Chi sono gli esportatori abituali? Guida alla disciplina

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Sono esportatori abituali coloro che, effettuando operazioni Iva non imponibili (esportazioni, cessioni intracomunitarie), hanno la facoltà, in quanto in possesso di determinati requisiti, di acquistare beni senza doverne corrispondere l’Iva.

Gli operatori economici che effettuano operazioni con l’estero possono acquistare beni e servizi senza dover corrispondere l’Iva ai propri fornitori, nell’ambito di un plafond che si sono costituiti.

Questa possibilità rappresenta un vero e proprio regime Iva, disciplinato dall’articolo 8 comma 1 lettera c) del DPR n. 633/72. Regime secondo il quale è concessa la facoltà agli esportatori abituali che effettuano operazioni internazionali, sia con Paesi UE che Extra UE, al ricorrere di determinate condizioni, di acquistare o importare beni e servizi senza applicazione dell’Iva, entro un dato limite quantitativo annuale (il c.d. “plafond“).

Vediamo, quindi, con maggiore dettaglio il regime fiscale ai fini Iva degli esportatori abituali che operano attraverso l’emissione di lettera di intento.

Regime degli esportatori abituali

Questo particolare regime Iva prevede l’assolvimento di obblighi specifici, sai a carico del soggetto acquirente che per il suo fornitore.

Gli esportatori abituali, infatti, sono tenuti a rilasciare ai propri fornitori, o alla dogana per le importazioni, un’apposita comunicazione, la cosiddetta “dichiarazione di intento“, anteriormente all’effettuazione dell’operazione.

L’esportatore abituale, prima di inviare la dichiarazione d’intento al proprio fornitore, è chiamato ad inviare telematicamente la stessa all’Agenzia delle Entrate, che rilascerà apposita ricevuta telematica. Al momento in cui il fornitore riceve la dichiarazione d’intento è tenuto, a verificare sul sito dell’Agenzia delle Entrate (a questo link), il corretto invio della dichiarazione d’intento.

In caso di esito positivo, il fornitore dovrà conservare numerare progressivamente le lettere di intento ricevute e conservarle in un apposito registro. Solo da questo momento in poi, potrà emettere le proprie fatture senza l’addebito di Iva.

Per capire se e come poter applicare questo regime può essere utile soffermarci sui principali aspetti da controllare quando effettuiamo operazioni con l’estero.

I soggetti interessati

Non tutti i soggetti che effettuano operazioni con l’estero possono usufruire del regime degli esportatori abituali.

Infatti,  per potere essere considerati esportatori abituali è necessario effettuare con frequenza le seguenti operazioni non imponibili Iva:

  1. Esportazioni dirette (sono escluse le esportazioni indirette);
  2. Operazioni assimilate alle esportazioni effettuate nell’esercizio dell’attività d’impresa;
  3. Servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali effettuati nell’esercizio dell’attività propria d’impresa;
  4. Operazioni connesse a trattati e accordi internazionali;
  5. Operazioni con lo Stato della Città del Vaticano e con la Repubblica di San Marino;
  6. Cessioni intracomunitarie di beni.

In particolare, lo status di esportatore abituale si acquisisce quando l’ammontare dei corrispettivi relativi alle operazioni sopra indicate, registrati nell’anno precedente ovvero nei 12 mesi precedenti (nel caso di adozione del plafond mobile), è superiore al 10% del volume d’affari, al netto delle cessioni di beni in transito i depositati presso luoghi a vigilanza doganale.

Non possono usufruire del beneficio in questione i contribuenti operanti nel settore dell’agricoltura che applicano l’imposta secondo il regime speciale,  e i contribuenti che iniziano l’attività, ad eccezione dei soggetti che, rispettando determinate condizioni, acquistano o prendono in affitto un’azienda.

Il plafond

Gli acquisti in sospensione d’imposta si possono effettuare nei limiti del plafond.

Il plafond è costituito dalla somma dei corrispettivi relativi alle operazioni internazionali, non imponibili, registrate ai fini Iva, rispettivamente nell’anno solare precedente a quello in cui si vogliono effettuare gli acquisti in sospensione d’imposta, se si utilizza il plafond annuale, o nei 12 mesi precedenti a quello in cui si vogliono fare gli acquisti in sospensione se si utilizza il plafond mobile.

Per i soggetti che stanno incrementando la propria attività di export può essere utile privilegiare l’utilizzo del plafond mobile perché in questo modo si ha la possibilità di godere di un maggiore plafond fin dai primi mesi successivi, senza dover attendere il nuovo anno solare.

Utilizzo del plafond

Il plafond, in generale, può essere utilizzato per qualsiasi acquisto di beni e servizi, ad eccezione di terreni, fabbricati e beni oggettivamente esclusi dal diritto alla detrazione dell’Iva e quelli privi del requisito dell’inerenza.

Il plafond, così determinato, è unico e può essere utilizzato per l’acquisto di beni o servizi senza alcun riferimento alla loro destinazione interna.

Il plafond mobile

Con l’adozione del plafond mobile, si assume come ammontare di riferimento, in ciascun mese, quello dei corrispettivi e delle esportazioni fatte nei 12 mesi precedenti, ferma restando la necessità, ai fini del godimento dell’agevolazione in questione, della sussistenza dello status di esportatore abituale nel detto periodo di riferimento.

Tale metodo, comunque, non può essere adottato dai contribuenti che hanno iniziato l’attività da meno di 12 mesi. Ai fini della determinazione del plafond mobile disponibile in ciascun mese, l’ammontare delle esportazioni effettuate va calcolato al  netto  delle esportazioni del mese divenuto tredicesimo, e l’ammontare delle utilizzazioni effettuate va depurato dell’importo riferito alle esportazioni del predetto tredicesimo mese.

Rimediare in caso di “splafonamento

Uno dei casi può frequenti nel quale può trovarsi un esportatore abituale è quello di aver effettuato acquisti senza applicazione dell’Iva per un ammontare superiore rispetto al quantitativo massimo disponibile, realizzando il c.d. “splafonamento“.

Vediamo quali sono le possibili soluzioni per rimediarvi:

  • Emissione di una autofattura da parte dell’esportatore abituale, indicando per ciascun fornitore il numero di protocollo delle fatture ricevute e il relativo ammontare eccedente il palfond disponibile, nonché l’imposta che avrebbe dovuto essere versata dal fornitore stesso, ove l’avesse esposta nella sua fattura. L’esportatore abituale deve annotare il documento unicamente nel registro degli acquisti e deve, inoltre, provvedere al versamento dell’imposta, con sanzioni e interessi. Copia dell’autofattura deve essere comunicata all’Agenzia delle Entrate;
  • L’esportatore abituale deve chiedere al fornitore l’emissione di una fattura integrativa che andrà registrata, versando l’imposta con sanzioni e interessi;
  • Emissione di una autofattura da parte dell’esportatore abituale, indicando per ciascun fornitore il numero di protocollo delle fatture ricevute e il relativo ammontare eccedente il plafond disponibile, che andrà contabilizzata in sede di liquidazione periodica, versando la relativa Ivacon sanzioni e interessi. L’esportatore deve annotare la fattura nel registro degli acquisti e comunicarla all’Agenzia delle Entrate.

Sistema sanzionatorio

Il sistema sanzionatorio relativo agli acquisti in sospensione d’imposta è disciplinato dai commi 3 e 4 dell’articolo 7 del D.Lgs. n. 471/1997.

Nel caso in cui si siano effettuati acquisti in sospensione d’imposta senza provvedere preventivamente all’emissione della dichiarazione d’intento, si applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell’imposta, oltre al pagamento del tributo.

Qualora, invece, l’operazione venga posta in essere anche con presenza della dichiarazione d’intento, ma senza che ne sussistano i presupposti, dell’omesso pagamento del tributo ne rispondono solamente gli esportatori che hanno rilasciato la dichiarazione stessa. Questa precisazione è di per se molto importante in quanto solleva esplicitamente il cedente dalla responsabilità per non aver applicato la rivalsa.

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