Residenza estera fittizia: le conseguenze penali

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Se vuoi trasferirti all’estero in questo articolo scoprirai il motivo per cui è opportuno farlo seguendo le regole previste dalla normativa fiscale, al fine di evitare sanzioni amministrative che nei casi più gravi possono tramutarsi in sanzioni penali. Di seguito scoprirai quali sono i principali rischi e le sanzioni applicabili nelle quali puoi incorrere un contribuente italiano che effettua trasferimento fittizio di residenza all’estero.

Chi di voi non ha mai pensato di andarsene dall’Italia in cerca di fortuna all’estero? Beh, se decidete di effettuare un trasferimento di residenza all’estero effettivo, trascorrendo la maggior parte del periodo di imposta all’estero, non si presenteranno particolari problemi dal punto di vista fiscale. Tuttavia, le cose si complicano quando, invece, il contribuente vuole soltanto spostare fittiziamente la usa residenza in un Paese estero al solo scopo di eludere materia imponibile in Italia.

L’Amministrazione finanziaria, infatti, ha sviluppato, soprattutto negli ultimi anni, un attività di controllo, necessaria alla repressione dei trasferimenti fittizi di residenza all’estero. In questi casi l’obiettivo è quello di individuare materia imponibile fraudolentemente sottratta cercando di individuare elementi giuridici che riconducono la residenza del soggetto in Italia. A questo punto, per il soggetto evasore possono scattare anche conseguenze di tipo penale.

Vediamo, quindi, di individuare i principali rischi in cui può incorrere un contribuente che, involontariamente (per negligenza), oppure fraudolentemente, effettua un trasferimento di residenza all’estero del tutto fittizio, ovvero senza rispettare la normativa fiscale in vigore, in tema di tassazione dei redditi esteri e di residenza fiscale.

residenza estera fittizia

La residenza fiscale

Quando si parla di trasferimento di residenza all’estero, il primo elemento da prendere in considerazione è il concetto di “residenza fiscale” così come disciplinato dalla normativa fiscale. Questo, in quanto, la residenza fiscale rappresenta il criterio cardine per stabilire la tassazione di un contribuente.

Il concetto di residenza fiscale è molto importante in ambito tributario perché consente di esercitare la potestà impositiva dello Stato nei confronti dei soggetti ivi residenti. Nel nostro ordinamento tributario il concetto di residenza fiscale è contenuto nell’articolo 2 del DPR n. 917/86 sono:

soggetti passivi dell’imposta le persone fisiche residenti e non residenti nel territorio dello Stato. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte all’anagrafe della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza. Si considerano comunque residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, da pubblicare in gazzetta ufficiale”.

La residenza fiscale persone fisiche

Le tre condizioni richiamate dalla norma per il concetto di residenza, ovvero, l’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente, il domicilio o residenza nel territorio dello Stato, sono tra loro ipotesi alternative. Questo significa che è sufficiente il verificarsi anche solo di una di queste condizioni affinché un soggetto sia considerato fiscalmente residente nel territorio dello Stato.

Tali condizioni, inoltre, risultano essere ancora più stringenti per i soggetti emigrati in paradisi fiscali. Tali soggetti, infatti, si considerano residenti fiscalmente in Italia, salvo loro prova contraria.

La maggior parte dei contribuenti è convinta che per trasferirsi all’estero sia sufficiente ottenere la residenza nello Stato di destinazione, senza tenere presente che è prima di tutto necessario ottenere la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente dello Stato che si abbandona.

Residenza fiscale enti societari

Per quanto riguarda gli enti diversi dalle persone fisiche il concetto di residenza è ricavabile dagli articoli 5 e 73 del DPR n. 917/86. In particolare, per le imposte dirette si considerano residenti in Italia gli enti che hanno la sede legale, amministrativa, o l’oggetto della loro attività nel nostro Paese.

Pertanto se uno di questi elementi è in Italia è irrilevante che la società si sia costituita all’estero. Infine, anche per gli enti vi è una presunzione legale di residenza nel territorio dello Stato in capo alle società estere il cui controllo risulti riconducibile, anche indirettamente, a soggetti Ires italiani o amministrate da soggetti residenti.

La World Wide Taxation

La conseguenza dell’essere cittadini residenti fiscalmente in Italia è la soggezione alla cosiddetta World Wide Taxation, disciplinata dall’articolo 3 del DPR n. 917/86, secondo la quale un soggetto italiano residente è tassato in Italia per i redditi ovunque prodotti, mentre il soggetto fiscalmente residente all’estero è tassato in Italia per esclusivamente per i redditi ivi prodotti (tassazione nello Stato della Fonte).

Da questo principio possiamo evincere che i soggetti non residenti titolari di redditi imponibili in Italia sono soggetti, ai seguenti obblighi fiscali:

  • Presentazione della dichiarazione dei redditi ai fini Irpef (modello Redditi P.F.) in Italia, a meno che non si rientri in uno dei casi di esonero;
  • Se si possiedono immobili si è soggetti al pagamento delle imposte indirette gravanti su di esso, compresa la tassa sui rifiuti solidi urbani;
  • In caso di successione, vi è l’obbligo di presentare la relativa dichiarazione.

Trasferimento all’estero e accertamenti

Una volta chiariti il concetto di residenza e la tassazione dei soggetti non residenti possiamo affrontare le principali contestazioni che l’Amministrazione finanziaria contesta ai soggetti che hanno trasferito all’estero la propria residenza.

Come sappiamo negli ultimi anni le attività di controllo e accertamento fiscale si sono intensificate e hanno interessato anche i soggetti che hanno cercato fraudolentemente di trasferire all’estero la propria residenza alla ricerca di un risparmio fiscale, altrimenti indebito. Tra i tanti anche molti sportivi e cantanti sono balzati alla cronaca per casi di questo tipo, trovandosi di fronte a dover pagare con sanzioni e interessi tutta la materia imponibile sottratta ad imposizione nel nostro Paese.

Residenza estera fittizia: sanzioni amministrative applicabili

Le possibili contestazioni che l’Amministrazione finanziaria può individuare e imputare tramite un avviso di accertamento, ad un soggetto che ha effettuato una residenza estera fittizia, possono essere così schematizzate:

  1. Omessa presentazione della dichiarazione dei redditi – Si tratta di una violazione amministrativa prevista dal D.Lgs. 471/97, articolo 1, comma 1, secondo il quale quando un soggetto fiscalmente residente in Italia, non presenta alcuna dichiarazione, avendo percepito reddito imponibili in Italia, ha diritto a vedersi applicare una sanzione amministrativa che va dal 120% al  240% dell’imposta evasa, con un minimi di €. 250,00.  Applicando la  fattispecie ad un trasferimento fittizio di residenza all’estero, possiamo vedere che tali sanzioni possono essere applicate ai soggetti che hanno trasferito la loro residenza all’estero senza rispettare i criteri dell’articolo 2 del DPR n. 917/86, e che hanno percepito redditi imponibili in Italia e non li hanno dichiarati;
  2. Dichiarazione infedele – Si tratta di una violazione amministrativa prevista dal D.Lgs. 471/97, articolo 1, comma 2, secondo il quale quando un soggetto fiscalmente residente in Italia, trasferito all’estero, dichiara in Italia solo alcuni redditi (minori rispetto a quelli accertati dall’Amministrazione finanziaria). In questo caso la dichiarazione è infedele in quanto non comprende anche gli altri redditi percepiti all’estero. In questo caso sono previste sanzioni amministrative che vanno dal 90% al 180% dell’imposta evasa.

Residenza estera fittizia: sanzioni penali

Oltre alle sanzioni amministrative appena viste, un soggetto a cui viene contestata la fittizia residenza estera può rischiare anche la contestazione di reati penali di tipo tributario.

Stiamo parlando dei casi di omessa dichiarazione (articolo 5 D.Lgs n. 74/2000), dichiarazione infedele (articolo 4 D.Lgs n. 74/2000) e dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (articolo 3 D.Lgs n. 74/2000). Vediamo insieme come si concretizzato tutte queste fattispecie di reato.

Omessa dichiarazione

Questa fattispecie punisce con la reclusione da 1 a 3 anni, chiunque al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte, quando l’imposta evasa è superiore a €. 30.000 per singolo tributo. Ne deriva che, se un soggetto trasferisce fittiziamente la propria residenza all’estero, omettendo di presentare la propria dichiarazione dei redditi, qualora l’ammontare dell’imposta evasa superi la soglia prevista dall’articolo 5 del D.Lgs. n.  74/2000, il contribuente andrà incontro, oltre che all’applicazione della sanzione amministrativa, anche al procedimento penale.

Naturalmente per calcolare l’imposta effettivamente evasa si dovrà tener conto sia degli elementi attivi non dichiarati da soggetto, ma anche degli elementi di reddito negativi che egli ha sostenuto assieme alle relative imposte pagate all’estero.

Dichiarazione infedele

Questa fattispecie punisce con la reclusione da 1 a 3 anni, chiunque al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi, quando congiuntamente: l’imposta evasa è superiore a €. 50.000 e l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione sia superiore del 10% degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o comunque è superiore a 2 milioni di Euro.

Se il contribuente risiede fittiziamente all’estero ma, disponendo di redditi prodotti in Italia, ha comunque presentato una dichiarazione, se pur infedele, qualora si verifichino le condizioni appena viste, potrà vedersi contestato, oltre alla sanzione amministrativa, anche questo reato.

Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici

La norma punisce con la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni, chiunque al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, sulla base di una falsa rappresentazione delle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolarne l’accertamento, indica in una delle dichiarazioni annuali elementi attivi per un valore inferiore a quello effettivo, o elementi passivi fittizi, ove congiuntamente: l’imposta evasa è superiore a €. 30.000 e l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione sia superiore del 5% degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o comunque è superiore a 1 milione di Euro.

L’elemento qualificante della condotta che segna il discrimine con la dichiarazione infedele, è la fraudolenza. Il delitto in questione, infatti, ricorre quando la dichiarazione inveritiera abbia luogo sulla base di una falsa rappresentazione degli elementi attivi e passivi delle scritture contabili obbligatorie avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolarne l’accertamento. In pratica, il soggetto dichiarante deve aver operato sulle varie voci contabili in modo da fare apparire corretti gli elementi attivi dichiarati, in realtà di importo inferiore al reale.

Nel nostro esame è palese che il trasferimento fittizio di residenza all’estero rappresenti un mezzo fraudolento idoneo ad ostacolare l’accertamento, ma in questo caso il delitto in esame può prefigurarsi solo nel caso in cui il soggetto svolga un’attività economica nel nostro Paese.

I nostri consigli

Stai pensando di trasferirti all’estero? Se stai pensando di effettuare un trasferimento di residenza all’estero non dimenticarti di farti assistere da un professionista preparato ed esperto in questa materia. Eviterai possibili contestazioni di trasferimento fittizio di residenza e avrai la certezza di chiudere definitivamente la tua posizione fiscale con l’Italia.

Fare in autonomia, anche se può sembrare la scelta migliore, se non si è abbastanza preparati, può portare a commettere degli errori che possono costare caro in caso di accertamenti fiscali. Per questo motivo se avete bisogno di aiuto o di una consulenza siamo a vostra disposizione, attraverso il nostro servizio di consulenza fiscale online dedicato.

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