Il reddito di impresa nelle società di persone

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I redditi/perdite prodotti dalle società di persone sono imputati in proporzione ai singoli soci, per l’applicazione del principio della trasparenza. 

I redditi prodotti dalle società di persone sono considerati redditi dei soci componenti la compagine sociale, ai sensi dell’articolo 5, comma 1, del Tuir: vale cioè il c.d. “principio della trasparenza“, in virtù del quale, ai fini Irpef, la società rappresenta uno schermo trasparente, non un soggetto autonomamente imponibile.

Ai fini Irap, le società di persone e assimilate sono invece autonomi soggetti passivi e, dunque, l’imposta viene applicata in capo all’ente collettivo e non in trasparenza ai suoi soci (articolo 3, comma 1, lettera c) D.Lgs. n. 446/1997).

Anche ai fini Irpef, alla società fanno comunque capo alcuni obblighi formali, quali la tenuta della contabilità e la presentazione della dichiarazione dei redditi (modello Unico S.P.), adempimenti che si configurano come strumentali rispetto all’applicazione dell’imposta personale dovuta dal socio. Il reddito imputato al socio non è considerato reddito di capitale, bensì reddito d’impresa o di lavoro autonomo, nel caso di associazioni professionali, salvo che per le società semplici, in cui è considerato reddito fondiario o, comunque, della stessa categoria di appartenenza.

Determinazione dei redditi delle società di persone

Sono imponibili in Italia i redditi conseguiti dalle società di persone residenti nel territorio dello Stato, ovvero, quelle aventi l’oggetto principale, sede legale o amministrativa in Italia per la maggior parte del periodo d’imposta. L’oggetto principale dell’ente è desunto da un dato formale (l’atto costitutivo), o in alternativa da un dato di fatto (l’attività effettivamente esercitata in Italia).

In generale, le società di persone (Snc e Sas), producono sempre e comunque reddito di impresa, indipendentemente dall’attività esercitata (commi 1 e 2 dell’articolo 55, lettera c) del Tuir). I redditi sono imputati ai soci/associati di tali enti:

  • per competenza;
  • indipendentemente dall’effettiva percezione dell’utile generatosi nel periodo d’imposta;
  • in funzione della rispettiva percentuale di partecipazione agli utili.

Nel caso di società semplici e associazioni di professionisti, il socio/associato dovrà rideterminare il proprio reddito complessivo tenendo conto della propria quota parte di utile, indipendentemente dalla percezione: ciò, benché, usualmente, nel caso di redditi di lavoro autonomo, il reddito sia tassato per cassa, ossia al momento della percezione.

In mancanza di  una diversa espressa pattuizione contenuta nell’atto costitutivo (atto pubblico o scrittura privata autenticata avente data certa, antecedente l’inizio del periodo d’imposta, o anche dopo tale scadenza, ma comunque entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi dell’associazione, nel caso delle associazioni professionali), i redditi sono attribuiti ai soci/associati in misura proporzionale all’ammontare dei conferimenti effettuati: se il relativo valore non risulta determinato, la ripartizione avviene in quote uguali, ai sensi dell’articolo 5, comma 2, del Tuir.

L’imputazione delle perdite nelle società di persone

Le perdite d’impresa nelle società di persone sono imputate ai soci/associati nella stessa percentuale dell’imputazione degli utili, e ove: la perdita imputata in percentuale al socio sia maggiore del reddito imponibile Irpef del socio, il socio avrà diritto a scomputare l’eccedenza, fino a capienza, dal proprio reddito complessivo dell’esercizio e dei 5 anni successivi, senza limiti di tempo, qualora si tratti delle perdite subite o di lavoro autonomo nei primi 3 anni di inizio di una nuova attività (articolo 8, commi 2 e 3 del Tuir).

Nel caso delle Sas, è espressamente stabilito che se le perdite sono superiori al capitale sociale della Sas , l’eccedenza potrà essere ripartita solo tra i soci accomandatari.

La gestione delle ritenute d’acconto

Le ritenute d’acconto subite dall’associazione professionale o società di persone sono attribuite, pro quota, ai singoli associati/soci: tuttavia, è possibile, per i componenti, lasciare all’associazione o alla società di persone le ritenute eccedenti rispetto a quelle necessarie per compensare il proprio debito d’imposta Irpef individuale, tramite pattuizione, avente data certa (di solito viene presentata una raccomandata a.r. dai soci alla società o all’associazione professionale), affinché l’ente collettivo possa utilizzare il credito in compensazione orizzontale (C.M. 23.12.2009 n. 56/E).

In pratica, il socio imputa le ritenute d’acconto nella propria dichiarazione  dei redditi utilizzando  la quota necessaria per azzerare le proprie imposte e l’eccedenza può decidere di restituirla all’associazione professionale, in quanto non utilizzata, in modo che la stessa ne possa beneficiare per effettuare la compensazione.

Una volta restituita l’eccedenza, essa non potrà più essere attribuita nuovamente al socio. L’associazione professionale, dal canto suo, eroga al socio un importo esattamente pari alle ritenute ricevute.  La riattribuzione delle ritenute consente, dunque, al socio di monetizzare un credito che diversamente sarebbe stato solo utilizzato direttamente e, spesso, riportato in avanti o chiesto a rimborso, esattamente pari alla ritenuta che il socio ha ceduto all’associazione professionale. Ogni socio metterà ovviamente a disposizione dell’associazione un importo diverso da quello degli altri soci, in base alle imposte che genera nel dichiarativo il proprio reddito imponibile.

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