Società agricole: il regime di tassazione

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Le società agricole possono beneficiare uno speciale regime di determinazione del reddito su base catastale. Vediamo quali sono le caratteristiche e i requisiti di questo particolare metodo di tassazione.

Tra i regimi speciali di determinazione del reddito fiscale vi è sicuramente quello che riguarda le società agricole. Questo regime introdotto dalla Legge n. 296/06 (“Finanziaria 2007“), è stato poi abrogato nel corso del 2013, per poi essere ripristinato dall’articolo 1 comma 36 della Legge n. 14/13 (“Legge di stabilità 2014”).

Il regime in esame prevede che sia le società di persone, società a responsabilità limitata e le società cooperative che rivestono la qualifica di società agricole possano optare per la determinazione del reddito su base catastale.

La stessa facoltà viene concessa anche alle società di persone e le società a responsabilità limitata costituite da imprenditori agricoli che esercitano esclusivamente la manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti agricoli ceduti dai soci, le quali possono optare per la determinazione del reddito applicando ai ricavi il coefficiente del 25%.

Vediamo, quindi, le regole di tassazione che riguardano il regime agevolato per le società agricole.

Il regime agevolato per le società agricole

Le modalità applicative del regime agevolato per le società agricole sono state dettate dal D.M. n. 213/07. Il regime agevolato per la determinazione del reddito secondo il criterio catastale si applica a società di persone (snc, sas), srl, e società cooperative, che rivestono la qualifica di società agricole. Rivestono la qualifica di società agricole le società che rispettano i seguenti requisiti:

  • Hanno quale oggetto sociale l’esercizio esclusivo delle attività di cui all’articolo 2135 del codice civile (coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse);
  • Contengono la dicitura “società agricola” nella ragione sociale (se trattasi di società di persone) o denominazione sociale (se trattasi di società di capitali).

Il requisito dell’esclusività deve trovare riscontro nell’attività in concreto svolta. Pertanto, non costituiscono società agricole quelle che, a prescindere dall’oggetto sociale, esercitano le attività di cui all’articolo 2195 del codice civile, o le attività di cui all’articolo 55 comma 2, lettera a) e b) del DPR n. 917/86, ovvero attività organizzata in forma di impresa diretta alla prestazione di servizi che non rientrano nell’articolo 2195 del codice civile, attività di sfruttamento di miniere, cave, torbiere, saline, laghi, stagni e altre acque interne.

Criterio catastale

L’opzione per il regime agevolato previsto dalla Legge n. 296/06 consente di determinare il reddito delle attività agricole di cui all’articolo 32 del DPR n. 917/86, in misura pari al reddito agrario (criterio catastale), anziché secondo gli ordinari criteri di determinazione del reddito d’impresa (in via analitica).

Il regime in esame è stato introdotto per incentivare il passaggio alla forma societaria degli imprenditori agricoli individuali, attraverso il mantenimento in capo alle società che rivestono la qualifica di “società agricole” di un particolare sistema di determinazione del reddito, che costituisce il regime naturale di tassazione solo per le persone fisiche, le società semplici e gli enti non commerciali (Circolare n. 50/E/2010 dell’ Agenzia delle Entrate).

Attività che consentono di mantenere il regime agevolato

La possibilità di utilizzare il criterio di determinazione catastale del reddito imponibile ai fini delle imposte dirette per le società agricole, è dettato dal rispetto del requisito dell’esclusività dell’attività svolta. In pratica le società agricole possono svolgere esclusivamente le attività dettate dall’articolo 2135 del codice civile.

Sul punto, l’articolo 36, comma 8 del D.L. n. 179/12, ha fornito alcune precisazioni in merito. In particolare è previsto che:

  • Non costituiscono distrazione dall’esercizio esclusivo delle attività agricole la locazione, il comodato e l’affitto di fabbricati ad uso abitativo, nonché di terreni e di fabbricati ad uso strumentale alle attività agricole di cui all’2135 del codice civile, sempre ché i ricavi derivanti dalla locazione o dall’affitto siano marginali rispetto a quelli derivanti dall’esercizio dell’attività agricola esercitata;
  • Il requisito della marginalità si considera soddisfatto qualora l’ammontare dei ricavi relativi alle locazioni e affitto dei beni non superi il 10% dell’ammontare dei ricavi complessivi;
  • Resta fermo l’assoggettamento di tali ricavi a tassazione in base alle regole del DPR n. 917/86.

L’opzione da comunicare in dichiarazione Iva

Il regime d’imposizione su base catastale rappresenta un regime opzionale. Ai fini dell’esercizio dell’opzione, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni recate dal DPR n. 442/97. In particolare, la determinazione del reddito secondo le regole catastali, si attua mediante opzione da comunicare nella prima dichiarazione annuale Iva da presentare successivamente alla scelta operata.

I requisiti richiesti per esercitare l’opzione devono essere posseduti fin dall’inizio del periodo d’imposta. Una volta effettuata l’opzione, il contribuente è vincolato alla concreta applicazione del regime scelto almeno per un triennio. Trascorso tale periodo minimo, l’opzione resta valida per ciascun anno successivo, fino a quando permane la concreta applicazione della scelta operata.

Laddove vengano meno, in capo ai soggetti optanti, i requisiti prescritti dalla norma, l’opzione perde efficacia dal periodo d’imposta in corso alla data in cui si verifica l’evento che ha causato la perdita di efficacia.

I criteri per la determinazione del reddito

Per la determinazione del reddito delle società agricole, su base catastale, l’articolo del D.M. n. 213/07 prevede che:

  • Le attività agricole di cui all’articolo 32 del DPR n. 917/86, esercitate entro i limiti ivi previsti, concorrono a formare il reddito d’impresa in misura pari al reddito agrario (criterio catastale);
  • Le altre attività, vale a dire sia quelle non agricole, sia quelle agricole di cui all’articolo 32 del DPR n. 917/86 che eccedono i limiti ivi statuiti, concorrono a formare il reddito d’impresa in base ai criteri ordinari (metodo analitico o a “costi e ricavi“).

Il reddito delle società agricole determinato (a seguito dell’opzione per il regime agevolato) in base al criterio catastale è considerato comunque reddito d’impresa. Esso, pertanto, non muta categoria di appartenenza e l’opzione non configura un’ipotesi di destinazione dei beni a finalità estranee all’esercizio dell’impresa.

Le società che scelgono di optare per il regime fiscale agevolato devono mantenere inalterate le modalità di tenuta della contabilità (ordinaria o semplificata) originariamente adottate. In costanza di opzione, i valori fiscali da attribuire agli elementi dell’attivo e del passivo:

  • Devono continuare ad essere determinati applicando le vigenti regole di determinazione del reddito d’impresa, anche se il reddito imponibile è determinato con le regole previste dall’articolo 32 del DPR n. 917/86;
  • Devono essere evidenziati nell’apposito prospetto della dichiarazione dei redditi.

La disposizione in parola mira ad assicurare la continuità dei valori fiscali delle attività e delle passività delle società agricole che hanno optato per il regime in esame. In caso di perdita di efficacia o revoca dell’opzione, ai fini della determinazione del reddito, gli elementi dell’attivo e del passivo sono valutati in base al prospetto di cui sopra.

Plusvalenze e minusvalenze dei beni strumentali

Le plusvalenze e le minusvalenze relative a beni mobili strumentali alla produzione del reddito d’impresa acquisiti nel corso di periodi di imposta per i quali è efficace l’opzione non concorrono alla formazione del reddito di detti periodi di imposta.

Le plusvalenze e le minusvalenze relative a beni mobili strumentali alla produzione del reddito d’impresa acquisiti in periodi di imposta precedenti a quello di esercizio dell’opzione:

  • Concorrono alla formazione del reddito (negli esercizi di vigenza dell’opzione) in via ordinaria, secondo quanto previsto dal DPR n. 917/86;
  • Si determinano come differenza tra il corrispettivo conseguito, al netto degli oneri di diretta imputazione, ed il costo non ammortizzato dell’ultimo esercizio antecedente a quello di esercizio dell’opzione. In tal caso, infatti, le quote di ammortamento non dedotte in costanza di opzione non riducono il costo fiscalmente riconosciuto del bene strumentale.

Riporto delle perdite

Ai sensi dell’articolo 4, comma 4 del D.M. n. 213/07, resta ferma l’applicazione dell’articolo 84 del DPR n. 917/86 alle perdite formatesi in periodi precedenti a quello in cui viene esercitata l’opzione per la tassazione con il criterio catastale.

In altri termini, la società può portare le perdite pregresse in abbattimento del reddito determinato catastalmente. Secondo la circolare dell’Agenzia delle Entrate, sopra indicata, l’articolo 84 del DPR n. 917/86 è applicabile anche alle eventuali perdite che si dovessero generare in vigenza di opzione. La mera determinazione catastale del reddito non dovrebbe generare, in linea di principio, periodi d’imposta in perdita.

Tuttavia, il riporto di componenti negativi relativi alle attività iscritte in bilancio in esercizi precedenti a quello di efficacia dell’opzione, la cui deduzione è stata rinviata agli esercizi successivi in applicazione di disposizioni fiscali, può dar luogo ad una perdita d’esercizio.

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