La disciplina fiscale della vendita a domicilio

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Qual’è la disciplina fiscale della vendita a domicilio? Quando si è obbligati ad aprire partita Iva, e in quali casi l’attività è considerata “occasionale”?

L’attività di vendita domicilio è una particolare forma di vendita al dettaglio che si svolge tramite la raccolta di ordini di acquisto effettuata presso il luogo in cui si trova il consumatore. Si tratta di una particolare forma di commercio promosso da un incaricato che effettua la vendita a domicilio, con o senza vincolo di subordinazione, promuove direttamente o indirettamente, la raccolta di ornativi di acquisto presso privati consumatori per conto di imprese che esercitano la vendite diretta a domicilio.

La disciplina fiscale

Ai sensi dell’articolo 3 della Legge n. 173/2005 l’attività di incaricato alla vendita al domicilio da parte di un soggetto senza vincolo di subordinazione è di carattere occasionale sino al conseguimento di un reddito annuo, derivante da tale attività, non superiore a €. 5.000. La Risoluzione n. 18/E/2006 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che gli incaricati alle vendite a domicilio svolgono attività occasionale e, quindi, non sono soggetti Iva fino al raggiungimento di un reddito annuo, determinato da tale attività, pari a €. 5.000.

Al superamento di tale reddito essi sono da considerarsi sempre ed in ogni caso soggetti passivi Iva. A differenza degli altri contribuenti Iva, il limite di €. 5.000 va riferito al reddito e non al volume d’affari. Pertanto, per verificare il superamento della soglia occorre considerare anche le eventuali spese collegate allo svolgimento dell’attività di vendita a domicilio. Poiché ai fini delle imposte sui redditi per le prestazioni rese dai soggetti interessati è stabilita una deduzione forfettaria delle spese di produzione pari al 22% delle provvigioni, tale percentuale va sempre dedotta dalle provvigioni percepite per determinare il superamento o meno della soglia prevista dei €. 5.000.

Per individuare, poi, il momento a partire dal quale la vendita a domicilio assume la soggettività passiva ai fini Iva, occorre far riferimento alla prima operazione che determina il superamento della soglia. Da tale data decorre il termine entro il quale gli incaricati devono comunicare l’inizio dell’attività rilevante ai fini Iva, ai sensi dell’articolo 35, e in quanto soggetti passivi d’imposta, adempiere a tutti gli ulteriori relativi obblighi per il periodo in corso e per quelli successivi nei quali continuano l’attività.

Determinazione del reddito

L’articolo 25-bis, comma 6, del DPR n. 600/73, prevede che alle provvigioni corrisposte agli incaricati alle vendite al domicilio, ridotte della deduzione forfettaria del 22%, debba essere applicata una ritenuta a titolo d’imposta del 23% (pari al primo scaglione Irpef). L’impresa committente, in qualità di sostituto d’imposta è chiamata ad operare una ritenuta al momento del pagamento delle provvigioni all’incaricato (a prescindere dall’attività occasionale o professionale dell’incaricato). A fronte dell’applicazione di questa ritenuta a titolo di imposta, i venditori a domicilio sono liberati da ogni ulteriore adempimento contabile o dichiarativo.

Ricordiamo, tuttavia, che entro il giorno 16 del mese successivo a quello di pagamento delle provvigioni dovute all’incaricato l’impresa committente è tenuta a versare le ritenute tramite modello F24, utilizzando l’apposito codice tributo1038” nella sezione erario, indicando il mese di pagamento della prestazione. Lo stesso committente è chiamato poi, ogni anno, a consegnare a ciascun venditore a domicilio la relativa Certificazione Unica relativa ai compensi erogati e alle ritenute operate nell’anno precedente.

La disciplina Iva

La disciplina ai fini Iva per l’attività svolta dagli incaricati alle vendite dirette a domicilio è condizionata in maniera determinante dalla modalità di svolgimento della stessa attività. Infatti se l’attività viene svolta occasionalmente e in modo non professionale per il venditore a domicilio non esiste alcun obbligo ai fini Iva, sia in termini di fatturazione che di registrazione. Al contrario, nel caso in cui l’attività viene intrapresa in modo abituale, l’incaricato sarà obbligato a soggiacere a tutta la disciplina Iva.

Contributi previdenziali

Ai fini previdenziali i venditori a domicilio sono obbligati all’inscrizione presso la Gestione separata Inps quando il reddito prodotto dall’attività di vendita supera i €. 5.000,00 al netto della deduzione forfetaria del 22%. La contribuzione è ripartita tra committente (azienda) e percipiente (incaricato), rispettivamente nella misura di 2/3 ed 1/3. Il versamento dovrà essere eseguito integralmente dall’azienda committente in qualità di sostituto entro il 16 del mese successivo a quello del pagamento delle provvigioni corrispondenti. Per il versamento dovrà essere utilizzato il modello F24 con i codici tributo CXX o C10 a seconda se il soggetto percipiente sia già coperto dal altra forma previdenziale o meno.

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