Flat Tax: vantaggi e svantaggi dell’imposta unica sui redditi

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E’ giusto vedere con pregiudizio la “flat tax”? quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’imposta proporzionale sui redditi? Potrebbe essere applicabile nel nostro Paese? Vediamo di capire meglio come funziona e se è costituzionale l’introduzione di dell’imposta unica proporzionale per la tassazione dei redditi nel nostro Paese.

Nelle ultime settimane si fanno sempre più insistenti le voci che vorrebbero modificare l’attuale imposta personale sul reddito in una “flat tax“, ovvero un’imposta unica proporzionale con aliquota fissa (ad esempio al 20%) uguale per tutti i contribuenti. Prima di schierarsi a favore o contro questa proposta è bene conoscere le caratteristiche di questa imposta, per valutarne pregi e difetti.

Come funziona la “flat tax”?

La “flat tax” è un’imposta dal funzionamento molto semplice, è infatti uguale per tutti i contribuenti, sia famiglie che imprese. L’imposta si calcola prendendo la base imponibile e applicando un’aliquota fissa (ad esempio al 20%), senza possibilità di avere deduzioni o detrazioni, come invece avviene adesso per le imposte sui redditi. In pratica, calcolare le imposte dovute ogni anno sarebbe assai agevole, basterebbe infatti compilare un modello Unico (in versione semplificata) per dichiarare quanto dovuto e liquidare la somma, in autonomia.

“Flat tax” e principio di progressività

La prima cosa da chiedersi quando si introduce una nuova imposta nell’ordinamento tributario è se questa rispetti i principi dettati dalla nostra Costituzione, primo tra tutti il principio di progressività sancito dall’articolo 53. La “flat tax” si presenta come un’imposta proporzionale si potrebbe pensare che questa sia incostituzionale. Ebbene, la Costituzione non richiede che le imposte siano impostate secondo aliquote progressive, ma soltanto che l’intero sistema di tassazione si ispiri a criteri di progressività. In questo caso, con la “flat tax” il principio di progressività è garantito dalla fascia di esenzione da imposizione fiscale che viene lasciata (c.d. “no tax area“). In questo modo l’imposta da luogo ad una progressività (“per detrazione“) anche molto accentuata, in proporzione a seconda dell’estensione della fascia lasciata esente da imposta.

I vantaggi della “flat tax”

I vantaggi ottenibili dalla “flat tax” possono essere molti, soprattutto in termini di semplificazione del sistema fiscale. Prima di tutto in quanto verrebbero eliminate le moltissime detrazioni e deduzioni, crediti d’imposta e agevolazioni che ingolfano e rendono assai complicato il meccanismo di tassazione (oltre che portare ad una perdita di gettito). Oltre a questo aspetto, il vantaggio più importante è sicuramente quello di reintrodurre un livello più alto di equità nel trattamento di redditi appartenenti a categorie diverse. Mi spiego meglio: basti pensare che i redditi da lavoro sono tassati con aliquote progressive (più onerose), mentre i redditi di capitale vengono tassati con aliquota proporzionale. Con la “flat tax” queste differenze scomparirebbero garantendo una totale equiparazione nella tassazione delle varie categorie di reddito.

Gli svantaggi della “flat tax”

Gli svantaggi della “flat tax” sono legati al fatto che la sua introduzione porterebbe alla perdita di alcune caratteristiche che oggi presenta l’Irpef, prima tra tutte la “personalità” dell’imposta. Un’imposta si definisce personale quando consente di tenere conto delle caratteristiche personali dei contribuenti soggetti ad imposizione, attraverso particolari deduzioni e detrazioni d’imposta. Si pensi alle attuali detrazioni per carichi di famiglia o alla detrazione delle spese mediche, delle spese scolastiche dei figli, o di quelle legate alle ristrutturazioni edilizie. Tutte queste agevolazioni, oltre che a personalizzare l’imposta secondo le caratteristiche di ogni soggetto, nel corso degli anni sono diventate anche una sorta di agevolazione per vari comparti economici, la cui esistenza finisce per costituire una sorta di stimolo verso l’acquisto di alcuni beni o servizi (si pensi all’agevolazione sulle ristrutturazioni sulla casa per il settore edile o il “bonus mobili” per il settore dell’artigianato).

Il cuore della “flat tax” l’aliquota e la “no tax area”

Aspetto fondamentale di tutte le imposte proporzionali è sicuramente la scelta della giusta aliquota di imposizione. Scegliere un’aliquota troppo bassa porterebbe ad una perdita di gettito considerevole, mentre un’aliquota troppo alta potrebbe portare una pressione fiscale troppo elevata, con ritorni negativi sia dal punto di vista dei consumi (calo di domanda), che dal punto di vista del gettito (incentivo all’evasione). Per questo motivo la scelta di una giusta aliquota diventa elemento essenziale per il buon funzionamento di un’imposta proporzionale.

Nelle ultime settimane le proposte politiche avanzate parlavano di aliquota compresa in una forbice tra il 15 e il 20 per cento. Probabilmente, si tratta soltanto di una proposta politica, non avvalorata da alcun calcolo di tipo fiscale. Un valore più auspicabile, in questi termini, potrebbe essere quello di allineare l’imposta su valori intorno al 25 per cento, allineandola su valori medi rispetto a quelli riguardanti la tassazione delle persone fisiche (Irpef), delle società (Ires), dei redditi di capitale e delle rendite finanziarie. Un’aliquota di questo tipo accompagnata da una significativa fascia di esenzione porterebbe il sistema verso un adeguato tasso di progressività, ma anche di equità ed equivalenza del sistema rispetto alla categorie di reddito che vengono percepite. In questo modo, infatti, si renderebbe neutrale l’esercizio dell’attività d’impresa, rispetto a quello dello sfruttamento finanziario dei capitali, ed inoltre troverebbe adeguata risposta l’annoso problema della tassazione in capo alla società (sul reddito imponibile) e quella dei soci (dividendi).

Ultimo aspetto che mi pare utile affrontare è quello legato al possibile minor di gettito che si potrebbe avere con un’aliquota intorno al 25%, più bassa sia a quella degli scaglioni più elevati dell’Irpef, che all’attuale aliquota Ires (27,5%). Tale carenza, che inevitabilmente si creerebbe, potrebbe venire in parte compensata dalla minore convenienza ad evadere che si creerebbe, introducendo un’imposta che porterebbe una minore pressione fiscale su famiglie e imprese. Inoltre, è da considerare che la riduzione delle aliquote marginali porterebbe all’emersione di redditi oggi non tassati con aliquote progressive (redditi detenuti all’estero, o provenienti dall’economia sommersa). Certamente almeno inizialmente, la riduzione di gettito fiscale dovrebbe essere accompagnata da tagli alla spesa pubblica, che ad oggi sembrano sicuramente imprescindibili per il futuro del Paese. Naturalmente fare previsioni su questo tema non è semplice, in quanto le variabili da prendere in considerazione sono molte, ma sicuramente è un’aspetto che oggi è da tenere presente.

La “flat tax” in Italia

In conclusione, se pensiamo che storicamente la “flat tax” è stata utilizzata per lo più da piccolo stati dell’europa dell’est (con l’unica eccezione della Russia nel 2001), i dubbi per l’applicazione in un Paese evoluto e grande come in nostro diventano assai importanti. Sicuramente la “flat tax” consentirebbe una sensibile semplificazione all’intricatissimo sistema fiscale italiano, ma contemporaneamente solleverebbe esigenze tutt’altro che marginali nel trovare le coperture per le entrate fiscali venute meno. Anche il parziale recupero di gettito dovuto dalla riforma potrebbe rivelarsi insufficiente a coprire le mancate entrate. A mio avviso, comunque lo Stato con il sistema fiscale attuale ha già entrate più che sufficienti, il vero problema è riuscire a razionalizzare e spendere meglio i soldi che vengono da tutti i contribuenti, senza ribaltare su di loro (a suon di pressione fiscale), la sua inefficienza.

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