Compensi amministratori: regole di deducibilità fiscale

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I compensi amministratori sono deducibili ai fini Ires nell’esercizio di erogazione. Tuttavia al fine di garantire la corretta deducibilità dei compensi è necessario osservare alcuni particolari aspetti: il principio di cassa, la natura certa, e la corretta imputazione a conto economico dei compensi.

Il trattamento fiscale dei compensi dovuti agli amministratori di società di capitali è uno dei temi che caratterizza la gestione di ogni tipo di ente societario. In linea generale, i compensi amministratori sono deducibili fiscalmente, ai sensi dell’articolo 95, comma 5, DPR n. 917/86, nell’anno di pagamento sia per le società di persone che per le società di capitali.

Deve essere rispettato, quindi il criterio di cassa, ai fini della deducibilità del compenso ai fini Ires. Tuttavia, sempre ai fini della corretta deducibilità fiscale del costo è necessario che la determinazione del compenso sia legata ad una delibera assembleare precedente che ne determini l’ammontare.

Di seguito, in questo contributo, andremo a delineare il corretto trattamento fiscale legato alla deducibilità fiscale dei compensi erogati agli amministratori di società di capitali.

Il compenso degli amministratori

Gli amministratori che prestano la loro attività per una società solitamente sono soggetti al percepimento di un compenso che può essere stabilito dall’assemblea dei soci nelle seguenti misure:

  • Compenso fisso – Il compenso deve essere contabilizzato in bilancio secondo il principio di cassa allargato entro il 12 gennaio dell’anno successivo; il pagamento mediante assegni bancari si considera effettuato quando il destinatario lo riceve; nel caso di bonifico bancario la data che vale è quella che attesta l’accredito sul conto corrente dell’Amministratore;
  • Compenso variabile – Il compenso spettante all’amministratore è parametrato in base agli utili realizzati dalla società. Il compenso si calcola sugli utili netti da bilancio al netto della quota imputata a riserva ed è da assoggettare a contribuzione previdenziale.

Tale compenso deve essere deliberato dall’assemblea dei soci all’atto della nomina o anche successivamente e pagato con periodicità mensile, trimestrale o annuale.

Deducibilità dei compensi amministratori

L’articolo 95, comma 5, del DPR n. 917/86, prevede che i compensi spettanti agli amministratori delle società e degli enti soggetti passivi Ires (di cui al comma 1 dell’articolo 73, del DPR n. 917/86) sono deducibili nell’esercizio in cui vengono corrisposti, precisando che quelli erogati sotto forma di partecipazione agli utili sono deducibili anche se non imputati al conto economico.

L’applicabilità della disposizione in argomento anche ai compensi amministratori di società di persone è dovuto al disposto dell’articolo 56, comma 1, del DPR n. 917/86. Ne deriva che sono ammessi in deduzione dal reddito d’impresa, in base al criterio di cassa, sia i compensi amministratori determinati in misura fissa, sia quelli commisurati agli utili di esercizio, in deroga al generale principio della competenza sancito dall’articolo 109, comma 1, primo periodo, del DPR n. 917/86.

 In particolare ai fini di consentire la corretta deducibilità fiscale dei compensi amministratori è necessario prendere in considerazione tre aspetti specifici:

  • Il rispetto del principio di cassa;
  • La verifica dell’esistenza di una delibera assembleare che preveda la remunerazione;
  • La corretta imputazione del compenso a conto economico.

Il principio di cassa

Come abbiamo visto la deducibilità dei compensi amministratori avviene secondo il principio di cassa. In particolare si possono distinguere due diverse situazioni a seconda del rapporto che lega l’amministratore alla società.

Nel caso in cui l’amministratore sia legato alla società da un rapporto ci collaborazione (viene emesso un cedolino paga), i compensi sono deducibili a condizione che siano pagati non oltre il 12 gennaio dell’anno successivo (c.d. principio di cassaallargato“).

Mentre, nel caso di amministratore con partita Iva i compensi sono deducibili solo se sono pagati nell’anno. Inoltre, è bene tenere presente che entro le suddette scadenze sia disposto il bonifico a favore dell’amministratore.

Quindi, riepilogando, in presenza di amministratori che esercitano il loro ruolo nell’ambito della libera professione, il compenso è deducibile solo se erogato entro il 31 dicembre di ogni anno, in parallelo alla tassazione del professionista.

L’esistenza della delibera assembleare

Per poter dedurre i compensi amministratori, oltre alla materiale erogazione del compenso, è necessario che sussista una specifica decisione assembleare in merito. Diversamente, pur in assenza di contestazioni da parte dei soci e pur in presenza di un bilancio regolarmente approvato, l’Amministrazione finanziaria potrebbe andare a contestare la deducibilità del costo.

In particolare, al fine di evitare possibili contestazioni è bene monitorare correttamente le seguenti possibilità:

  • Amministratore senza compenso – E’ comunque consigliabile che l’assemblea deliberi l’assenza di remunerazione dell’amministratore, per evitare che in caso di future contestazioni, il beneficiario possa reclamare un compenso per l’opera svolta;
  • Amministratore con compenso erogato in più periodi o in unica soluzione – In questo caso l’assemblea deve deliberare il compenso spettante all’amministratore prima dell’inizio del periodo di erogazione dello stesso, rispettando poi le scadenze temporali di erogazione;
  • Amministratore con compenso deliberato in anni precedenti a valere per il futuro – Molte società per evitare di deliberare compensi ogni anno decidono di deliberare un compenso a valere anche per il futuro. In questo caso l’erogazione potrà avvenire anche nelle successive annualità senza alcun adempimento ulteriore.

Compensi deliberati ma non pagati?

In tempi di crisi capita sempre più spesso che le società non riescano concretamente a erogare l’intero compenso deliberato nei confronti dell’amministratore. In corso d’anno, infatti, può succedere che i compensi amministratori non sia più sostenibile per la società.

In questo caso sorge il problema di come eliminare tale compenso. Per evitare possibili contestazioni fiscali è sconsigliabile fare fare una rinuncia al compenso da parte dell’amministratore, ed è invece consigliabile predisporre una nuova delibera assembleare che decida di revocare il compenso, in quanto questo non è più sostenibile per le finanze societarie.

Natura fiscale del compenso amministratori

In linea generale, i compensi amministratore costituiscono, ai sensi dell’articolo 50, lettera c-bis) del DPR n. 917/86, redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Infatti, i compensi percepiti dall’amministratore costituiscono redditi da lavoro autonomo soltanto in via eccezionale quando l’ufficio rientra nei compiti istituzionali dell’attività svolta dal professionista.

Allo scopo occorre valutare per lo svolgimento dell’attività amministrativa occorrono conoscenze tecnico giuridiche collegate alla libera professione. Sul tema ogni professionista può consultare il proprio ordine professionale. A titolo puramente esemplificativo ricordiamo che per quanto riguarda i dottori commercialisti le prestazioni poste in essere come amministratori di società rientrano nell’ambito delle proprie mansioni professionali in quanto ciò è previsto esplicitamente dall’ordine professionale.

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