Ecommerce: apertura della partita Iva

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La vendita di beni in ecommerce è considerata dal Fisco come un’attività commerciale che richiede, per il suo esercizio, l’apertura della partita Iva. Vediamo tutti gli adempimenti. 

Vorresti aprire un sito internet per vendere in ecommerce? Oppure stai effettuando vendite su E-bay o su Amazon e ti stai chiedendo se sei in regola con il fisco? Probabilmente se stai leggendo questo articolo stai cercando di dare una risposta a queste domande che attanagliano tutti quei soggetti che si propongono di aprire un sito per vendere on-line.

Sito di ecommerce: adempimenti fiscali e previdenziali

La vendita di beni è un’attività commerciale e come tale per essere esercitata in maniera abituale richiede necessariamente l’apertura di una partita Iva. Per fare questo dovete rivolgervi ad un commercialista abilitato che vi seguirà passo passo per evitare spiacevoli inconvenienti di natura fiscale.

In ogni caso la partita Iva deve essere aperta utilizzando il codice attività:

479110 – commercio al dettaglio di prodotti via internet

Al momento dell’apertura della partita Iva dovrete scegliere, consigliati dal vostro consulente di fiducia, anche il regime fiscale da adottare per l’esercizio della vostra attività, per maggiori dettagli vi rimando ad un precedente articolo “Regime forfettario per le nuove partite Iva“.

Solo dopo l’apertura della partita Iva sarà possibile aprire il proprio sito internet ed iniziare a programmare la propria attività di vendita. Naturalmente sulla home page del sito deve essere riportata la ragione sociale della vostra ditta individuale, l’indirizzo completo e la partita Iva.

Contestualmente all’apertura della partita Iva deve essere effettuata l’iscrizione nella sezione “commercianti” del registro delle imprese della Camera di Commercio di competenza e dovrà essere dichiarato l’inizio di attività anche al Comune di residenza attraverso la (SCIA). Da un punto di vista previdenziale, è necessario effettuare anche l’iscrizione alla gestione separata INPS. Tutti questi adempimenti devono essere effettuati per via telematica  tramite “Comunica“, per questo motivo affidarsi ad un consulente preparato diventa un’aspetto fondamentale.

I costi legati all’apertura di un sito di ecommerce

Molti di voi a questo punto si staranno chiedendo quale può essere il costo legato all’effettuazione di tutti questi adempimenti, e quali possono essere i costi annui legati agli adempimenti fiscali di un attività di ecommerce? In questo articolo ci occuperemo solamente di riepilogare i costi legati all’aspetto fiscale dell’attività, tralasciando i costi legati all’esercizio dell’attività stessa. Ebbene, aprire un sito di ecommerce è un’attività paragonabile in tutto e per tutto all’esercizio di un’attività commerciale e come tale deve sostenere una serie di spese legate all’apertura dell’attività, sia alla gestione annuale della stessa. All’apertura dell’attività bisogna mettere in conto i costi legati all’iscrizione alla Camera di Commercio (circa €. 35 tra diritto di bollo e segreteria), con il pagamento del diritto camerale, da versare ogni anno (pari ad €. 88). Inoltre, vi sono i costi legati alla contribuzione INPS, che prevede il pagamento di un fisso di almeno €. 2.900 annui. Per ultimo ma non ultimo, infine, il costo legato al vostro commercialista che vi seguirà in tutti gli adempimenti fiscali periodici, come la dichiarazione dei redditi annuale.

La fatturazione ai fini Iva in ecommerce

Quando si decide di avviare un’attività di ecommerce è bene sapere anche come trattare le vendite che si effettuano da un punto di vista fiscale. Per questo motivo è bene conoscere le differenze tra ecommerce diretto e indiretto, in quanto da un punto di vista fiscale effettuare un tipo di vendita piuttosto dell’altro comporta delle differenze di non poco conto.

Il commercio elettronico consiste nello svolgimento di attività commerciali e di transazioni per via elettronica e comprende la commercializzazione di beni, la prestazione di servizi e la commercializzazione di prodotti digitali. Sulla base della consegna dei prodotti acquistati l’ecommerce può essere suddiviso in:

  • ECOMMERCE DIRETTO – In caso di ecommerce diretto, l’intera transazione, ordine consegna e pagamento avvengono interamente per via telematica attraverso la fornitura di prodotti virtuali intangibili (software, siti web, immagini, testi, film e musica), che vengono acquisiti attraverso il “download” del committente. Ebbene, da un punto di vista IVA queste operazioni sono assimilate alle prestazioni di servizi, le quali prevedono le seguenti regole di fatturazione:
    • Prestazioni business to business – le prestazioni svolte tra due soggetti passivi Iva queste rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 7-ter c.1 lett. a) del DPR n.633/72. Tali prestazioni sono quindi tassate nel luogo di stabilimento del committente a prescindere dalla residenza del prestatore e dal luogo ove la prestazione viene eseguita (vendita tra due aziende italiane di un software – il prestatore emette fattura con Iva). Se uno dei soggetti è comunitario, dal lato attivo del rapporto il soggetto passivo Iva dovrà emettere fattura non soggetta ad Iva, mentre dal lato passivo il soggetto che la riceve dovrà integrare la fattura con il meccanismo del reverse charge entro il mese di ricevimento;
    • Prestazioni business to consumer – le prestazioni svolte tra un soggetto passivo Iva e un soggetto privato rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 7-ter c.1 lett. b) secondo il quale le prestazioni di servizi si considerano effettuate nel territorio dello stato quando sono rese da soggetti passivi stabiliti nel territorio a committenti non soggetti passivi. Ad esempio, una società italiana vende ad un privato un film scaricato su internet. L’operatore nazionale emette fattura con Iva.
  • ECOMMERCE INDIRETTO – In caso di ecommerce indiretto, la cessione avviene per via telematica ma la consegna dei beni avviene tramite canali tradizionali (consegna del bene tramite vettore o spedizioniere). Ai fini Iva tali operazioni sono assimilate alle vendite per corrispondenza. In particolare, si tratta di cessioni di beni non soggette ad obbligo di fatturazione (se non richiesta dal cliente), ne all’obbligo di certificazione mediante emissione dello scontrino o ricevuta fiscale. I corrispettivi delle vendite devono essere comunque annotati nell’apposito registro. Vediamo adesso le casistiche che possiamo avere:
    • Prestazioni business to business – le prestazioni svolte tra due soggetti Iva devono essere regolate tramite emissione di fattura, in ogni caso, così come previsto dal DPR n. 633/72.
    • Prestazioni business to consumer – le operazioni svolte tra un venditore soggetto passivo Iva nel nostro Paese ed un soggetto privato devono essere annotate nel registro dei corrispettivi e sono soggette ad Iva, oppure fatturate ma soltanto su richiesta del cliente. Se invece il soggetto passivo è un soggetto privato residente in un paese comunitario l’Iva deve essere applicata in Italia se l’ammontare delle cessioni effettuate nello stato dell’acquirente, hanno superato nell’anno precedente o nell’anno in corso la soglia di €. 79.534,36. Viceversa sorge l’obbligo per il soggetto Iva italiano di identificarsi fiscalmente nel paese comunitario al fine di applicare l’Iva nel paese di destinazione.

Per maggiori informazioni sulla disciplina fiscale riguardante l’e-commerce potete consultare la nostra guida al seguente link:

E-commerce: guida alla disciplina fiscale

6 comments

  1. Quanti sono i siti di e-commerce in regola con le disposizioni fiscali?
    Grazie!
    PS. Bellissimo sito!

    • Fiscomania

      Salve,
      non le so dire quanti siti di e-commerce sono in regola, come potrà immaginare, ma il fatto che qualcuno non lo sia non ci deve indurre a fare le cose per bene. Questo è il mio pensiero personale.
      La normativa impone ai siti di e-commerce di esporre la partita Iva sul sito. Tuttavia, il fatto che non sia esposta, non significa che effettivamente non ce l’abbia.

      • certo non intendo dire che le cose non vadano fatte perbene! Era ed è invece proprio una curiosità statistica, in primis.
        Nessuna preoccupazione 🙂 ho crediti fiscali mai arrivati!

        Buona serata

        Lidia Beduschi (già docente Etnoscienza Università Ca’ Foscari, Venezia)

        • Fiscomania

          Secondo me statisticamente il 60% dei siti non è in regola. Ma anche lei quindi ha un suo sito di e-commerce?

          • no, ma sto pensando di aprire un blog con i corsi che tenevo dal vivo ed eventualmente proporne una parte a pagamento, altra maggioritaria gratuita. Devo tarare il target, quindi un primo periodo mi servirà per quello.

            Noi etnoantropologi non abbiamo albo professionale, io ho lavorato molto con le Amministrazioni Locali, le ASL, la Regione, ed anche L’OPG di Castiglione delle Stiviere. Mi sono occupata e mi occupo (ho un brevetto italiano non utilizzato e un secondo europeo in preparazione) di accessibilità ai colori e alle immagini per i non vedenti (a partire dal mio insegnamento di Etnoscienza):odorisuonicolori.it. Ma anche di Autobiography as Therapy, che appunto vorrei proporre sul blog.
            Cordiali saluti
            Lidia Beduschi

          • Fiscomania

            Salve Lidia,
            avendo già una partita Iva aperta, non dovrebbe avere particolari problemi ad aprire un nuovo sito dove proporre i suoi corsi (gratuiti o a pagamento).
            Complimenti per la sua preparazione e per i servizi che offre.

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