Accompagnatore turistico: disciplina fiscale

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Quali sono i requisiti per diventare accompagnatore turistico? E’ necessaria l’apertura della partita Iva? Come funziona la copertura previdenziale? Se vuoi iniziare l’attività di accompagnatore turistico potrebbe esserti utile questa breve guida con tutti i consigli utili per iniziare l’attività.

Cambiano le mete, i gusti, e la durata media delle vacanze. Il turismo è nel pieno di una profonda trasformazione per adeguarsi ai gusti dei consumatori, che optano per permanenze brevi e servizi sempre più efficienti.

E’ inevitabile che questo abbia impatto anche sulle professioni legate al turismo. Tra queste sicuramente una delle figure più tradizionali è quella dell’accompagnatore turistico.

Vediamo in questo contributo quali sono le caratteristiche dell’accompagnatore turistico e quali sono gli adempimenti fiscali necessari per chi volesse iniziare a svolgere questa attività.

Chi è l’accompagnatore turistico?

Possiamo definire come accompagnatore turistico il professionista che si occupa di guidare un gruppo di persone in un tour di uno o più giorni alla scoperta di città o Stati. E’ considerato accompagnatore turistico sia il professionista che guida gli stranieri sul territorio italiano, sia il professionista che accompagna gli italiani all’estero.

L’accompagnatore turistico si differenzia dalla guida turistica che invece guida un gruppo di persone in una città o in una provincia, illustrandone i monumenti, le bellezze, la storia, i musei, ecc. L’accompagnatore turistico segue il percorso di visita dei suoi clienti ma non illustra le bellezze i monumenti o i musei che sono oggetto del viaggio.

I requisiti e le normative regionali

Per diventare accompagnatore turistico è necessario dimostrare, secondo le modalità definite dalla Regione o Provincia, di aver acquisito le competenze necessarie per intraprendere questo lavoro. Infatti, il turismo essendo materia di competenza regionale, viene regolato normativamente in maniera diversa da Regione a Regione. Ci sono dei punti fermi però validi a livello nazionale in ogni regione e provincia, per poter chiedere di diventare accompagnatore turistico bisogna:

  • Aver compiuto almeno 18 anni;
  • Essere in possesso di diploma di scuola media superiore;
  • Avere la fedina penale pulita;
  • Conoscere almeno l’inglese a livello avanzato (C1), meglio se si conosce anche un’altra lingua ufficiale dell’Unione Europea a livello intermedio.

Oltre a questi requisiti, ogni Regione ha le sue modalità e il suo regolamento al riguardo: alcune province tengono in considerazione i titoli di studio presi in ambito turistico (liceo turistico, liceo linguistico, laurea in scienze del turismo, laurea in lingue), altre invece considerano indispensabile la residenza nella propria regione o provincia, altre impongono la frequenza di un corso di formazione da loro organizzato, altre ancora prevedono solo un esame scritto, orale o entrambi.

Per avere informazioni più dettagliate potete contattare la vostra Regione, in genere dell’abilitazione ad accompagnatore turistico se ne occupa la sezione dedicata al turismo.

Dopo una verifica con esito positivo verrà rilasciato un tesserino da accompagnatore turistico, da rinnovare ogni 5 anni, sul quale saranno segnalate anche le lingue straniere di cui si è dimostrata la conoscenza. Questo tesserino abilita a svolgere l’attività di accompagnatore turistico su tutto il territorio nazionale e all’estero. Da questo momento si possiedono tutti i requisiti per iniziare ad intraprendere questa attività.

Accompagnatore turistico e partita Iva

Una volta superato l’esame di abilitazione e ottenuto il tesserino per iniziare l’attività è necessario porsi il quesito se dobbiamo o meno aprire partita Iva. Ricordiamo che l’obbligo di aprire partita Iva spetta a tutti i soggetti che svolgono professionalmente abitualmente e autonomamente un’attività.

Tuttavia, in particolari casi, come ad esempio se l’attività è del tutto saltuaria (es. si accompagna un solo gruppo all’anno), oppure se nell’arco di un anno si percepiscono redditi inferiori ai €. 5.000 lordi, l’apertura della partita Iva non è necessaria (per approfondimenti si veda “Le prestazioni di lavoro autonomo occasionale“.

Chi invece svolge l’attività in maniera professionale dovrà chiedere all’Agenzia delle Entrate rilevante territorialmente nella sua località di residenza, l’apertura della partita Iva. Potrà telematicamente, avvalendosi dell’assistenza di un Commercialista abilitato, oppure presentando un apposito modulo (modello AA9/11) presso gli uffici dell’Agenzia. Il codice attività da utilizzare è il seguente:

79.90.2. – Attività delle guide e degli accompagnatori turistici

L’apertura della partita Iva comporta l’obbligo di emettere fattura per ogni servizio di accompagnamento turistico effettuato, rispettando tutti gli obblighi fiscali e contabili che comporta il regime fiscale che scegliere al momento dell’apertura della partita Iva. Per questo motivo, è bene rivolgersi ad un Commercialista abilitato in modo che possa consigliarvi il regime fiscale più consono alle vostre caratteristiche personali.

Regime fiscale forfettario

Sono molte le persone che si spaventano alla sola idea di dover aprire partita Iva per esercitare un’attività professionale. Il costo della partita Iva, le imposte e i contributi possono spaventare soprattutto i soggetti che non hanno mai avviato prima un’attività professionale.

Una soluzione a questo è arrivata con il regime forfettario. Si tratta di un regime fiscale di vantaggio introdotto per diventare il regime naturale dei professionisti che fatturano annualmente al di sotto dei €. 30.000. Con questo regime viene eliminato l’obbligo di tenuta delle scritture contabili e l’applicazione di Iva e ritenute di acconto.

Come avrete capito è un regime semplice da utilizzare, con pochi adempimenti annuali, ideale per tutti quei soggetti che avviano un’attività per la prima volta. Potete trovare maggiori informazioni sul regime forfettario a questo contributo: “Regime fiscale forfettario per i contribuenti minori“.

Presentazione della SCIA al Comune di residenza

Quando si vuole iniziare l’attività di accompagnatore turistico è necessario presentare la Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) al proprio Comune di residenza. La SCIA si presenta telematicamente (on-line), oppure attraverso la Posta Elettronica Certificata (PEC).

In entrambi i casi, comunque è necessario dotarsi di un indirizzo PEC e di firma digitale. La Segnalazione di inizio attività è adempimento che deve essere effettuato necessariamente almeno il giorno precedente rispetto a quello di inizio effettivo dell’attività. L’obiettivo della SCIA è quello di mostrare al Comune di essere in possesso di tutti i requisiti per esercitare questo tipo di attività.

Per maggiori informazioni potete consultare il SUAP del vostro Comune.

Gli adempimenti contributivi

Accanto agli adempimenti fiscali l’accompagnatore turistico che esercita professionalmente l’attività sono tenuti al versamento dei contributi previdenziali all’Inps. In particolare, l’Inps, a seguito di una sentenza della Corte di Cassazione (n. 14069 del 19/06/06) e a seguito della Circolare INPS n. 12/2008,  ha distinto gli accompagnatori turistici a seconda se svolgano l’attività in forma professionale (autonomamente) oppure imprenditoriale (ad esempio gestendo ‘attività di altri accompagnatori turistici). I primi, devono iscriversi alla gestione separata, mentre i secondi devono iscriversi alla gestione commercianti.

La gestione separata è una sezione dell’Inps che accoglie i versamenti di tutti i professionisti non dotati di una cassa professionale autonoma. I versamenti devono essere fatti a giugno e novembre, in concomitanza con i versamenti fiscali.

Il reddito imponibile è dato dalla differenza tra i ricavi e i costi deducibili dell’attività sul quale viene applicata un’aliquota del 27,72%. Non è previsto un minimale obbligatorio, ma se i versamenti all’Inps corrispondono ad un fatturato inferiore al minimale di €. 15.357, l’anno contributivo non viene calcolato per intero. C’è la possibilità di rivalsa sul committente del 4%, addebitando la percentuale sulla fattura (tale somma costituisce reddito imponibile), ma tale rivalsa è facoltativa.

La gestione commercianti, invece, prevede il versamento di un minimale fisso obbligatorio, che viene stabilito dall’INPS si anno in anno, è che di solito si attesta tra i €. 3.000 e i €. 3.500 per redditi fino ai €. 15.357. Per i redditi che superano tale cifra, è dovuta una contribuzione aggiuntiva sempre del 21,84 %. Per redditi superiori a €. 45.530,00, la percentuale dovuta è del 22,84 %. L’aliquota è destinata ad aumentare ogni anno fino al 24 % Non è prevista rivalsa sul committente. La gestione commercianti è solida dal punto di vista economico e da molti anni eroga pensioni.

3 comments

  1. Buonasera, faccio l’accompagnatrice turistica ma non lavoro tantissimo.Il mio datore di lavoro, mi ha detto di dover aprire la gestione separata. Non riesco però a capire se è obbligatoria e soprattutto, non capisco quanto mi verrà detratto. Grazie

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