Quadro RG: redditi da contabilità semplificata

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Il Quadro RG del modello Unico deve essere utilizzato per dichiarare i redditi derivanti dall’esercizio di attività commerciali in contabilità semplificata. 

Il Quadro RG del modello Unico deve essere utilizzato per dichiarare i redditi derivanti dall’esercizio di attività commerciali in contabilità semplificata (art. 18, DPR n. 600/1973). I soggetti che adottano la contabilità semplificata determinano il reddito d’impresa secondo le norme previste per le imprese minori (articolo 66 del DPR n. 917/1986). Poiché non è prevista la redazione del bilancio, il reddito si desume dalla compilazione dell’apposito Quadro RG del modello Unico.

Soglie per la tenuta della contabilità semplificata

L’articolo 7, comma 2, lettera m), del D.L. n. 70/2011, c.d. ““Decreto sviluppo“, ha modificato l’articolo 18 del DPR n. 600/1973, prevedendo l’innalzamento del limite di ricavi conseguiti nell’anno precedente il cui mancato superamento consente la tenuta della contabilità semplificata. In particolare, la tenuta della contabilità semplificata è ora consentita qualora nell’anno precedente non sia stato superato il seguente nuovo limite di ricavi:

  • per i soggetti che, svolgendo prestazioni di servizi, hanno conseguito ricavi fino a €. 400.000 e non hanno optato per la contabilità ordinaria;
  • per i soggetti che, svolgendo altre attività, hanno conseguito ricavi fino a €. 700.000 e non hanno optato per la contabilità ordinaria.

Qualora l’impresa pur non superando i limiti di cui sopra continui a tenere la contabilità ordinaria, si concretizza la fattispecie della contabilità ordinaria per opzione che dovrà essere comunicata nel Quadro VO del modello della dichiarazione Iva. La verifica deve essere effettuata all’inizio di ogni anno con riferimento ai ricavi dell’anno precedente. Se nell’anno precedente sono stati superati i limiti, l’impresa deve adottare la contabilità ordinaria. Ugualmente, può essere riapplicata la contabilità semplificata a partire dall’esercizio successivo a quello in cui i ricavi non hanno superato i limiti previsti. Per le imprese che esercitano contemporaneamente prestazioni di servizi ed altre attività si fa riferimento all’ammontare dei ricavi relativi all’attività prevalente, a condizione che i ricavi siano annotati distintamente; in mancanza si considerano prevalenti le attività diverse dalle prestazioni di servizi.

Soggetti tenuti alla compilazione del quadro RG

Il Quadro RG del modello Unico, dedicato ai contribuenti in contabilità semplificata, deve essere utilizzato dalle seguenti categorie di soggetti:

  • dagli esercenti attività commerciali in contabilità semplificata (articolo 18 del DPR n. 600/1973);
  • dagli imprenditori agricoli che esercitano attività di agriturismo (Legge n. 92/2006);
  • dai contribuenti che si avvalgono del regime agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali (articolo 13 della Legge n. 388/2000).

Il Quadro RG non deve essere compilato dai soggetti che adottano il regime agevolato per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (art. 27, commi 1 e 2, del D.L. n. 98/2011, convertito con legge 15 luglio 2011, n. 111), e i contribuenti che adottano il Regime forfettario (di cui alla Legge n. 190/2014, così come modificato dalla Legge n. 208/2015), in quanto obbligati alla compilazione dell’apposito Quadro LM.

La determinazione del reddito

Alla determinazione del reddito delle imprese in contabilità semplificata sono applicati i seguenti principi:

  • gli elementi reddituali si considerano in base al principio di competenza;
  • le valutazioni devono essere effettuate secondo le regole generali (articolo 110 del DPR n. 917/1986);
  • i beni che fanno parte del patrimonio sono individuati secondo le regole generali del Tuir.

Nel Quadro RG devono essere, quindi, riepilogati gli elementi costitutivi del reddito d’impresa prodotto dal soggetto obbligato. Tale reddito è costituito dalla differenza tra: l’ammontare dei ricavi (articolo 85 del DPR n. 917/1986) e gli altri proventi, costituiti dai dividendi, dagli interessi e dai proventi immobiliari, conseguiti nel periodo di imposta (articoli 89 e 90 del DPR n. 917/1986). Costituiscono quindi componente positivo gli utili derivanti da partecipazioni in società di persone e in società di capitali, nonché gli interessi e gli altri proventi da capitale per l’ammontare maturato nell’esercizio. Devono inoltre essere considerati:

  • i redditi fondiari degli immobili non strumentali e non costituenti beni merce;
  • l’ammontare delle spese documentate sostenute nel periodo stesso.

La differenza può essere aumentata o diminuita delle rimanenze finali e esistenze iniziali, valutate ai sensi degli articoli 92, 93 e 94 del DPR n. 917/1986 analogamente alle imprese soggette al regime ordinario. Per ciascuna categoria dovranno essere indicati quantità, valore unitario e criteri adottati.

Gli oneri deducibili

Le spese e i componenti negativi devono essere registrati nei registri Iva, ai fini della loro deducibilità nel Quadro RG. Tuttavia quelli non registrati, ma specificatamente afferenti i ricavi e altri proventi, sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui risultano da elementi certi e precisi (articolo 109 del Tuir). Le quote di ammortamento di beni materiali e immateriali e le spese di manutenzione possono essere dedotte ai sensi degli articoli 102, 103 e 108 del Tuir a condizione che siano annotate nel registro dei beni ammortizzabili, ovvero se le registrazioni richieste per la tenuta dello stesso risultano dal registro Iva acquisti (articolo 2 del DPR n. 695/66).

Le quote di accantonamento ai fondi di quiescenza e previdenza sono ammesse in deduzione a condizione che risultino iscritte nel registro degli acquisti tenuto ai fini dell’Iva. Non possono essere dedotti dal reddito:

  • gli ammortamenti finanziari dei beni gratuitamente devolvibili (articolo 104 del Tuir);
  • gli accantonamenti per rischi su crediti e per rischi su cambi; altri accantonamenti come, ad esempio, i lavori ciclici di manutenzione.

Canoni di Leasing

Come noto, il D.L. n. 16/2012 ha modificato gli articolo 54, comma 2 e 102, comma 7, Tuir che disciplinano rispettivamente la deducibilità dal reddito di lavoro autonomo e d’impresa dei canoni relativi ai contratti di leasing aventi ad oggetto beni strumentali, prevedendo l’eliminazione della durata minima precedentemente richiesta ai fini della deducibilità stessa. Le nuove disposizioni, trovano applicazione con riferimento ai contratti stipulati a decorrere dal 29 aprile 2012 fino al 31 dicembre 2013.

Per effetto delle nuove disposizioni e relativamente ai contratti di locazione finanziaria stipulati dal 29 aprile 2012 fino al 31 dicembre 2013, per i beni concessi in locazione finanziaria, l’impresa utilizzatrice che imputa a conto economico i canoni di locazione finanziaria, a prescindere dalla durata contrattuale prevista, la deduzione è ammessa per un periodo non inferiore ai due terzi del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito dalle tabelle ministeriali, in relazione all’attività esercitata dall’impresa stessa; in caso di beni immobili, qualora l’applicazione della regola di cui al periodo precedente determini un risultato inferiore a 11 anni ovvero superiore a 18 anni, la deduzione è ammessa per un periodo rispettivamente non inferiore a 11 anni ovvero per almeno 18 anni.

La quota di interessi impliciti desunta dal contratto è soggetta alle regole di deducibilità degli interessi passivi (articolo 96 del Tuir). Inoltre, ai sensi della Legge n. 190/2014 per i contratti stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2014, i canoni di leasing saranno deducibili, a prescindere dalla durata del contratto, in un periodo non inferiore al periodo di ammortamento del bene strumentale. Per i contratti di locazione finanziaria relativi ad automezzi a decorrere dal 1° gennaio 2014, i relativi canoni saranno deducibili, a prescindere dalla durata del contratto, per un periodo non inferiore a 4 anni per veicoli non strumentali e in uso promiscuo a dipendenti e per la metà del periodo di ammortamento i canoni relativi ai veicoli strumentali. Per i beni immobili concessi in locazione finanziaria, la deduzione dei canoni da parte dell’impresa utilizzatrice è ammessa a prescindere dalla durata del contratto, in un periodo non inferiore a 12 anni.

Le spese di rappresentanza

Le spese di rappresentanza, nel regime di contabilità semplificata, sono deducibili nel periodo di sostenimento se rispondenti ai requisiti di inerenza e congruità stabiliti con Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 19 novembre 2008, ed in ogni caso sono deducibili le spese relative a beni distribuiti gratuitamente di valore unitario non superiore a €. 50.

Deduzioni forfettarie

Per particolari categorie di contribuenti è concessa un’ulteriore riduzione del reddito a titolo di deduzione forfetaria di spese non documentate (articolo 66, commi 4 e 5, del Tuir). I soggetti interessati sono:

  • gli intermediari e rappresentanti di commercio;
  • gli esercenti attività di somministrazione di alimenti e bevande che svolgono prestazioni alberghiere (alberghi, bar, ristoranti ed esercizi similari, esclusa la somministrazione di sole bevande).

Il reddito di impresa in contabilità semplificata viene determinato nei modi indicati in precedenza è ridotto di un importo pari alle seguenti percentuali dell’ammontare dei ricavi:

  • 3% per i ricavi fino a €. 6.197,48 ;
  • 1% per i ricavi oltre a €. 6.197,48 e fino a €. 77.468,53;
  • 0,50% per i ricavi oltre a €. 77.468,53 e fino a €. 92.962,24.

Le perdite e studi di settore

Nella determinazione del reddito di impresa in regime di contabilità semplificata le perdite fiscali non sono scomputabili dal reddito complessivo come previsto dall’articolo 8, comma 2, del Tuir.

Gli studi di settore (articolo 62-bis del D.L. n. 331/93) sono strumenti istruttori costruiti sulla base di una complessa struttura informativa che consente di identificare all’interno di particolari categorie economiche indici statistici ai quali è possibile parametrare la situazione reddituale e fiscale dei singoli contribuenti. Il contribuente esercente attività soggette agli studi di settore è tenuto alla compilazione di un apposito “Modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore“; tale Modello è diverso a seconda dell’attività esercitata dal contribuente, identificata dal codice attività comunicato all’Agenzia delle entrate.

Nei confronti dei soggetti esercenti attività per le quali non risultano approvati gli studi di settore risultano applicabili gli accertamenti in base a parametri fiscali. Si ricorda che i parametri non si applicano nei confronti dei contribuenti che esercitano attività per le quali non si è provveduto alla elaborazione degli stessi. I parametri, inoltre, non trovano comunque applicazione nei confronti dei soggetti per i quali operano le cause di esclusione dagli accertamenti basati sugli studi di settore previste dall’articolo 10 della Legge n. 146/98. Non si applicano, altresì, ai contribuenti il cui reddito è determinato con criteri di tipo forfetario, a quelli che omettono di presentare la dichiarazione dei redditi o che la presentano incompleta e alle imprese in liquidazione o interessate da procedure concorsuali.

La deducibilità dell’Irap

A decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, ai soggetti che determinano il valore della produzione netta ai sensi degli articoli da 5 a 9 del D.Lgs. n. 446/97 e che non si avvalgono di lavoratori dipendenti, spetta un credito di imposta, da utilizzare esclusivamente in compensazione, a decorrere dall’anno di presentazione della corrispondente dichiarazione, pari al 10% dell’imposta lorda. Per i soggetti che determinano il valore della produzione netta ai sensi degli articoli. da 5 a 9 del D.Lgs. n. 446/97, è ammessa in deduzione, ai fini Irap, la differenza tra il costo complessivo per il personale dipendente con contratto a tempo indeterminato e le vigenti deduzioni riferibili al costo del lavoro.

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