Associazione in partecipazione: il contratto

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L’associazione in partecipazione è una forma di contratto con il quale un imprenditore (“associante“) si accorda con uno o più soggetti (“associati“) che svolgono la propria attività lavorativa e vengono ricompensati con una partecipazione agli utili dell’impresa.

Il contratto di associazione in partecipazione è un contratto di collaborazione con il quale una parte della associante, attribuisce ad un’altra parte, l’associato, una partecipazione agli utili dell’impresa o di uno o più affari, in cambio di un determinato apporto di beni o denaro. Nel caso di perdite l’associato risponde soltanto nei limiti del suo apporto.

Si può avere associazione in partecipazione tra due società oppure tra una società e una persona fisica, o tra impresa individuale e società. All’attività svolta dall’associante possono partecipare più associati, sia all’atto della costituzione sia successivamente, allargando la compagine con il consenso degli associati.

La finalità del contratto è di realizzare una collaborazione tra più soggetti per l’esercizio di una attività economica a scopo di lucro, senza la creazione di un nuovo soggetto giuridico e la costituzione di un patrimonio autonomo, ne la comunione dell’affare e dell’impresa, che restano di esclusiva pertinenza dell’associante.

Associazione in partecipazione: la costituzione

Il contratto di associazione non necessita di forma particolare e può perfezionarsi con il semplice consenso delle parti (anche tacito). La  forma scritta può essere necessaria in relazione all’esigenza di accordarsi sull’apporto e sulla misura della partecipazione dell’associato agli utili o alle perdite o alla natura dell’apporto. Il contratto deve indicare:

  1. L’oggetto, che consiste nel compimento di un’attività economica a scopo di lucro;
  2. L’apporto dell’associato in favore dell’impresa associante;
  3. La quota di partecipazione agli utili dell’associato;
  4. La titolarità piena e il potere di gestione dell’impresa in capo all’associante.

La durata del contratto può essere determinata o indeterminata. L’associazione non ha un nome che la identifichi. Non è prescritta alcuna forma di pubblicità, tanto che spesso la sua esistenza non è conosciuta dai terzi.

Il ruolo dell’associante

La gestione dell’impresa o dell’affare spetta all’associante, che ne assume la responsabilità (art. 2552 c.c.). I terzi che hanno contratto con l’associante non possono fare valere diritti nei confronti dell’associato. L’associante svolge tale incarico personalmente per tutto il tempo di durata dell’associazione. Nella gestione dell’impresa l’associante deve:

  • Chiedere il consenso agli associati prima di fare entrare nuovi associati. Ciò vale soltanto quando la nuova partecipazione è successiva al primo contratto di associazione, comportando una modifica delle quote di partecipazione agli utili;
  • Chiedere il consenso agli associati quando vuole modificare l’oggetto dell’impresa o dell’affare;
  • Osservare la diligenza del mandatario negli atti di gestione;
  • Consentire agli associati di effettuare controlli e fornire loro il rendiconto nell’affare o il rendiconto annuale se la gestione si protrae per più di un anno.

La mancata tenuta della contabilità può costituire inadempimento grave dell’associante, anche quando, per la natura e le dimensioni dell’impresa o dell’affare, non sussiste l’obbligo legale della tenuta della contabilità. Tuttavia, il mancato rendimento dei conti non comporta la risoluzione del contratto di associazione per grave inadempimento.

L’associante non può apportare modifiche al contratto senza il consenso dell’associato. Di conseguenza, egli non deve porre in essere attività concorrenti nei confronti degli affari con riferimento ai quali ha stipulato l’associazione in partecipazione, cessare arbitrariamente dall’esercizio dell’impresa i dell’affare.

Il ruolo dell’associato

L’associato conferisce l’apporto che entra a fare parte del patrimonio dell’associante. Egli partecipa alla gestione dell’associazione se delegato o consultato dall’associante ed ha un potere di controllo dell’operato dell’associante. Una disciplina particolare regolamenta la sua partecipazione agli utili e alle perdite dell’associazione. Egli non è tenuto al divieto di concorrenza nei confronti dell’impresa o degli affari con riferimento ai quali ha stipulato l’associazione in partecipazione.

L’apporto è elemento indispensabile al fine dell’esistenza dell’associazione in partecipazione. Esso può essere di qualsiasi natura, purché suscettibile di valutazione economica e strumentale per l’affare e per l’impresa dell’associante. L’apporto dell’associato può essere costituito da:

  • denaro, che incrementa il patrimonio dell’associante;
  • beni in natura, mobili o immobili, anche solo in godimento, con l’obbligo di destinarli allo scopo convenuto per poi restituirli al momento in cui si estingue il rapporto di associazione;
  • crediti, compresi quelli nei confronti dell’associante;
  • liberazione dell’associante da un debito verso terzi;
  • prestazione di attività lavorativa non subordinata, tecnica o lavorativa, soggetta alle direttive dell’associante;
  • prestazione di garanzie, reali o personali, che permettono all’associato di utilizzare nuovi mezzi finanziari.

L’associato deve corrispondere il suo apporto dopo la costituzione dell’associazione ed in modo integrale, salvo diverse pattuizioni tra le parti. La valutazione dell’apporto è essenziale per determinare la misura della partecipazione agli utili e alle perdite e l’entità della restituzione. L’associato deve essere consultato dall’associante per le decisioni rilevanti, può ottenere una delega per il compimento di atti di gestione.

La partecipazione agli utili e alle perdite

L’associato partecipa agli utili nella percentuale stabilita dal contratto. Se non è determinata, spetta al giudice valutarla in proporzione all’apporto effettuato. La partecipazione agli utili da parte dell’associato può tradursi nella partecipazione al complesso degli utili dell’impresa o a quelli di singoli affari: non rileva il riferimento delle parti contrattuali agli utili dell’impresa o viceversa ai ricavi per i singoli affari. Se l’associazione riguarda solo un determinato affare, essa si calcola sulla differenza tra ricavi e costi dell’affare.

Gli utili possono consistere in una somma fissa di denaro o in una percentuale sul prezzo di vendita del prodotto oggetto dell’affare. Il diritto agli utili matura, salvo diversa previsione contrattuale, alla scadenza dell’affare o, se il rapporto è pluriennale, con cadenza annuale. Tale diritto diviene liquido ed esigibile all’approvazione dei singoli bilanci, e si riferisce agli utili risultanti dal conto dei profitti e delle perdite.

Salvo patto contrario, l’associato partecipa alle perdite nella stessa percentuale in cui partecipa agli utili. In ogni caso non risponde delle perdite aventi un importo superiore al valore del suo apporto. E’ in genere ammessa la clausola che esclude l’associato dalle perdite.

Associazione in partecipazione: regime fiscale

Il contratto di associazione in partecipazione è soggetto all’imposta di registro in misura diversa a seconda del tipo di apporto, come per i conferimenti. Ai fini delle imposte dirette, se l’apporto è di solo capitale o di capitale e lavoro, la relativa remunerazione a titolo di partecipazione agli utili è indeducibile, per l’associante indipendentemente dalla natura giuridica dell’associato (persona fisica non imprenditore, imprenditore individuale, società di persone o società di capitali).

Viceversa, se il contratto prevede l’apporto di solo lavoro, l’associante può dedurre dal reddito d’impresa, come costo, gli utili spettanti agli utili associati in partecipazione. Devono, però, verificarsi le seguenti condizioni:

  • il contratto deve essere stipulato per atto pubblico o scrittura privata autenticata e registrata;
  • il contratto deve specificare il tipo di apporto e le quote di utili spettanti all’associato che devono essere proporzionate all’entità dell’apporto;
  • gli associati non devono essere familiari dell’associante se l’apporto è dato da prestazioni di lavoro.

Ai fini Irap, se l’apporto dell’associato è circoscritto alla sola prestazione di lavoro, gli utili spettanti agli associati sono indeducibili per l’associante a meno che l’associato non produca reddito d’impresa. Se, invece, l’associato apporta lavoro e capitale, o solo il capitale, il trattamento della quota attribuita dipende alla classificazione contabile della stessa.

Imposte dirette

Le quote di utile attribuite all’associato costituiscono reddito imponibile per lo stesso: se l’apporto è di solo capitale o di capitale e lavoro, gli utili percepiti sono equiparati a quelli derivanti dalla partecipazione in società di capitali e sono, pertanto, tassati in base al principio di cassa; se l’apporto è di solo lavoro, e l’associato non è imprenditore, gli utili percepiti si qualificano come reddito di lavoro autonomo; viceversa, rientrano nell’ambito del reddito d’impresa. Anche ai fini IRAP la rilevanza degli utili varia in funzione della natura dell’apporto effettuato.

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