Lavoro autonomo: come si determina il reddito?

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Il reddito da lavoro autonomo è determinato analiticamente dalla differenza tra l’ammontare dei compensi percepiti (fatture emesse) e quello delle spese sostenute nel periodo d’imposta.

Uno dei primi problemi che si pone un soggetto che ha appena aperto la partita Iva per l’esercizio della propria attività di lavoro autonomo (avvocato, architetto, medico, ingegnere, etc.) è quello di capire come viene determinato il proprio reddito imponibile ai fini Irpef.

Prima di iniziare, però è doveroso fare una premessa per capire cosa si intende per redditi di lavoro autonomo. L’articolo 53 del DPR n. 917/86 afferma che sono redditi di lavoro autonomo quelli derivanti dall’esercizio di arti o professioni, cioè dall’esercizio di una professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività artistiche, intellettuali e di servizi diverse da quelle di impresa, elencate all’articolo 2195 del codice civile.

In pratica sono soggetti titolari di redditi di lavoro autonomo i professionisti iscritti ad albi professionali come gli avvocati, i commercialisti, gli architetti, gli ingegneri, i geometri ecc. che esercitato abitualmente e professionalmente la professione.

Come si determina il reddito da lavoro autonomo

Il reddito da lavoro autonomo è determinato analiticamente dalla differenza tra l’ammontare dei compensi percepiti (fatture emesse ed incassate) e quello delle spese sostenute nel periodo d’imposta (fatture o ricevute fiscali passive pagate), inerenti l’esercizio dell’arte o professione.

La determinazione del reddito da lavoro autonomo viene effettuata in osservanza del c.d. “principio di cassa“, in base al quale concorrono alla formazione del reddito i compensi se percepiti (ovvero incassati) e le spese se effettivamente sostenute (pagate) nel periodo d’imposta. In pratica, rappresentano ricavi solamente i compensi incassati nell’anno e non quelli relativi a lavori svolti ma per i quali non vi è stato ancora incasso. Allo stesso modo sono costi dell’esercizio soltanto quelli effettivamente pagati nell’anno.

Abbiamo detto che la determinazione del reddito avviene come differenza tra compensi e spese sostenute nell’esercizio dell’attività professionale. Vediamo adesso in maniera analitica cosa si intende per compensi e spese.

I ricavi dell’attività

La nozione di compenso è rappresentata dai valori e dalle utilità corrisposte dal committente in funzione remunerativa della prestazione resa dal professionista. Sono quindi considerati compensi tutti i proventi percepiti, al netto dell’Iva, nel periodo d’imposta in relazione all’attività artistica o professionale svolta.

Sono considerati compensi:

  1. Compensi in denaro o in natura; 
  2. Partecipazione agli utili; 
  3. Interessi moratori e per dilazioni di pagamento, maturati su crediti di prestazioni di lavoro autonomo; 
  4. Corrispettivi percepiti in più annualità a seguito della cessione di elementi immateriali riferibili all’attività professionale (es. vendita di marchio di studio professionale); 
  5. Contributi a carico dei lavoratori e percentuale del 4% del contributo Inps, gestione separata, che i professionisti senza autonoma Cassa di previdenza possono addebitare in fattura ai clienti. 

ATTENZIONE – I contributi previdenziali e assistenziali dovuti alle autonome Casse di previdenza, previsti per legge a carico del committente, non sono considerati compensi (es. contributo del 4% dei dottori commercialisti ecc.).

I costi dell’attività

I professionisti possono portare in deduzione del proprio reddito imponibile le spese effettivamente pagate, esclusivamente se:

  • Inerenti, cioè attinenti con l’attività di lavoro autonomo svolta dal professionista;
  • Documentate, deve essere provato il sostenimento della spesa. La prova può essere costituita da qualsiasi documento fiscalmente valido (fattura, ricevuta fiscale, scontrino parlante e per i carburanti la scheda carburante).

Generalmente il possesso congiunto di questi due requisiti consente la deduzione integrale delle spese sostenute; tuttavia nell’ipotesi in cui per legge l’inerenza delle spese all’attività svolta sia solo parziale, la deducibilità delle spese è rimessa alle percentuali stabilite dal legislatore. Vediamo adesso, quali sono le spese interamente deducibili e quelle a deducibilità parziale:

  • Spese interamente deducibili – Si tratta delle spese quotidiane sostenute per l’esercizio dell’attività artistica o professionale. A titolo meramente esemplificativo riportiamo alcuni esempi:
    • Spese per energia elettrica, riscaldamento, acqua e telefono;
    • Spese di cancelleria;
    • Libri, riviste, enciclopedie necessarie per l’aggiornamento professionale;
    • Premi di assicurazione per rischi specifici inerenti l’attività.
  • Spese parzialmente deducibili – Si tratta delle seguenti spese, inerenti l’attività di lavoro autonomo, per le quali la legge prevede una diversa percentuale forfettaria di deducibilità:
    • Alberghi e ristoranti – nei limiti del 75% dell’importo sostenuto, e comunque nei limiti del 2% dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta;
    • Rappresentanza – 1% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta (es. omaggi alla clientela, cene offerte a clienti);
    • Convegni, congressi, corsi di aggiornamento – 50% dell’ammontare, ivi comprese le eventuali spese di viaggio e soggiorno sostenute per la partecipazione. Le spese alberghiere e di ristorazione vanno assunte nella misura del 75% e sono ammesse in deduzione nel limite del 50%;
    • IRAP – è deducibile la quota IRAP imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato al netto delle deduzioni spettanti. Inoltre, è deducibile, in presenza di interessi passivi, il 10% dell’IRAP totale del periodo d’imposta.

La deducibilità dei beni strumentali – Un bene è strumentale quando è possibile considerarlo un elemento patrimoniale destinato ad essere utilizzato durevolmente nell’ambito dell’attività di lavoro autonomo.

  • Beni di proprietà  ad uso esclusivamente strumentale – Si tratta ad esempio di mobili, arredi, macchine d’ufficio, computer, ecc. utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’attività. Per tali i beni strumentali d è deducibile una quota di ammortamento, in base al principio di competenza, più le eventuali spese di utilizzo. Per i beni di costo inferiore ai €. 516,46 è consentita la deducibilità integrale nel periodo d’imposta;
  • Beni di proprietà ad utilizzo promiscuo – In caso di beni utilizzati sia per l’esercizio della professione che per uso personale o familiare, la deducibilità delle quote di ammortamento è ammessa nella misura del 50%. Per i telefoni cellulari, le quote di ammortamento, sono deducibili nella misura dell’80%;
  • Beni in leasing – I canoni di leasing sono deducibili nei limiti delle quote maturate nel periodo d’imposta, secondo il principio di competenza, a condizione che la durata del contratto di locazione non sia inferiore alla metà del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito nel D.M. 31 dicembre 1988. Per i beni che hanno un utilizzo promiscuo, le spese di utilizzo, manutenzione e i canoni di noleggio sono deducibili del 50%;
  • Mezzi di trasporto – Le quote di ammortamento e le spese relative ai mezzi di trasporto utilizzati per l’esercizio dell’arte o professione sono parzialmente deducibili. La deducibilità parziale è ammessa limitatamente ad un solo veicolo. In particolare, le quote di ammortamento e i canoni di leasing sono soggette a due distinte limitazioni:
    • La prima riguarda la percentuale di detrazione ammessa che è del 20%;
    • La seconda riguarda l’ammontare massimo di costi su cui applicare la percentuale suddetta, che sono riportati nella tabella seguente:
Mezzo di TrasportoAcquisto/LeasingNoleggio
Autovetture€. 18.075,99€. 3.615,20
Motocicli€. 4.13,66€. 774,69
Ciclomotori€. 2.0656,83€. 413,17

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