Perdita sistematica: il monitoraggio in 5 anni

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Al fine di verificare la presenza di una perdita sistematica, che farebbe rientrare la società nella disciplina delle società di comodo, la verifica deve essere effettuata in un periodo di cinque anni.

Le società di capitali e gli enti che presentano dichiarazioni dei redditi in perdita fiscale per cinque periodi d’imposta consecutivi sono considerati non operativi a decorrere dal successivo sesto periodo d’imposta.

Per interrompere la continuità del periodo “di osservazione” è sufficiente che in un anno:
  • Sia conseguito un reddito pari o superiore a quello minimo;
  • Si verifichi una causa di disapplicazione automatica della disciplina in esame.

Questa è la regola che deve essere osservata per verificare se una società di capitali rientra nella più grande disciplina delle società di comodo, a causa della “perdita sistematica“.

Vediamo di seguito di andare a riepilogare schematicamente le modalità di applicazione della disciplina delle società in perdita sistematica.

La normativa sulla società di comodo

La disciplina delle società di comodo è stata introdotta nel nostro ordinamento con l’obiettivo di disincentivare il ricorso alla struttura societaria come schermo per la mera detenzione di beni improduttivi di reddito, in quanto utilizzati nella sfera personale dai soci.

La ratio della norma è che, se i beni posseduti dalla società non contribuiscono a generare un volume minimo di ricavi, si suppone che essi non vengano impiegati nello svolgimento di un’attività imprenditoriale, ma siano intestati fittiziamente alla società nell’esclusivo interesse dei soci.

La disciplina delle società di comodo è stata oggetto di una profonda rivisitazione con il D.L. n. 138/2011, il quale suddivide in due categorie l’ambito di applicazione della disciplina:

  • Società non operative – Si tratta delle società che non superano il c.d. “test di operatività“;
  • Società in perdita sistematica – Le società che si trovano in perdita fiscale per 5 esercizi consecutivi (o quattro in perdita e uno in utile ma sotto il livello minimo).

Le società non operative

Le società non operative sono società che hanno conseguito un ammontare complessivo (medio del triennio), di ricavi, incrementi delle rimanenze e proventi, esclusi quelli straordinari, risultanti dai rispettivi conti economici, inferiore alla somma degli importi che risultano applicando gli appositi coefficienti all’ammontare (medio del triennio) dai beni risultanti dall’attivo dello stato patrimoniale.

L’obiettivo è quello di stabilire se i beni strumentali presenti nell’azienda sono congrui o meno rispetto ai ricavi annui generati. E’ evidente che una ingente presenza di beni strumentali in un’azienda che non produce alcuna attività economica, e quindi non produce ricavi, è evidente che possa rientrare nella disciplina delle società non operative.

Per l’anno di imposta 2016, il triennio di osservazione è quello che riguarda il periodo 2014 – 2015 e 2016.

Le società in perdita sistematica

Sono considerate in perdita sistematica le società che presentano perdite di natura fiscale (non civilistica) per 5 periodi d’imposta successivi, oppure, società che presentano, sempre nell’arco di un quinquennio, perdite di natura fiscale per quattro periodi d’imposta e nel quinto un reddito inferiore a quello minimo, come determinato in base agli appositi coefficienti.

Anche in questo caso è evidente il fatto che una società che presenta un risultato negativo per almeno cinque periodi di imposta successivi, non possa avere come obiettivo quello di esercitare un’attività economica.

Per l’anno 2016, il quinquennio di osservazione è quello che va dal 2011 al 2015.

Cause di esclusione

Sono previste cause di esclusione dalla disciplina delle società di comodo che consentono la disapplicazione della disciplina.

Le cause di esclusione, disciplinate dal comma 1, dell’articolo 30 della Legge n. 724/94 trovano applicazione – ai fini della normativa relativa sia alle società non operative che a quelle in perdita sistematica – con riguardo al periodo d’imposta nel quale si sarebbe altrimenti dovuta applicare la normativa sulle società di comodo.

Invece le cause di disapplicazione automatica hanno una diversa disciplina a seconda della normativa che si intende disapplicare: quelle previste per le società non operative vanno individuate con riguardo al periodo d’imposta nel quale si intende disapplicare tale disciplina mentre quelle stabilite nel detto provvedimento dell’11 giugno 2012 riguardano gli anni compresi nel periodo di osservazione ed hanno l’effetto di escluderli dal computo dello stesso.

Cause di disapplicazione società in perdita sistematica

Le cause di disapplicazione della normativa sulle società in perdita sistematica riguardano:

  • Le società che si trovano nel primo periodo d’imposta;
  • Le società che si impegnano a concludere la liquidazione entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi successiva;
  • I periodi d’imposta precedenti all’inizio delle procedure concorsuali;
  • Le società sottoposte a sequestro penale o a confisca;
  • Le società socie di società non in perdita sistematica e di società collegate residenti all’estero;
  • Le società alle quali è già stata accolta l’istanza in anni precedenti;
  • Le società con un MOL positivo;
  • Le società residenti in territori in stato di emergenza;
  • Le società agricole;
  • Le società che fruiscono di regimi agevolativi e che evitano duplicazioni impositive;
  • Le società congrue e coerenti ai fini degli studi di settore.

In considerazione della prima causa di disapplicazione riguardante le società che si trovano nel primo periodo d’imposta e dell’ampliamento del detto “periodo di osservazione” la normativa in esame è, quindi, applicabile alle società costituite da almeno sette anni.

Va comunque fatto riferimento non agli anni solari bensì ai periodi d’imposta, come chiaramente affermato nei commi 36-decies e 36-undecies dell’articolo 2 del D.L. n. 138/11.

Effetti per le società di comodo

Le società soggette alla disciplina delle società di comodo devono sottostare alle seguenti conseguenze:

  • Credito Iva – Impossibilità di chiedere il credito Iva a rimborso, o utilizzare il credito in compensazione orizzontale. Perdita del credito Iva dopo 3 periodi d’imposta di comodo;
  • Perdite pregresse – Nel periodo di comodo possono essere utilizzate a diminuzione del reddito di periodo soltanto per la quota parte che eccede quello minimo;
  • Ires e Irap – Obbligo di dichiarare un reddito pari a quello minimo, con la maggiorazione del 10,50% dell’aliquota Ires.

La novità del decreto semplificazioni

Come abbiamo detto, attualmente diventano società in perdita sistematica le società che dichiarano perdite fiscali per tre periodi d’imposta consecutivi oppure che sono in perdita per due periodi d’imposta con un terzo che ha reddito inferiore rispetto a quello minimo, così come determinato ai sensi dell’articolo 30 comma 3 della legge n. 724/94.

In questi primi anni di applicazione la nuova fattispecie ha creato non pochi problemi da un punto di vista operativo, acuendo gli effetti della crisi, facendo diventare automaticamente non operative anche società che in realtà non lo sono, ma che stanno soltanto subendo risultati economici negativi.

Per attenuare questo tipo di conseguenza il Decreto prevede l’allungamento da 3 a 5 anni del periodo di monitoraggio e quindi, la società in perdita sistematica diventerà di comodo nel periodo d’imposta successivo al quinquennio chiuso in perdita.

Questa novità dovrebbe permettere di circoscrivere i casi di perdita sistematica alle situazioni davvero più critiche, ovvero alle società che presentano perdite strutturali, come le società in liquidazione, lasciando fuori le società operative che sono cadute tra quelle in perdita sistematica esclusivamente per aver risentito in maniera più acuta degli effetti della crisi economica.

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