Dichiarazione tardiva: c’è tempo fino al 29 dicembre

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Per dichiarazione tardiva si intende la dichiarazione presentata entro 90 giorni dalla scadenza del termine di legge, che cade il 30 settembre di ogni anno. Le dichiarazioni tardive sono valide, salva l’applicazione delle sanzioni.

Ci sarà tempo fino al prossimo 29 dicembre per presentare la dichiarazione modello Unico 2015, o la dichiarazione IRAP, per tutti quei contribuenti che, per errore o per scelta non hanno presentato nei termini la propria dichiarazione dei redditi.

Secondo la normativa fiscale per dichiarazione tardiva si intende la dichiarazione presentata entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione fissato dalla legge, che in generale, è il 30 di settembre di ogni anno. Le dichiarazioni tardive sono delle dichiarazioni valide a tutti gli effetti, tuttavia, è necessario il pagamento di una sanzione, riducibile con ravvedimento operoso, per perfezionare l’invio.

Aspetto importante da sottolineare è che in caso di ritardo superiore a 90 giorni la dichiarazione non presentata si considera definitivamente omessa. Tuttavia, essa costituisce comunque titolo per la riscossione delle imposte dovute in base all’imponibile in essa indicato ed in base alle ritenute indicate dalle ritenute indicate dai sostituti d’imposta.

Chi può presentare la dichiarazione tardiva – Possono presentare la dichiarazione tardiva i  contribuenti che, per scelta o per errore, non hanno presentato la dichiarazione dei redditi o la dichiarazione IRAP o la dichiarazione IVA entro la scadenza del 30 settembre 2014, come ad esempio:

  • persone fisiche, titolari e non di partita IVA
  • società: di persone, di capitali, studi professionali e società fiduciarie, cooperative
  • enti non commerciali
  • amministrazioni dello Stato

La procedura  Il ritardo (nei 90 giorni) nella presentazione della dichiarazione dei redditi comporta, una precisa procedura, per la regolarizzazione. Prima di presentare la dichiarazione è necessario versare la sanzione per la tardività dell’invio, accompagnata anche, eventualmente, dalle imposte correlate, con sanzioni e interessi. Solo in questo modo, la dichiarazione tardiva sarà considerata come una dichiarazione correttamente presentata.

Le sanzioni – In caso di omessa presentazione della dichiarazione, la sanzione (articolo 1 del D.Lgs. n. 471/ 1997) va dal 120% al 240% dell’ammontare delle imposte dovute. Tuttavia, se non vi sono imposte dovute va da un minimo di €. 258 ad un massimo di €. 1.032.

La sanzione per omessa presentazione della dichiarazione può essere incrementata fino al doppio nei confronti di coloro che sono obbligati a tenere le scritture contabili. La base di commisurazione delle sanzioni è data dall’ammontare delle imposte relative agli imponibili accertati, al netto delle ritenute alla fonte operate sui redditi accertati e delle detrazioni spettanti.

Volendo riassumere brevemente possiamo sintetizzare che le sanzioni applicabili sono cosi suddivise:

  • dichiarazione tardiva senza imposte da versare – in caso di presentazione della dichiarazione con ritardo non superiore a 90 giorni, qualora non siano dovute imposte, la sanzione da versare in sede di ravvedimento era pari a €. 25 (1/10 del minimo)
  • dichiarazione tardiva con imposte da versare – se dalla dichiarazione risulta un’imposta dovuta la tardiva presentazione della medesima e` regolarizzabile con il pagamento di una sanzione pari ad 1/10 del 120% dell’imposta dovuta (con un minimo di €. 25).

Con la Legge di stabilità per il 2015 sono state previste modifiche in materia di sanzioni applicabili per i soggetti che si avvalgono del ravvedimento operoso. In particolare, è stata prevista una nuova sanzione, pari ad 1/9 del minimo, applicabile se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il novantesimo giorno successivo al termine per la presentazione della dichiarazione. Quindi questa nuova sanzione si applica a pieno titolo proprio nei casi di regolarizzazione dei versamenti, anche connessi all’imponibile, emergenti dalla tardiva.

Va poi sottolineato, che con la Legge di stabilità vengono ridimensionati anche i fattori di preclusione all’accesso al ravvedimento operoso, stabilendo che la preclusione di cui al comma 1 del D.Lgs. n. 472/1997 opera solo in relazione ai soli atti di notifica degli atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni recanti le somme dovute ai sensi del cd. 36-bis e del 36-ter del DPR n. 600/1973 e 54-bis del decreto IVA.

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