Come si costituisce uno Studio Associato?

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Sei un giovane professionista e vuoi sfruttare nuove opportunità? Costituire uno studio associato per l’esercizio in comune dell’attività può essere una valida sia per ridurre i costi di gestione, sia per fornire servizi sempre più “multibrand” per accompagnare il cliente in maniera più completa nei vari aspetti della sua attività economica.

Negli ultimi anni l’esercizio in forma associata delle libere professioni si sta diffondendo sempre più.

Complice anche la generalizzata crisi economica, ma anche l’evoluzione dei servizi verso la multidisciplinarità e la specializzazione professionale.

Inoltre, l’esercizio in comune dell’attività professionale può diventare una interessante possibilità per tanti giovani architetti, ingeneri, notai, avvocati, commercialisti, medici, ed altri per iniziare o proseguire la professione con altri giovani partner.

Lo scopo è quello di offrire servizi professionali “multibrand” sempre più completi, capaci di accompagnare il cliente su varie aspetti della sua attività economica.

In linea generale, l’esercizio in forma associata dell’attività professionale consente ai professionisti di sfruttare diversi vantaggi, come la possibilità di ripartire i costi dello studio professionale tra tutti gli associati, ma soprattutto una migliore specializzazione professionale.

In questo report voglio spiegarti la procedura da seguire per la costituzione di uno studio associato tra professionisti.

STUDIO ASSOCIATO

Costituire uno studio associato: normativa civilistica

L’articolo 1 della Legge n. 1815/39 rappresenta la normativa di base per la costituzione di uno studio professionale associato.

In particolare, lo studio associato assume una rilevanza verso i terzi per la sua natura di contratto associativo, ma nello stesso tempo è caratterizzato dal principio fondamentale della personalità della prestazione.

Quindi la prestazione è fornita in modo personale dai professionisti che compongono lo studio, che si sono aggregati attraverso un contratto associativo.

Costituzione dello studio associato

La costituzione può avvenire con una scrittura privata autenticata da un notaio, oppure, direttamente con atto pubblico.

Si tratta di due modalità di costituzione con le quali i singoli associati definiscono le regole del contratto associativo (articolo 5 del DPR n. 917/86).

La dizione di “Studio Associato” dovrà riportare il nome, il cognome e i titoli professionali dei singoli associati.

L’atto deve poi essere necessariamente comunicato a tutti gli ordini professionali competenti.

Costituire uno studio associato: responsabilità giuridica

Lo studio associato, dopo la sua costituzione possiede la capacità giuridica di concludere contratti obbligatori, ma a livello di responsabilità professionale, il rapporto si instaura esclusivamente tra il singolo associato ed il cliente stesso.

In pratica, infatti, la prestazione professionale richiesta dal cliente può essere adempiuta direttamente dal singolo associato.

L’onorario professionale per tale prestazione è effettuato direttamente dall’associazione che, nei confronti dei terzi, rappresenta un centro di imputazione di interessi.

Il rapporto professionale tra il professionista e il cliente rimane individuale, e formalmente viene regolarizzato mediante una lettera d’incarico, che definisce la tipologia della prestazione richiesta dal cliente allo studio.

Gli associati dello studio

Negli ultimi anni, in molti atti di costitutivi di associazioni professionali si nota la presenza sia di “soci” che di “associati“.

In pratica, secondo la l’esperienza anglosassone si indicano con il termine di “soci” i professionisti fondatori dell’associazione.

Soci fondatori ai quali solitamente vengono riservati maggiori diritti, rispetto agli “associati“, che nella norma sono costituiti da giovani professionisti.

Costituire uno studio: disciplina fiscale

Da un punto di vista fiscale l’apertura dello studio associato necessita dell’apertura della partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate competente per territorio.

Questo è il presupposto fondamentale per poter iniziare l’attività.

Il reddito dello studio associato

Il reddito prodotto dallo studio associato non è classificabile come reddito d’impresa, ma piuttosto come di reddito di lavoro autonomo.

Le entrate ed i compensi dell’associazione professionale sono percepite direttamente dall’associazione e le quote di partecipazione agli utili si presumono proporzionate al valore dei conferimenti degli associati, se non risultano diversamente determinate dall’atto costitutivo.

Dichiarazione dei redditi

Gli studi associati determinano autonomamente il proprio reddito, e presentano ogni anno la propria dichiarazione dei redditi. Tuttavia, non sono direttamente soggetti ad imposte dirette. Gli studi professionali sono tassati per trasparenza, infatti, il reddito prodotto in forma associata è soggetto a tassazione Irpef in capo ai singoli soci.

In base all’articolo 5 del DPR n. 917/86, i redditi delle associazioni costituite da persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili.

Ai fini IRAP, invece, lo studio associato è un soggetto passivo, e quindi tenuto autonomamente al pagamento dell’imposta. Gli studi associati sono soggetti anche agli studi di settore, ovvero uno strumento accertativo che mira a calcolare i ricavi presunti di ogni singola attività professionale per confrontarli con quelli effettivamente realizzati.  Per quanto attiene al trattamento previdenziale, i singoli associati devono iscriversi alla Cassa di Previdenza del proprio ordine professionale di appartenenza.

Aspetti operativi

Di seguito analizzeremo alcuni aspetti operativi legati alla costituzione di uno studio associato.

L’accordo associativo

Per ogni studio associato è di fondamentale importanza stipulare, in forma scritta, un accordo che definisca gli aspetti essenziali del rapporto instaurato tra gli associati, unitamente ai valori e ai principi comuni.

Un accordo associativo delinea l’impostazione che verrà data all’attività dello studio, anche se evidentemente non potrà mai prevedere tutte le decisioni che verranno prese nel corso del tempo.

Esso dovrà sempre essere visto come un “documento aperto“, per recepire le modifiche in funzione dei cambiamenti delle scelte degli associati.

A questo proposito, è consigliabile stipulare un atto ufficiale, con la consulenza di un legale esperto che disciplini i rapporti reciproci tra gli associati.

Uno statuto chiaro, stipulato per iscritto, consente di evitare molte controversie tra gli associati (e soprattutto gli ex-associati).

L’accordo servirà anche a chiarire molti dubbi e a fornire criteri di riferimento per la successiva associazione di altri professionisti.

Ripartizione degli utili

Il sistema di ripartizione degli utili ha lo scopo di ricompensare e motivare ciascun associato in maniera equa, rafforzando l’idea che è preferibile continuare a collaborare con lo studio, anziché mettersi in proprio.

Se si decide di optare per un sistema diverso, è necessario tener conto di:

  • Ciò che si intende premiare: la presenza nello studio, il conseguimento di un risultato minimo, ad esempio un determinato livello di fatturato o la realizzazione di prestazioni eccezionali, valutate in base all’ammontare delle parcelle oppure a qualche altro criterio di riferimento, considerate la performance individuale e del team;
  • Criteri monetari: l’ammontare totale delle parcelle fatturate, singolarmente o dal team di lavoro. L’ammontare delle perdite su crediti/svalutazione dei crediti/rivalutazione creditizia. L’ammontare del margine realizzato; il numero di ore di lavoro che possono essere imputate o fatturabili;
  • Attività scarsamente misurabili: la direzione, il marketing, la gestione delle risorse umane, soprattutto quando a svolgerle è uno degli associati. Tutte le altre attività che non si traducono in ore o prestazioni fatturate ai clienti. L’acquisizione di nuovi clienti o di nuove commesse per gli altri team. La partecipazione alle iniziative dell’ordine professionale di categoria; tutte quelle prestazioni che esulano dalle mansioni ordinarie.

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