I Contratti di solidarietà dopo il “Jobs Act”

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I contratti di solidarietà sono particolari accordi raggiunti tra l’imprenditore e i sindacati al fine di evitare i licenziamenti tramite una proporzionale riduzione dell’orario di lavoro. I datori di lavoro che stipulano contratti di solidarietà con una diminuzione di orario di almeno il 20%, con l’approvazione del “Jobs act” spetta una riduzione contributiva del 35%.

Stipulare contratti di solidarietà serve per cercare di salvare posti di lavoro riducendo l’orario di lavoro dei dipendenti, in modo che i costi che si sarebbero risparmiati con i licenziamenti siano, in parte, recuperate dal minor orario di lavoro e dalla migliore organizzazione aziendale.

Gli interventi del “Jobs act” – Il “Jobs Act” interviene sui contratti di solidarietà difensivi con tre misure:

  • stanzia le risorse necessarie per il loro finanziamento (15 milioni) a partire dal 2014;
  • riconosce la riduzione contributiva del 35% ai datori di lavoro che operano in ambito CIGS e che con il contratto di solidarietà riducono l’orario in misura superiore al 20 per cento;
  • dispone il deposito dei contratti di solidarietà stipulati.

Ammissione alla procedura – Condizione essenziale per l’ammissione alla procedura dei contratti di solidarietà è la stipulazione del contratto aziendale che instaura l’accordo di solidarietà, raggiunto fra il singolo datore di lavoro e i sindacati dei lavoratori aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Le richieste di intervento sono indirizzate al Ministero del lavoro con le stesse modalità previste per gli interventi straordinari della CIG. La competenza decisionale è del Ministero del lavoro. Valgono, anche in questa materia, le disposizioni previste per il trattamento speciale di CIG.

Periodo massimoI contratti di solidarietà vengono corrisposti per un periodo non superiore a 24 mesi. Il Ministro del lavoro, successivamente alla scadenza del periodo massimo di 24 mesi, può prolungare il trattamento fino ad un massimo di 36 mesi.

Tipologie di contratti di solidarietà – Esistono due tipologie di contratti di solidarietà: il primo, utilizzabile dalle imprese rientranti nel campo di applicazione della CIGS, mentre il secondo è destinato alle aziende minori, artigiane o comunque non aventi diritto alla al tratta­mento di integrazione salariale straordinaria. Ognuna delle due tipologie presuppone che la riduzione di orario sia intesa ad evitare licenziamenti e richiedono la stipula di un accordo sindacale.

Contratti di solidarietà imprese rientranti nel campo di applicazione della CIGS

Gli operai e gli impiegati delle imprese che hanno i requisiti per l’accesso alla cassa integrazione guadagni straordinaria hanno diritto a percepire il trattamento di integra­zione salariale nel caso in cui il datore di lavoro stipuli contratti collettivi aziendali con i sindacati aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale, che stabiliscano una riduzione dell’orario di lavoro al fine di evitare, in tutto o in parte, la riduzione o la dichiarazione di esuberanza del personale anche attraverso un suo più razio­nale impiego.

Ai datori di lavoro che stipulano i suddetti contratti, il provvedimento “Jobs act” riconosce una riduzione dell’ammontare della contribuzione previdenziale ed assistenziale, do­vuta per i lavoratori interessati dalla riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20%, pari al 35%. La nuova riduzione sostituisce quella originariamente prevista e che da tempo non era stata rifinanziata, che differenziava l’agevolazione in misura diversa, a seconda della percentuale di riduzione dell’orario e della collocazione territoriale dell’impresa.

L’ammontare del trattamento di integrazione salariale spettante ai lavoratori interessati dalla riduzione di orario è attualmente pari al 70% ditale trattamento, senza l’applicazione del massimale mensile previsto per i trattamenti di cassa integrazione. Il periodo per il quale viene corrisposto il trattamento di integrazione salariale è riconosciuto utile di ufficio ai fini della acquisizione del diritto, della determinazione della misura della pensione e del conseguimento dei supplementi di pensione da liquidarsi a carico della gestione pensionistica cui sono iscritti i lavoratori interessati ed è commisurato al tratta­mento retributivo perso a seguito della riduzione di orario. Ai fini della determinazione delle quote di accantonamento relative al trattamento di fine rapporto è opportuno segnalare che le quote di accantonamento relative alla retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro sono a carico della cassa integrazione guadagni.

Imprese rientranti nell’ambito della Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) sono:

  • imprese cooperative e loro consorzi, che trasformano, manipolano e commercializzano prodotti agricoli e zootecnici, per i dipendenti a tempo indeterminato;
  • imprese artigiane il cui fatturato nel biennio precedente dipendeva per oltre il 50% da un solo committente destinatario di CIGS;
  • aziende appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione le cui imprese committenti siano interessate da CIGS;
  • imprese appaltatrici di servizi di pulizia la cui impresa committente sia destinataria di CIGS;
  • imprese editrici di giornali quotidiani, periodici e agenzie di stampa a diffusione nazio­nale per le quali si prescinde dal limite dei 15 dipendenti;
  • imprese esercenti attività commerciali con più di cinquanta dipendenti;
  • agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici, con più di cinquanta dipendenti;
  • imprese di vigilanza con più di quindici dipendenti;
  • imprese del trasporto aereo a prescindere dal numero di dipendenti;
  • imprese del sistema aeroportuale a prescindere dal numero di dipendenti.

Imprese che non rientrano nella CIGS

Anche i datori di lavoro che non rientrano nel campo di applicazione della CIGS possono stipulare accordi sindacali per l’accesso al contratto di solidarietà, al fine di evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso della procedura di licenziamento collettivo o al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo.

Ai datori di lavoro che stipulano questa tipologia di contratto di solidarietà viene corrisposto, per un periodo massimo di due anni, un contributo pari alla metà del monte retributivo da essi non dovuto a seguito della riduzione di orario. Il contributo è ripartito in parti uguali tra il datore di lavoro e i lavoratori interessati e viene erogato in rate trimestrali.

Per i lavoratori, il contributo non ha natura retributiva ai fini degli istituti contrattuali e di legge, ivi compresi gli obblighi contributivi previdenziali ed assistenziali. Ai soli fini pensio­nistici si tiene, però, conto, per il periodo della riduzione, dell’intera retribuzione di riferi­mento.

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