Sgravio della cartella esattoriale: come ottenerlo

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Quando la cartella esattoriale contiene un tributo indebito il contribuente ha a disposizione una serie di strumenti: l’autotutela, il ricorso e la sospensione della cartella per ottenere lo sgravio della pretesa tributaria.

La cartella esattoriale è un documento, inviato dall’Agente della riscossione (Equitalia), contenente una serie di importi iscritti a ruolo, relativi a tasse, imposte contributi, tributi locali, multe, etc.

Tuttavia, non sempre quando si riceve una cartella esattoriale l’importo che ci viene richiesto risulta essere effettivamente dovuto. In alcuni casi, potrebbe trattarsi di somme ormai prescritte o di importi non dovuti, magari perché già pagati.

Per questo motivo, quando ci vediamo notificare una cartella esattoriale, prima di procedere al suo pagamento, è sempre opportuno verificare che le somme addebitate siano effettivamente dovute. In questo contributo proviamo a dare alcuni consigli utili per verificare la cartella esattoriale che avete ricevuto.

Il controllo della cartella esattoriale

Per capire se gli importi iscritti a ruolo, all’intero della cartella esattoriale, risultano effettivamente dovuti, dobbiamo procurarci l’estratto conto dell’Agente della riscossione.

In gergo viene chiamato “estratto di ruolo“: questi non è altro che una lista di tutti i ruoli a noi notificati e non ancora pagati nel corso del tempo. Per poter avere questo estratto conto dovete recarvi presso uno degli sportelli dell’Agente della riscossione a voi più vicino e farne richiesta scritta.

Controllo dell’itermediario

In alternativa, potete recarvi presso il vostro consulente fiscale di fiducia (dottore Commercialista, consulente del lavoro, avvocato tributarista, ecc), penserà lui a prendere per voi la documentazione, una volta che gli avrete rilasciato apposita delega. A questo punto, ottenuto l’estratto di ruolo, non dobbiamo fare altro che controllare i pagamenti che abbiamo fatto e trovare le possibili incongruenze con quanto ivi riportato.

Dal controllo potrà capitarvi di notare ruoli mai notificati, o anche pagamenti non correttamente contabilizzati. Per questo motivo, anche in questo caso l’aiuto di un consulente vi sarà fondamentale. Nel caso in cui dal controllo delle cartelle esattoriali risultassero degli importi richiesti indebitamente ecco come possiamo ottenerne lo sgravio.

Autotutela del contribuente

Nel caso in cui il contribuente ritenga infondato l’addebito delle somme indicate nella cartella esattoriale, ha facoltà di presentare le sue contestazioni all’Ufficio impositore, chiedendone l’annullamento totale o parziale.

Attenzione: l’Ufficio impositore non è Equitalia stessa, ma l’Ufficio accertatore che ha effettivamente emesso l’avviso o la comunicazione con la quale viene richiesto l’importo (può essere ad esempio l’Agenzia delle Entrate, l’Agenzia delle Dogane, il Comune, ecc).

Lo sgravio

Se l’Ufficio impositore riscontra che l’atto emesso è effettivamente illegittimo, è tenuto ad annullarlo in base alle norme sull’autotutela e ad effettuare lo “sgravio” degli importi iscritti a ruolo. Per ottenere uno sgravio tramite procedimento in autotutela è necessario che il contribuente presenti all’Ufficio una istanza in carta libera con la quale si richiede l’annullamento dell’atto, indicandone i motivi e allegando la documentazione a supporto.

A conclusione del procedimento di autotutela l’ente impositore comunica il provvedimento di annullamento ad Equitalia, che è tenuta ad interrompere le procedure di riscossione che nel frattempo aveva avviato. Se il contribuente ha comunque provveduto al pagamento degli importi iscritti a ruolo considerati non dovuti a seguito di autotutela, dovrà obbligatoriamente essere rimborsato dall’Agente della riscossione.

Ricorso e sospensione della riscossione

Nel caso in cui la presentazione dell’istanza in autotutela non portasse alla modifica dell’atto da parte dell’ufficio impositore, il contribuente può arrivare ad impugnare la cartella esattoriale per chiederne l’annullamento totale o parziale di fronte al giudice tributario.

Il contribuente che intende impugnare un atto della riscossione, come la cartella esattoriale, deve ricorrere contro l’ente impositore (per i tributi erariali l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate) se contesta la legittimità della pretesa; deve invece ricorrere contro l’Agente della riscossione se contesta vizi dell’attività dello stesso, cioè motivi di ricorso che riguardano l’attività svolta successivamente alla consegna del ruolo.

Chi ha presentato ricorso contro una cartella esattoriale, se ritiene che può subire un danno grave e irreparabile dal pagamento della cartella, può produrre istanza di sospensione alla Commissione tributaria (sospensione giudiziale) oppure, anche contestualmente, all’ufficio dell’Agenzia che ha emesso il ruolo.

Sgravio per decisione della commissione tributaria

Quando una cartella esattoriale è stata dichiarata illegittima da una Commissione tributaria, il contribuente ha diritto a ottenere lo sgravio dall’ente entro 90 giorni dalla notifica della decisione. Contestualmente allo sgravio, l’Ufficio deve disporre anche il rimborso delle somme iscritte a ruolo eventualmente pagate dal contribuente prima della decisione. Il rimborso viene erogato in modo automatico direttamente dall’Agente della riscossione.

Se l’ufficio competente non dispone in modo tempestivo lo sgravio, le norme del contenzioso tributario consentono al contribuente di ricorrere al “giudizio di ottemperanza” per ottenere l’esecuzione della decisione della Commissione tributaria. Questo strumento è attivabile solo nei confronti delle sentenze divenute definitive.  Non rientrano tra gli atti che possono essere oggetto di sospensione quelli non notificati dall’agente della riscossione (per esempio, un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, un avviso di addebito dell’Inps). Per tali atti, occorre rivolgersi direttamente agli enti creditori che li hanno emessi.

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