si considerano prestazioni di servizi “generiche” ove scambiate tra soggetti passi­vi. In quanto tali, dal 1° gennaio 2010, alle stesse si applica la regola generale basata sulla tassazione nel Paese del committente.

A conferma di questa classificazione può richiamarsi la circolare n.58/E/09 (par.1), che include tra le prestazioni di servizi “che devono con­siderarsi territorialmente rilevanti in Italia se resi a soggetti passivi stabiliti in Italia e come tali ri­entranti nell’ambito applicativo dell’Iva”, ai sensi dell’art.7-ter, co.1, lett.a), d.P.R. n.633/72, anche le “prestazioni di servizi rese tramite mezzi elettronici”.

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