Redditi diversi nel 730: guida alla compilazione

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Il quadro D del Modello 730 è destinato ad accogliere alcune tipologie di redditi, come i redditi di capitale, i redditi diversi e quelli soggetti a tassazione separata. Vediamo come queste tipologie di reddito devono essere riportate nella dichiarazione dei redditi.

Il Quadro D del Modello 730/2015 deve essere utilizzato per dichiarare alcune tipologie di redditi, in particolare i redditi di capitale, i redditi diversi, ai sensi dell’articolo 67 del DPR n. 917/86 e per quelli soggetti a tassazione separata.

Di particolare importanza per la compilazione del modello è la Certificazione Unica (Cu).

Infatti, tale modello, oltre a riportare i dati relativi ai redditi di lavoro dipendente, assimilati e pensioni, certifica anche dei dati relativi ai redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi di cui agli articoli 53 e 67, comma 1, del DPR n. 917/86.

Pertanto, alcuni redditi di lavoro autonomo e diversi (ad esempio i compensi per attività di lavoro autonomo occasionale) da indicare nel quadro D possono essere ricavati dalla Certificazione Unica.

Documento che deve essere obbligatoriamente rilasciata, entro il 28 febbraio, dai sostituti d’imposta.

Vediamo quali sono le modalità di compilazione del quadro.

Quadro D del modello 730

Il quadro D del modello 730

Il Quadro D del Modello 730 è strutturato per accogliere le seguenti tipologie di redditi diversi:

I – Redditi di capitale, lavoro autonomo e redditi diversi – Suddivisi nelle seguenti categorie:

  • D1 Utili e altri proventi equiparati;
  • D2 Altri redditi di capitale;
  • D3 Redditi derivanti da attività assimilate al lavoro autonomo;
  • D4 Redditi diversi;
  • D5 Redditi derivanti da attività occasionale o da obblighi di fare, non fare e permettere.

II – Redditi soggetti a tassazione separata – Suddivisi nelle seguenti categorie:

  • D6 Redditi percepiti da eredi e legatari;
  • D7 Imposte e oneri rimborsati nel 2013 e altri redditi a tassazione separata

Utili ed altri proventi equiparati

Nel rigo Rigo D1, devono essere indicati tutti gli utili e gli altri proventi ad essi equiparati corrisposti sia da società ed enti soggetti ad Ires che da società ed enti esteri di ogni tipo. Più precisamente si tratta di utili derivanti da:

  • partecipazioni qualificate in società italiane ed estere;
  • partecipazioni non qualificate in società residenti in paesi a fiscalità privilegiata (c.d. “Paesi black list”) se i loro titoli non sono negoziati in mercati regolamentati.

A questo proposito è bene ricordare che una partecipazione si definisce qualificata se:

  • supera il 2% dei diritti di voto oppure il 5% del capitale o patrimonio nel caso di società quotate in borsa;
  • supera il 20% dei voti o il 25% del capitale o patrimonio per le altre società ed i restanti soggetti Ires;
  • supera il 25% del patrimonio delle società.

Inoltre, vanno indicati nel Rigo D1 gli utili e i proventi:

  • Derivanti da contratti di associazione in partecipazione, ad esclusione di quelli in cui l’apporto dell’associato sia costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro;
  • Derivanti dai contratti di cointeressenza (ossia dalla partecipazione, insieme ad altre persone o aziende a un’operazione economica, che implica la condivisione di utili e perdite);
  • Conseguiti in caso di recesso, riduzione del capitale esuberante o liquidazione anche concorsuale di società ed enti indipendentemente dal periodo di tempo intercorso tra la costituzione della società e la comunicazione del recesso, la deliberazione di riduzione del capitale l’inizio della liquidazione.

Non vanno, invece, dichiarati nel Rigo D1:

  • I redditi di capitale esenti, quelli soggetti ad imposta sostitutiva e i dividendi derivanti da partecipazioni non qualificate, assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta in misura pari al 26%;
  • I redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (interessi su titoli obbligazionari, titoli di Stato, interessi su depositi e conti correnti bancari, proventi da fondi comuni di investimento mobiliare);

 Altri redditi diversi di capitale

Nel Rigo D2 devono essere riportati gli altri redditi di capitale (articolo 44, comma 1, DPR n. 917/86 esclusa la lettera e), percepiti al lordo delle eventuali ritenute d’acconto. In particolare si tratta delle seguenti tipologie di reddito.

Interessi e altri proventi derivanti da mutui, depositi e conti correnti  – Sono considerati redditi di capitale:

  • Gli interessi la cui determinazione è lasciata all’autonomia pattizia, ovvero, in mancanza di quantificazione, fissati al saggio legale di riferimento;
  • Gli interessi derivanti dai depositi, intesi come il contratto con il quale una parte riceve dall’altra una cosa mobile con l’obbligo di custodirla e di restituirla in natura;
  • Gli interessi derivanti da contratti di conto corrente, contratto mediante il quale le parti si obbligano ad annotare in un conto i crediti derivanti da reciproche rimesse, considerandoli inesigibili ed indisponibili fino alla chiusura del conto.

Gli interessi, in deroga al principio generale di cassa che regola i redditi di capitale, si presumono percepiti:

  • Alla scadenza stabilita per iscritto ovvero, in assenza, per l’ammontare maturato, giorno per giorno, nel peri odo d’imposta;
  • Nella misura pattuita, ovvero, in assenza, calcolati applicando il tasso legale (dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2014 pari all’1%, dal 1° gennaio 2015, pari allo 0,5%).

Non vanno indicati nel Rigo D2 gli interessi ed altri proventi che siano assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta. In base a quanto previsto dall’articolo 26 DPR n. 600/1973, la ritenuta è sempre a titolo d’imposta per le persone fisiche diverse dagli imprenditori. Pertanto, ad esempio, non vanno riportate in dichiarazione gli interessi che la banca eroga, sui conti correnti attivi stipulati con persone fisiche non imprenditori, in quanto essi scontano la ritenuta a titolo di imposta. Invece, non rientrano nell’esclusione, e, quindi, vanno dichiarati, gli interessi da mutui, depositi e conti correnti stipulati tra privati o con soggetti esteri.

Rendite perpetue  – Costituiscono redditi di capitali le somme percepite a titolo di rendita perpetua, ossia in forza di un contratto mediante il quale una parte conferisce all’altra il diritto di esigere in perpetuo la prestazione periodica di una somma di denaro o di una certa quantità di altre cose fungibili, quale corrispettivo dell’alienazione di un immobile o della cessione di un capitale (art. 1861 c.c.). Parimenti sono considerati redditi di capitale i proventi derivanti da qualsiasi altra prestazione annua perpetua costituita a qualsiasi titolo, anche per atto di ultima volontà (art. 1869 c.c.).

Interessi e altri proventi derivanti dall’impiego del capitale – In tale categoria rientrano tutti quegli interessi o proventi, determinati, determinabili e variabili, che derivano dall’impiego di un capitale. Fanno eccezione solo i proventi che derivano da rapporti attraverso cui possono essere conseguiti differenziali positivi o negativi in dipendenza di un evento incerto.

Redditi corrisposti da società di gestione di masse patrimoniali  – Rientrano in questa categoria i redditi ottenuti dalla gestione di masse patrimoniali costituite da terzi con somme di denaro o con beni o proventi dai relativi investimenti, nell’interesse collettivo di una pluralità di soggetti. In particolare, si tratta di proventi ottenuti in seguito a contratti di capitalizzazione (ad esempio, contratti di assicurazione), di fondi pensione o di altre gestioni collettive.

Utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione e cointeressenza – Come accennato in precedenza, tali redditi, normalmente, vanno dichiarati nel Rigo D1. Esistono, però, alcune eccezioni. Infatti, vanno indicati nel Rigo D2 i redditi di capitale derivanti da contratti di associazione in partecipazione con apporto di solo capitale o con apporto misto di capitale e lavoro o contratti di cointeressenza agli utili (art. 44, comma 1, lett. f), Tuir) se tali compensi siano stati dedotti dall’associante in base alle norme vigenti anteriormente alla riforma Ires di cui al D.Lgs. n. 344/2003.

Redditi derivanti da attività assimilate al lavoro autonomo

La legge prevede altre attività di lavoro autonomo c.d. “assimilate” in quanto non presentano tutte le caratteristiche tipiche del lavoro autonomo. In particolare, vanno indicati nel Rigo D3:

  • I redditi derivanti dall’utilizzazione economica, da parte dell’autore o inventore, di opere dell’ingegno, di brevetti industriali, processi, formule o informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico (articolo 53, comma 2, lett. b), Tuir). Rientrano in questa categoria i redditi derivanti dall’utilizzazione economica (cessione o cessione dei diritti) di beni immateriali tutelati dalle norme del diritto d’autore da parte dell’autore o inventore, e non conseguiti nell’esercizio di imprese commerciali. Rientrano in tale categoria anche i compensi conseguiti in via occasionale. Il reddito imponibile è dato dall’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo d’imposta anche sotto forma di partecipazione agli utili, ridotto del 25% a titolo di deduzione forfetaria delle spese sostenute, ovvero, del 40% se i relativi compensi sono percepiti da soggetti di età inferiore a 35 anni;
  • Gli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione, quando l’apporto dell’associato è costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro (articolo 53, comma 2, lett. c), Tuir). Nel caso di apporto di lavoro, la prestazione lavorativa dell’associato non è fiscalmente equiparabile a quella di lavoro dipendente in quanto manca, nell’associazione in partecipazione, sia il vincolo di subordinazione che la garanzia di una retribuzione da parte dell’associato. Pertanto, le partecipazioni agli utili, derivanti da contratti di associazione in partecipazione, sono considerate come redditi di lavoro autonomo quando l’apporto è costituito esclusivamente da prestazione di lavoro. Tali partecipazioni, dunque, costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo d’imposta. I redditi dell’associato sono tassati in base al principio di cassa;
  • Gli utili spettanti ai promotori e ai soci fondatori di società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata (articolo 53, comma 2, lett. d), Tuir). Le partecipazioni agli utili spettanti ai soci promotori e fondatori di società soggetta ad IRES sono considerate come proventi assimilati a quelli di lavoro autonomo;
  • I redditi derivanti dall’attività di levata dei protesti esercitata dai segretari comunali (articolo 53, comma 2, lett. f), Tuir). La loro assimilazione al reddito di lavoro autonomo non comporta il medesimo trattamento tributario, in quanto tali redditi sono determinati in misura forfetaria e quindi non sono prescritti obblighi contabili. Da quest’anno, i dati per la compilazione del rigo sono riportati nella modello CU rilasciato dal sostituto.

Detrazione d’imposta – Per queste tipologie di reddito è prevista una detrazione d’imposta pari a €. 1.104 se il reddito percepito non supera i €. 4.800, se il reddito è compreso tra i €. 4.801 e i €. 55.000 la detrazione è pari al risultato della seguente formula 1.104 x (55.000 – reddito complessivo) / 50.200. Infine, per i redditi superiori ai €. 55.000 la detrazione è nulla.

Altri redditi diversi da indicare al rigo D4

Il rigo D4 è destinato ad accogliere alcune particolari tipologie di redditi diversi, tra le quali riportiamo le principali.

Plusvalenze da cessione di immobili detenuti per meno di 5 anni – Devono essere riportati i corrispettivi percepiti per la cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati (compresi i terreni agricoli) o costruiti da non più di cinque anni, esclusi quelli acquisiti per successione e le unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto o la costruzione e la cessione sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari. Non vanno indicati i corrispettivi delle cessioni se sulle plusvalenze realizzate è stata applicata e versata a cura del notaio, all’atto della cessione, l’imposta sostitutiva art. 67, comma 1, lett. b) Tuir. Inoltre, qui devono essere riportate anche le plusvalenze realizzate a seguito di cessioni a titolo oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria secondo gli strumenti urbanistici vigenti al momento della cessione.

Redditi diversi da concessione in usufrutto o sublocazione di immobili – Devono essere indicati i redditi che derivano dalla concessione in usufrutto e dalla sublocazione di beni immobili, dall’affitto, locazione, noleggio o concessione in uso di veicoli, macchine e altri beni mobili articolo 67, comma 1, lett. h) Tuir.

Redditi diversi di natura fondiaria non determinabili catastalmente – Si tratta, per lo più, di censi, decime, quartesi, livelli, altri redditi consistenti in prodotti del fondo o commisurati ai prodotti stessi, compresi quelli dei terreni dati in affitto per usi non agricoli articolo 67, comma 1, lett. e) Tuir.

Altri redditi diversi sui quali non è stata applicata alcuna ritenuta, ad esempio vincite conseguite all’estero per effetto della partecipazione a giochi on line articolo 67, comma 1, lett. d) Tuir. Sono classificati come redditi diversi anche:

  • Le vincite delle lotterie, dei concorsi a premio, dei giochi e delle scommesse organizzati per il pubblico;
  • I premi derivanti da prove di abilità o dalla sorte e quelli attribuiti in riconoscimento di particolari meriti artistici, scientifici o sociali.

Essi costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo d’imposta, senza alcuna deduzione. Inoltre, rientrano tra le vincite tassabili anche quelle conseguite per effetto della partecipazione a giochi on line.

Beni immobili situati all’estero –  I redditi dei terreni e dei fabbricati situati all’estero sono tassati con diverse modalità a seconda che si tratti di:

  • Immobili soggetti ad imposizione in base a criteri catastali nello Stato ove l’immobile è situato;
  • Immobili per i quali non è prevista una tassazione su base catastale (in tal caso, i presupposti per la tassazione sono generalmente costituiti dalla presenza di canoni di locazione).

Nel caso in cui lo Stato estero preveda, nella sua legislazione interna, la tassazione dell’immobile in base a criteri di tipo catastale o similari, l’art. 70, comma 2, del TUIR stabilisce che esso concorre alla formazione del reddito in Italia in base alla valutazione effettuata dallo Stato estero. In pratica, si assoggetta a tassazione la rendita catastale dell’immobile (o i criteri comunque assunti dallo Stato estero per la valutazione), al netto delle spese eventualmente riconosciute in detrazione.

Se, invece, lo Stato estero non assoggetta a tassazione sui redditi l’immobile, il contribuente residente in Italia è tenuto a dichiarare il reddito percepito (es. canoni di locazione), potendo usufruire al contempo di una riduzione forfetaria del 15% (articolo 70, comma 2, Tuir). Tale norma deve essere interpretata nel senso che:

  • Se il reddito derivante dalla locazione è soggetto a imposte sui redditi nello Stato estero, occorre indicare nella dichiarazione italiana l’ammontare dichiarato nello Stato ove è situato l’immobile; in questo caso spetta il credito per le imposte estere, e non la deduzione forfetaria del 15%;
  • Se, invece, lo Stato estero non prevede l’imposizione diretta sui canoni di locazione, concorre alla formazione del reddito italiano il canone ridotto del 15%, senza potere fruire del credito per le imposte estere.

Sportivi dilettanti – Le indennità di trasferta, e i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati dal Coni, dalle federazioni sportive nazionali, dall’Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegue finalità dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto, percepiti da soggetti che svolgono attività sportiva dilettantistica sono assoggettati ad imposizione secondo le seguenti modalità (Circolare n. 21/E/2003, paragrafo 5.2, Agenzia delle Entrate):

  • I primi €. 7.500,00 complessivamente percepiti nel periodo d’imposta non concorrono alla formazione del reddito;
  • Sulla parte che eccede i €. 7.500,00 fino a €. 28.158,28 viene operata una ritenuta a titolo di imposta, con un’aliquota del primo scaglione di reddito (23%), maggiorato delle addizionali Irpef;
  • Sulle somme eccedenti i e. 28.158,28 viene operata una ritenuta a titolo d’acconto, sempre con un’aliquota del primo scaglione di reddito, maggiorato delle addizionali Irpef.

Sono esclusi dall’imposizione i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all’alloggio, al viaggio ed al trasporto, sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale. Questa modalità di imposizione è estesa ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa svolta da soggetti con funzioni amministrative e gestionali di natura non professionale.

Redditi diversi da indicare nel Rigo D5

Si tratta, principalmente di redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente articolo 67, comma 1, lett. i) Tuir. Redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere articolo 67, comma 1, lett. l) del Tuir.

Lavoro autonomo occasionale – I redditi derivanti da attività di lavoro autonomo occasionale sono costituiti dall’ammontare percepito nel periodo d’imposta al netto delle spese inerenti sostenute. Le spese, per poter essere dedotte, devono essere validamente documentate. I redditi sopra indicati sono soggetti a ritenuta a titolo d’acconto nella misura del 20%.

Tali redditi devono essere indicati dal committente nella Certificazione Unica – Lavoro autonomo e contraddistinti, nel punto 1 “Causale”, con il Codice “M” o “O”. La Certificazione Unica deve essere rilasciata al prestatore d’opera entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui si è svolta la prestazione di lavoro.

Redditi diversi derivanti dall’assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere – I redditi derivanti dall’assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere sono costituiti dall’ammontare percepito nel periodo d’imposta al netto delle spese inerenti sostenute. Si tratta ad esempio, della c.d. indennità di rinuncia percepita, per la mancata assunzione del personale, avviato al lavoro ai sensi della Legge 2 aprile 1968, n. 482. Tali redditi sono riportati nella Certificazione Unica – Lavoro autonomo e contraddistinti, nel punto 1 “Causale”, con il Codice “M1” o “O1”.

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