Gli accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis L.F.

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Gli accordi di ristrutturazione dei debiti sono uno dei principali strumenti di risoluzione delle crisi aziendali: è una procedura preconcorsuale flessibile e idonea al risanamento dell’impresa che vuole ridurre la propria esposizione debitoria.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti sono uno strumento di natura privatistica flessibile ed idoneo per il risanamento dell’impresa che si trova in stato di crisi e che vi ricorre quando vuole ridurre la propria esposizione debitoria e tentare un percorso che porti verso il risanamento. Essi si fondano su un accordo con tanti creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti e sulla relazione di un professionista che attesti la veridicità e la fattibilità, con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare il regolare pagamento dei creditori.

Il contenuto dell’accordo con i creditori aderenti, anche di crediti tributari e previdenziali, è liberamente determinabile, mentre ai creditori non aderenti all’accordo si deve assicurare l’integrale pagamento nei termini fissati dalla legge. Per facilitare l’utilizzo di questo tipo di accordo l’impresa può fare una richiesta di preaccordo (o proposta di accordo) ottenendo l’applicazione anticipata delle tutele e vedendosi assegnata un termine per depositare i documenti.

La disciplina legale  Gli accordi di ristrutturazione dei debiti sono disciplinati dalla Legge Fallimentare (articolo 182-bis del R.D. n. 267/42) e sono caratterizzati da due fasi: quella propriamente stragiudiziale, nella quale il debitore negozia con i creditori la propria situazione debitoria e nella quale, in sostanzia, è rimesso all’autonomia delle parti trovare, qualora sia possibile, un accordo riguardante lo stralcio o la rinegoziazione dei debiti dell’azione in crisi; e quella giudiziale, in cui l’accordo, eventualmente raggiunto, necessita dell’omologazione dell’autorità giudiziaria per essere produttivo di ulteriori effetti legali: omologa che può essere concessa sulla base di una valutazione discrezionale di attendibilità del piano di riorganizzazione dell’impresa come illustrato nell’apposita relazione.

E’ bene sottolineare che gli accordi di ristrutturazione dei debiti non determinano l’apertura del concorso dei creditori sul patrimonio, e non vi è alcun obbligo di rispettare la c.d. “par conditio creditorum” tra i creditori e non è nominato alcun organo che rappresenta la massa dei creditori, non ha una efficacia vincolante verso tutti i creditori, ma solo nei confronti degli aderenti. Per questo motivo gli accordi di ristrutturazione dei debiti non possono essere considerati una vera e propria procedura concorsuale.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti non determinano alcun effetto sulla autonomia negoziale e patrimoniale del debitore, che non subisce infatti alcuna forma di spossessamento o di limitazione di poteri, né subisce i limiti di poteri di controllo ed autorizzativi esercitati dal tribunale fallimentare.

Inoltre, al fine di rendere maggiormente appetibile l’istituto in questione, il legislatore ha da ultimo previsto una regime particolare per i crediti degli istituti che finanziano la realizzazione dell’accordo. In forza di tale previsione, in caso di fallimento del debitore che ha presentato il piano di ristrutturazione dei debiti, il finanziatore che ha elargito la “nuovaliquidità a sostegno del piano finanziario, sarà rimborsato anticipatamente rispetto a tutti gli altri creditori facenti parte della massa fallimentare, sia creditori chirografari che privilegiati. Questo mette, dunque, il credito dei finanziatori sullo stesso piano dei crediti che spettano ai professionisti che si occupano di gestire la procedura e permette ai finanziatori di avere maggiori garanzie sul recupero del proprio credito.

La procedura dell’accordo  La procedura negoziale relativa agli accordi di ristruttuazione dei debiti ha inizio con il ricorso del debitore in stato di crisi che presso il tribunale competente deposita:

  • un accordo di ristrutturazione dei debiti con almeno il 60% dei creditori;
  • l’elenco delle attività e dei crediti;
  • l’elenco dei creditori personali del socio a responsabilità illimitata;
  • l’attestazione di un professionista iscritto all’albo dei revisori contabili, circa la fattibilità e l’attuabilità degli accordi, e circa la capacità del debitore di soddisfare regolarmente tutti i creditori estranei, ovvero tutti quei creditori che non hanno stipulato l’accordo con il debitore, e che quindi devono vedere soddisfatta la loro obbligazione in maniera regolare, (secondo quindi le modalità presenti nel titolo).

Nell’accordo di ristrutturazione dei debiti è importante valutare che cosa accade se nel 60% dei creditori minimi aderenti agli accordi sia compresa o meno l’Amministrazione finanziaria: se nel 60% è compreso il Fisco, allora la domanda deve essere accolta dall’Erario prima della pubblicazione nel registro delle imprese; elemento che non deve sussistere se nel totale dei creditori non è compreso l’Erario, in quanto di fatto è stante in ogni caso il monte crediti minimo richiesto dalla Legge Fallimentare.

Successivamente alla stipula degli accordi, questi ultimi devono essere iscritti nel registro delle imprese e da tale momento inizia per 60 giorni il divieto di intraprendere azioni esecutive individuali per i creditori nei confronti del debitore, ed il termine di 30 giorni per fare opposizione. Il divieto di intraprendere azioni esecutive individuali da parte dei creditori è inibita ancor prima se viene presentata un’istanza prenotativa al tribunale competente, che assegna un termine per la presentazione dell’accordo. Nel termine prestabilito, i creditori sono infatti inibiti dall’intraprendere qualsiasi azione esecutiva per la riscossione del proprio credito.

Omologazione – La procedura si conclude (se non vi sono opposizioni) con l’omologa da parte del tribunale che produce i suoi effetti (effetto principale di esenzione da azione revocatoria ai sensi dell’articolo 67 della Legge Fallimentare) solo dopo la pubblicazione del decreto nel registro delle imprese (anche se probabilmente si può parlare di effetto retroattivo). L’omologazione da` il via alla fase esecutiva della procedura, che è lasciata alle norme del diritto privato in materia dei contratti; sarà però facoltà dei creditori estranei, che non vedranno l’adempimento della propria obbligazione, fare istanza di fallimento.

Per quanto riguarda, invece, i creditori aderenti agli accordi, questi potranno richiedere la risoluzione della procedura qualora si verifichi l’inadempimento del debitore, che di fatto non si attiene agli accordi che lui stesso aveva proposto; la risoluzione del concordato già omologato anche in caso di successivo fallimento, non dovrebbe tuttavia avere ripercussioni circa gli atti posti in essere in esecuzione di procedura.

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