Lavoro occasionale: aspetti fiscali e contributivi

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Il lavoro occasionale si caratterizza per l’esercizio di un’attività di lavoro autonomo in modo sporadico, episodico e non abituale. Vediamo i riflessi contributivi ai fini dell’iscrizione alla Gestione separata dell’Inps, del lavoro occasionale.

Il lavoro autonomo occasionale è una particolare disciplina fiscale, riconsociuta dall’articolo 2222 del codice civile. Essa si  si caratterizza per lo svolgimento di un’attività di lavoro autonomo a carattere non professionale, da svolgere in maniera del tutto autonoma (non “eterodeterminata“) circa il tempo e il modo della prestazione. Tale prestazione deve essere svolta per pochi giorni l’anno, e deve essere del tutto sporadica ed episodica.

Imprese, professionisti e Pubblica amministrazione, per le prestazioni saltuarie, possono ricorrere a PrestO, il nuovo contratto di prestazione occasionale; per i privati il nuovo strumento è, invece, il Libretto Famiglia. Quali garanzie per i prestatori? Quali limiti ed adempimenti in capo agli utilizzatori?

In questo contributo ci concentreremo sugli aspetti riguardanti i riflessi contributivi che caratterizzano il lavoro occasionale.

Lavoro occasionale: definizione

La disciplina del lavoro autonomo occasionale, di cui alla Legge n. 30/2003 (legge delega al governo in materia di occupazione e mercato del lavoro) sfociata in quella che  poi in è stata denominata “Legge Biagi” ossia il D.Lgs. n. 276/2003 (così come modificato dall’articolo 24 del D.L. n. 201/2011 c.d. “Legge Fornero“), aveva introdotto le collaborazioni occasionali, che si caratterizzavano essenzialmente per: durata non superiore a 30 giorni con lo stesso committente in un anno; compenso non superiore a €. 5.000 da ogni committente.

Tale normativa è stata abrogata a partire dal 25 giugno 2015, giorno di entrata in vigore del D.Lgs. 81/2015, ovvero il quarto dei decreti applicativi che fanno parte del cosiddetto “Jobs Act“, la legge delega per la riforma del lavoro. Tra le molte novità di questa riforma si segnale l’abrogazione delle collaborazioni occasionali, con le caratteristiche di durata e prestazione sopra indicati.

Sulla base di questa novità legislativa, quello che possiamo affermare con certezza è che l’unica disciplina che da un punto di vista civilistico disciplina le attività svolte in maniera occasionale è quella di cui all’articolo 2222 del codice civile riguardante le attività di lavoro autonomo occasionale, che abbiano analizzato in precedenza, e caratterizzate dalla mancanza di continuità e abitualità e coordinamento della prestazione di lavoro autonomo svolta.

Lavoro occasionale: come identificarlo?

Ad oggi possiamo dire che non esiste una definizione univoca di lavoro occasionale. Infatti, l’Agenzia delle Entrate e l’INPS prendono in considerazione aspetti diversi per qualificare questo tipo di attività. Sotto un profilo puramente fiscale le attività di lavoro autonomo sono occasionali quando non rientrano nell’esercizio di arti o professioni o nel rapporto di collaborazione coordinata e continuativa eventualmente svolta dallo stesso soggetto.

Ai fini Irpef, le attività di lavoro occasionale, svolte saltuariamente, in maniera non professionale, senza vincolo di coordinazione e senza organizzazione di mezzi rientrano nella categoria dei redditi diversi (articolo 67 comma 1 lettera i del DPR n. 917/86). Non possono assolutamente considerarsi occasionali tutte quelle attività svolte con contratto che prevede l’esecuzione periodica di una certa attività. Tali attività, rientrano tra le attività definite abituali, da esercitare obbligatoriamente con partita Iva.

Il reddito imponibile

In merito all’individuazione dell’imponibile fiscale di questa tipologia di redditi l’articolo 71 del DPR n. 917/86 prevede che lo stesso sia costituito dall’ammontare del reddito percepito nel periodo d’imposta, al netto delle spese inerenti alla produzione. Operativamente, il reddito di lavoro occasionale, se corrisposto da un committente sostituto d’imposta, al momento dell’erogazione è soggetto ad una ritenuta d’acconto del 20% (ai sensi dell’articolo 25 del DPR n. 600/73) che deve essere dichiarata nel quadro RL del modello Unico P.F..

Tali prestazioni, ai fini Iva, sono considerate fuori dal campo di applicazione per carenza del presupposto soggettivo, ai sensi dell’articolo 2, del DPR n. 633/72.

Lavoro occasionale: aspetti contributivi Inps

Per l’Inps i compensi percepiti attraverso questa tipologia lavorativa sono soggetti a contribuzione soltanto se complessivamente superiori a €. 5.000 (lordi). In particolare la disciplina in vigore stabilisce:

  1. Il soggetto non è tenuto ad iscriversi alla gestione separata Inps, relativa ai lavoratori parasubordinati, se complessivamente, con uno o più rapporti lavorativi consegue un reddito fino a €. 5.000 annui;
  2. Se questa soglia viene superata i versamenti contributivi vanno effettuati soltanto sulla parte eccedente a tale somma, in quanto la soglia dei €. 5.000 rappresenta una franchigia.

Obbligo contributivo

L’obbligo contributivo scatta solo quindi al superamento della soglia dei €. 5.000. In questo caso il lavoratore è tenuto ad informare il proprio committente, che a sua volta provvederà al versamento del contributo con le stesse modalità previste per i collaboratori. Questo significa che sul compenso corrisposto dovrà essere applicata, per la parte eccedente i €. 5.000, l’aliquota Inps vigente di cui 2/3 sono a carico del datore di lavoro, mentre 1/3 rimane a carico del lavoratore.

Quindi ad esempio, in caso di prestazione di lavoro autonomo occasionale per l’importo di €. 6.000, i primi €. 5.000 sono esclusi da contribuzione Inps, mentre i restanti €. 1.000 saranno assoggettati all’aliquota Inps relativa alla gestione separata. Tale importo per 1/3 sarà portato a riduzione del compenso lordo concordato con il committente (in questo caso i €. 6.000), mentre i 2/3 resteranno a carico del committente.

L’Inps chiarisce nella circolare 103/2004 che in caso di controlli verrà verificato che la prestazione lavorativa risponda effettivamente ai requisiti richiesti, ovvero, di tipo episodico e svolta prevalentemente con lavoro proprio senza alcun coordinamento da parte del committente. Nell’ipotesi in cui verrà riscontrata una violazione saranno richiesti al lavoratore i contributi non versati, oltre agli interessi di mora e le sanzioni.

Le libere professioni sono attività che presentano un pronunciato carattere intellettuale, richiedono una qualificazione di livello elevato e sono soggette ad una normativa professionale precisa e rigorosa. L’elemento personale assume rilevanza particolare e presuppone notevole autonomia nel compimento degli atti professionali. Per questo motivo, la Legge Biagi (art. 61 comma 3) prevede che siano escluse dalla possibilità di effettuare prestazioni occasionali le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali. Questo significa che le prestazioni rese da soggetti iscritti ad albi costituiscono sempre attività di lavoro autonomo.

8 comments

  1. Gentili Signori, l’argomento da trattare è anche quello riguardante le prestazioni professionali richieste ad un pensionato INPS iscritto ad un albo professionale che si è disiscritto dall’IVA quando ha visto che l’attività professionale, pur non continuativa ma occasionale, stava scemando.
    Sono un Qing, cioè un ingegnere specialista strutturista qualificato tale dall’Ordine Ingegneri Milano all’Albo del quale sono iscritto.
    Mi vengono chieste delle consulenze che richiedono la iscrizione all’Albo.
    Come faccio a farmi pagare? Sono disposto a farle gratuitamente, è possibile?
    Desidero comunque rimanere iscritto all’Albo per poter fare delle consulenze quando richiestemi, però senza partita IVA per non ricadere nell’obbligo di iscrizione all’Inarcassa.
    Grazie dell’attenzione.
    Cordiali saluti.
    Aldo Santini

    • Fiscomania

      Salve Aldo,
      La normativa attuale prevede che un soggetto iscritto ad un albo professionale e che opera in modo autonomo è obbligatorio ad aprire partita Iva. Le prestazioni di lavoro autonomo occasionali non possono essere applicate. Non vi sono alternative.

  2. Buona giorno , io ho un lavoro a tempo indeterminato tesso un supermercato, ma avanza tempo faccio volantinaggio per lo.studio di una mia amica, che mi fa fattura .. devo dichiaralo a qualche ente? Devo dichiararlo quando faccio il sette e trenta ?

  3. Salve,
    se ho capito bene dal 2015 con il jobs-act le prestazioni di lavoro occasionale si possono fare per un max di 5.000,00 nell’anno con più committenti e nel caso venga superata la soglia dei 5.000,00 bisogna iscriversi alla Gestione Separata per il versamento dei contributi dei quali 1/3 a carico del prestatore e 2/3 a carico del committente, giusto?
    Scusate ma ho bisogno di chiarirmi..
    grazie tante,
    Arianna

    • Fiscomania

      Salve Arianna, dal 2015 le prestazioni occasionali sono utilizzabili solo in rarissime situazioni. Ordinariamente bisogna utilizzare le nuove forme di buoni lavoro PrestO’ e Buoni famiglia. La prestazione occasionale per come l’ha descritta non esiste più. Come indicato nell’articolo.

      • Grazie. Ma però non ho ben capito se si può fare oppure no.
        Tipo faccio un esempio: ho un pensionato che fa lavori saltuari con un agente di commercio e lui rilascia certificazioni di lavoro occasionale con ritenuta del 23% sul 50% in qualità di procacciamento d’affari.
        Ma mi chiedevo se è giusto.
        Grazie ancora
        Arianna

        • Fiscomania

          Salve Arianna, il procacciatore d’affari occasionali ha una disciplina particolare, che non rientra nelle prestazioni occasionali. A mio avviso non si tratta di attività occasionale, bisognerebbe verificare.

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