Lavoro accessorio: il tetto dei compensi sale a €. 7.000

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Il lavoro accessorio può essere sfruttato per in qualsiasi settore attraverso l’utilizzo dei Voucher Inps fino al tetto di €. 7.000 se il committente non è imprenditore o professionista, altrimenti il tetto scende a €. 2.000.

Sale fino a €. 7.000 il tetto complessivo per l’utilizzo dei Voucher Inps legati al lavoro accessorio. Questa è una delle novità, entrata in vigore lo scorso 25 giugno, a seguito dell’approvazione di alcuni decreti attuativi del Jobs Act. In pratica, con le nuove regole sale il tetto complessivo per l’utilizzo dei Voucher Inps (da €. 5.060 a €. 7.000), ma resta confermato, rispetto alle regole precedenti, il limite all’utilizzo del lavoro accessorio per gli imprenditori e i professionisti: verso i committenti che svolgono attività imprenditoriale o professionale i lavoratori potranno svolgere attività lavorative a favore di ciascun singolo committente, solo per compensi non superiori a €. 2.000. Il nuovo tetto di €. 7.000,  per singolo committente, quindi, sarà valido per i committenti che non svolgono attività imprenditoriali o professionali, come per esempio le associazioni senza fini di lucro, Onlus e gli enti pubblici. Vediamo adesso tutte le nuove caratteristiche del lavoro accessorio dopo il Jobs Act.

Limiti all’utilizzo del lavoro accessorio

Il lavoro accessorio, ai sensi dell’articolo 48 del D.Lgs. n. 81/2015, può essere applicato per tutte le attività produttive, per un valore netto di compensi, con riferimento alla totalità dei committenti, non superiori a

  • €. 7.000 netti nel corso di un anno civile (1° gennaio/31 dicembre) se si tratta di committenti che non svolgono attività imprenditoriale o professionale;
  • €. 2.000 netti nel corso di un anno civile (1° gennaio/31 dicembre) se il committente è un imprenditore o un professionista;

In pratica, è stata confermata la definizione di lavoro accessorio basata soltanto sul limite economico del compenso, in linea con quanto disciplinato dalla riforma Fornero (Legge n. 92/2012), mentre la disciplina originaria del lavoro accessorio, introdotto nel nostro ordinamento dalla riforma Biagi, elencava tassativamente gli ambiti in cui potevano essere rese le prestazioni di lavoro accessorio, oltre a individuare un limite massimo di compensi. E’ bene ricordare che gli importi di €. 7.000 e €. 2.000 sono annualmente rivalutati dall’Inps sulla base dell’indice Istat.

L’acquisto dei Voucher da parte di committenti imprenditori o professionisti, potrà avvenire soltanto con modalità telematiche. Invece, i committenti non imprenditori o professionisti potranno acquistare i buoni anche presso le rivendite autorizzate. L’importo nominale dei Voucher è fissato con decreto del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali ed è paria €. 10. Per il settore agricolo il valore dei Voucher è pari alla retribuzione oraria contrattuale. I Voucher prevedono la corresponsione al lavoratore di un importo al netto del versamento alla Gestione separata Inps (pari al 13% del valore nominale del buono) e del versamento all’Inail (7% del valore nominale del buono).

Soggetti percettori di sostegno al reddito

Possono rendere prestazioni di lavoro accessorio, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nei limiti del patto di stabilità, anche i lavoratori che percepiscono somme a sostegno del reddito (indennità di disoccupazione, Aspi, ecc), ma nel limite complessivo di €. 3.000 di corrispettivo nell’anno civile, verso la totalità dei committenti.

Obblighi da parte dei committenti

I soggetti committenti imprenditori o  professionisti hanno l’obbligo di comunicare – prima dell’inizio della prestazione, alla direzione territoriale del lavoro competente – i dati anagrafici, il codice fiscale del lavoratore e il luogo della prestazione, con riferimento ad un arco temporale non superiore ai 30 giorni. Il decreto legislativo non contiene però una specifica sanzione in caso di violazione della disposizione.

Lavoro accessorio nel settore agricolo

Il  D.Lgs. n. 81/2015 conferma l’attuale disciplina del lavoro accessorio nel settore agricolo, dove è consentito: per le attività lavorative di natura occasionale rese nell’ambito delle attività agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti presso l’università, se svolte a favore di produttori agricoli con volume d’affari non superiore a €. 7.000, a condizione che i soggetti non fossero iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

Prestazioni vietate con lavoro accessorio

La norma introduce, un esplicito divieto di ricorso a prestazioni di lavoro accessorio nell’ambito dell’esecuzione di appalti (fatte salve specifiche ipotesi individuate con decreto del ministero del Lavoro da adottare entro sei mesi). Un divieto che finora è stato previsto unicamente a livello di prassi (Ministero del Lavoro e Inps), ma che non è stato confermato nelle prime sentenze di merito (tribunale di Milano n. 318/2014).

Lavoro accessorio e dichiarazione dei redditi

Il lavoratore che effettua prestazioni di lavoro accessorio può integrare le sue entrate beneficiando del fatto che il compenso netto percepito è esente da ogni imposizione fiscale ai fini Irpef e non incide sullo stato di disoccupato. In pratica, questo significa che i compensi percepiti attraverso i Voucher Inps del lavoro accessorio non devono essere riportati in dichiarazione dei redditi. Inoltre, come detto, il compenso dei buoni lavoro da diritto all’accantonamento previdenziale Inps (alla Gestione separata) e alla copertura assicurativa verso l’Inail ed è totalmente cumulabile con i trattamenti pensionistici.

Per maggiori informazioni sui voucher legati al pagamento del lavoro occasionale di tipo accessorio ti rimando a questo contributo: “Voucher Inps lavoro accessorio: la guida“.

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