Professionisti: lo scomputo della ritenuta d’acconto

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Il professionista può portare a scomputo della sua Irpef dovuta, la ritenuta di acconto subita, da parte dei committenti che assumono lo status di sostituto di imposta.

La ritenuta di acconto è una trattenuta ai fini Irpef che viene effettuata sulle somme di denaro che il professionista percepisce dai propri clienti, soggetti passivi Iva (imprese, professionisti, banche, ecc), che assumono la funzione di sostituto di imposta.

La normativa

Da un punto di vista normativo, l’articolo 25 del DPR n. 600/73 obbliga il committente (sostituto d’imposta) a trattenere il 20% del compenso spettante al professionista (sostituito), con l’obbligo di versare la ritenuta d’acconto all’erario a titolo di acconto ai fini Irpef. In pratica, il cliente, soggetto passivo ai fini Iva, è chiamato a trattenere e anticipare le imposte dovute dal professionista, operando da sostituto d’imposta.

Gli effetti in dichiarazione dei redditi

In fase di dichiarazione dei redditi, il professionista avrà titolo per scomputare tali ritenute dal proprio debito Irpef. Per poter fare questo, però, egli dovrà documentare l’operazione con la certificazione (modello di Certificazione Unica “C.U.”) ricevuta dal sostituto d’imposta.

La Certificazione unica

Questo meccanismo può portare al verificarsi di problematiche piuttosto particolari in caso di mancata ricezione del modello di Certificazione unica da parte del professionista. Il sostituto d’imposta, infatti, è chiamato a inviare entro il 28 febbraio dell’anno di riferimento della ritenuta il modello di Certificazione unica, che entro il 7 marzo successivo dovrà trasmettere telematicamente anche all’Agenzia delle Entrate.

I professionisti che non riceveranno il modello di Certificazione dovranno attivarsi in questo senso per sollecitare il sostituto d’imposta. L’Agenzia delle Entrate, tuttavia, con la Risoluzione n. 68/E/2009, ha previsto la possibilità per il professionista sprovvisto di certificazione di scomputare comunque la ritenuta d’acconto subita, a patto che sia in grado di documentare, in maniera inequivocabile di averle effettivamente subite.

Le prove della ritenuta subita

In questo senso il professionista potrà attestare di aver subito la ritenuta d’acconto esponendo, su richiesta degli Uffici verificatori, la fattura con esposizione della ritenuta, oppure tramite documentazione bancaria attestante che le somme incassate sono corrispondenti all’importo fatturato. Questa documentazione in sede di controllo formale della dichiarazione dei redditi, ai sensi dell’articolo 36-ter del DPR n. 600/73, deve essere accompagnata da una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, con la quale il professionista attesta che tutta la documentazione si riferisce a fattura regolarmente registrata nelle scritture contabili e che, a fronte della stessa, non vi sono stati altri pagamenti da parte del sostituto.

Profili critici

Nonostante tutto, il professionista non è completamente tutelato, poiché rischia di perdere la ritenuta d’acconto subite nel caso in cui si possieda la certificazione da parte del sostituto d’imposta, oppure il pagamento sia avvenuto in contanti. Il mancato versamento delle ritenute effettuate è un tema affrontato anche in giurisprudenza: la Suprema Corte, infatti, con la sentenza n. 12072/08 ha affermato l’impossibilità per il professionista di scomputare le ritenute in assenza di certificazione.

A controbilanciare la questione, ultimamente sono state diverse Commissioni Tributarie che si sono espresse in favore dei professionisti, in quanto, secondo i giudici, il soggetto sostituito non può essere ritenuto responsabile dell’operato del sostituto, in quanto non è dotato di alcun potere coercitivo per ottenere il versamento della ritenuta.

Il versamento delle ritenute da parte del sostituto d’imposta

La ritenuta d’acconto effettuata dal sostituto d’imposta, deve essere versata entro il 16 del mese successivo a quello di pagamento della fattura del professionista, utilizzando il modello F24, esclusivamente in via telematica, tramite i software Entratel o Fisconline, oppure tramite il proprio home banking.

Per il versamento della ritenuta d’acconto con modello F24, deve essere utilizzato il codice tributo 1040, se la ritenuta riguarda i professionisti, mentre il codice tributo 1038 riguarda le ritenute operate ad agenti e rappresentanti, indicando i codici da 1 a 12 per indicare il mese nel quale è avvenuto il pagamento della fattura nei confronti del soggetto passivo.

Il mancato versamento delle ritenute d’acconto, ricordiamo, può essere sanato autonomamente attraverso l’istituto del ravvedimento operoso, beneficiando di sanzioni ridotte, ed interessi di mora.

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