Sportivi dilettanti: trattamento fiscale dei compensi

Condivisioni

Tassazione dei compensi di sportivi dilettanti. La disciplina fiscale dei compensi a sportivi dilettanti prevede un tipo di tassazione variabile a seconda dell’entità del compenso percepito. Da un punto di vista previdenziale il compenso non è soggetto a contribuzione obbligatoria. Fino a €. 10.000 annui il reddito non concorre nel limite dei familiari a carico.

Come vengono tassati i compensi degli sportivi dilettanti? In quali casi è necessaria la compilazione della dichiarazione dei redditi? Scopriamolo insieme nella nostra guida.

Nello sport non si può parlare di “lavoro” se non in ambito professionistico.

Nel variegato mondo del dilettantismo, però, enti senza scopo di lucro intrattengono rapporti di “collaborazione” a carattere oneroso. Collaborazioni la cui, a volte anche puntuale, disciplina in ambito tributario non trova analogo approfondimento sotto il profilo civilistico.

Tutto questo comporta delle inevitabili criticità sotto il profilo della tutela previdenziale ed assicurativa.

Sul punto, vedremo come l’articolo 67, comma 1, lettera m), del DPR n. 917/86 preveda che le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari, i premi e i compensi siano da considerarsi redditi diversi.

Nel proseguo ci occuperemo di andare a delineare la disciplina civilistica e fiscale legata ai compensi che sono erogati nell’esercizio di attività sportiva dilettantistica. Dal Coni, Federazioni sportive nazionali, Unire, Enti di promozione sportiva e da qualunque organismo (incluse quindi le associazioni e, dal 2003, le società sportive dilettantistiche), comunque denominato che persegua finalità sportive dilettantistiche e che sia da essi riconosciuto.

Vediamo, quindi, la disciplina fiscale legata alla tassazione dei compensi percepiti come indennità e rimborsi da parte degli sportivi dilettanti.

Siete pronti?! Si comincia.

Sportivi dielttanti

Inquadramento normativo

Il primo problema che si deve affrontare è cosa si debba intendere per “attività sportiva dilettantistica“.

Il legislatore, infatti, ha qualificato il professionismo sportivo ritenendo come tale l’esercizio di attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguano la qualificazione dalle Federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle Federazioni stesse, con l’osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell’attività dilettantistica da quella professionistica.

Tale competenza, affidata al Consiglio Nazionale, viene ribadita anche dal D.Lgs. 23 luglio 1999, n. 242 e recepita nello statuto dell’ente.

Se ne ricava che i requisiti perché si possa parlare di attività sportiva professionistica dovranno essere lo svolgimento dell’attività a titolo oneroso. Con continuità in un settore dichiarato professionistico dalla Federazione di appartenenza.

Non sussiste alcune definizione, invece, in “positivo” di attività dilettantistica. Pertanto, dovremo ritenere che sia da considerare attività sportiva dilettantistica, per differenza, tutta quella che non è professionistica.

Ciò porta alla prima considerazione. Alla luce del nostro ordinamento positivo la distinzione tra attività sportiva dilettantistica e professionistica non assume un valore economico, ma solo di qualificazione dell’attività da parte dell’ordinamento sportivo.

Vale a dire che un’attività a carattere oneroso e continuativa, se svolta in un settore sportivo non dichiarato professionistico dalla federazione di riferimento, rimarrà attività dilettantistica in quanto, stante la natura di legge speciale (che, come tale, fa eccezione a regole generali) della Legge n. 91/1981, ai sensi e per gli effetti dell’art. 14 delle preleggi al Codice civile, la disciplina sul professionismo sportivo non può applicarsi “oltre i casi e i tempi in esse considerati“.

Sportivi dilettanti e lavoro oneroso

Al fine di dover qualificare, sotto il profilo lavoristico, l’attività di coloro i quali svolgono, in via continuativa e a carattere oneroso, attività sportiva in un settore dilettantistico.

La categoria è più numerosa di quanto si possa pensare: oltre ad atleti e tecnici di vertice (si pensi agli sciatori, ai tennisti, ai giocatori di pallavolo, di pallacanestro femminile, di rugby, e così via) ritroviamo i numerosi istruttori di nuoto, di tennis, di aerobica, body building, pattinaggio, arti marziali, ecc. che operano nei vari centri sportivi italiani.

Per tutti costoro sono presenti i caratteri dell’onerosità e della continuità della prestazione: manca la qualifica da parte della federazione di appartenenza.

Anche l’Amministrazione finanziaria è stata contagiata sul punto. Infatti, nella risposta ad un’istanza di interpello effettuata da un circolo tennis in materia di certificazione dei corrispettivi per l’accesso alle manifestazioni sportive, ha ritenuto che:

“…il circolo tennis di…sia tenuto a certificare i corrispettivi con titoli di accesso emessi mediante misuratore fiscale…per le attività di organizzazione del Torneo Internazionale di Tennis……in quanto diverse da quelle svolte nell’ambito delle manifestazioni sportive dilettantistiche per le quali l’associazione può avvalersi delle modalità semplificate….”.

Sembra, pertanto, che qualifichi diversamente, quale professionistica (e non si comprende a quale titolo), l’organizzazione di una manifestazione sportiva internazionale da quella a carattere nazionale, sia pure non avendo mai la Federazione Italiana Tennis dichiarato l’esistenza, al proprio interno, di un settore professionistico.

Questo atteggiamento “confusionario” da parte del legislatore in merito alla qualificazione lavoristica delle attività sportive dilettantistiche a carattere oneroso è proseguita con l’approvazione dell’art. 90 della legge 27 dicembre 20025, n. 289 che ha inserito, tra i redditi diversi, anche le collaborazioni coordinate e continuative di carattere gestionale – amministrativo rese in favore di associazioni e società sportive dilettantistiche.

Compensi degli sportivi dilettanti

I compensi degli sportivi dilettanti sono costituiti da somme concesse al percipiente quando per svolgere il suo mandato è costretto a recarsi in un Comune diverso da quello della sede di lavoro.

Sono previste tre diverse forme di compenso per gli sportivi dilettanti: che di seguito andremo ad analizzare. Vediamoli.

Rimborso forfetario

Il rimborso forfettario o indennità di trasferta è un compenso al cui pagamento non occorrono giustificativi di spesa.

Il rimborso pagato non è soggetto a tassazione Irpef fino a €. 46,48 per giorno se la trasferta è in Italia, fino a €. 77,47 per le trasferte all’estero.

In questi importi non si considerano le spese di viaggio e di trasporto.

Se si fruisce gratuitamente di alloggio o di vitto, i limiti indicati prima sono ridotti di un terzo (di due terzi nel caso in cui si usufruisca sia di alloggio che di vitto).

L’unico aspetto da documentare e la presenza della trasferta a motivi sportivi.

Rimborso analitico

Il riborso analitico è quello completamente escluso da tassazione. Questo purché esso sia debitamente documentato con i giustificativi di spesa, e riguardi le spese sostenute per vitto, alloggio, viaggio e trasporto.

Eventuali rimborsi di spese di viaggio riconosciuti per raggiungere la sede di lavoro partendo dalla propria residenza sono da considerarsi reddito imponibile, anche se l’abitazione si trova in un altro Comune.

In questo caso lo sportivo dilettante è tenuto a rilasciare una ricevuta non fiscale all’associazione sportiva che rilascia il compenso con allegati i giustificativi di spesa.

Senza la presenza di questi requisiti il rimborso diventa forfettario con la tassazione vista al paragrafo precedente.

Rimborso misto

Il rimborso misto è il rimborso che comprende sia l’indennità di trasferta che il rimborso delle spese documentate.

Si tratta della tipolgia di rimborso più comune nella prassi delle associazioni sportive, e spesso viene rilasciato anche senza la presenza di un documento giustificativo, la ricevuta.

Ricevuta non fiscale che, invece, deve sempre esserci a quietanza del pagamento ricevuto.

La tassazione di questo tipo di compenso, è quella delineata di seguito.

Inquadramento dei collaboratori come Co.co.co

Il comma 358 della Legge n. 205/2017 stabilisce che:

“Le prestazioni di cui all’articolo 2, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, individuate dal Coni ai sensi dell’articolo 5, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, costituiscono oggetto di contratti di collaborazione coordinata e continuativa.”

Il successivo comma 359 prevede che:

“I compensi derivanti dai contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati da associazioni e società sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni costituiscono redditi diversi ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera m), del testo unico delle imposte sui redditi [omissis].”

In pratica, i citati commi comportano quanto segue.

Prestazioni sportive stabilite dal Coni

Al solo Coni (e non alle Federazioni Sportive nazionali o agli Enti di Promozione Sportiva) è conferita la possibilità di definire quali siano le prestazioni sportive dilettantistiche che possono essere inquadrate nel regime agevolativo di cui alla lettera m) del primo comma dell’art. 67 del DPR n. 917/86.

Ovvero redditi diversi, non assoggettabili a contribuzione previdenziale. Come precisato dalla Circolare dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro n. 1 del 1/12/2016.

La delega esclusiva al Coni evita opportunamente che ogni singola Federazione o Ente possa fornire interpretazioni differenti e talvolta eccessivamente “inclusive” e comporta la decadenza delle delibere in materia emanate dalle FSN e dagli EPS.

Infatti sarà solo il Coni a definire quali saranno, per usare la terminologia dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, “le mansioni rientranti (…) tra quelle necessarie per lo svolgimento delle attività sportivo-dilettantistiche”.

Malgrado alcune mansioni sembrino rientrare naturalmente – quali gli istruttori sportivi – occorrerà verificare quali e quante delle altre figure che erano state individuate dalle delibere federali sinora emanate (ad es. dirigenti accompagnatori, addetti agli arbitri, assistenti alla segreteria, assistenti tecnici, assistenti bagnanti delle piscine, addetti al magazzino, alla manutenzione dei campi sportivi, meccanici, video-analisti, ecc.) saranno inserite nell’elenco.

È quanto mai urgente, quindi, una delibera Coni che individui tali “mansioni necessarie per lo svolgimento delle attività sportivo-dilettantistiche”.

Per le mansioni escluse, risulterà difficoltoso giustificare, in caso di verifica e/o accertamento, la natura sportiva dilettantistica del rapporto di collaborazione, con tutte le conseguenze in termini di tassazione, assoggettamento a contribuzione del compenso e, soprattutto, di inquadramento del rapporto lavorativo.

Le collaborazioni sportive sono co.co.co.

Le collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche  affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate e agli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal Coni sono ricondotte alla disciplina dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.).

Questo significa che ogni prestazione di collaborazione sportiva sarà considerata rapporto di co.co.co. reso ai fini istituzionali, e non potrà essere riclassificata – ai sensi dell’art. 2, c. 2, lett. d), del D.Lgs. n. 81/2015 – quale attività di lavoro subordinato (fatto salvo, ovviamente, che il rapporto non sia  un rapporto di lavoro subordinato erroneamente inquadrato).

Oblighi per le ASD e le SSD

La natura di co.co.co comporta, in ogni caso, il rispetto degli adempimenti previsti dalla legge in relazione a tale categoria di lavoratori.

Ed in particolare:

  • La comunicazione preventiva al Centro per l’Impiego:
  • L’istituzione e la tenuta del Libro Unico del Lavoro;
  • La predisposizione del cedolino paga.

Tutti adempimenti in relazione ai quali sarà necessario l’intervento di un professionista (consulente del lavoro o commercialista), con probabile aggravio di costi per le ASD e le SSD.

Non adempiere può però costare molto di più, stante il rischio – in caso di verifica ispettiva – che vengano irrogate le pesantissime sanzioni per lavoro irregolare.

Divieto di pagamento in contanti dei compensi

Il comma 910 dell’articolo 1 della Legge n. 205/2017 il divieto di pagamento di stipendi e compensi in contanti ed il conseguente obbligo di pagamento tramite:

  • Bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  • Strumenti di pagamento elettronico;
  • Pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • Emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.

L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.

L’obbligo s’intende applicabile “qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato”.

Per rapporto di lavoro si intende anche “ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa”.

Divieto da luglio 2018

La conseguenza è che dal 01 luglio 2018, sarà vietato il pagamento in contanti degli stipendi e dei compensi.

Compresi quelli relativi alle collaborazioni rese a fini istituzionali in favore  delle associazioni e società sportive dilettantistiche  affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate e agli Enti di Promozione Sportiva.

Infine, si deve evidenziare che la firma “per ricevuta” del collaboratore non costituisce più prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.

Le sanzioni previste per chi paga gli stipendi in contanti vanno da €. 1.000 a €. 5.000.

Sportivi dilettanti: tassazione Irpef dei compensi

Le indennità, i rimborsi forfettari, i premi e i compensi percepiti dai collaboratori sportivi dilettanti, c.d. “rimborso misto“, beneficiano della seguente tassazione.

Tassazione diretta valida ai fini dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef):

  • I primi €. 10.000 complessivamente percepiti nel periodo d’imposta non concorrono alla formazione del reddito imponibile Irpef. Pertanto non sono soggetti a tassazione o indicazione nella dichiarazione dei redditi;
  • Sugli ulteriori €. 20.658,28 percepiti nell’anno è operata una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta ai fini Irpef. Con aliquota 23%, maggiorata di addizionale regionale e comunale. Anche questi compensi non devono essere riportati in dichiarazione dei redditi;
  • Sulle somme eccedenti è operata una ritenuta a titolo di acconto del 23% (pari al primo scaglione dell’Irpef) sempre maggiorata dell’addizionale regionale e comunale.

Dichiarazione dei redditi

In pratica, per compensi percepiti sino a €. 10.000 non è dovuta alcuna imposizione ai fini delle imposte sui redditi.

Per i redditi eccedenti e sino ai €. 20.658,28 è dovuta una ritenuta a titolo di imposta del 23%. Tali compensi non devono essere riportati in dichiarazione dei redditi in quanto già tassati alla fonte dalla società sportiva erogante.

Per i redditi eccedenti, invece, la ritenuta operata è a titolo di acconto e quindi tali redditi dovranno essere successivamente assoggettati ad Irpef in dichiarazione dei redditi, considerando, tuttavia, anche i compensi già tassati a ritenuta a titolo d’imposta.

Infatti, ai fini della determinazione dell’Irpef per la tassazione dei redditi soggetti ad imposizione ordinaria (in dichiarazione dei redditi), il percettore delle somme dovrà tenere conto dell’importo tassato con ritenuta d’imposta secca.

In altre parole, le somme assoggettate a ritenuta d’imposta definitiva concorreranno comunque alla formazione del reddito imponibile. Tuttavia, esclusivamente ai fini della determinazione degli scaglioni di reddito.

Certificazione Unica

Infine, è bene ricordare che gli sportivi che incassano più compensi da società e associazioni sportive diverse, devono autocertificare l’ammontare complessivo delle somme percepite, attraverso il modello di Certificazione Unica.

Questo, in modo da consentire alle stesse, di verificare se e su quale importo debba essere effettuata la ritenuta ai fini Irpef.

Familiari a carico e attività sportiva dilettantistica

Un aspetto particolare riguarda il computo dei compensi di attività sportive dilettantistiche per i familiari a carico. Pensiamo, ad esempio al caso di un figlio minore che percepisce compensi per attività sportiva.

E’ necessario capire se tali compensi concorrano o meno nella soglia per essere considerati “a carico” dei genitori.

Ebbene, in questi casi è necessario tenere presente quanto segue.

Fino ai €. 10.000, i compensi in commento, non concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente. Art. 69 comma 2 DPR n. 917/86.

Tutti i redditi eccedenti, invece, concorrono a formare reddito per il percettore.

Ne consegue, che in base alle predette argomentazioni un soggetto può, comunque, considerare fiscalmente a carico un altro soggetto e riportalo quindi tra i familiari a carico.

Collaborazioni coordinate e continuative

Tale modalità di tassazione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche.

A queste forme contrattuali non si rende applicabile la disciplina del cosiddetto “lavoro a progetto“.

Delineata dall’articolo 67 del D.Lgs. n. 276 del 10/09/2003.

Secondo l’Agenzia delle Entrate (Circolare n. 22/E del 22/04/2003) rientrano in tali forme contrattuali i compiti tipici di segreteria di un’associazione o società sportiva dilettantistica.

Quali ad esempio:

  • La raccolta delle iscrizioni;
  • La tenuta della cassa e la tenuta della contabilità da parte di soggetti non professionisti.

Abrogazione dei contratti a progetto

Il Decreto Legislativo n. 81 del 2015 di attuazione del Jobs Act, ha stabilito all’articolo 52 l’abrogazione del lavorao a progetto. Fatti saldi i contratti già in essere alla data data di approvazione del decreto (25.06.2015).

Per questo motivo, a partire da tale data per le collaborazioni è necessario operare attraverso la disciplina dei buoni lavoro.

Oppure, attraverso la stipula di un contratto di lavoro dipendente.

Se queste opzioni non sono praticabili, è necessario operare come consulenti esterni con Partita Iva.

Adempimenti previdenziali e assicurativi

Le somme erogate agli sportivi dilettanti non devono essere assoggettate alla gestione previdenziale separata dell’INPS.

Circolare INPS n. 32 del 07/02/2001.

Queste somme non devono nemmeno essere assoggettate all’INAIL.

In relazione agli obblighi assicurativi, l’art. 6, comma 4, D.L. n. 115 del 30/06/2005, convertito dalla Legge n. 168/2005, ha previsto l’emanazione di un apposito decreto che dovrà stabilire le nuove modalità tecniche per l’iscrizione all’assicurazione obbligatoria degli sportivi dilettanti.

Nonché la natura, l’entità delle prestazioni e i relativi premi assicurativi.

La norma ha inoltre previsto che, nel rispetto delle norme comunitarie in materia di assicurazione antinfortunistica, le Federazioni e gli Enti di promozione sportiva potranno scegliere la compagnia assicuratrice con la quale stipulare le relative convenzioni.

Circolare Enpals 2006

La circolare ENPALS n. 13 del 07/08/2006, ha chiarito che l’esercizio diretto di attività sportivo-dilettantistica posta in essere da quegli istruttori i cui compensi percepiti siano inquadrabili tra i “redditi diversi“.

Articolo 67, comma 1, lettera m) del DPR n. 917/86.

Pertanto i compesi degli istruttori non sono soggetti a contribuzione previdenziale.

Secondo l’Enpals, tuttavia, i compensi di cui sopra sono riconducibili alla categoria dei “redditi diversi“.

Ma soltanto in presenza di  alcune condizioni:

  • La prima, che siano erogati da associazioni e società sportive iscritte all’apposito registro CONI;
  • Poi, che siano percepiti da soggetti che non svolgano a tal fine un’attività inquadrabile nella fattispecie dell’esercizio di arti o professioni;
  • Infine, che conservino il carattere della marginalità non superando la no tax area dei professionisti fissata attualmente in un importo annuo pari a €. 4.800,00.

Check Also

Esterometro

Esterometro per le operazioni transfrontaliere: guida pratica

A partire dal 1º gennaio 2019 è obbligatorio l’invio telematico dell’Esterometro. Comunicazione che riguarda le …

Bitcoin

Criptovalute e Bitcoin: tassazione delle monete virtuali

Tassazione di Criptovalute, e gestione IVA di Bitcoin e monete virtuali. Il regime fiscale di …

Termini di accertamento

Termini di accertamento in caso di dichiarazione integrativa

I termini di accertamento ripartono dal momento in cui viene inviata la dichiarazione integrativa. Tuttavia, …

Decadenza dalla rateazione

Decadenza dalla rateazione di una cartella: ecco cosa fare SUBITO

Il mancato pagamento di cinque rate, anche non consecutive, determina la decadenza dalla rateazione delle …

Locazione di immobile in comodato

Locazione di Immobile in comodato: chi dichiara il reddito?

Nella locazione di immobile in comodato il reddito deve essere dichiarato dal soggetto comodante. Ovvero …

Certificazione Unica per redditi di lavoro autonomo

Certificazione Unica per redditi di lavoro autonomo

La Certificazione Unica per redditi di lavoro autonomo comprende prestazioni occasionali, provvigioni e compensi  a …

162 comments

  1. Buongiorno, lavoro da un anno con una ASD in cui svolgo lezioni di fitness (pilates, aerobica ecc.) con contratto per prestazione sportiva dilettantistica che però non è mai stato perfezionato per iscritto.
    Ora visto che ci sono state discussioni sulla gestione del lavoro vorrei interrompere il “rapporto” di lavoro: chiedevo se occorre da un preavviso e di quale durata. Preciso che nel corso del 2018 non mi sono mai state date ricevute mensili mentre nel 2017. I pagamenti avvengono ogni 10 del mese mediante bonifico bancario.
    Grazie anticipatamente per le indicazioni che vorrete darmi.

  2. Se non c’è un contratto scritto non c’è nessuna norma che debba rispettare, visto che non c’è un documento che tutela i suoi diritti. Non è il modo corretto di operare questo, quindi, non vi sono tutele.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Condivisioni