Domande e risposte sul lavoro autonomo occasionale

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Si può definire lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, ne potere di coordinamento del committente in via del tutto occasionale.

Il lavoro autonomo occasionale ha rappresentato per anni una valida possibilità offerta a tutti coloro che volevo arrotondare. Oppure effettuare un’attività di lavoro autonomo, senza continuità e professionalità della prestazione.

Tuttavia, con l’abrogazione della Legge Biagi prima e con l’introduzione dei Voucher, la portata applicativa del lavoro autonomo occasionale è cambiata. Attualmente non esiste più un limite di giorni per i quali è possibile svolgere un’attività occasionalmente. Questo ha determinato il fatto che chiunque voglia effettuare un’attività di lavoro autonomo debba operare professionalmente (con partita Iva), ogni volta in cui la prestazione lavorativa, ha più committenti oppure prosegue nel tempo.

L’unica alternativa ad oggi possibile, per evitare la partita Iva, è quindi costituta dall’utilizzo dei buoni lavoro Prestò, oppure dai buoni famiglia.

Considerato il grandissimo numero di domande che mi arrivano sull’utilizzo del lavoro autonomo occasionale ho deciso di riproporre i principali dubbi, con le relative risposte.

L’obiettivo di questo contributo è quelli di riepilogare brevemente le principali informazioni utili da ricordare quando vogliamo utilizzare le ricevute per prestazioni di lavoro autonomo occasionale, sia da un punto di vista fiscale che previdenziale.

Siete pronti?! Si comincia!

Lavoro

Cosa si intende per lavoro autonomo occasionale?

Dopo le ripetute modifiche sulla disciplina del lavoro occasionale, ad oggi la normativa è retta esclusivamente dal codice civile.

L’articolo 2222 del codice civile afferma che:

si può definire lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, ne potere di coordinamento del committente in via del tutto occasionale

Si tratta, quindi di un’attività lavorativa caratterizzata dall’assenza di requisiti quali: abitualità, professionalità, continuità e coordinazione.

Quindi, se si svolge un’attività ripetuta, anche due o tra volte all’anno, non si può applicare il lavoro autonomo occasionale. Stessa cosa, se ci sono più committenti. Oppure se si svolge un’attività commerciale, oppure un’attività per la quale è necessaria un abilitazione professionale (medici, notai, avvocati, etc).

Capite bene, quindi, che ad oggi per applicare il lavoro autonomo occasionale serve un unica prestazione lavorativa di lavoro autonomo, che non si ripeterà, in alcun modo in futuro.

In presenza, invece, di requisiti di continuità e professionalità è obbligatorio aprire una partita Iva per l’esercizio di una attività professionale.

Quali i soggetti esclusi dal lavoro autonomo occasionale?

Non può essere utilizzata la disciplina del lavoro autonomo occasionale quando si intende svolgere attività lavorative per le quali è necessaria l’iscrizione ad un Albo professionale (avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, dentisti, psicologi ecc).

Per lo svolgimento delle attività per le quali è necessaria l’iscrizione ad un Albo professionale è obbligatoria l’apertura di una partita Iva.

Per tutte le altre attività professionali non vi sono preclusioni all’utilizzo delle ricevute per prestazioni di lavoro autonomo occasionale. Fermo restando quanto detto in precedenza, ovvero attività con unico committente che non si ripeteranno (anche solo per una seconda volta) in futuro.

Quali condizioni da rispettare nel lavoro autonomo occasionale?

Le prestazioni di lavoro autonomo occasionale possono essere utilizzate esclusivamente per rapporti di lavoro che non hanno carattere di continuità (ovvero non ripetuti o ripetibili), rispettando in ogni caso i seguenti limiti:

  • Mancanza di continuità e abitualità della prestazione di lavoro autonomo – La definizione di abitualità, non essendo stata chiaramente definita dal Ministero, può essere identificata come un’attività duratura nel tempo, che possa fare presumere non ad una attività sporadica, ma prolungata nel tempo. In ogni caso, occorre fare una valutazione ad hoc caso per caso;
  • Mancanza di coordinamento della prestazione – Affinché vi sia coordinamento occorre che l’attività sia svolta all’interno dell’azienda o nell’ambito del ciclo produttivo del committente;
  • Contribuzione Inps – Se il compenso annuo lordo percepito per attività di lavoro autonomo occasionale svolta supera i €. 5.000 annui è necessaria l’iscrizione alla gestione separata INPS, ed il versamento dei relativi contributi.

Lavoro autonomo occasionale e collaborazioni occasionali?

Accanto alla disciplina del lavoro autonomo occasionale, la Legge n. 30/2003 (legge delega al governo in materia di occupazione e mercato del lavoro) sfociata in quella che  poi in è stata denominata “Legge Biagi” ossia il D.Lgs. n. 276/2003 (così come modificato dall’articolo 24 del D.L. n. 201/2011 c.d. “Legge Fornero“), aveva introdotto le collaborazioni occasionali, che si caratterizzavano essenzialmente per: durata non superiore a 30 giorni con lo stesso committente in un anno; compenso non superiore a €. 5.000 da ogni committente.

Tale normativa è stata abrogata a partire dal 25 giugno 2015, giorno di entrata in vigore del D.Lgs. 81/2015. Ovvero il quarto dei decreti applicativi che fanno parte del cosiddetto “Jobs Act“, la legge delega per la riforma del lavoro. Tra le molte novità di questa riforma si segnale l’abrogazione delle collaborazioni occasionali, con le caratteristiche di durata e prestazione sopra indicati.

Sulla base di questa novità legislativa, quello che possiamo affermare con certezza è che l’unica disciplina che da un punto di vista civilistico disciplina le attività svolte in maniera occasionale è quella di cui all’articolo 2222 del codice civile riguardante le attività di lavoro autonomo occasionale, che abbiano analizzato in precedenza, e caratterizzate dalla mancanza di continuità e abitualità e coordinamento della prestazione di lavoro autonomo svolta.

E’ necessario il contratto di lavoro autonomo occasionale?

La legge non prevede espressamente che l’attività di lavoro autonomo occasionale venga formalizzato attraverso un contratto scritto. Tuttavia per poter dimostrare la fonte del reddito percepito è raccomandabile formalizzare il rapporto, in modo da tutelare entrambe le parti, il lavoratore autonomo e il datore di lavoro.

La tutela del lavoratore attraverso la stipula di un contratto scritto è fondamentale.

Senza un contratto diventa veramente difficoltoso dimostrare l’attività svolta, nel caso in cui il committente, malauguratamente si dovesse rifiutare di effettuare il pagamento del compenso al lavoratore.

Quali sono gli aspetti fiscali da conoscere?

Il reddito del lavoratore autonomo occasionale è determinato dalla differenza tra i proventi percepiti nel periodo d’imposta (criterio di cassa) e le spese inerenti, sostenute e documentate, che non possono mai essere superiori ai proventi.

Tra i proventi si comprendono anche i rimborsi spese per viaggio, vitto e alloggio sostenute e documentate dal lavoratore (Risoluzione n. 69/E/2003).

Tuttavia, se per la prestazione è previsto solamente il rimborso delle spese strettamente necessarie per la sua esecuzione o l’anticipo delle stesse da parte del committente, il reddito che si genera è pari a zero (Risoluzione n. 49/E/2013 Agenzia delle Entrate).

Da un punto di vista delle trattenute Irpef, il lavoratore occasionale è soggetto a ritenuta d’acconto per l’ammontare del 20% del compenso lordo pattuito.

Come detto precedentemente ove il soggetto sia obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi (compensi annui superiori a €. 4.800), il reddito deve essere indicato nel quadro RL del modello Redditi P.F. o nel quadro D del modello 730.

Quali documenti deve emettere il prestatore di lavoro?

Il soggetto che svolge l’attività di lavoro autonomo occasionale è tenuto a rilasciare una ricevutanon fiscale” al proprio datore di lavoro.

La ricevuta è soggetta ad imposta di bollo (di €. 2,00) se la prestazione supera i €. 77,45.

Inoltre, il compenso è soggetto a ritenuta a titolo d’acconto con aliquota del 20% e concorre a formare il reddito complessivo del percettore, soggetto a tassazione ai fini Irpef.

Come compilare la ricevuta?

La ricevuta per prestazione di lavoro autonomo occasionale deve essere predisposta dal lavoratore e deve essere emessa al momento del pagamento del corrispettivo pattuito con il committente.

Sulla ricevuta devono essere riportati i seguenti dati:

  • Dati anagrafici e codice fiscale del lavoratore;
  • Dati anagrafici e codice fiscale  del datore di lavoro;
  • Luogo e data di emissione;
  • Numero progressivo della ricevuta;
  • Descrizione dell’attività svolta e dei giorni per i quali è stata prestata;
  • Corrispettivo lordo;
  • Ritenuta d’acconto applicata.

Casi di non applicazione della ritenuta?

La ritenuta d’acconto deve essere applicata solo se il soggetto committente l’attività è un sostituto d’imposta di cui all’articolo 23 del DPR n. 600/73.

In particolare, sono sostituti d’imposta:

  1. Le società di capitali;
  2. Le associazioni senza personalità giuridica per l’esercizio in forma associata di arti e professioni;
  3. Gli enti pubblici e privati diversi dalle società;
  4. Le persone fisiche titolari di partita Iva;
  5. Il curatore fallimentare e il commissario liquidatore.

Cosa succede nel caso in cui si superano i €. 5.000?

Nel caso in cui nell’anno il soggetto superi i €. 5.000 di compensi lordi nell’anno è tenuto all’iscrizione alla gestione separata INPS. L’iscrizione alla gestione separata comporta l’applicazione dei contributi previsti dal regime previdenziale.

I contributi previdenziali alla gestione separata sono dovuti in percentuale sul compenso percepito al netto delle spese sostenute. Il contributo dovuto è suddiviso per 2/3 a carico del datore di lavoro e 1/3 a carico del lavoratore.

Il lavoratore, quindi, nella ricevuta troverà anche la trattenuta previdenziale per i contributi di sua competenza.

Inoltre, il superamento dei €. 5.000 di compensi lordi comporta, da un punto di vista fiscale, dovrà essere obbligatoriamente presentata la dichiarazione dei redditi.

Esonero dalla dichiarazione dei redditi?

Un lavoratore che percepisce compensi inferiori ai €. 4.800 annui non è obbligato, in assenza di altri redditi, a presentare la dichiarazione dei redditi.

Tuttavia, nel caso in cui il lavoratore abbia subito delle ritenute d’acconto, in quanto la prestazione lavorativa è stata svolta per conto di un soggetto che ha veste di sostituto d’imposta (come visto sopra), può essere comunque conveniente presentare la dichiarazione dei redditi per scomputare queste ritenute e vedersi riconoscere un credito Irpef da utilizzare in compensazione o da chiedere a rimborso.

Cosa fare se non rientro nella disciplina del lavoro occasionale?

Quando ci si rende conto che l’attività che si vuole svolgere ha più committenti o più prestazioni lavorative è necessario pensare alle alternative possibili.

La maggior parte di voi mi parla di attività che si svolgono per qualche giorno al mese, per due o più mesi nell’anno. Ebbene, in questi casi, ad oggi, non è possibile operare con prestazione occasionale. Cosa fare quindi?!

Mi rendo conto che la possibilità legata all’apertura della partita Iva spaventi molti. Tuttavia, consiglio sempre di valutare la vostra posizione con il vostro Commercialista di fiducia.

In ogni caso, se la prestazione lavorativa, non vi permette di poter aprire partita Iva, per evitare di perdere il lavoro, l’unica opzione possibile è quella dei buoni lavoro Presto’ oppure dai buoni famiglia.

Queste sono le alternative possibili che vi permetteranno di operare nella più completa legalità.

Per approfondire vi rimando a questo articolo sul tema: “Buoni lavoro PrestO’ e Buoni famiglia“.

Cosa rischio se applico il lavoro occasionale in violazione della norma?

Altra domanda che mi viene spesso chiesta, riguarda le possibili sanzioni legate al fatto di utilizzare il lavoro occasionale fuori regola. Mi riferisco a tutti i casi in cui si decide comunque di operare con lavoro occasionale, anche quando la normativa prescrive di operare in modo diverso.

In questo caso la normativa prevede sia una sanzione per il prestatore di lavoro che per il suo committente. L’Agenzia delle Entrate qualora riscontri anomalie nell’attività di un soggetto, magari perché riscontra che la sua attività professionale è continuativa, può chiedere il versamento dell’Iva su quelle prestazioni. In pratica, vi chiederà di versare l’Iva su tutti gli importi incassati nell’anno. Questo oltre alla sanzione per la mancata fatturazione dell’operazione. Operazione che prevede una sanzione del 90% dell’Iva dovuta e non applicata.

Oltre a questo, vi sono anche delle sazioni per il datore di lavoro. Il caso più frequente riguarda tutti quei datori di lavoro che utilizzano il lavoro autonomo occasionale per fare lavorare personale che dovrebbe essere assunto con contratti di lavoro dipendente. In questo caso la sanzione prevista, nel caso in cui si riscontri l’abuso nell’utilizzo della prestazione occasionale è l’obbligo di assunzione del lavoratore con un contratto di lavoro dipendente.

Cosa fare se hai ricevuto una richiesta di lavoro?

Un ultimo aspetto riguarda la valutazione su come comportarsi quando si riceve una proposta di lavoro, simile a quella di lavoro dipendente, regolata attraverso il lavoro autonomo occasionale. Se potete, non accettate questo tipo di contratti!

Questo in quanto, si tratta di simulazioni di contratti da lavoro dipendente. Il datore di lavoro in questo modo, evita il pagamento dei vostri contributi previdenziali, e vi fa lavorare con le stesse modalità di un lavoratore dipendente. Voi non siete soggetti ad alcuna tutela, come ad esempio gli infortuni sul lavoro, i permessi o le malattie.

Chiedete, piuttosto, la datore di lavoro di regolare la prestazione coi buoni lavoro, oppure con un diverso tipo di contratto da lavoro dipendente. Fate valere i vostri diritti!

Opportunità di aprire partita Iva

Se stai valutando se nel tuo caso possa essere conveniente aprire una partita Iva e operare in modo professionale, contattami!

Fisseremo un appuntamento e valuteremo insieme la tua sitauzione, individuando la migliore soluzione, anche attraverso la possibilità di operare con il Regime Forfettario.

Esso, infatti, permette di operare con una tassazione più bassa anche rispetto a quella che avresti con la normale Irpef, ed inoltre, avrai diritto, in alcuni casi che ti spiegherò, alla riduzione dei contributi Inps.

Non perdere la possibilità di migliorare la tua posizione lavorativa da un punto di vista fiscale. Parla con un esperto, in grado di aiutarti a prendere la migliore decisione migliore.

Contattami attraverso il form di contatto! Oppure attraverso il servizio di consulenza online. Sarò a tua disposizione!

763 comments

  1. Grazie per la risposta, quindi dovrei chiedere di più a quanto ho capito…..

  2. Grazie per la risposta. Quindi non avendo tfr, malattia, ferie, è giusto che venga a prendere di più… o no?

  3. Certo che dovrebbe prendere di più, ma se la prestazione è continuativa nel tempo dovrà aprire partita Iva, oppure farsi assumere con un contratto da lavoro dipendente.

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