Attività finanziarie: regimi di tassazione

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L’aumento del prelievo sulle attività finanziarie, a partire dal 1° luglio 2014, accentua la necessità per tutti gli investitori di porre particolare attenzione alla gestione dei relativi proventi, che fiscalmente possono essere soggetti a diversi tipi di tassazione a seconda del regime di gestione scelto.

L’aumento della tassazione sulle attività finanziarie, in vigore a partire dal 1° luglio 2014, accentua la necessità per tutti gli investitori di effettuare scelte sempre più oculate per indirizzare al meglio la tassazione dei proventi derivanti dall’impiego del proprio capitale.

Infatti, saper scegliere il regime fiscale di tassazione delle rendite finanziarie che più si adatta alle proprie caratteristiche può essere un valido strumento per attenuare l’incremento della pressione fiscale sui proventi ottenuti. Di seguito tutte le informazioni per valutare i diversi regimi di tassazione delle attività finanziarie.

I diversi tipi di attività finanziarie

Le attività finanziarie sono le diverse forme di impiego del capitale, come ad esempio azioni o quote di capitale di società, obbligazioni, titoli di Stato, depositi e conti correnti, ecc. Dal possesso di attività finanziarie si generano normalmente:

  1. Redditi di capitale, come ad esempio interessi e dividendi;
  2. Redditi diversi, come ad esempio plusvalenze o minusvalenze;
  3. Proventi da contratti derivati, ossia contratti il cui valore economico deriva da quello di altre attività finanziarie.

I redditi di natura finanziaria sono costituiti di solito, dalla differenza tra il corrispettivo effettivamente percepito e il costo di acquisto aumentato di ogni onere inerente alla loro produzione.

I regimi di tassazione

Con il D.Lgs n. 461/97 è stata effettuata una complessiva riorganizzazione della tassazione dei redditi diversi di natura finanziaria anche per i soggetti che non svolgono attività d’impresa, le persone fisiche, le società semplici e soggetti equiparati, gli enti non commerciali, con l’individuazione di tra distinti regimi di tassazione:

  1. Il regime della dichiarazione;
  2. Il regime del risparmio amministrato;
  3. Il regime del risparmio gestito.

Il regime della dichiarazione

Si caratterizza per la tassazione, in sede di dichiarazione dei redditi, dei redditi diversi di natura finanziaria con l’applicazione di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi pari al 26% (dal 1° luglio 2014). I redditi diversi derivanti dalle obbligazioni e dagli altri titoli di cui all’articolo 31 del DPR n. 600/73 sono computati nella misura del 48,08% dell’ammontare realizzato.

Le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate sono assoggettate ad Irpef (comprese le addizionali) per il 49,72% del loro ammontare, al netto del 49,72% delle relative minusvalenze realizzate nel periodo d’imposta. Le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, titoli e strumenti finanziari emessi da società residenti in paesi o territori a fiscalità privilegiata qualificate e non qualificate concorrono alla formazione del reddito per il loro ammontare e sono sommate algebricamente alle minusvalenze, computate anch’esse in misura integrale.

Resta fermo, l’obbligo di evidenziare separatamente i diversi comparti di plusvalenze e di minusvalenze nella dichiarazione dei redditi. In assenza di plusvalenze, le minusvalenze non possono essere portate in deduzione di altri redditi che concorrono a formare il reddito complessivo. Nel regime della dichiarazione si considerano ceduti prima gli strumenti finanziari acquisiti in data più recente, nella sostanza si applica il metodo del LIFO continuo.

L’eventuale eccedenza delle minusvalenze e delle perdite può essere portata in deduzione dell’imposta dovuta nei successivi periodi, ma non oltre il quarto, purché sia indicata in dichiarazione dei redditi. In pratica con questo regime la tassazione non è anonima, vi è obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi annuale, e la tassazione avviene per cassa alla realizzazione del provento.

Il regime del risparmio amministrato

L’opzione per il regime del risparmio amministrato presuppone un rapporto stabile con gli intermediari abilitati e che, pertanto, i titoli, le quote o i certificati siano in custodia, amministrazione o deposito presso banche o altri soggetto autorizzati e può riguardare anche le cessione a termine di valute, nonché le operazioni su contratti derivati, alla condizione che in tali rapporti intervengano come intermediari professionali, o come controparti, le banche, le sim o gli altri soggetti autorizzati con cui sono intrattenuti i rapporti di deposito, custodia o amministrazione. Il vantaggio di questo tipo di regime sta nel fatto che i proventi vengono tassati in totale anonimato direttamente dall’intermediario e quindi, non è necessario inserire tali proventi in dichiarazione dei redditi.

Il regime in questione si caratterizza per la tassazione secondo il principio di cassa, dei redditi diversi realizzati sulle singole operazioni con l’applicazione dell’imposta sostitutiva con aliquota del 26% a cura degli intermediari presso i quali i titoli sono in deposito, e con la possibilità di dedurre eventuali minusvalenze, perdite o differenziali negativi dalle plusvalenze conseguite sia nel periodo d’imposta che nei successivi ma non oltre il quarto, nell’ambito del complessivo rapporto intrattenuto con l’intermediario stesso.

In pratica anche in questo caso la tassazione avviene  per cassa, al momento dell’effettiva percezione del provento, ma in corso d’anno a conclusione di ogni singola operazione (e non al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi).

I redditi diversi derivanti dalle obbligazioni e dagli altri titoli di cui all’articolo 31 del DPR n. 60073 sono computati nella misura del 48,08% dell’ammontare realizzato. Nell’ipotesi in cui l’investitore possieda una pluralità di titoli, quote, certificati o rapporti appartenenti a categorie omogenee si assume come costo o valore di acquisto il costo o il valore medio ponderato di ciascuna categoria.

In pratica si sommano i costi dei vari acquisti del titoli dividendoli per il numero dei titoli acquistati, in modo tale che l’intermediario abbia un unico valore di costo da prendere a riferimento per il calcolo dell’imposta sostitutiva dovuta.

Il regime del risparmio gestito

E’ un regime con il quale il contribuente affida la gestione del proprio patrimonio ad un intermediario che funge da sostituto d’imposta, tassando anno per anno gli eventuali redditi di capitale e diversi maturati. Si applica su opzione sulle gestioni individuali di portafoglio di committenti che non esercitano attività d’impresa effettuate dai soggetti abilitati, e in via ordinaria, ai fondi pensione. L’applicazione dell’imposta sostitutiva nel risparmio gestito riguarda i principali redditi di capitale e il complesso dei redditi diversi maturati che concorrono, su base annua, alla determinazione del risultato di gestione.

L’esercizio dell’opzione per l’applicazione dell’imposta sostitutiva sul risultato maturato deve avvenire attraverso una comunicazione scritta rilasciata all’atto della stipula del contratto e, con riguardo ai rapporti in essere, prima dell’inizio del periodo d’imposta.

Il risultato maturato dalla gestione, se positivo, deve essere assoggettato all’imposta sostitutiva del 26%. La base imponibile è la differenza algebrica tra il valore del patrimonio gestito al termine di ciascun anno solare, al lordo dell’imposta sostitutiva e il valore del patrimonio stesso all’inizio dell’anno solare. Tuttavia, rispetto agli altri regimi visti in questo caso la tassazione avviene al momento della maturazione del provento, e non al momento della sua effettiva percezione.

Confronti tra i diversi regimi

Osservando i tre regimi di tassazione possibili notiamo subito come nel regime della dichiarazione e in quello del risparmio amministrato rilevano le plusvalenze e le minusvalenze realizzate mentre nel regime del risparmio gestito, in caso di opzione, si conteggiano tutti i redditi finanziari maturati al termine del periodo d’imposta e, quindi, sia i redditi di capitale sia i redditi diversi di natura finanziaria. E’ bene precisare, onde evitare possibili equivoci che, la minusvalenza si intende realizzata solo nel momento in cui la cessione si considera perfezionata, non avendo rilevanza alcuna il momento in cui viene liquidato e percepito il corrispettivo.

Per quanto riguarda il regime della dichiarazione possiamo rilevare che i redditi diversi di natura finanziaria non possono essere compensati con quelli di capitale. E’ possibile invece compensare plusvalenze e minusvalenze relative a rapporti con diversi intermediari.

Il regime del risparmio amministrato si caratterizza per l’assoggettamento a tassazione dei redditi diversi al momento del realizzo, a cura dell’intermediario autorizzato. Mentre, il risparmio gestito si caratterizza per il metodo di calcolo del risultato netto annuale della gestione finanziaria, da assoggettare poi ad imposta sostitutiva, che è dato dalla somma algebrica effettuata dall’intermediario tra i componenti positivi, redditi di capitale, plusvalenze e altri redditi diversi, e negativi, minusvalenze, perdite, differenziali negative e spese.

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