Credito inesistente o non spettante: le sanzioni

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Per la regolarizzazione del credito erariale utilizzato in eccesso (inesistente o non spettante), attraverso la compensazione nel modello F24, le sanzioni vanno dal 100% al 200% del maggior credito utilizzato, per il credito inesistente o del 30% in caso di credito non spettante. 

Per i versamenti delle imposte erariali i contribuenti possono utilizzare in compensazione i crediti indicati nelle dichiarazioni annuali, se non chiesti a rimborso. Sono compensabili anche i crediti previdenziali risultanti dalle denunce contributive o dalle dichiarazioni annuali, nonché i crediti che spettano al contribuente per nuove assunzioni, investimenti o altro.

L’istituto della compensazione consente, infatti, al contribuente di sommare algebricamente i crediti e i debiti che si formano nei confronti dei diversi enti impositori (Stato, Regioni, Inps, Inail, ecc); il risultato che ne deriva è rappresentato o da un saldo a debito o da un credito.

La compensazione può essere di tipo “verticale” (relativo ad uno stesso tributo nel tempo) oppure “orizzontale” (compensazione di un credito con un debito di un tributo diverso). Regole e modalità di compensazione In linea generale, i crediti di imposta risultanti dalle dichiarazioni dei redditi o Iva, possono essere utilizzati in compensazione:

  • Dal giorno successivo a quello in cui si è chiuso il periodo di imposta per il quale deve essere presentata la dichiarazione;
  • Fino alla data di scadenza di presentazione della dichiarazione successiva.

In questo contributo andremo ad analizzare le sanzioni applicabili in caso di compensazione di credito inesistente e di compensazione di credito non spettante, utilizzando l’istituto del ravvedimento operoso.

Compensazione di credito inesistente o non spettante

Tra le tante ipotesi di ravvedimento che si possono riscontrare nella pratica (mancata effettuazione di versamenti, mancata presentazione di dichiarazioni fiscali, ecc), una fattispecie di assai facile riscontro, specialmente in questo periodo di crisi, è quella del credito erariale utilizzato per un importo eccedente rispetto a quello effettivamente spettante.

Infatti, a fronte di un credito emergente da un modello di dichiarazione, è possibile che le compensazioni di tale credito avvengano in misura eccedente rispetto a quanto esposto nel modello dichiarativo (trattasi di compensazione di credito inesistente), oppure che la compensazione avvenga in violazione di disposizioni che ne limitano l’utilizzo (compensazione di crediti non spettanti).

In pratica, classico caso di compensazione di credito inesistente si ha quando il contribuente che ha regolarmente presentato la dichiarazione Iva, da cui scaturisce un credito, effettua compensazioni orizzontali di quel credito, tramite modello F24, per un importo eccedente rispetto al credito scaturito dalla dichiarazione. Mentre, in caso di compensazione di crediti non spettanti, il classico caso è quello rappresentato dalla compensazione orizzontale effettuata in misura superiore al limite annuale di €. 700.000 previsto dall’articolo 9, comma 2, del D.L. n. 35/13.

Sanzioni per compensazione di credito inesistente

La fattispecie riguardante la compensazione di crediti inesistenti è punita con l’applicazione di una sanzione amministrativa. La violazione è equiparata dal legislatore all’ipotesi di dichiarazione infedele nella quale sia indicato un credito superiore a quello spettante. Ai sensi dell’articolo 27 del D.L. n. 185/2008 Si applica la sanzione amministrativa che va dal 100% al 200% della misura dei crediti inesistenti compensati (articolo 13, comma 5, D.Lgs. n. 471/97).

Ricordiamo, sul tema che l’articolo 7, comma 2, del D.L. n. 5/09, il quale inaspriva la predetta sanzione, fissandola al 200% nell’ipotesi di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per un ammontare superiore a €. 50.000 è stata abrogata. Pertanto, la sanzione applicabile, qualsiasi sia l’ammontare della compensazione di credito inesistente effettuata, è sempre dal 100% al 200% del maggior credito compensato. Tale sanzione può essere ridotta se il regolamento viene effettuato in maniera spontanea dal contribuente, utilizzando il ravvedimento operoso.

Sanzioni per compensazione di cediti non spettanti

La fattispecie riguardante l’utilizzo di un’eccedenza o di un credito di imposta esistenti in misura superiore in violazione di disposizioni che ne limitano l’utilizzo è prevista una sanzione amministrativa del 30% del maggior credito utilizzato, ai sensi del comma 4, dell’articolo 13, del D.Lgs. n. 471/97.

Questa sanzione si rende applicabile in caso di ravvedimento effettuato dal contribuente, mentre se la violazione viene ad essere riscontrata attraverso i controlli automatizzati (ex articolo 36-bis DPR n. 600/73 e 54-bis DPR n. 633/72) la sanzione amministrativa applicabile resta quella ordinaria dal 100% al 200% della misura del maggior credito utilizzato, prevista per l’utilizzo del credito inesistente.

La modifica del modello dichiarativo

In questi casi, comunque, occorre però intervenire anche sul modello dichiarativo. Nell’ipotesi in cui al contribuente risulti dalla dichiarazione dell’anno precedente (ad es: credito Iva dell’anno X scaturente dal modello Iva X+1), un credito inferiore a quello utilizzato in compensazione nell’anno X+1 e lo stesso contribuente abbia successivamente effettuato un versamento per l’importo corrispondente al maggior credito utilizzato in compensazione, il contribuente dovrà anzitutto attenersi al principio inderogabile secondo il quale i versamenti integrativi d’imposta devono essere indicati esclusivamente nella dichiarazione relativa all’anno di imposta cui i medesimi si riferiscono, non rilevando l’anno in cui questi vengono di fatto effettuati.

Tali versamenti andranno così ad aumentare l’eventuale Iva a credito emergente dalla liquidazione dell’imposta sulla base dei dati indicati nello stesso quadro VL e quindi anche il credito finale Iva da computare in detrazione nell’anno successivo o da compensare in F24.

Ne consegue che tali versamenti integrativi, relativi al maggior credito erroneamente utilizzato, eseguiti utilizzando il codice tributo 6099 relativo all’anno precedente cui si riferiscono (anno X nell’esempio in esame), dovevano essere indicati nel rigo VL31 della dichiarazione Iva X+1 relativa all’anno X, ancorché effettuati nell’anno X+1.

Esempio

Ipotizziamo di avere un credito IRES per l’anno X pari a €. 15.000, utilizzato in compensazione nel X+1, in misura eccedente, ovvero per €. 18.000 (versamento integrativo di €. 3.000).

Pertanto, tenendo conto di tale indicazione contenuta nella Circolare n. 48/E/2002, nel modello Unico relativo all’anno successivo (cioè Unico X+2 relativo al X+1 nell’esempio considerato), il contribuente dovrà indicare, nel rigo del quadro RN corrispondente al credito Ires risultante dalla dichiarazione per l’anno X che è stato compensato nel modello F24, l’intero importo del credito  utilizzato in compensazione nel corso del X+1, comprensivo quindi della parte utilizzata in eccesso e successivamente riversata.

 Nel rigo del quadro RN di quest’ultima dichiarazione relativo al credito risultante dalla dichiarazione dell’anno X dovrà altresì essere indicato il credito riportato in detrazione o in compensazione nel X+1 come risultante dal quadro RX della dichiarazione (integrativa) relativa all’anno precedente.

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