Lavoro autonomo occasionale estero: la guida

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Come deve essere tassata e come gestire in dichiarazione dei redditi l’attività di lavoro autonomo occasionale estero? Per committenti esteri non tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi in Italia il soggetto prestatore non deve applicare la ritenuta di acconto nella ricevuta che rilascia e nemmeno apporre la marca da bollo. Di seguito tutte le info se devi redigere una ricevuta per prestazione di lavoro autonomo occasionale estero.

L’attività di lavoro autonomo occasionale estero da parte di soggetti prestatori privati può essere svolta sia nei confronti di soggetti committenti residenti in Italia, sia nei confronti di soggetti committenti in altri Paesi.

La disciplina non cambia, tuttavia, è necessario prestare la dovuta attenzione alla corretta compilazione della ricevuta, in quanto, come vedremo, in caso di committente estero, in molti casi non è prevista l’applicazione della ritenuta di acconto e della marca da bollo.

Oltre a questo dovrai prestare attenzione alla durata e alla frequenza della prestazione per evitare che diventi un’attività abituale e quindi da esercitare esclusivamente con una partita Iva.

Di seguito tutte le informazioni utili per chi sta svolgendo un’attività di lavoro autonomo occasionale per un committente estero e deve compilare la propria ricevuta.

Lavoro autonomo occasionale estero

LAVORO AUTONOMO OCCASIONALE ESTERO: LA NORMATIVA CIVILISTICA IN ITALIA

L’articolo 2222 del codice civile afferma che

si può definire lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, ne potere di coordinamento del committente in via del tutto occasionale

Si tratta, quindi di un’attività lavorativa caratterizzata dall’assenza di requisiti quali: abitualità, professionalità, continuità e coordinazione.

In presenza, invece, di questi requisiti è obbligatorio aprire una partita Iva. Tale attività può essere esercitata sia in Italia che all’estero, in questo caso però, ci sono alcune particolarità da segnalare.

I redditi derivanti dallo svolgimento di attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente (c.d. “lavoro autonomo occasionale“), sono ricompresi tra i redditi diversi di cui all’articolo 67, comma 1, lettera l), DPR n. 917/1986 (Tuir).

Anche nel caso in cui questo tipo di attività sia svolta all’estero i relativi compensi percepiti devono essere dichiarati nel modello Redditi Persone Fisiche e sono soggetti a tassazione nel paese di residenza fiscale del soggetto che ha svolto l’attività.

La residenza fiscale

La Residenza Fiscale identifica il Paese ove il contribuente, sia esso persona fisica o società, risulta essere residente, e quindi il Paese ove egli è tenuto a dichiarare tutti i redditi percepiti durante il periodo di imposta.

Secondo quanto disciplinato dal DPR n. 917/86 (Tuir), ai commi 1 e 2, dell’articolo 2, la soggettività passiva ai fini Irpef dei contribuenti, persone fisiche, si ha al verificarsi di questa fattispecie:

“si considerano residenti nel territorio dello Stato le persone fisiche che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile”

LAVORO AUTONOMO OCCASIONALE ESTERO: LA DISCIPLINA FISCALE

La normativa fiscale in tema di prestazioni di lavoro autonomo occasionale estero prevede che per determinare il reddito derivante dallo svolgimento di tali attività, ai sensi dell’articolo 71, comma 2, DPR n. 917/1986, è necessario sottrarre dall’ammontare dei compensi percepiti nel periodo di imposta (secondo il  c.d. “principio di cassa“), le spese specificatamente inerenti la produzione di tali redditi.

Particolare attenzione deve essere prestata per i rimborsi spese, infatti, soltanto ove si possa dimostrare l’effettivo sostenimento della spesa oggetto di rimborso, tali proventi non saranno assoggettati a tassazione.

Worldwide taxation

Per capire come deve avvenire la tassazione dell’attività di lavoro autonomo occasionale estero è necessario partire dall’articolo 3 del DPR n. 917/1986 (Tuir).

Articolo che sancisce il principio della tassazione su base mondiale (c.d. “Worldwide Taxation”) del reddito delle persone fisiche residenti fiscalmente in Italia.

Secondo questo principio ogni cittadino residente fiscalmente in Italia deve dichiarare al Fisco italiano ogni reddito prodotto, a prescindere dal Paese ove sia stato percepito.

Questo significa che ogni persona fisica residente in Italia che svolge attività di lavoro autonomo occasionale all’estero dovrà comunque pagare le tasse in Italia, compilando il quadro RL del modello Redditi P.F., come se quel reddito fosse stato percepito in Italia.

Modello Redditi P.F.

Le istruzioni del modello Redditi P.F. precisano, infatti, che nel rigo RL15 devono essere indicati i compensi derivanti da attività di lavoro autonomo occasionale, anche se percepite all’estero.

Tuttavia, questa disposizione deve essere valutata anche in relazione alle Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia.

In queste Convenzioni, generalmente, per l’attività di lavoro autonomo, si precede la tassazione esclusiva nello Stato di residenza del soggetto, tranne il caso in cui il lavoratore non disponga di una stabile organizzazione nel Paese estero (fattispecie che non può verificarsi per il lavoro autonomo occasionale).

Ritenuta di acconto

In merito alla possibilità di applicare la ritenuta di acconto, prevista dall’articolo 25, comma 1 del DPR n. 600/1973, è necessario tenere presente una caratteristica.

In particolare è necessario verificare se l’ente committente estero (per il quale svolge l’attività occasionale il cittadino italiano) è tenuto ad applicare la ritenuta a titolo di acconto in Italia.

Questo è possibile soltanto ove questi sia tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi nel nostro Paese (R.M. 08.07.1980, n. 640 del Ministero delle Finanze). Quindi nel caso in cui lo stesso abbia in Italia una stabile organizzazione o una identificazione diretta.

Questo significa che il lavoratore autonomo occasionale che presta la propria attività all’estero può trovarsi di fronte a due fattispecie:

  1. La società di diritto estero presso la quale svolge l’attività è tenuta a presentare la dichiarazione dei redditi in Italia (in quanto, ad esempio ha una stabile organizzazione nel nostro Paese). In questo caso la società estera agirà come sostituto d’imposta ed effettuerà la ritenute al soggetto italiano. La stessa società, entro il 28 febbraio dell’anno successivo rispetto al quale l’attività è stata prestata dovrà rilasciare apposita certificazione delle ritenute operate al lavoratore autonomo occasionale italiano;
  2. La società di diritto estero presso la quale svolge l’attività non tenuta a presentare la dichiarazione dei redditi in Italia. In questo caso essa non sarà obbligata ad agire come sostituto d’imposta italiano. Per questo motivo il compenso del lavoratore autonomo occasionale non subirà alcuna ritenuta a titolo di acconto.

In entrambi i casi, rimane comunque l’obbligo a carico del lavoratore autonomo occasionale di dichiarare i compensi percepiti nella propria dichiarazione dei redditi italiana.

Nelle ricevute per prestazione occasionale, in caso di committente estero non è obbligatoria l’apposizione della marca da bollo, se la prestazione supera la soglia di €. 77,47.

LAVORO AUTONOMO OCCASIONALE ESTERO: LA DISCIPLINA PREVIDENZIALE

Guardando alle prestazioni di lavoro autonomo occasionale da un punto di vista previdenziale, sappiamo che i relativi compensi, per la soglia annua che supera la franchigia di €. 5.000 sono soggetti a contribuzione previdenziale.

In particolare, al superamento dei €. 5.000 lordi annui di compensi percepiti scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata dell’Inps, di cui all’articolo 44, comma 2, del D.L. n. 269/03.

In questi casi, è direttamente il soggetto che ha commissionato la prestazione a versare le ritenute previdenziali all’INPS, nella consueta forma di 2/3 a suo carico, ed il restante 1/3 a carico del prestatore (attraverso una ritenuta sul suo compenso).

LAVORO AUTONOMO OCCASIONALE ESTERO: COMPILAZIONE DELLA RICEVUTA NON FISCALE

Per quanto riguarda la documentazione che deve essere prodotta nel caso di svolgimento di una prestazione occasionale, è necessaria la ricevuta. Si tratta, come per la prestazione occasionale nazionale del rilascio di una ricevuta non fiscale.

Trattandosi di una disciplina che non è sottoposta alla normativa IVA non deve essere emessa fattura mentre si dovrà rilasciare a quietanza dell’importo percepito una semplice ricevuta di prestazione occasionale.

Nella ricevuta dovrà essere specificato che trattasi di prestazione fuori dal campo di applicazione dell’Iva ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. n. 633/1972.

La ricevuta dovrà comunque contenere i seguenti elementi obbligatori:

  • I dati del prestatore (nome, cognome, luogo e data di nascita, indirizzo e codice fiscale);
  • I dati del committente (nome, cognome, o ragione sociale se trattasi di società, partita Iva o codice fiscale, indirizzo);
  • La descrizione della prestazione svolta. E’ opportuno far riferimento, se sottoscritta ad una lettera d’incarico che disciplini gli aspetti essenziali della prestazione;
  • L’importo lordo;
  • L’eventuale ritenuta d’acconto (nella misura del 20%, se il committente riveste la qualifica di sostituto d’imposta in Italia);
  • L’importo netto percepito;
  • La data, luogo e firma del prestatore che rilascia la ricevuta.

LAVORO AUTONOMO OCCASIONALE ESTERO: CONSULENZA

Se stai svolgendo una prestazione occasionale nei confronti di un soggetto committente residente all’estero, contattaci!

Se hai bisogno di capire come compilare la ricevuta o se vuoi sapere se sei in regola con la normativa fiscale italiana chiedi il nostro intervento attraverso l’apposito servizio di consulenza online dedicato.

Avrai la possibilità di parlare con professionisti preparati che saranno in grado di aiutarti a risolvere tutti i tuoi dubbi.

Altrimenti lasciaci un commento per condividere la tua esperienza.

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306 comments

  1. Buongiorno,

    sto collaborando con una società inglese che mi bonifica lo stipendio in € sul conto italiano e per cui emetto ricevuta senza ritenuta d’acconto.

    Il superamento dei 5.000€ in questo caso cosa comporta? Quale sarà la percentuale di tasse da pagare arrivando entro fine anno a circa 11.500€?
    Grazie

  2. Il fatto che lei eserciti questo tipo di attività in modo continuativo, significa che non può operare con prestazione occasionale. E’ necessario che apra una posizione IVA come professionista e fatturi i suoi compensi. La prestazione occasionale non è applicabile in una fattispecie come la sua. Lei deve adempiere come professionista ad una specifica normativa. Se vuole ne parliamo in privato e le forniamo una simulazione degli aspetti fiscali a cui andrà incontro con questa attività. Nel caso mi faccia sapere.

  3. Antonio Maria Masia

    Siamo un’Associazione culturale italiana, dobbiamo pagare un netto di € 500,00 a cittadino spagnolo residente a Barcellona che ci ha fatto delle traduzioni in spagnolo e catalano. Come fare? Applicare la ritenuta fiscale di € 125 per prestazione occasionale provvisoria?
    Grazie per una risposta.

  4. Buongiorno,

    grazie per l’articolo.
    Sono una cittadina lettone con la residenza fiscale in Italia. Proporrei dei servizi di traduzione agli enti in Lettonia e in Italia. Senza la certezza della buonriuscita del progetto non aprirei immediatamente una posizione IVA. Alle aziende lettoni che non devono fare la dichiarazione dei redditi in Italia, posso rilasciare le ricevute senza applicazione di ritenuta? Grazie mille.

  5. Se l’attività che andrà a svolgere è continuativa ed abituale deve necessariamente operare con una posizione IVA. Se l’attività e saltuaria ed episodica può rilasciare delle ricevute non fiscali.

  6. E’ il cittadino estero che deve rilasciarvi un documento valido, non siete voi a dovervi preoccupare di questo. Lui dovrà emettere un documento secondo la normativa fiscale del suo Paese. Non conta la normativa italiana in questo caso.

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