Prestazioni estere dei professionisti: fatturazione e tassazione

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Quali sono le regole che disciplinano la tassazione dei compensi dei professionisti italiani che svolgono una prestazione all’estero? Quando deve essere tassata anche in Italia la prestazione fornita da un professionista estero? Ecco le regole da rispettare nelle prestazioni estere dei professionisti. 

Quando un professionista residente in Italia svolge una prestazione professionale all’estero (o al contrario, quando un professionista non residente effettua prestazioni professionali in Italia), deve chiedersi quale sia il regime impositivo con quale tassare il suo compenso.

Per farlo è necessario coordinare la disciplina tributaria italiana con quella estera, alla luce delle varie convenzioni contro le doppie imposizioni.

Queste Convenzioni regolano, da un punto di vista fiscale, le modalità di tassazione dei compensi percepiti all’estero da parte dei professionisti.

In particolare, in questo contributo voglio concentrare la mia attenzione sia sulla tassazione delle prestazioni estere dei professionisti italiani. Sia la tassazione delle prestazioni svolte in Italia da parte di professionisti residenti fiscalmente all’estero.

Vediamo quindi, quali sono i principali aspetti che caratterizzano questi aspetti legati alle prestazioni estere dei professionisti.

Sei pronto?! Si comincia!

 

Prestazioni estere dei professionisti: tassazione dei compensi

Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir) all’articolo 3, comma 1, afferma che sono soggetti a tassazione in Italia i redditi ovunque prodotti da parte dei soggetti ivi residenti. Si tratta del c.d. “worldwide taxation principle”, che assicura a tassazione nel Paese di residenza fiscale tutti i redditi di un soggetto. Compresi quelli percepiti all’estero.

Questo significa che un professionista fiscalmente residente in Italia che effettua una prestazione lavorativa all’estero, dovrà tassare tale prestazione in Italia. Questo in quanto l’Italia è il suo Paese di residenza fiscale.

Allo stesso modo, ed in forma inversa, in Italia devono essere tassati anche i redditi ivi prodotti da parte di soggetti non residenti.

In questo caso, per stabilire se il compenso percepito da un professionista estero, che ha svolto una prestazione in Italia, debba essere ivi tassato, e necessario osservare l’articolo 23 del DPR n. 917/86.

Articolo secondo il quale i redditi di lavoro autonomo sono soggetti ad imposizione in Italia se l’attività è esercitata nel territorio dello Stato italiano.

Prestazioni estere dei professionisti e convenzioni internazionali

Gli aspetti che hai appena visto, tuttavia, devono essere confrontati anche con quanto previsto dalla normativa sovranazionale.

Faccio riferimento, in particolare, alle diverse Convenzioni contro le doppie imposizioni. Si tratta di accordi aventi valenza sovranazionale stipulati tra due stati contraenti.

Infatti, l’articolo 75 del DPR n. 600/1973, prevede che nell’applicazione delle norme relative alle imposte sui redditi sono fatti salvi gli accordi internazionali resi esecutivi in Italia.

In particolare, vediamo cosa prevede l’articolo 14 del modello di convenzione Ocse contro le doppie imposizioni.

Redditi dei professionistiArticolo 14 modello Ocse

Le convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia, in conformità all’articolo 14 del Modello Ocse, per quanto concerne l’ambito professionale prevedono solitamente che:

i redditi che un soggetto residente di uno Stato estero ritrae dall’esercizio di una libera professione o da altre attività di carattere indipendente in Italia sono imponibili soltanto nello Stato di residenza del professionisa. A meno che questi non disponga di una sede fissa stabile in Italia

In pratica i professionisti non residenti possono essere tassati in Italia solamente se dispongono nel nostro Stato di una base fissa.

Base fissa come, ad esempio, un ufficio.

In mancanza della base fissa, anche se la prestazione è stata svolta in Italia, la stessa non sconterà alcuna tassazione.

Tassazione del professionista italiano all’estero

Secondo quanto indicato sino ad ora, quindi, il professionista italiano che effettua una prestazione all’estero è chiamato a verificare se c’è o meno la presenza di una base fissa all’estero.

Senza la presenza di una base fissa all’estero ci sarà l’applicazione di una eventuale ritenuta di imposta estera. Questo soltanto nel caso in cui tra l’Italia e il Paese estero non sia stata siglata una convenzione contro le doppie imposizioni.

Mentre, se la convenzione esiste, e riporta la tassazione nel Paese di percepimento del reddito solo in presenza di base fissa, si dovrà verificare questo aspetto. Senza una base fissa, per il professionista, non ci sarà alcuna tassazione all’estero.

Il compenso, in questo caso, sarà tassato esclusivamente in Italia.

Tassazione del professionista non residente

Vediamo adesso come afforntare la tassazione di un professionsita estero che si trova a lavorare in Italia.

Riepilogando, per comprendere la modalità di tassazione del professionista non residente (può trattarsi anche di un soggetto italiano che ha acquisito la residenza in un Paese straniero, iscrivendosi regolarmente all’Aire), che esercita un’attività professionale in Italia devono risolversi le seguenti problematiche:

  • Effetti dell’articolo 23 del DPR n. 917/86 – Se non vi è una convenzione contro le doppie imposizioni siglata tra l’Italia e il Paese di residenza del professionista. In questo caso il professionista estero è tassato in Italia, in quanto ivi è svolta la prestazione. La tassazione è una ritenuta fiscale del 30%, ai sensi dell’articolo 25 del DPR n. 600/1973;
  • Configurazione della base fissa – Se espressamente specificato nella convenzione contro le doppie imposizioni, il professionista è tassato in Italia soltanto se ivi ha ubicato una base fissa (ufficio). Anche in questo caso si applica la ritenuta del 30%, ma il professionista dovrà essere in grado di documentare quanti dei suoi redditi derivano dalla base fissa italiana.

Da queste regole possiamo affermare anche che nel caso in cui l’attività professionale di un soggetto estero sia svolta in maniera soltanto occasionale in Italia, la stessa risulterà tassabile soltanto nel Paese di residenza del professionista.

Ovviamente la convenzione trova applicazione anche nei confronti dei professionisti residenti in Italia che svolgono attività professionale all’estero.

In assenza di base fissa nel paese estero, la tassazione avverrà esclusivamente in Italia. Dunque sul piano pratico è sufficiente traslare le considerazioni svolte in precedenza per comprendere come dette prestazioni sono tassate (e se sono tassate) all’estero.

Professionista e tassazione tramite ritenuta

Abbiamo visto che per le prestazioni professionali soggette a tassazione in Italia (ex. articolo 23, o al configurarsi di una base fissa), da parte di professionisti non residenti sono soggette ad una ritenuta a titolo di imposta del 30%.

Ritenuta che il soggetto erogante il compenso deve trattenere e versare allo Stato italiano.

Questa disciplina è stabilita dall’articolo 25, comma 2 del DPR n. 600/1973, secondo il quale

se i compensi […] sono corrisposti a soggetti non residenti, deve essere operata una ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 30% [..] ne sono esclusi i compensi per prestazioni di lavoro autonomo effettuate all’estero e quelli corrisposti a stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti”

Prestazioni estere dei professionisti: procedura di tassazione

Riassumendo, è possibile giungere alle seguenti alternative:

  1. Il professionista residente in uno stato estero che ha siglato una convenzione contro le doppie imposizioni con l’Italia. Il professionistache effettua una prestazione professionale in Italia senza una base fissa, non è soggetto a tassazione in Italia, quindi la ritenuta del 30% non si applica;
  2. Il professionista residente in uno stato estero che ha siglato una convenzione contro le doppie imposizioni con l’Italia. Il professionista che effettua una prestazione professionale in Italia con una base fissa, la ritenuta del 30% deve essere applicata;
  3. Infine, il professionista residente in uno stato estero che non ha siglato una convenzione contro le doppie imposizioni con l’Italia. Il professionista che effettua una prestazione professionale in Italia è soggetto a tassazione nel nostro Paese. Questo ai sensi dell’articolo 23 del DPR n. 917/86, ed anche in questo caso la ritenuta del 30% trova applicazione.

In pratica, per i Paesi con cui esiste una Convenzione contro le doppie imposizioni, in assenza di base fissa in Italia è dunque pacifico che la ritenuta del 30%. Qusesto di cui al richiamato articolo 25 del DPR n. 600/73 non deve essere operata.

Adempimenti del committente italiano

Nel caso in cui un soggetto committente italiano si trovi di fronte ad una prestazione professionale estera dovrà comportarsi in maniera tale da evitare contestazioni future da parte dell’Amministrazione finanziaria.

In pratica, il sostituto è chiamato a farsi consegnare un attestato dell’autorità fiscale straniera certificante l’esistenza delle condizioni richieste ai fini dell’applicazione del regime convenzionale.

Overo la residenza fiscale nello Stato estero e l’imponibilità in tale Stato dei redditi a questo imputabili.

In tal modo, il committente italiano è esonerato dall’adempimento e non opera nessuna ritenuta in relazione alle prestazioni professionali ricevute.

Inoltre, appare opportuno farsi rilasciare dal professionista straniero una dichiarazione relativa al periodo di complessiva permanenza in Italia nell’anno solare, nonché la dichiarazione di non possedere in Italia una stabile organizzazione o base fissa, onde escludere in maniera categorica l’attrazione alla tassazione in Italia.

Tale documentazione è indispensabile in quanto il sostituto italiano, in sede di elaborazione degli adempimenti fiscali, è tenuto ad illustrare il comportamento assunto.

Se eventualmente la ritenuta operata dovesse essere operata e comunque in capo al professionista si configurano le condizioni di tassazione soltanto all’estero, è possibile chiedere il rimborso della ritenuta subita entro 48 mesi.

Convensione OCSE contro le doppie imposizioni

In merito al modello Ocse di convenzione contro le doppie imposizioni deve essere evidenziato come, a seguito della soppressione dell’articolo 14 (relativo alle regole per le professioni indipendenti), i redditi derivanti dalla libera professione debbano essere ora disciplinati  dall’articolo 7 (relativo alla stabile organizzazione), quali utili alle imprese.

In pratica, si assiste ad una piena assimilazione del reddito professionale al reddito di impresa, determina un chiaro rinvio alle disposizioni dell’articolo 5 del modello relativo alla stabile organizzazione, e quindi la necessità di attribuire alla stabile organizzazione gli utili che questa avrebbe conseguito se si fosse trattato di un’impresa distinta e separata che svolge attività identiche o analoghe in condizioni identiche o analoghe.

Stabile organizzazione estera o società di diritto locale?

Stanti le considerazioni fatte sinora, viene da chiedersi se ai fini fiscali per un professionista estero che vuole operare in Italia (o al contrario un professionista italiano che voglia operare all’estero), sia più conveniente dotarsi di una stabile organizzazione oppure aprire una società di diritto locale in loco.

Proviamo a chiarirci le idee con un esempio. Poniamo che uno studio di consulenza italiano decida di operare in uno Stato estero attraverso una società di diritto locale per erogare consulenze locali.

Tale scelta consente allo studio italiano di separare la propria attività ed anche la propria responsabilità tributaria nello stato estero. Ove magari, l’imposta da versare per la società è più bassa rispetto a quella che avrebbe in Italia.

Se tale studio avesse, invece, semplicemente aperto un ufficio in loco, lo stesso avrebbe costituito una stabile organizzazione che avrebbe scontato l’imposta locale.

Stabile organizzazione, che però sarebbe stata tassata anche in Italia nell’ambito dell’associazione professionale e quindi per trasparenza in capo ai soci.

In pratica, possiamo dire che l’utilizzo di una società di diritto locale in luogo della stabile organizzazione permette di sterilizzare la tassazione, limitandola al prelievo estero.

Prestazioni estere dei professionisti: contributi previdenziali

Per capire la disciplina previdenziale dei redditi percepiti all’estero da un professionista residente fiscalmente in Italia, occorre andare a verificare cosa prevede la regolamentazione internazionale di sicurezza sociale. Ed in particolare con la Regolamentazione 883/2004 vigente dal primo maggio 2010 nei rapporti tra gli Stati della UE.

Tale normativa è improntata ad alcuni principi ispiratori fondamentali, uno dei quali è il principio dell’Unicità della legislazione applicabile ad un medesimo soggetto.

Disciplina che individua la legislazione applicabile nei casi in cui un lavoratore autonomo sia già soggetto alla legislazione di sicurezza sociale di un altro Paese membro, oppure svolga la propria attività lavorativa contemporaneamente in due o più Stati membri.

A tale proposito, la Regolamentazione comunitaria fissa quale principio generale in materia di legislazione applicabile per i lavoratori autonomi, quello della Territorialità ovvero della “lex loci laboris“, secondo cui:

i lavoratori occupati nel territorio di uno Stato membro sono soggetti alla legislazione di tale Stato, salve le eccezioni disciplinate dagli articoli 12 e 13 del Regolamento CE n. 883/2004 per i casi di  esercizio di attività lavorativa in più Stati

In applicazione dei principi di Unicità e di Territorialità, i richiamati articoli 12 e 13 prevedono che qualora il lavoratore autonomo eserciti la sua attività in più Stati, la legislazione di sicurezza sociale a lui applicabile sarà quella dello Stato di residenza fiscale.

Residenza così come determinata ai sensi dell’articolo 2, comma 2 del DPR n. 917/86. Articolo da leggere in combinato disposto con l’articolo 4, comma 1 del Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni.

Diversamente, il lavoratore sarà soggetto alla legislazione previdenziale dello Stato membro in cui si trova il centro dei suoi interessi.

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56 comments

  1. Salve,
    sono un fisioterapista italiano e sto per trasferirmi a Tenerife.
    Farò immediatamente l’iscrizione all’AIRE diventando residente canario e lavorerò per 10 giorni in Francia ed i restanti 15 mensili a Tenerife. Verrò tassato solo a Tenerife o dovrò corrispondere qualcosa al Governo Francese?
    Le spese di viaggio/alloggio per i 10 giorni in Francia, potrò scaricarle a Tenerife oppure in Francia? Grazie anticipatamente

  2. Salve Roberto, prima di tutto se ha una posizione Iva italiana aperta occorre sistemarla e poi pensare ad effettuare una corretta procedura per il trasferimento di residenza all’estero. Da li si potrà capire in base a come opererà dove sarà tassato ed in quale misura. Se interessato ad una consulenza per approfondire tutti questi argomenti, la contatto in privato per fornirle maggiori informazioni.

  3. non mi è chiara una cosa:
    un italiano residente in italia, ma con partita iva spagnola da lavoratore autonomo che svolge la propria attività in spagna mentre in italia ha un ufficio nel quale si occupa di solo raccolta informazioni ed esposizione (quindi se ho capito bene, non una stabile organizzazione) dove o come paga tasse ed imposte?

  4. La situazione non è molto chiara. Da quello che mi scrive deve pagare le imposte in entrambi i Paesi. Direi che le serve un commercialista esperto per capire come muoversi.

  5. Salve, nel caso io ricevessi il sussidio di disoccupazione in Italia (insegnante a tempo determinato, senza lavoro ogni estate) ma mi venisse offerto un contratto di consulenza in un paese estero (in UE, max 2 giorni di impiego ogni mese), le cose sarebbero compatibili? In caso positivo, che limite esiste per le entrate mensili da questo contratto all’estero? grazie

  6. Se percepisce altri redditi la disoccupazione si riduce proporzionalmente fino a non essere più dovuta. Ogni compenso che percepisce deve essere comunicato all’Inps.

  7. Salve. Una situazione per ora ipotetica e forse un po’ complessa.
    Supponiamo che io apra un’impresa con sede in paese EU (per esempio in Estonia tramite il programma di e-residency) per la vendita di beni e servizi digitali (software, grafica, consulenze, pubblicazioni, …) tramite Internet (senza aprire uffici o creare organizzazioni in altri paesi).
    Ovviamente sarò soggetto a tassazione in Estonia, ma essendo residente in Italia (ed essendo alcuni dei clienti, in Italia) quali tasse dovrò versare al fisco?

  8. Se realizza quello che dice in questo modo realizzare solo la fattispecie di esterovestizione. Se vuole ne parliamo meglio in una consulenza personalizzata.

  9. Grazie della risposta.
    Avevo capito che si parlasse di “esterovestizione” solo nel caso in cui la costituzione della società estera fosse stata fatta per sfuggire al fisco.
    In realtà nel caso specifico, la creazione della società in Estonia è fatta per sfruttare i loro servizi digitali (firma digitale riconosciuta in tutta europa, contabilità facilitata, …), non mi aspetto nessun beneficio fiscale.

    In pratica, invece di aprire una partita IVA in Italia, la società avrebbe una partita IVA estone e tutte le fatture sarebbero state emesse da li’.

    Immaginavo ci fosse un modo di pagare la differenza tra quanto avrei dovuto pagare in Italia e quanto già pagato in Estonia (credo ci sia una norma contro la doppia tassazione) e speravo di avere lumi maggiori.

    Ma forse è ancora troppo presto per il nostro Fisco gestire una situazione in cui i beni e servizi si muovono indipendentemente dalle sedi fisiche e dalla costituzione di organizzazioni.

  10. Se vuole ne parliamo in consulenza.

  11. Salve ho un’associazione musicale e mese prossimo andremo a fare un concerto (sono tutti bimbi e ragazzini) e ho invitato un musicista americano, che oltre al rimborso delle spese che sosterrà in quel giorno, le darò 100 euro come onorario.

    ma quindi non è soggetto a ritenuta del 30% se le faccio fare una ricevuta dove lui mi dichiara che ha la convenzione.
    Ma questa convenzione è una autorizzazione che deve chiedere dove?

    grazie

  12. Se vuole mi contatti per una consulenza.

  13. Buongiorno, faccio parte di una associazione di promoz sociale senza partita iva ma con codice fiscale; dobbiamo pagare una docenza fatta da un professionista inglese ad una nostra assemblea in italia ma non dovremmo effettuare alcuna ritenuta del 30% per il fatto che esiste convenzione contro doppie imposizioni con Inghilterra ed il docente non ha alcuna struttura in Italia. Giusto? Il docente inglese dovrà inoltre applicare l’iva inglese per il fatto che la nostra associazione non ha partita iva? O sbaglio?
    Grazie mille in anticipo!

  14. Salve Marzia, non è molto corretto quello che dice, per poter applicare la convenzione occorre applicare una specifica procedura, che deve richiedervi il prestatore estero. E’ vostra responsabilità applicare la ritenuta, a meno che non vi siano le esimenti. Se vuole mi contatti in privato per una consulenza in cui posso spiegale la procedura da attuare per chiedere l’esenzione della ritenuta da parte del professionista estero.

  15. Buongiorno, sono residente in Italia (con cittadinanza italiana E un altro paese europeo) e collaboro a distanmza con una societá con sede negli Stati Uniti. Quale sarebbe il caso mio…?
    Ringrazio la risposta in anticipo.
    Cordiali saluti.

  16. Bisogna vedere che tipo di contratto di lavoro ha firmato prima di tutto. Se vuole ne parliamo in privato in consulenza.

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