Visto di conformità: crediti reddituali superiori a €. 15.000

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La Circolare n. 28/E/2014 fornisce le check list per i controlli necessari a rilasciare il visto di conformità per l’utilizzo di crediti d’imposta di importo superiore ai €. 15.000. 

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 28/E del 25 settembre 2014 interviene per chiarire le procedure che i professionisti sono chiamati ad adottare per rilasciare il visto di conformità per l’utilizzo di crediti d’imposta  derivanti dalle imposte sui redditi, per un valore superiore ai €. 15.000.

L’articolo 1, comma 574 della Legge n. 147/2013, ha esteso l’obbligo di apposizione del visto di conformità (di cui all’art. 35 del D.Lgs n. 241/1997), alle compensazioni dei crediti concernenti le imposte sui redditi, le relative addizionali, le ritenute alla fonte, le imposte sostitutive delle imposte sul reddito e l’IRAP, qualora gli importi siano superiori ai 15.000 €. Vediamo quali sono stati i principali chiarimenti forniti dalle Entrate.

Soggetti legittimati al rilascio del visto di conformità

I soggetti che possono apporre il visto di conformità, ai fini dell’utilizzo in compensazione di crediti di importo superiore ai €. 15.000 sono:

  • Gli iscritti agli albi dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e quelli dei Consulenti del Lavoro, indicati nell’articolo 3 comma 3, lettera a) del DPR n. 322/1998;
  • I responsabili dell’assistenza fiscale, ovvero i Caf, così come previsto dall’art. 35 comma 1 lett. a) del DLGS n. 241/1997;
  • In alternativa, come già previsto anche in materia di compensazione dei crediti Iva, la norma prevede che al posto del visto di conformità rilasciato dai professionisti abilitati (Caf, Dottori Commercialisti, ecc), la dichiarazione da cui scaturisce il credito può essere sottoscritta dai soggetti che esercitano il controllo contabile per i contribuenti (di cui all’art. 2409-bis del c.c.), al fine di attestare che l’esecuzione dei controlli previsti dall’art. 2 del DM n. 164/1999.

I controlli da effettuare

I controlli da effettuare per rilasciare il visto di conformità corrispondono a quelli previsti dagli articoli 36-bis e 36-ter del DPR n. 600/1973, e sono finalizzati ad evitare errori materiali e di calcolo nella determinazione degli imponibili, delle imposte e delle ritenute, nonché nel riporto delle eccedenze risultanti dalle precedenti dichiarazioni. Questo vuol dire che il rilascio del visto di conformità implica il riscontro della corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alle risultanze della relativa documentazione e alle disposizioni che disciplinano gli oneri deducibili e detraibili, le detrazioni e i crediti d’imposta, lo scomputo delle ritenute d’acconto, i versamenti.

In aggiunta, per i soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili, relativamente alle dichiarazioni dei redditi, dell’IRAP e dei sostituti d’imposta, i controlli implicano anche la verifica della regolare tenuta delle scritture contabili obbligatorie e la verifica della corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alle risultanze delle scritture contabili e di queste ultime alla relativa documentazione.

E’ bene sottolineare  che i riscontri non comportano valutazioni di merito, ma solo il controllo formale in ordine all’ammontare delle componenti positive e negative relative all’attività d’impresa e/o di lavoro autonomo esercitata.

Modalità di applicazione del visto di conformità

Ai sensi del comma 574 della Legge n. 147/2013 il visto di conformità deve essere apposto relativamente alle singole dichiarazioni dalle quali emerge il credito. Inoltre, non è previsto alcun obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione ai fini dell’utilizzo dei crediti in compensazione, a differenza quanto previsto per i crediti IVA di importo superiore ai 5.000 € per i quali la disposizione prevede che la compensazione possa essere effettuata a partire dal giorni 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui il credito emerge.

In riferimento alla dichiarazione Iva è previsto che i contribuenti dalla cui dichiarazione annuale scaturisce un credito possono non comprendere la dichiarazione Iva all’interno del modello Unico. Inoltre, il limite dei €. 15.000, superato il quale scatta l’obbligo di apporre il visto di conformità, si riferisce alle singole tipologie di reddito emergenti dalla dichiarazione. Infatti, se dalla dichiarazione emergono due diversi crediti d’imposta di valore inferiore ai €. 15.000, ma complessivamente di importo superiore alla soglia, questi ultimi potranno essere utilizzati in compensazione senza apporre il visto di conformità.

Crediti non soggetti al visto di conformità

Si ritiene che debbano essere esclusi dall’apposizione del visto di conformità i crediti il cui presupposto non sia direttamente riconducibile alle stesse imposte quali, ad esempio, i crediti aventi natura strettamente agevolativa (vedi il credito d’imposta per il gasolio da autotrazione, ecc).

Diversamente, è necessaria l’apposizione del visto per il credito d’imposta derivante dalla trasformazione delle attività per imposte anticipate in credito d’imposta (art. 2 commi 55-58 D.L. n. 225/2010).

Le sanzioni

L’infedele attestazione dell’esecuzione dei controlli comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 39, comma 1 lettera a), primo periodo, del D.lgs n. 241/1997. In caso di ripetute violazioni, ovvero di violazioni gravi, è effettuata apposita segnalazione agli organi competenti per l’adozione di ulteriori provvedimenti, nonché l’inibizione della facoltà di rilasciare il visto di conformità.

Infine, se il contribuente utilizza in compensazione crediti superiori ai €. 15.000 senza aver apposto il visto di conformità, sarà sottoposto all’applicazione di una sanzione pari al 30% del credito indebitamente utilizzato in compensazione (art. 13 D.Lgs n. 471/1997).

Agenzia delle Entrate – Circolare n. 28/E del 25 settembre 2014

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