Commercio Elettronico Indiretto (e-commerce indiretto)

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Quali sono gli aspetti che caratterizzano il commercio elettronico indiretto? Quali sono gli adempimenti necessari per avviare un’attività di e-commerce indiretto?

Per commercio elettronico indiretto si intende la vendita a consumatori finali, tramite l’utilizzo di internet, effettuata in base a cataloghi, corrispondenza e simili, di beni fisici.

Tale tipo di vendita si realizza quando il consumatore finale aderisce ad un offerta del venditore (di solito tramite catalogo) ed effettua un ordine contenente la descrizione della merce, i quantitativi, il prezzo unitario, l’importo complessivo ed altre indicazioni obbligatorie per legge, come ad esempio il diritto di recesso. Una volta effettuata l’adesione all’offerta ed effettuato il pagamento il venditore effettua la spedizione del bene al cliente.

E-commerce indiretto

Il commercio elettronico indiretto rientra in una delle forme speciali di vendita al minuto di cui all’articolo 18 del D.Lgs. n. 114/1998 e si caratterizza per il fatto che la vendita di beni avviene con modalità telematiche, mentre la consegna avviene con i canali tradizionali, corriere, vettore o servizio postale.

Il pagamento del corrispettivo legato alla vendita può avvenire sia con canali telematici che tradizionali.

Requisiti per l’avvio dell’attività

Per iniziare a svolgere un’attività di commercio elettronico indiretto è necessario rispettare alcuni adempimenti iniziali di natura fiscale e amministrativa. Come ogni attività commerciale chi intende svolgerla abitualmente deve sapere che occorre adempiere ai seguenti requisiti: 

  1. Apertura della partita Iva – avviene tramite apposita comunicazione da inviare all’Agenzia delle Entrate, modello AA7/AA9. Ai sensi dell’articolo 36 del DPR n. 633/72 il numero di partita Iva deve essere riportato all’interno della home page del sito web. Nella stessa comunicazione dovranno essere riportati anche i dati dell’internet service provider;
  2. Comunicazione alla Camera di commercio – deve essere presentata comunicazione per l’inizio dell’attività di commercio elettronico, tramite l’apposito modello “Comunica“, con il relativo pagamento degli oneri di iscrizione, per circa cento euro;
  3.  Presentazione della Scia – Segnalazione Certificata di Inizio Attività al Comune di competenza. Dal giorno seguente la presentazione della Scia è possibile iniziare concretamente ad esercitare l’attività di commercio elettronico.

Iscrizione nell’archivio Vies

L’operatore italiano che intende effettuare operazioni intracomunitarie (acquisti o cessioni intracomunitarie di beni o servizi) è tenuto ad iscriversi all’archivio VIES presso l’Agenzia delle Entrate. L’opzione può essere esercitata attraverso la comunicazione di inizio attività da inviare all’Agenzia delle Entrate, indicando il volume d’affari presunto, oppure anche successivamente.

L’iscrizione all’archivio Vies consente all’operatore di poter applicare la disciplina Iva BTB (business to business), al posto della disciplina del BTC (business to consumer), nei rapporti nei confronti dei rapporti intrattenuti con altri operatori intracomunitari.

Aspetti operativi dell’e-commerce

L’attività di e-commerce indiretto di beni può prevedere, operativamente, le seguenti operazioni: 

  1. Cessioni di beni diversi da quelli soggetti ad accisa; 
  2. Cessioni di beni soggetti ad accisa.

In questo contributo ci soffermeremo esclusivamente sulle particolarità della cessioni di beni non soggetti ad accisa, effettuate nei confronti di consumatori italiani e UE.

Cessioni di beni diversi da quelli soggetti ad accisa

Vediamo i principali aspetti operativi legati alla vendita verso:

Consumatori finali italiani

Per questa tipologia di beni, se la cessione avviene verso consumatori finali italiani, non vi è obbligo di emissione della fattura (articolo 22, comma 1, DPR n. 633/72), se non richiesta dal cliente, prima della conclusione dell’operazione. L’e-commerce indiretto è, infatti, assimilato alla vendita per corrispondenza, la quali ai sensi dell’articolo 2 del DPR n. 696/96 non sono tenute a certificare i corrispettivi.

Il venditore è tenuto ad annotare i corrispettivi giornalieri delle vendite, Iva compresa, nel registro dei corrispettivi (articolo 24 DPR n. 633/72). L’annotazione deve essere eseguita entro il giorno non festivo successivo a quello di effettuazione dell’operazione. Per maggiori informazioni si veda anche la Risoluzione n. 274 del 05/11/2009.

Consumatori finali di Paesi UE

A partire da gennaio 2015, regime Iva dei servizi di e-commerce diretto (compresi i servizi di telecomunicazione e teleradiodiffusione), applicherà il criterio territoriale del Paese del committente, anziché quello del prestatore.

In questo contesto, il nuovo regime “mini sportello unico” (“Mini One Stop ShopMOSS“) rappresenta, pertanto, una semplificazione, dal momento che, così come avviene attualmente per i servizi elettronici resi dai soggetti extra-UE ai “privati consumatori“, gli obblighi Iva (sostanziali e formali) saranno adempiuti in un unico Stato membro, che – in estrema sintesi – è quello in cui l’operatore extra-UE decide di identificarsi o quello in cui l’operatore comunitario ha la sede.

In pratica i soggetti passivi che hanno la sede della propria attività in un Paese UE (o Extra UE, ma che dispongono di una stabile organizzazione in uno o più Paesi membri), scegliendo l’opzione per il regime speciale del “mini sportello unico”, potranno versare l’Iva dovuta sui servizi di e-commerce resi a soggetti privati comunitari, direttamente nel Paese membro nel quale il fornitore ha la sede o la stabile organizzazione.

Cessioni di beni verso altro Paese UE

In questo caso non vi sono particolarità, in quanto si applicheranno le normali regole Iva previste in ambito intracomunitario.

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